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Dagli scarti nasce il mattone di marmo che rispetta l'ambiente

06 Ottobre 2017
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Massa Carrara

i PROGETTI
di Luca Barbieri CARRARA Una azienda innovativa che dagli scarti della lavorazione del lapideo ricava mattoni eco-sostenibili.Si chiama Catalyst Edilizia Innovativa, la Pmi di cui stiamo parlando, con sede a Firenze, che produce i suoi mattoni alla 3Emme di Massa («con processi di miscelazione brevettati, vibrocompressi a freddo, senza emissioni nocive in atmosfera»), e che ha da poco lanciato tra i suoi prodotti il Carrara Block: il mattone bianco che arriva dagli scarti della lavorazione del marmo di Carrara. Economia circolare, ecologia, architettura ed edilizia sostenibile sono alcune delle parole chiave che compongono l'idea di Catalyst, specializzata nella fabbricazione di mattoni, nelle pavimentazioni pedonali e nei materiali da costruzione, attraverso il riciclo «dei detriti derivanti da escavazione e lavorazione di lapidei, da demolizioni di edifici esistenti, da macerie di eventi calamitosi», come aveva spiegato l'amministratore delegato Mauro Carpinella nel suo intervento per Stone Sector 2017 a Marina di Carrara, nel mese di luglio.E così ecco, tra i prodotti (assieme a Ri-Block e Double Block), Carrara Block, il mattone bianco che «ha dato - si legge sempre dall'intervento di Carpinella in occasione della presentazione delle innovazioni delle aziende del distretto, tra cui la Catalyst appunto - risultati eccellenti alle prove di imbibizione di ben cinque volte migliorativi del mattone di argilla, in quanto composto da carbonato di calcio che, quando disperso sul territorio, causa problemi di impermeabilizzazione del suolo e contaminazione della falda, nel caso di riutilizzo in materiale da costruzione diventa una risorsa di qualità superiore ai prodotti tradizionali». «La Facoltà di Ingegneria dell'Università di Firenze ha certificato che il muro costruito con mattoni Catalyst, incollati con colle Mapei appositamente studiate, ha resistito allo schiacciamento trasversale a forze superiori del 25 per cento di quelli costruiti con metodi e prodotti tradizionali», scriveva invece sui prodotti targati Catalyst, più generalmente. Un intervento in cui l'ad aveva inoltre ben delineato anche altri punti: dalla collaborazione con Carrara Marble Way (per «una filiera corta che utilizzi gli scarti di escavazione e lavorazione del marmo per la produzione di mattoni e altri manufatti da costruzione mediante un processo a freddo per vibrocompressione senza emissioni di CO2 in atmosfera»), per arrivare, tra gli altri, alla direttive in campo europeo. Nel mezzo i vantaggi su Carrara-Block: «Si potrà avviare - sottolineava - dal risanamento del territorio e risolvere il problema dello smaltimento dei residui delle nuove escavazioni, delle terre, dei ravaneti e delle marmettole creando nuova occupazione». E su alcuni di questi punti, da noi contattato, è tornato negli ultimi giorni. «L'idea è nata dalla crisi del settore costruzioni del 2008 - ci scrive l'ad sulla nascita della Pmi - e da tutta la normativa europea e italiana sul riciclo di materiali inerti da escavazione a demolizioni e da eventi calamitosi (terremoto e alluvioni) che impone l'utilizzo entro il 2020 di materiali riciclati (direttiva UE 98 del 2008; Nuovo codice appalti; criteri minimi ambientali ecc.). Inoltre - prosegue - dal fatto che il settore costruzioni ha innovato poco nei sistemi industriali continuando a scavare, cuocere con emissioni enormi di CO2 e riempiendo le discariche di enormi volumi di rifiuti inerti. Questo sistema consente di mettere in atto finalmente un vero processo di economia circolare ecocompatibile e al 100 per cento riciclabile a fine vita». Questo, quindi, il recente passato: dalla nascita dell'idea agli intenti. «Per il momento - continua invece sul presente - lo stiamo impiegando in muretti e in fondazioni in quanto ha un grado di assorbimento dell'acqua di risalita molto basso (1/5 di quello del materiale cotto). Comunque il prodotto è nuovo e lo stiamo commercializzando da pochissimo». Recente passato, presente e, infine, il futuro prossimo: «sicuramente - su eventuali sbocchi occupazionali - se si apre il mercato, anche e soprattutto se le stazioni appaltanti iniziano ad applicare le norme vigenti in tema di incentivi e obblighi, ad impiegare materiali riciclati, si creeranno centri di produzione di manufatti a km 0 dai luoghi di produzione delle demolizioni e scavi (vedi la 3Emme di Massa) creando nuova occupazione».

Ecco la mappa di chi investe in innovazione
Una mappa delle innovazioni tecnologiche.C'è la Carrara Marble Way, c'è la una start up per la resinatura delle bancate di cava per una maggiore resa dell'escavazione, ci sono i mattoni di polvere di marmo e, ancora, gli strumenti high tech per la sicurezza in cava. Queste, ma non solo, le innovazioni che erano state presentate, nello scorso luglio, nell'ultimo Stone Sector Trade and Innovation targato Imm. Otto innovazioni totali per altrettante aziende che fanno parte del distretto tecnologico del marmo. E allora ecco, come dicevamo, la Carrara MarbleWay (CMW) con circa una quarantina di aziende, assieme per valorizzare gli scarti dalla lavorazione e la Dazzini Macchine con la sezionatrice a filo diamantato mobile. Poi abbiamo la Korfmann e le componenti metalliche con proprietà autolubrificanti (coefficiente di attrito basso), la Best One srl (resinatura delle bancate di cava, come dicevamo), la piccola impresa innovativa Catalyst Edilizia Innovativa (mattoni di polvere in marmo e Safety in Quarry con il progetto di strumenti tecnologici per la sicurezza in cava per monitorare dai movimenti franosi alla qualità di acqua e aria.E ancora nell'elenco dell'innovazione troviamo: Apuana Corporate - ha ricevuto il Best innovation alla edizione numero uno di Sustainable stone - e il suo progetto "Gapcycle" per il recupero degli scarti e, infine, la start up dell'Università di Siena Geoexplorer srl (le fibre ottiche per i servizi di monitoraggio dei fronti di cava).

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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