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Addio a Luigi Telara, le sue opere di marmo in tutto il mondo

03 Aprile 2018 K2_ITEM_AUTHOR  La Nazione Ms Carrara

 

CORDOGLIO È MORTO A 85 ANNI IL MAESTRO DEGLI SCULTORI, REALIZZÒ UNA LAMPADA PER LA REGINA ELISABETTA

 

LA SCULTURA piange Luigi Telara (nella foto). È morto ieri, a 85 anni, dopo aver combattuto contro un male incurabile, che se lo è portato via in soli cinque mesi. Artista a tutto tondo, esperto conoscitore dei materiali che lavorava e degli strumenti che maneggiava, eterno idealista, amante dell’espressione fine a se stessa. Luigi Telara è stato - e continuerà ad essere - un uomo e un artista apprezzato in tutte le epoche: le sue opere senza tempo sono conservate in ogni angolo del mondo. Amava lavorare i materiali, accarezzarli, scoprirli: marmo bianco, nero, bardiglio, travertino, cemento, legno di pero, ulivo, cipresso, ceramica. Nato a Carrara nel 1932, capisce di avere i numeri dell’artista fin da piccino: si iscrive alla scuola del Marmo e frequenta, dopo il diploma, il Magistero d’arte a Firenze, sotto la guida dello scultore Bruno Innocenti e dello storico dell’arte Alessandro Parronchi. Si imbarca, e arriva nel Vermont nel 1955, a soli 23 anni, dove la sua carriera assume sfumature dai toni internazionali. Sue sono il «Dio della Guerra» e la «Dea della Pace», sculture di oltre 3 metri e mezzo di altezza che si trovano ai due lati dell’ingresso del Campidoglio a Washington, il grande bassorilievo per la Corte d’Appello di Albany, il crocifisso per la Chiesa di Charlotte nel North Carolina e quello per la Chiesa di Chester Penn in Pennsylvania, i pannelli in terracotta painata in cera con i quattro evangelisti per la Chiesa metodista di Rutland. Ancora, opere in Giappone e una in Africa: un tabernacolo in marmo statuario e argento con un Crocifisso in ulivo per la Chiesa di Pigg’s Peak Swaziland. Una lampada da tavolo, quale elemento di arredo, donato alla Regina Elisabetta in persona. E poi il ritorno in Italia, nel 1963, e una parte di vita dedicata all’insegnamento, senza dimenticare mai l’arte monumentale: il monumento per la Resistenza ad Arcola (La Spezia), il monumento al Partigiano a Genova, la Maternità (in pietra artificiale) a Castagno di Piteccio (Pistoia), la Via Crucis nella Chiesa dei Sette Santi di Livorno, e nella Chiesa della Santissima Annunziata di Marina. Prima di morire, Telara ha potuto leggere il libro a lui dedicato: «Luigi Telara, scultore: tra scultura, poesia e tecnica», realizzato dall’ex assessore alla Cultura Giovanna Bernardini e dalla storica dell’arte Anna Vittoria Laghi, finanziato dalla Red graniti e in uscita nei prossimi giorni. «Si tratta di una lunga intervista – spiega la Bernardini – durante la quale l’artista si racconta. È stato emozionante poter ascoltare il racconto della sua vita, che presenta dei tratti anche mitici. Era un uomo dall’immensa umanità e dall’inestimabile valore artistico. Avrebbe voluto partecipare alla presentazione del libro. Per fortuna ha letto la bozza, ed era davvero felice». Telara lascia i due figli, Cristiano e Gian Luigi, la nuora Anna Lippi, e il nipote Riccardo. I funerali si terranno domani alle 15 nella chiesa della Sacra Famiglia a Marina dove, ad accoglierlo come in un abbraccio sul tetto della facciata, ci sarà la sua Madonna del Mare, nei suoi due metri e 70 di altezza. Irene Perfetti

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