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Terre in cava, ora scatta il giro di vite sui controlli

12 Settembre 2017
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Massa Carrara


Due sopralluoghi la settimana eseguiti dai funzionari degli uffici comunali
E nella classificazione dei materiali viene introdotta la categoria del pietrisco

di Cinzia Chiappini CARRARA Due sopralluoghi la settimana, eseguiti da un funzionario dell'Ufficio Marmo e da un suo collega del settore Ambiente, per «verificare lo stato dei luoghi e rilevare possibili criticità sulla sicurezza idraulica e per le sorgenti». Lo scrive il sindaco Francesco De Pasquale in una missiva indirizzata ai dirigenti dei due settori avente per oggetto la "produzione di terre". Il primo cittadino ha ordinato un giro di vite sui controlli in cava. E questo perché, scrive De Pasquale, «ricevuti i dati delle produzioni relativi al periodo 1 gennaio - 31 luglio 2017, appare del tutto evidente che la produzione delle terre in molti casi è assai limitata o addirittura inesistente». Secondo il primo cittadini i conti non tornano: i quantitativi di terre che passano dagli impianti di pesatura sembrano essere troppo esigui e dunque il sospetto è che questi materiali restino al monte. «La presenza delle terre in cava può arrecare notevoli pregiudizi e pericoli per la sicurezza idraulica e per le sorgenti» ammonisce De Pasquale che dunque ha ordinato un intensificazione del monitoraggio, con l'obiettivo di «riferire circa la conformità dello stato dei luoghi e alle autorizzazioni rilasciate». Il dirigente del settore Guirardo Vitale e il funzionario Antonio Criscuolo, ospiti della commissione Marmo, presieduta da Stefano Dell'Amico (M5S), alla presenza dell'assessore Alessandro Trivelli, hanno precisato che i controlli sono già partiti e hanno interessato finora due cave. Secondo l'ufficio, entro la fine del mese di ottobre, saranno monitorate 25 cave, quelle giudicate più "impattanti" per quantitativi di materiali estratti. A ciascun sopralluogo seguirà una relazione ed, in caso di irregolarità, eventuali sanzioni. Il sospetto è che complice la crisi del settore dell'edilizia, uno degli sbocchi commerciali più importanti per le terre, questi materiali vengano stoccati a monte e non siano conferiti a valle come invece prevede la legge. «Finora le imprese hanno agito per obblighi di legge. Di loro iniziativa non hanno mai fatto un granché. Serve un atteggiamento diverso perché non possiamo negare che ci sono realtà che guadagnano molto con l'attività al monte» ha sottolineato l'assessore Trivelli. «L'amministrazione è decisa a far scattare i provvedimenti del caso, senza guardare in faccia a nessuno» ha aggiunto il dirigente Vitale replicando a chi, come Cristiano Bottici(Pd) ha chiesto all'amministrazione di «prendere tutti i provvedimenti previsti, al di là della crisi di mercato che non può essere una giustificazione per lasciare le terre in cava». Ma il giro di vite sulle terre in cava non è l'unica novità sulla gestione del lapideo. Da quest'anno nella classificazione dei materiali è stata introdotta una nuova categoria, "il pietrisco". Si tratta delle scaglie di dimensioni tra i 40 e i 70 millimetri, precedentemente assimiliate alle scaglie scure di cui manterranno la tariffazione, pari a 1,26 euro a tonnellata. «La nuova dicitura è stata introdotta per non fare confusione con le terre. A differenza di queste ultime infatti, il pietrisco è un materiale pulito e finito» ha precisato Criscuolo. Il funzionario ha poi sintetizzato i dati di produzione dei primi 7 mesi del 2017: nell'anno in corso i blocchi sono destinati a superare le 900 mila tonnellate a fronte delle 868.979 tonnellate estratte nel 2016. Le scaglie dovrebbero mantenersi sui livelli dello scorso anno con una maggiore produzione di bianche rispetto alle scure (nel 2016 erano state 1.209.483 contro 976.720 tonnellate). Crisi profonda per i sassi da scogliera che subiscono un drastico calo anche se, proprio nei prossimi giorni, potrebbe andare a buon fine un accordo per un rifornimento da 1 milione di tonnellate per il porto di Vado.

 

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