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COMUNICATO STAMPA DEL 9 APRILE 2020

Fase 2 della pandemia in Italia, Confindustria Toscana Nord sollecita le riaperture e chiede strumenti per la tutela e il rilancio del sistema produttivo

Liquidità effettivamente e rapidamente fruibile, fiscalità che tenga realmente conto delle condizioni delle imprese, differimento dell'entrata in vigore della nuova disciplina della crisi d'impresa, tutela delle filiere, ammortizzatori sociali: questi i principali capitoli in cui si articola il documento stilato da Confindustria Toscana Nord e trasmesso al mondo della politica e delle istituzioni in vista della fase 2 della pandemia in Italia.

"Il territorio Lucca-Pistoia-Prato ha una fortissima connotazione manifatturiera, con la presenza di alcuni dei settori maggiormente penalizzati dalle chiusure - dichiara il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi (nella foto) -. Con una situazione sanitaria fortunatamente non altrettanto grave di quella di altre aree del paese, alle quali va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, abbiamo il 78% delle imprese ferme. A Brescia, ad esempio, lo è il 70%. Vi sono settori fermi del tutto o quasi; e dato che la loro presenza sul territorio non è uniforme ma concentrata rispettivamente nel pratese per il tessile-abbigliamento, nell'area di Monsummano Terme e in lucchesia per il calzaturiero e in Versilia per nautica e lapideo, ci troviamo con intere e vastissime aree fortemente penalizzate. Ma il problema, in maggiore o minore misura, investe tutto il nostro territorio. Nelle tre province, la meccanica è operativa solo per un quarto; gomma e plastica per poco più della metà; l'edilizia soffre anche da noi delle restrizioni sulle costruzioni di edifici che la blocca per oltre i due terzi; i servizi alle imprese risentono pesantemente delle chiusure; poi, come ovunque, è drammatica la situazione del turismo. La tutela della salute è la priorità assoluta: ne siamo consapevoli e convinti fino in fondo, come imprenditori ma prima ancora come persone, al di là di ogni ruolo. Le nostre imprese, sia quelle che ora lavorano sia quelle che sono ferme, si sono adeguate con la massima cura e sollecitudine alle prescrizioni della legge, alcune delle quali onerose dal punto di vista organizzativo e dei costi. Lo abbiamo fatto senza discutere e oggi che chiediamo di riaprire siamo disponibili a valutare la fattibilità di misure ulteriori come test di controllo sui contagi, quando questi saranno disponibili e riconosciuti validi. Il nostro Centro studi ha calcolato che nell'area Lucca-Pistoia-Prato per ogni settimana di chiusura perdiamo 88 milioni di valore aggiunto, vale a dire di redditi da lavoro e impresa che, se non sono generati e distribuiti, cessano di essere il sostentamento di decine di migliaia di persone. Questo per tacere dei ricavi, stimabili in quattro-cinque volte tanto."

Nel complesso delle province di Lucca, Pistoia e Prato lavora il 22% del totale delle imprese manifatturiere, corrispondente al 29% degli addetti. A livello provinciale, a Lucca rientra nei codici Ateco autorizzati all'apertura il 37% del manifatturiero, corrispondente al 54% degli addetti; a Pistoia il 26% del manifatturiero con il 29% degli addetti; a Prato il 13% del manifatturiero con il 12% degli addetti (ancora inferiori i dati del distretto tessile pratese, che include anche comuni limitrofi del fiorentino e del pistoiese e che vede operative il 10% delle imprese con il 12% degli addetti).

