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Il Tirreno (3508)


Tour nel bacino di Bettogli fra pareti, piazzali di marmo e blocchi escavati

di Alessandra Vivoli CARRARA Un tour nel cuore delle Apuane. «Jurassik park del marmo» così l'hanno definita gli addetti ai lavori delle riviste specializzate arrivati da tutta Italia. E la scoperta, nella cava di Bettogli dell'azienda Franchi Umberto Marmi di elementi di design e architettura, elementi di vita quotidiana (come le piante da salotto nei vasi di marmo) che fanno "casa" anche a ottocento metri di altezza, in uno scenario mozzafiato dove le pareti sono di cipollino e zebrino. Il pavimento di statuario, proprio come i blocchi che si vedono in vari angoli di un piazzale in piena lavorazione. Un'idea, quella di portare il design direttamente in cava, voluta fortemente dai fratelli Franchi che hanno dato un'impronta originale nei luoghi dove il marmo si estrarre ogni giorno, a stretto contatto con la materia. In cava come a casa: una mensa design nel cuore delle Apuane.

Occupazione finita allo Stagi si torna in classe


Termina dopo una settimana la protesta degli studenti per i problemi strutturali
del liceo artistico. Lodi Rizzini: hanno ragione a pretendere una scuola moderna

di Luca Basile PIETRASANTA Ritorno in classe nella giornata di domani, dopo una settimana di occupazione, per gli studenti del liceo artistico Stagi. Un'occupazione decisa per protestare contro le precarietà strutturali, purtroppo datate, della scuola che ha coinvolto centoquaranta fra ragazze e ragazzi che nella giornata di ieri hanno completato un murales all'interno del plesso e che hanno organizzato, in questi giorni assemblee ed iniziative per sensibilizzare la comunità didattica e cittadina sulla problematica.Protesta, quella portata avanti alle Stagi, condivisa da Stefano Lodi Rizzini, segretario del Pci. «Lo Stagi, rappresenta emblematicamente un altro dramma che deriva da scelte politiche profondamente sbagliate

Il grande regista lirico premiato al Rotary: porterà il suo Boris a S. Pietroburgo
al Festival delle Notti Bianche e al Royal Opera House Muscat in Oman


