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Ancora quindici giorni per poter ammirare la bella mostra evento di Palazzo Cucchiari

07 Ottobre 2017
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara

"Dopo Canova"
al rush finale

CARRARAAncora due settimane per poter ammirare la splendida mostra evento "Dopo Canova": sono già arrivati in tanti, da tutta Europa e da tutta Italia, alla rassegna espositiva organizzata dalla Fondazione Conti e che resterà visitabile nella nostra città fino al 22 ottobre. Un pubblico internazionale accorso ad ammirare una mostra che attraverso un percorso di una trentina di capolavori, giunti dall'Ermitage e da importanti collezioni pubbliche e private italiane racconta i mutamenti del linguaggio scultoreo negli anni che vanno dalla Restaurazione alla metà del XIX secolo.La scelta dei curatori è stata quella di ricostruire questo difficile passaggio esaminando la produzione di due importanti scuole: quella romana, degli eredi diretti di Canova e Thorvaldsen, e quella fiorentina, in cui la lezione del maestro di Possagno viene filtrata dal Bartolini verso il realismo, mantenendo tuttavia uno sguardo alla classicità, che non è più quella del mondo Greco o Romano ma quella del Rinascimento Toscano.Esemplare del cambiamento in corso è L'Ammostatore, dello stesso Bartolini, qui presente nella prima versione eseguita intorno al 1820, in cui i modelli di riferimento sono i giovani David del Verrocchio e di Donatello. Un'opera già distante dalla bellezza ideale espressa da Canova nell'Amore alato, proveniente dall'Ermitage e che è anch'esso possibile ammirare in mostra a Palazzo Cucchiari.Il confronto tra le due scuole, romana e fiorentina, avviene tramite un allestimento ben orchestrato, che occupa tutti e due i piani nobili del palazzo. E se Bartolini è il maestro indiscusso degli artisti toscani, diversa la vicenda delle scuola romana, dove la triade carrarese Finelli-Tenerani-Bienaimè riveste un ruolo di prima grandezza ma rischia di rimanere al palo della tradizione, fedele per sempre a Canova e Thorvaldsen, nonostante l'adesione alle teorie del Purismo.In questi due filoni, a scompigliare le carte in tavola, interviene un outsider: il senese Giovanni Duprè, del quale ricorrono quest'anno i duecento anni della nascita. Nato nella contrada dell'Onda, nella via che porta il suo nome, Duprè fu un autodidatta: tutto si sa della sua vita, dato che scrisse un'autobiografia data alle stampe e che ebbe una buona popolarità. In mostra ci sono ben cinque sue opere, con la Saffo abbandonata, prestata dalla Galleria Nazionale di Roma, ad accogliere il visitatore ai piedi della fastosa scala di palazzo Cucchiari. Languida e libera nei movimenti, la Saffo è l'emblema della tendenza in voga in quegli anni che si fa interprete di una visione del mondo antico imbevuto di esotismo e sensualità: ma tutte le opere di Duprè stupiscono per la vitalità che le anima. Grande protagonista della scultura ottocentesca è anche il monumento funerario e il percorso cerca di darne conto: a partire dal bozzetto del Monumento a Vittorio Alfieri del Canova, prestato dalla locale Accademia di Belle Arti, sono esposte altre figure provenienti dall'arte funeraria.Tutte opere bellissime alcune delle quali da lasciare il visitatore letteralmente senza fiato e, se i più romantici si soffermano sull'Amore in agguato di Duprè o sul tenero abbraccio della Pia de' Tolomei di Pio Fedi, non passa neppure inosservato il ciglio perentorio, un po' hollywoodiano, del bellissimo busto di Napoleone realizzato da Antonio Canova che per l'occasione assieme ad altre opere é giunto dall'Ermitage di San Pietroburgo.Ma non si può neppure non parlare delle Tre Grazie di Finelli, un'opera incompiuta che ha una curiosa storia: ritrovato nello studio dell'artista alla sua morte, il gruppo è stata realizzato senza modello, direttamente scolpito sul blocco di marmo, con una modalità che avrebbe fatto inorridire i maestri del Neoclassicismo. Il "tormento" del Finelli, la profonda insoddisfazione per il suo lavoro che lo spinse a distruggere tutti i gessi (l'unico sopravvissuto alla furia devastatrice è il San Michele Arcangelo conservato all'Accademia di Belle Arti di Carrara), la creazione "di getto" delle Tre Grazie testimoniano le difficoltà di chi vive e opera in epoche di "passaggio", perché i cambiamenti non avvengono mai in maniera lineare, ma portano con sé dubbi, delusioni e cedimenti.Infine, a sancire una svolta nel linguaggio e nel gusto della committenza, due opere di matrice storicistica, nei temi e nei costumi: Nello con la Pia, di Pio Fedi e Raffaello e la Fornarina di Pasquale Romanelli. La prima rientra in quella riscoperta di Dante e della Commedia tanto cara agli artisti del Romanticismo italiano e europeo. Il secondo gruppo, invece, si lega alla creazione del mito di Raffaello, che nel corso dell'Ottocento ebbe grande diffusione in Italia e all'estero, raggiungendo il culmine dal 1833 in poi, quando furono riesumaste le spoglie del pittore e ricollocate in una nuova sepoltura al Pantheon. Si tratta di due opere datate intorno al 1860: di lì a pochi anni l'arte Italiana sarebbe stata impegnata nella ricerca di un nuovo linguaggio rappresentativo di un giovane Stato, superando i particolarismi delle scuole locali, ma questa è un'altra storia.La mostra Dopo Canova è un viaggio nell'arte dell'Ottocento che ha affascinato i visitatori: il loro entusiasmo lo si legge nello sfogliare il libro delle firme posto all'ingresso del palazzo dove, tra complimenti, dediche e semplici firme, qualcuno ha anche trovato il tempo e lo spazio per eseguire uno schizzo a penna della Saffo Abbandonata.Insomma ancora una quindicina di giorni di tempo per non farsi sfuggire l'occasione di visitare "Dopo Canova, Percorsi della scultura a Firenze e a Roma", a cura di Sergej Androsov, Massimo Bertozzi, Ettore Spalletti. Orari: dalle 10 alle 12 e dalle 15,30 alle 19,30, lunedì chiuso. Per info: www.canovacarrara.it, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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