Confindustria Toscana Nord ha redatto un documento sugli interventi prioritari per la tutela e il rilancio del sistema produttivo dove si dà disponibilità anche a valutare, insieme alle organizzazioni sindacali, la fattibilità dell'effettuazione dei test sierologici a tutti i dipendenti, non appena questi strumenti saranno disponibili e regolamentati. Nello stesso documento si indicano anche strumenti indispensabili per consentire la sopravvivenza delle aziende, commentando anche il Decreto liquidità appena pubblicato. Un decreto che soddisfa le imprese solo molto parzialmente. I finanziamenti sia del Fondo di garanzia PMI che con garanzia SACE sono giudicati insufficienti come durata sia dei finanziamenti stessi (6 anni quando le imprese chiedono almeno 10 anni) sia dei preammortamenti (per le imprese occorrono almeno 2 anni). Nel caso del Fondo di garanzia PMI vi è anche, nel caso della Regione Toscana, il vincolo del passaggio obbligato dai Confidi che rallenta considerevolmente il percorso. Necessario inoltre neutralizzare i costi per accedere alle garanzie statali.

"Le parole chiave sono velocità ed efficienza - aggiunge il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Daniele Matteini - Non possiamo aspettare troppi passaggi né per il varo delle norme né per espletare le pratiche. E' di stamattina la notizia che l'ABI si è impegnata a trasferire quanto prima alle banche le istruzioni necessarie per operare: bene, confidiamo che almeno per questo aspetto ci possa essere la celerità indispensabile in questo momento emergenziale. L'eterno male italiano della burocrazia che ingessa tutto deve saltare, almeno di fronte a un dramma epocale come questo. Altrimenti l'Italia dimostrerà di non aver capito cosa sta succedendo e, ancor di più, cosa potrebbe succedere domani al paese, alla sua economia e alla sua tenuta sociale. Come abbiamo scritto nel documento, c'è un alto rischio che la potente iniezione di liquidità prevista dal decreto non arrivi nei tempi necessari alle realtà produttive, compromettendone la competitività o addirittura la sussistenza. Essenziale anche l'allentamento dei requisiti in essere degli accordi di Basilea e la conferma del posticipo al 2023 di Basilea 3. Confindustria Toscana Nord ritiene insufficiente anche il differimento al 1° settembre 2021, previsto anch'esso el decreto liquidità, della nuova disciplina sull’insolvenza e la crisi d’impresa, che a nostro parere non dovrebbe entrare in vigore almeno fino al giugno 2022. Gli effetti della crisi dovuta alla pandemia infatti si faranno sentire non soltanto nei bilanci 2020: non facciamoci illusioni."

Sul piano fiscale Confindustria Toscana Nord chiede misure speciali per le aziende che hanno dovuto chiudere e anche per quelle attive in difficoltà, attestata da cali di fatturato pari almeno al 20% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta o nei mesi successivi rispetto ai corrispondenti mesi del precedente periodo d’imposta. La richiesta è di sospensione dei versamenti e adempimenti tributari, inclusi quelli locali, e dei contributi previdenziali e assistenziali fino a due mesi dopo la dichiarazione di “fine emergenza”. La diversa previsione nel testo del decreto liquidità in questo senso, pare ancora inadeguata. Necessari anche interventi di ristoro e compensazione fiscale e garanzie statali a supporto dell'assicurazione dei crediti commerciali; da cancellare anche la plastic tax.

