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Ricognizione delle cave Privato il 30% dei bacini

14 Febbraio 2018
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara

 
Si allargano i Beni Estimati nello studio voluto dall'amministrazione comunale
Claudia Bienaimè: «Ma l'area nell'editto del 1751 era di soli 5mila metri quadrati»


di Cinzia Chiappini CARRARA Il 30% della superficie dei bacini marmiferi del comune di Carrara rientrerebbe nella categoria dei "Beni Estimati" e dunque, secondo quanto sancito dalla Corte Costituzionalenell'ottobre 2016 e dal tribunale di Massa dello scorso 5 febbraio, avrebbe la natura giuridica di proprietà privata. La cifra trapela dagli studi commissionati dal Comune di Carrara per la compilazione della ricognizione imposta dalla Legge Regionale. L'indagine non è ancora completa e sono in corso accertamenti e rifiniture, maalla fine la cifra non si dovrebbe discostare molto dal 30% dell'attuale superficie dei bacini marmiferi. Quasi un terzo delle cave attualmente coltivate, dunque sarebbe "privata", mentre i due terzi restanti sarebbero agro marmifero quindi patrimonio indisponibile del comune. Una quota non da poco se si pensa che si tratta delle cave inserite nell'ormai celebre editto di Maria Teresa Cybo Malaspina del 1751. Anche se è davvero difficile pensare che all'epoca, l'estensione dei Beni Estimati fosse la medesima di oggi. Anche perchè, complessivamente l'area coltivata era molto inferiore a quella attuale. Insomma nei secoli, non solo gli agri marmiferi ma anche i Beni estimati sono "lievitati" anche se, questi ultimi, in quanto "stimati"nero su bianco da un editto principesco, avrebbero dovuto restare più o meno invariati. «La superficie originaria delle cave inserite nell'edito del 1751 non superava i 5mila metri quadrati di superficie» osserva Claudia Bienaimè, ex consigliera comunale, che insieme ad altre associazioni ed esponenti della società civile ha portato avanti una lunga battaglia su questi temi, interpellando anche Paolo Maddalena, ex giudice della Corte Costituzionale, che si era speso a favore della natura pubblica delle cave, di tutte le cave. Il prohressivo ampliamento dei Beni Estimati sarebbe stato possibile perchè nell'allargare la superficie di estrazione ai terreni limitrofi, i coltivatori avrebbero sempre trovato più conveniente annoverarla non come agro marmifero (dunque come patrimonio indisponibile del comune) ma come "proprietà privata". Il tutto comprovato da passaggi di proprietà e atti notarili, i documenti cioè che hanno giocato a favore della tesi della natura privata dei Beni Estimati davanti alla Corte Costituzionale prima e al Tribunale di Massa poi. «In realtà si tratta di una diversa fattispecie giuridica di cave. I Beni estimati annoverati da Maria Teresa D'Este erano e sono una superficie residuale, è su questo che dovrebbe fare chiarezza la ricognizione dei bacini marmiferi» conclude Claudia Bienaimè.

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