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«Le cave beni estimati restino ai privati» I Cobas coi marmisti

28 Novembre 2017 K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara


Marsili (Confail): così non andranno in mano straniera
Proposta di togliere le autorizzazioni a chi viola la sicurezza

di Cinzia Chiappini CARRARA Via le autorizzazioni a chi non rispetta le norme sulla sicurezza, sì a un consorzio di imprese che permetta anche alle attività più piccole di stare sul mercato e a una clausola sociale che leghi concessioni e tutela del lavoro.

I sindacati di categoria del pianeta lapideo hanno detto la loro ieri mattina alla commissione Marmo di Stefano Dell'Amico, impegnata nelle audizioni per la stesura del Regolamento degli Agri Marmiferi. Alla presenza dell'assessore Alessandro Trivelli i sindacati hanno avanzato proposte e suggerimenti, con visioni anche molto lontane tra loro su temi scottanti. Come, ad esempio, i Beni Estimati. «Un bene comune» per Andrea Figaia, segretario di Cisl Toscana Nord ma un patrimonio da «lasciare in mano ai privati per non farci soffiare le cave dagli stranieri» secondo Giuseppe Marsili dei Cobas. «La salvezza delle nostre cave sono i Beni Estimati almeno finché restano privati - ha insistito il segretario di Confail - Se non vanno all'asta non possono essere acquisiti dagli stranieri che ci soffiano le cave da sotto il naso» ha dichiarato Marisili invitando l'amministrazione pentastellata a «non tagliare le gambe agli industriali ma anzi a migliorare l'intesa con loro che sono in grado di fare cose belle per Carrara». Beni Estimati a parte, i rappresentanti delle altre sigle si sono concentrati su argomenti più prettamente sindacali. Roberto Venturini di Fillea Cgil ha auspicato che il nuovo regolamento preveda degli "incentivi" per implementare la lavorazione in loco, non solo dei blocchi ma anche di tagli meno pregiati come i semiblocchi e gli informi. Il segretario di categoria, con il sostegno del numero uno della Cgil Paolo Gozzani, ha inoltre chiesto l'inserimento nel testo di una «clausola sociale» che leghi concessioni e rispetto del lavoro di qualità, ad esempio tutelando i dipendenti di una cava quando questa passa di mano. Ma Venturini ha chiesto anche il "pugno di ferro" con chi trasgredisce le norme sulla sicurezza, fino alla revoca di autorizzazioni e concessioni. Su posizioni analoghe Giacomo Bondielli, segretario Filca-Cisl Toscana Nord che ha sollecitato la formazione di un consorzio tra aziende, «per evitare che le cave, soprattutto quelle più piccole riescano a stare sul mercato anche quando non hanno il filone di marmo buono, evitando che si buttino sull'escavazione selvaggia» e ha rilanciato l'idea di marchio apuoversiliese per tracciare il prodotto dalla cava al laboratorio. Bondielli ha riproposto la "patente a punti" per gli imprenditori del marmo con penalità fino al ritiro della concessione per quelle attività dove si registrano incidenti frequenti e gravi. Francesco Fulignani di Feneal Uil, infine, ha detto no alle concessioni troppo brevi perché, «spingerebbero gli imprenditori a scavare e scavare senza guardare più in faccia niente e nessuno, nemmeno sulla sicurezza». Un'affermazione che ha mandato su tutte le furie Claudia Bienaimè, leader di CarraraBeneComune e Dema, che ha accusato il sindacalista di "tollerare" il non rispetto delle regole e di «preoccuparsi più di chi viola la legge che dei lavoratori».

 

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