"Un capitolo particolarmente delicato è quello della tutela delle filiere produttive - conclude il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini -. Temiamo che il blocco produttivo e la stasi nei mercati che inevitabilmente seguirà la fase emergenziale possano danneggiare irreparabilmente le filiere. Ci pare opportuno prevedere fin da ora provvedimenti a supporto di processi di integrazione e riorganizzazione delle imprese appartenenti a filiere produttive articolate e territoriali. Questo anche per salvaguardare competenze e professionalità che altrimenti potrebbero andare disperse e per consentire l'adattamento ai nuovi scenari. Un'altra opzione da prevedere è che si facciano strada strategie di riconversione produttiva, con tutto ciò che queste potrebbero comportare in termini di ripensamento dell'organizzazione interna della singola azienda e dei rapporti fra aziende. Abbiamo quindi chiesto agevolazioni a fondo perduto per le spese di consulenza e per i beni materiali e immateriali necessari allo scopo. Sempre nell'ottica di salvaguardare le filiere, in particolare le fasi ad alto consumo di energia che abbiano dovuto sospendere l'attività, abbiamo chiesto che il pagamento della quota fissa della bolletta energetica sia posticipato di almeno 6 mesi. Indispensabili poi risorse adeguate per la cassa integrazione sia in deroga che ordinaria e fondo Fis, anche perché gli ammortizzatori sociali specifici per la pandemia dovranno andare ben oltre le 9 settimane attualmente previste. Una cosa comunque è certa: se non potremo riaprire il 14 aprile rischiamo grosso, e con noi rischia l'intero paese. Occorre riaprire subito per limitare l'impatto economico, già enorme, della pandemia. Vogliamo poter contribuire alla ricchezza nazionale, non chiedere di attingervi per limitare devastazioni economiche e sociali."

In Versiliana una scultura di D’Annunzio

Una testimonianza del legame di Gabriele D'Annunzio alla villa e alla pineta della Versiliana. Si tratta del busto del poeta che sarà collocato all'ingresso della Villa sul Viale Morin a Marina di Pietrasanta. L'iniziativa grazie al Presidente della Fondazione, Alfredo Benedetti. Il bozzetto è già pronto ed è opera dello scultore Gabriele Vicari (nella foto), lucchese di nascita ma pietrasantino di adozione.

 

COMUNICATO STAMPA DEL 1° APRILE 2020

 Proroga delle restrizioni fino al 13 aprile, l'Italia si sta giocando il futuro dell'economia nazionale

Anche se il decreto ancora non c'è, il messaggio del Governo è chiaro: fino al 13 aprile rimangono tutte le restrizioni. L'annuncio non è del tutto inaspettato, ma le imprese di Confindustria Toscana Nord hanno continuato a sperare che il termine inizialmente fissato del 3 aprile rimanesse valido, almeno per la ripresa delle attività produttive. Dalle parole del ministro della salute, però, non si intravede alcuno spiraglio.

Come abbiamo già evidenziato (vedi qui il comunicato), nel complesso delle tre province di Lucca, Pistoia e Prato lavora - sulla base dei codici Ateco su cui è basata la suddivisione fra aziende autorizzate a lavorare e obbligate a chiudere - il 21% del totale delle imprese manifatturiere, corrispondente al 28% degli addetti. A livello provinciale, a Lucca rientra nei codici Ateco autorizzati a lavorare il 35% del manifatturiero (52% degli addetti); a Pistoia il 25% del manifatturiero (27% degli addetti); a Prato il 13% del manifatturiero (12% degli addetti), mentre sono ancora inferiori, almeno per numero delle imprese, i dati del distretto tessile, che include oltre alla provincia di Prato anche comuni limitrofi del fiorentino e del pistoiese (10% delle imprese con codice Ateco abilitato a lavorare, per il 12% degli addetti). 

 Alcuni dei settori maggiormente presenti nel territorio di Confindustria Toscana Nord sono infatti esclusi in gran parte o totalmente dall'elenco dei codici Ateco che consentono di lavorare: oltre al tessile anche l'abbigliamento, le calzature, i mezzi di trasporto (inclusi ferrotranviario e nautica), la metallurgia e gran parte delle specializzazioni meccaniche, il lapideo, l'arredamento, la costruzione di edifici.

Confindustria Toscana Nord esprime la massima preoccupazione, che ha già manifestato e continuerà a manifestare al mondo politico e istituzionale, per la situazione che si sta determinando nelle aziende. Un'interruzione così protratta nel tempo segna una rottura difficilmente superabile nelle relazioni fra le imprese e i loro mercati, con grave compromissione delle possibilità di ripresa. Pesante è anche la situazione che si profila dal punto di vista sociale, in considerazione degli inevitabili riflessi sull'occupazione. 

