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Sos dei sindaci: stop alla discarica

13 Novembre 2017
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Versilia

I Comuni versiliesi hanno sottoscritto un testo su cava Fornace

VERSILIA Forte dei Marmi, Pietrasanta, Seravezza e Montignoso sono, da adesso, i quattro comuni uniti nella battaglia a favore della chiusura della discarica di "cava Fornace". All'appello mancava, sino a qualche giorno fa, Seravezza, che si è aggregata agli altri tre enti pubblici nella redazione di un testo univoco dove si chiede, a voce alta, l'immediata chiusura della discussa ex cava Viti e la conseguente bonifica del sito. Ad annunciare la solidarietà di Riccardo Tarabella è stato l'assessore all'Ambiente, Dino Vené, durante l'incontro di sabato nell'ex Apt al Cinquale, organizzato dal Comitato dei cittadini a favore della chiusura della discarica, da avvocati e da esponenti del Movimento 5 Stelle. Presente anche Enrico Ghiselli, assessore all'Ambiente di Forte dei Marmi. All'appello mancavano sindaco ed assessore di Montignoso che, come riferito in sede dai partecipanti, erano impegnati in un altro evento locale. «Il sindaco di Montignoso sta affrontando la questione con un atteggiamento di sufficienza, così come sta accadendo anche sul piano regionale», attacca l'assessore Ghiselli. E riguardo la mancanza di un rappresentante per Pietrasanta, Michele Lari, ex consigliere comunale del M5S, ha riferito: «Pietrasanta sta sottovalutando l'importanza dell'argomento. Il commissario pare temporeggiare. Durante l'ultimo incontro avvenuto con lui, alla mia richiesta in merito alla chiusura della discarica, ha detto che avrebbe dovuto ancora prendere visione di tutti i documenti». Durante l'incontro, durato tre ore, sono stati tanti i temi caldi affrontati: dalle continue problematiche causate dalla discarica come delle ipotesi di reato che potrebbero essere rilevate. Intanto, coloro che lì vivono continuano a domandarsi quali e quanti saranno i rischi a cui andranno incontro. «Sotterrare i rifiuti non significa smaltirli, ma, semplicemente, spostarli da una zona inquinata ad un'altra zona altrettanto inquinata. Per la conversione dell'amianto poi, ci si deve avvalere di particolari impianti di trattamento ed in Italia ci sono ben 35 brevetti in merito. Come mai, finora, nessuno ha ancora pensato a queste alternative? » , commenta Gabriele Bugliani, rappresentante del comitato volontario dei cittadini. E c'è anche chi, come Adriano Bottero, imprenditore edile torinese, su Montignoso ha investito una fortuna. Ci si è trasferito, all'oscuro di tutto quello con cui, adesso, deve fare i conti. Chiara Buratti

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