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Cave, legge regionale e tariffe Ecco le proposte del Comune

05 Aprile 2018 K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara

Il vicesindaco e i tecnici qualche giorno fa hanno fatto il punto a Firenze sulle possibili modifiche
Uilian Berti: non consentiremo nuove aperture e faremo progetti per recuperare i bacini dismessi

 

di Manuela D'Angelo MASSA La legge regionale numero 35, quella sulle cave, potrà essere rivista e la proposta di modifica è tornata sul tavolo della commissione regionale sviluppo rurale e cave, presieduta dal consigliere Gianni Anselmi. La commissione aveva iniziato le consultazioni di tutti i soggetti interessati alla rivoluzionaria legge 35 già a fine 2017 e prima di Pasqua sono stati ricevuti in Regione anche il vicesindaco Uilian Berti con alcuni tecnici comunali. Il primo nodo da sciogliere secondo l'assessore all'ambiente Uilian Berti è l'inapplicabilità di un futuro regolamento comunale degli agri marmiferi, visto quanto scritto nella legge 35. «Avevamo il nostro regolamento già pronto - spiega Berti- e lo portai in commissione Ambiente l'anno scorso. Poi abbiamo capito che il lavoro fatto sarebbe risultato inapplicabile all'attuale legge 35 della Regione Toscana, soprattutto in tre punti fondamentali. Per questo il regolamento si è stoppato. Ora la Regione ci ha convocati per ascoltare le nostre proposte concrete, utili a rendere efficace la legge 35». Secondo gli uffici comunali la legge 35 dovrà rivedere il punto riguardante la tassazione e il sistema tariffario: la Regione chiede che si paghi un canone concessorio del 5%, stabilito in base alla qualità del bene estratto e un contributo per l'escavazione del 10% ogni anno, in base al quantitativo di materiale estratto. «Questo 10 più 5 sulla produzione annua complessiva - spiega Berti - è un conto sballato, perché possiamo fare soltanto una stima di quanto verrà estratto dalla cava e anche il materiale che ne verrà estratto non è sempre così certo. Il dato che ne viene fuori, insomma, non è coerente e non sarà mai omogeneo. La nostra proposta è quella di applicare il 10% più il 5% ad ogni singolo blocco estratto, valutando alla pesa quantità e qualità». Un altro punto su cui la legge 35 crea confusione, secondo il Comune di Massa, è il processo per la messa a gara delle cave: «Oggi la Regione - dice Berti - ci chiede di attuare due procedimenti distinti per il rilascio della concessione e per il rilascio dell'autorizzazione all'escavazione. Le due cose però non possono andare separate: per autorizzare la concessione devo essere sicuro che la cava si possa lavorare, quindi occorre unificare le due procedure per evitare impugnazioni future di atti». Infine la Regione dovrà rivedere il concetto di "distretto" e "filiera corta": «Nella legge sono descritti in maniera superficiale e generale- spiega il vicesindaco- e questo suscita numerose domande a cui il regolamento degli agri marmiferi non potrà rispondere. Fino a che stadio devo considerare la filiera corta? Mi fermo alla lavorazione del blocco, dei semi lavorati, arrivo fino alle scaglie o devo considerare all'interno della filiera corta anche l'utilizzo della marmettola? ». Intanto però il Comune ha intrapreso l'iter per l'approvazione (se ne parlerà tra qualche anno) dei piani di bacini: in pratica una specie di piano regolatore specifico delle zone estrattive. A bilancio ci sono già i primi 50.000 euro che serviranno per completare lo studio dell'Università di Siena, che consegnerà agli uffici un dettagliato quadro conoscitivo, con una mappatura delle cave massesi, la tipologia del loro marmo, il valore di mercato, le tempistiche di escavazione, i rischi idrogeologici e di inquinamento da qui a 10 anni e le ripercussioni per la montagna e i suoi abitanti. «Quello che è certo- specifica Berti- è che non consentiremo l'apertura di nuove cave, come abbiamo scritto dentro il Ru; quelle dismesse verranno, dove possibile, valorizzate con anfiteatri all'aperto e ottimizzeremo quindi soltanto le cave già attive. La determina per l'incarico all'Università è già stata firmata, nei prossimi mesi partirà il percorso partecipativo, con le associazioni e la cittadinanza».

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