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Arrestato il principe del marmo Dall'Arabia conquistò Carrara

07 Novembre 2017 K2_ITEM_AUTHOR  La Nazione Ms Carrara

 


Cristina Lorenzi CARRARA E’ FINITO in manette nel «repulisti» avviato dal principe ereditario. Bakr Bin Laden, fratellastro del più famigerato Osama, nonché presidente della Marmi Carrara, l’azienda lapidea che detiene il 10 per cento delle cave di marmo apuano, è stato arrestato insieme a 15 principi arabi e uno stuolo di ministri ed ex amministratori.

Una sorta di congiura shakespeariana dove il principe ereditario, Mohammed Bin Salman, ha deciso di fare piazza pulita e ha fatto spiccare un mandato di arresto contro tutta o quasi la vecchia guardia amministrativa. Se i capi di imputazione ufficiali sono argomento per noi all’ordine del giorno, come i danni di un’alluvione a Gedda del 2009 o uno scandalo sanitario del 2012, di fatto pare che il numero uno della Marmi Carrara fosse coinvolto in un giro di corruzione e facesse, insieme alla vecchia nomenklatura, da intralcio a quella manovra di modernizzazione a cui mira il nuovo governo. Il principe ereditario ha capito che il petrolio non sarà più il futuro del Paese e per questo sta cercando di diversificare l’energia e gli investimenti, accompagnando l’intera manovra di modernizzazione con l’apertura alle donne e la possibilità per queste di guidare l’auto. Bakr Bin Laden, presidente di un gruppo capace di fatturare da solo 38 miliardi di dollari, venne a Carrara nel 2014, dove già da tempo acquistava i suoi marmi, e nel mese di luglio versò 45 milioni di euro per procacciarsi la metà delle quote della Marmi Carrara diventando presidente di un cda formato dai big del lapideo. UN’OPERAZIONE per assicurarsi a chilometro zero quel marmo bianco che più bianco non si può per decorare e pavimentare moschee, centri commerciali, aeroporti del Medio Oriente. Ora anche nel Paese dei petroldollari il vento però è cambiato e pare che la nuova monarchia non abbia poi così nelle grazie la famiglia Bin Laden, fin ora fra i «cortigiani» più favoriti dalla casa reale. Che i rapporti con il monarca scricchiolassero nella città dei marmi girava voce da tempo, tanto che con la precipitazione della sorte era motivato il fallimento di quel piano industriale promesso e decollato soltanto in parte. Nessuno ha mai visto quel polo industriale e di progettazione del marmo legato alla trasformazione in loco del prodotto. Una ricchezza che sarebbe dovuta ricadere sul territorio apuano che ancora sta aspettando. ORA INFINE le manette che, se da un lato hanno sconquassato il mondo arabo e la sua geografia amministrativa, dall’altro non sembrano avere provocato grossi scossoni all’ombra delle Apuane, dove la Marmi Carrara occupa il 10 per cento delle cave, dà lavoro a una trentina di dipendenti diretti, ha un fatturato di 29 milioni annui e controlla il 50 per cento della Sam, altro colosso del bianco che a sua volta ha un terzo delle cave. Lo stesso amministratore delegato della Marmi Carrara, Andrea Rossi, patron dell’azienda lapidea «Il Fiorino», assicura che «sulle notizie apparse sulla stampa internazionale al momento non abbiamo nessuna conferma – spiega Rossi –. Ciò che è certo è che quanto è avvenuto non determina pregiudizio alcuno né in ordine alla continuità della gestione di Marmi Carrara né in ordine al funzionamento degli organi della società».

 

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Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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