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Lida, l'ostetrica che ha fatto nascere gli uomini delle cave

14 Aprile 2017 K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Massa Carrara


Ha 90 anni compiuti da poco ed è la più anziana in provincia
«Lavoravo nei comuni montani, andavo anche a notte fonda»

 

di Libero Red Dolce
MASSA«Mille, duemila, chi lo sa. Non stavo a contare, è la normalità. Quando un bimbo stava per nascere venivano a bussare alla mia porta e io andavo. Tutto qua». Si è messa al servizio del grande miracolo della vita Lida Bonelli, 90 anni, l'ostetrica più anziana delle provincia, e non ha mai ritenuto di dover tenere una contabilità dei neonati passati dalle sue braccia. Lei si fa piccina, minimizza, "era il mio lavoro", ma basti pensare che senza Lida il marmo di Carrara sarebbe rimasto attaccato alla montagna. Già, perché lei fu assegnata alla condotta dei comuni montani. E quegli ometti piccoli li ha visti farsi omaccioni maestosi mentre prendevano la via del marmo. Senza mai andare in cava si può ha scavato più marmo di chiunque altro.Pensare che Lida, prima della guerra faceva, tutt'altro lavoro. Erano tempi difficili e lei era maestra per bimbetti e adulti. Originaria della campagna di Grosseto, la guerra le portò un marito e una nuova casa.Bruno Lorenzetti, compagno di una vita, veniva infatti da Montignoso ed era finito a combattere a Cassino. Quando il fronte fu rotto venne catturato dai tedeschi e messo su un treno per la deportazione. Fortuna volle che il treno dov'era prigioniero deragliasse a Scansano. Fuggì per la campagna e si rifugiò in una tenuta di proprietà del re Vittorio Emanuele II. Fu così che conobbe Lida, che allora insegnava anche nelle fattorie i rudimenti dell'italiano a chi voleva imparare. S'innamorarono e dopo qualche anno, superate le ultime traversie del conflitto, tornarono a casa da Bruno.Montignoso e una vita da inventarsi. L'Italia è devastata dalla guerra, la società tutta da costruire. «Per qualche anno ancora insegnai - racconta Linda - ma poi decisi che volevo fare altro. Così, insieme ad altre donne di Massa e di Carrara mi iscrissi all'università di Pisa in Ostetricia». La nuova Italia doveva ancora nascere, serviva chi sapesse come fare.Avanti e indietro, avanti e indietro con il treno per le lezioni e gli esami a Pisa. Tre anni gioiosi e faticosi, che la portarono a stringere un legame indissolubile con le sue compagne di università. «Sono state le mie amiche di una vita - dice Linda, gli occhi si velano di malinconia -, bei tempi. Ora mi hanno lasciata sola, sono morte tutte».Prese la laurea nel 1955, con il massimo dei voti. «Non erano molte le donne a studiare a quei tempi», dice lei. Ma non c'è tempo per vantarsi. «Cominciai subito a lavorare, tra la libera professione e il Comune. Non si perdeva tempo». Solo dopo anni arrivò l'Usl, prima la gestione era molto più artigianale. «Sono stata fortunata, mai un'incidente, mai un problema o parto difficile. Al comune mi occupavo delle vaccinazioni, mentre come libera professionista andavo a casa della gente».Niente ambulanze, si andava come si poteva. A piedi, in bici. «Mi venivano a prendere persino in motocicletta. Quando presi la macchina mi ricordo che dissi molto chiaramente: io di notte vado ovunque, raggiungo chiunque, ma se mi ferma qualcuno io tiro dritto. Avevo paura che mi volessero fare del male», ride ripensando alle sue corse notturne. Si ferma un attimo, come a pensare ai suoi fari che tagliano il buio della notte mentre andava in casa di gente magari sconosciuta per ripetere, come mille altre volte, quei gesti: i consigli, la mano stretta della madre, il respiro, l'urlo e i sorrisi che si allargano intorno. La povera gente pagava come poteva: ortaggi, formaggio e altre produzioni. Tutto cambiò con l'ospedale, al civico, quando il modello divenne meno "casereccio".Sono passati in tanti tra le mani esperte di Lida. Anche il cugino del figlio, il presidente della provincia Gianni Lorenzetti. E l'ultimo miracolo Lida se lo concesse 23 anni fa. «Con uno dei miei tesori», dice trasognata. Il suo ultimo parto fu il nipote, nato in casa. Poi l'addio alla professione. Si dice che invecchiando affiorino ricordi lontanissimi, persino il momento in cui si è nati. Lida, però, non ne ha bisogno: quel sogno lo ha vissuto mille volte.

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