CARRARAL'anfiteatro di Carrara nasce a mezza altezza tra le cave, tra i canaloni bianchi di marmo tagliati più di 2000 anni fa e guarda dritto in faccia il mare, allacciando un dialogo idilliaco tra costa e montagna. Un luogo in cui lo spettatore si perde tra musica, cielo e mare.È così che se lo immagina Piero Faggioni, il celebre regista di lirica, che ha diretto capolavori indiscussi, acclamati da critica e pubblico, andati in scena nei teatri più prestigiosi ed importanti del mondo: dalla Scala di Milano, al Metropolitan di New York, all'Opera di Parigi. Il regista, che ha fatto la storia della lirica coltivando e accompagnando verso il successo talenti come Placido Domingo o Ruggiero Raimondi, nacque a Carrara nel 1936 ma si trasferì a Milano con la famiglia molto presto, dieci anni dopo, lasciando nella nostra città un conto in sospeso, che nonostante il tempo trascorso ed il successo internazionale raggiunto, non si è mai chiuso, anzi: si acuì quando, all'epoca della giunta Fazzi-Contigli, proponendo alla città di utilizzare una delle cave dismesse per creare un anfiteatro, venne attaccato duramente dal mondo dell'impresa lapidea: "Cosa ti credi? Le cave sono roba nostra. Mi sentii rispondere da un importante imprenditore carrarese" ricorda Faggioni.Una specie di maledizione, quindi, che lega il destino del grande artista al marmo apuano, visto che il padre, imprenditore del lapideo prima della guerra, scelse di abbandonare la città proprio per il livore maturato a seguito dell'esproprio subito per opera del regime fascista. «Nel futuro ho speranza che a Carrara qualcuno si svegli, basterebbe anche solo una parte dei soldi frutto dell'evasione e delle ricchezze provenienti dalle cave per ripristinare il Politeama o per costruire un nuovo teatro. E poi un anfiteatro scolpito nella cava, alla Taormina, sarebbe meraviglioso» commenta Faggioni che parla dei Giganti della Montagna di Pirandello perché, dice, si riconosce tanto nei teatranti dell'opera di Pirandello che, pazzi sognatori come lui, si ostinano a voler rappresentare il loro spettacolo nonostante la volontà contraria degli abitanti e che finiscono per essere colpiti dalle pietre lanciate dalle figure mitologiche dei Giganti, appunto, della montagna.Ma in realtà il Maestro ha un conto in sospeso anche con l'Italia: «Il paese che ha inventato l'Opera e che ha prodotto il 60% del repertorio lirico esistente nel mondo, è il paese che la tratta peggio, con una gestione politica e non meritocratica dei teatri» si sfoga Piero Faggioni che da più di 12 anni non vede rappresentare in Italia i suoi Boris e Don Quichotte, i suoi capolavori: «Il mio Boris - prosegue - è stato rappresentato solo a Venezia, Roma, Bologna, Firenze e Parma: mai a Genova o a Torino per esempio».Ed è proprio con Boris che il regista tornerà nel 2018 a San Pietroburgo, per il Festival delle Notti Bianche, nel periodo di maggio-giugno-luglio, quando il giorno arriva a durare quasi diciotto ore e la luce del sole resiste al buio notturno creando particolari giochi di luce a tinte rosa. Così come a settembre, sempre Boris, arriverà per la prima volta al Royal Opera House Muscat, il teatro fatto costruire alcuni anni fa dal Principe dell'Oman, appassionato di lirica: «Il Principe si è fatto costruire un teatro ispirandosi all'Opera di Parigi e sta invitando spettacoli da tutto il mondo» ha spiegato Piero Faggioni, per il cui Don Quichotte, Angelo Foletto, critico musicale tra i più importanti, si chiese nel suo articolo dell'epoca: «E' di Massenet o di Faggioni?».Un talento, quello di Faggioni, scoperto per merito in parte del caso ed in parte per la sua forte determinazione. Iniziati gli studi in legge infatti, accompagnati dagli studi al Conservatorio, il Maestro decise improvvisamente, contro la volontà del padre, di abbandonare la facoltà di Giurisprudenza e di dedicarsi alla recitazione, andando a studiare mimo con Orazio Costa presso l'Accademia d'Arte Drammatica di Roma, dove si diplomò. Recitò con Strehler al Piccolo: «Il carisma di Strehler non era sentito solo da noi attori - racconta di quel periodo - ma da tutta la città che aveva visto trasformare quel piccolo spazio, quel vecchio cinema che durante la guerra era stato addirittura una sala di tortura, in uno dei due o tre teatri più importanti al mondo». Passò poi al cinema, diventando assistente di Luchino Visconti, finché non incontrò il suo mentore: Jean Vilar. «Io odiavo la lirica ma sentii dire che Vilar cercava un assistente che non avesse mai fatto Opera ma che avesse fatto teatro e che conoscesse un po' di musica. E io venivo dal teatro, conoscevo un po' di musica e soprattutto volevo conoscere Vilar: per cui mi presentai».Da quel momento, da quell'esordio alla Fenice di Venezia con la Bohème, Piero Faggioni non lasciò più l'Opera, diventandone un profondo innovatore, cercando non più solo la musicalità nell'interpretazione ma anche il sentimento ed introducendo l'intensità della recitazione nella lirica. I suoi lavori, preceduti da un puntuale lavoro di ricerca filologica e musicologica per la ricostruzione minuziosa del clima naturale della storia raccontata, si caratterizzarono per un uso raffinato delle luci: tant'è che nel Don Quichotte di Massenet vennero creati ben 600 punti luce. «L'ho visto in Giappone, in Siberia, dappertutto: la musica ha un potere sublime, ha il potere di far lievitare le parole e diventa trasversale a tutte le lingue e tutte le classi, accumula emozioni perché l'emozione non nasce tra il cantante e uno spettatore ma dai mille spettatori che stanno intorno, perché è un fatto corale, dove ognuno porta qualcosa e quanto creato da un solo cervello, dall'autore, galvanizza e lega la gente» ha commentato Piero Faggioni, probabilmente pensando ancora al suo anfiteatro tra le cave, nel ricevere il premio Paul Harrys Fellow, il massimo riconoscimento che il Rotary Club assegna alle eccellenze e che il Rotary Club di Carrara e Massa ha consegnato, lo scorso martedì sera, nelle mani del Maestro, cercando di saldare almeno in parte quel conto ancora in sospeso che la città ha con il regista.Francesca Vatteroni