L'associazione ribadisce la necessità di prevedere prima del 13 aprile una riapertura delle attività, anche parziale, potenziando le misure di sicurezza e di distanziamento già imposte prima della chiusura e alle quali le imprese si erano efficacemente adeguate.

Nel frattempo l'associazione sta lavorando per fornire alle imprese consulenza su come gestire la situazione; alle istituzioni vengono evidenziate, proponendo anche possibili percorsi per superarle, le principali criticità che si stanno abbattendo sul mondo produttivo, dalla carenza di liquidità alla necessità di posticipo o di cancellazione di norme come quelle sulla crisi d'impresa, dal posticipo delle scadenze fiscali alla necessità di coperture speciali per l'assicurazione del credito commerciale, da un più agile accesso agli ammortizzatori sociali a strumenti di salvaguardia specifici per le filiere produttive.

Il progetto nasce da un accordo fra Artex e Universitas Mercatorum, l’università telematica delle camere di commercio

Lamioni: “Una formazione specifica, qualificata e pratica da poter perfezionare in questo particolare momento”

Firenze, 28 marzo 2020 - Il corso per valutazione delle performance aziendali o le lezioni di digitalizzazione e di industria 4.0, la formazione sui nuovi mercati e quella sulla proprietà intellettuale, e ancora corsi su marketing, progettazione o nuovi media: sono dieci le offerte formative on line pensate su misura per gli artigiani grazie all’accordo fra Artex (Centro per l'artigianato artistico e tradizionale della Toscana) e Università Mercatorum (l'Ateneo telematico fondato dalle Camere di Commercio).
In questo periodo particolare in cui non manca il tempo per dedicarsi all'aggiornamento professionale e allo studio della cultura d’impresa il progetto già avviato torna quanto mai attuale ed è rivolto agli oltre 100.000 addetti delle oltre 20.000 imprese dell’artigianato artistico e tradizionale toscano e ai professionisti del settore. Ciascun corso, gratuito e online, potrà essere fruito da computer, tablet e mobile in completa autonomia, andando quindi incontro alle necessità di flessibilità degli artigiani e degli imprenditori. Frequentando e completando il corso si ottengono CFU (Credito formativo universitario) che saranno riconosciuti come validi nei Corsi di laurea dell'Università e serviranno per abbreviare il percorso di studi di quegli artigiani che vogliono iniziare o proseguire gli studi universitari.
I corsi attivi sono Valutazione delle performance aziendali; Industria 4.0 e digitalizzazione; Internazionalizzazione di impresa e nuovi mercati; Scienze e tecnologie enogastronomiche; Proprietà intellettuale, marchi e brevetti; Narratologia e storytelling; Comunicazione e nuovi media; Management del turismo e del Made in Italy; Design e progettazione del Made in Italy; Strategie e marketing. Qui il link per visualizzare le schede: https://www.unimercatorum.it/perfezionamenti
Il progetto è promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con Confartigianato Imprese Toscana e CNA Toscana.
“Il percorso professionale proposto è specifico e altamente qualificato nell’apprendimento delle competenze distintive e differenziate di cui singoli attori del sistema Artigianato possono necessitare per le proprie attività - spiega il presidente del Centro per l'artigianato artistico e tradizionale della Toscana, Giovanni Lamioni - Abbiamo indicato noi quali sono i fabbisogni di innovazione e di aggiornamento dei nostri artigiani per offrire loro la formazione specifica che effettivamente serve per un approccio qualificato ma anche pratico. La formazione è importante soprattutto in questo momento: le nostre imprese devono poter colmare il gap di cultura dell’innovazione e aziendale che troppo spesso penalizza i risultati di piccole imprese eccellenti nella manifattura artistica e tradizionale e incentivare la crescita in vista della prossima ripartenza dell'economia”.

Lisa Baracchi
Cel. +39 328-9493333
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Lorenzo Galli Torrini
Cel. +39 333-3222377
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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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