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Piano attuativo, chiuse quattro cave Escavazione e occupazione a rischio

30 Luglio 2018 K2_ITEM_AUTHOR  La Nazione Ms Carrara

Dopo i controlli della forestale, il provvedimento della Regione Norme regionali La Regione Toscana ha puntato il dito sull’interpretazione delle norme sulla perimetrazione delle cave Lavorazione sospesa


Dopo le relazioni della forestale e le prescrizioni della Regione è stata sospesa la lavorazione nei punti fuori perimetro
di CRISTINA LORENZI SABATO di fuoco per la cave cittadine. Chiuse nel giro di poche ore ben quattro cave cittadine. Con un blitz dell’ultim’ora sabato mattina l’amministrazione grillina ha lanciato l’allarme ai vari uffici comunali affinché verificassero la regolarità dei piani di escavazione in base a quanto denunciato da forestale e Regione. In sostanza su input dell’amministrazione Toscana e dopo vari rilievi fatto dalla guardia forestale pare che alcune cave avessero presentato un piano di coltivazione difforme dai piani attuativi di bacino. Irregolarità che prevede una soluzione unica: la chiusura immediata del cantiere. E così è stato per quattro cave, due a Canalgrande, una a Lorano e una a Gioia, che sabato mattina sono state raggiunte da un provvedimento di chiusura. Una mattinata al fulmicotone dove si sono fatti i salti mortali per salvare il salvabile e dove numerosi posti di lavori sarebbero stati messi a serio rischio. Fra le osservazioni della Regione, le prescrizioni della guardia forestale e le indicazioni dei piani attuativi di fatto c’è voluto parecchio tempo per capire chi fosse in regola e chi no. Di fatto le cave in questione, attivati i propri consulenti, hanno presentato correttivi e osservazioni che nel giro di poche ore hanno consentito la riapertura, ma soltanto di quelle aree fuori dai perimetri rossi evidenziati dalla forestale. Da tempo la Regione ha puntato gli occhi sui piani attuativi di bacino, annunciando l’impossibilità dei Comuni che ancora non li avessero presentato e adottati, di concedere autorizzazioni al 100 per cento. Soltanto dopo determinate osservazioni portate avanti dai vari Comuni il provvedimento, che di fatto avrebbe paralizzato l’intera attività di escavazione al monte, è stato prorogato di un anno. Ci sono quindi 12 mesi perché il Comune provveda ad approvare i piani attuativi di bacino cui le varie cave dovranno attenersi. Lo stesso assessore al marmo Alessandro Trivelli aveva annunciato, dal momento che il nostro Comune non era ancora pronto, che gli uffici avrebbero lavorato velocemente per mettersi in regola parlando di difficoltà per un documento di fatto ancora inedito in Italia. Se il Comune non si metterà in regola entro il tempo previsto scatterà il rischio per l’intero sistema escavativo, dal momento che le varie cave potranno rinnovare le autorizzazioni soltanto al 30 per cento.

 

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