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«Anche noi cavatori dobbiamo essere attenti»

16 Maggio 2018
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara

Ruscigni: «La colpa non è sempre dei titolari, il lavoratore deve stare in guardia»
Il veterano: «Premi alle aziende virtuose? In 4 o 5 fanno i soldi versando sangue»
CARRARA Al corteo promosso dai sindacati per Luciano Pampana, morto in cava Fiordichiara, i cavatori ci sono, ma sono taciturni. Molti di loro hanno paura ad esporsi: non parlano, o se parlano preferiscono esprimersi in forma anonima. Temono ripercussioni sul proprio lavoro. Si respira insomma un clima di tensione. Parliamo con Francesco Ruscigni, che da otto anni lavora nella cava dei fratelli Antonioli: «Lo sciopero di oggi è stato fatto per chiedere più sicurezza in cava. Vorrei spendere una parola anche in favore dei datori di lavoro. Sembra che, a prescindere dalla modalità in cui gli incidenti accadono, la colpa sia sempre del titolare. In un caso come il nostro, in cui il titolare ci fornisce tutti i materiali del caso, ogni singolo cavatore deve prestare attenzione»Una sicurezza che parte dal basso, insomma: «È inutile fare degli scioperi contro le ditte, contro i datori di lavoro, quando si comportano bene. Voglio spendere una parola in favore di Cesare Antonioli, che in questo frangente è aggredito da più fronte per quanto successo ad Abramo Ricci, scivolato dal cingolo di uno scavatore. Nella stessa cava ci furono altri due morti nel 2016» Giuste le sanzioni per chi non rispetta le norme; nei casi in cui queste lacune non ci sono, dev'essere il cavatore a responsabilizzarsi. «Spesso il lavoratore, soprattutto se esperto, ha troppa fiducia nei propri mezzi. Dice, ad esempio: devo salire su una scala di tre metri, l'imbrago non lo metto, tanto non succede nulla. Invece quella può essere fatale».Anche Nunzio Ricci lavora in cava, nel bacino di Massa. «Lavoro in cava da 37 anni - dice - la pensione anticipata sarebbe importante. Per lavorare in cava servono ottimi riflessi, anche se hai l'esperienza dalla tua parte»Ciascuna cava ha le sue peculiarità, che vanno conosciute: «Da noi il marmo è morbido, in Lavagnina è secco e si stacca più rapidamente. In ognuna si lavora in modo diverso». Ricci cerca sempre di tenere l'attenzione ai massimi livelli:«"Il nodo incidenti non è facile da sciogliere. L'input deve partire da noi cavatori, soprattutto da noi. Le leggi ci sono, bisogna cercare di rispettarle. Una premialità alle aziende virtuose potrebbe senz'altro essere utile, ma tutto parte dal lavoratore, che va responsabilizzata. La formazione la facciamo, i controlli ci sono.Rispetto a una volta le condizioni sono migliorate: la sicurezza è molto più centrale, si fa più formazione».Stefano Rossi, di Carrara, è cavatore e delegato Cgil. «Ci sono realtà in cui l'operaio è ricattato e la sicurezza viene meno - spiega - se esaminiamo una realtà come la mia, dove c'è un dialogo tra lavoratore datore di lavoro e si trovano le quadre, va tutto nella norma. Ma esistono cave dove oltre, ad essere sotto ricatto, sei costretto a lavorare in condizioni disumane. Gli infortuni sono sempre pronti a colpire, anche nei momenti in cui si pensa di essere al sicuro» La soluzione passa per un maggior rigore: «Più controlli a tappeto, azienda per azienda: dove la sicurezza viene meno, all'azienda va dato tempo dai 30 ai 60 giorni per mettersi in regola. Altrimenti si revoca la concessione» La premialità alle aziende virtuose? «Premi? Ci sono 4 o 5 ditte che guadagnano fior di soldi versando il sangue delle persone». Irene Rubino*

 

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Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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