CARRARA. «Altre quattro città italiane - Alba, Carrara, Pesaro e Milano - entrano a far parte della rete Unesco delle città creative. Si tratta di un importante riconoscimento per l'Italia, dimostrazione del fatto che non solo il patrimonio culturale, ma anche la creatività rappresenta una cifra fondamentale della proiezione esterna del nostro Paese che si conferma una superpotenza della cultura». Così il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Interazionale, Angelino Alfano ha commentato l'importante riconoscimento che ha coinvolto anche la nostra città.Le città italiane designate sono Alba per la gastronomia; Carrara per l'artigianato; Pesaro per la musica e Milano per la letteratura. Milano - che è candidata ad ospitare l'Agenzia europea del farmaco - ottiene, con la designazione Unesco di città creativa per la letteratura, un ulteriore importante riconoscimento non solo per il territorio ma anche per la sua visibilità a livello internazionale. «Questo risultato conferma il ruolo di primo piano del nostro Paese in ambito Unesco», ha precisato il ministro Alfano, sottolineando che «tale riconoscimento si aggiunge al primato italiano nella lista del patrimonio mondiale, confermato dalle recenti iscrizioni approvate dall'Organizzazione parigina».

 

IL PUNTO

Con un singolare e amaro tempismo, l'annuncio straordinario di Carrara "città creativa dell'Unesco" - ad oggi, una delle nove in Italia - è arrivato in contemporanea con lo spegnimento delle luci e della porta all'Hotel Michelangelo, unico albergo di rilievo del centro cittadino (è all'asta, si ipotizza un interessamento di alcuni imprenditori del marmo, sarebbe una soluzione auspicabile).Il rischio concreto è che chi deciderà, dopo aver letto di due film in contemporanea girati qui (in toto o in parte) dedicati a Michelangelo, e vorrà scoprire che oltre alle rinomate cave vi è anche un tessuto diffuso di laboratori artistici, meno di un tempo ma ancora dinamici, ebbene, si troverà come al solito a dover alloggiare in un altro comune e farà una gran fatica, se in un giorno festivo, a trovare un bar aperto. I servizi igienici pubblici sono chiusi da quasi un anno e non si vede uno spiraglio.Carrara città creativa e del saper fare, con una tradizione secolare di artigiani e artisti, ma anche Carrara città chiusa, con una impressionante morìa di negozi e di attività, in un tessuto commerciale soprattutto urbano soffocato da un piano della sosta aggressivo, mortificato dagli eterni dilemmi del Politeama e degli Animosi, del capolinea che non parte, della Fondazione Cassa di Risparmio che ha depauperato buona parte del suo patrimonio in operazioni con Carige. E se si scende verso il mare non va meglio, l'ex Mediterraneo è un cratere, il Marble Hotel fra poco festeggia i 30 anni (fu iniziato nell'88) ed è ancora lì, cartolina simbolo dell'inefficacia di una classe dirigente spazzata via dalle ultime amministrative. Poche settimane fa siamo stati ad Alba: l'enorme differenza è che chi esce dall'autostrada e facendo una breve digressione passa nei pressi dello stabilimento Ferrero viene letteralmente travolto da un aroma impressionante di nutella, cioccolata, ovetto Kinder. Qui, chi esce al casello di Carrara trova lo scheletro del Marble, chi esce a Massa e taglia verso l'Aurelia, è travolto dal tanfo del Cermec. E ci si consenta una breve parentesi, chi oggi propone un Comune unico tra Massa, Carrara e Montignoso, dovrebbe prima ricordarsi che quelle società in cui i Comuni si sono trovati o si trovano cogestori, dal Cat allo stesso Cermec, da Erreerre a Gaia, dal Consorzio Zona industriale all'Area retroportuale, insomma, i risultati non sono stati certo buoni; e la stessa Provincia, ha fatto finire in malora lo stabile del Liceo Marconi, una parte dello Zaccagna, tiene chiusa la palestra del Repetti; che aggiungere?Ma torniamo a Carrara. Il risultato straordinario di Carrara città creativa deve essere assolutamente uno sprone anche e soprattutto per la giunta a Cinque stelle, che finora in quattro mesi ha fatto troppo poco, per non dire quasi niente. De Pasquale dice che si è concentrato sulle scuole, ora però serve davvero un deciso cambio di passo, quel cambio di passo che avevamo auspicato da anni per la giunta Zubbani e che invece non è mai arrivato, portando alla sonora sconfitta di giugno. A partire dalle migliorìe al piano della sosta, e poi incentivi alle aperture dai negozi, definitiva risoluzione dei casi Marble e Mediterraneo, arricchimento dell'offerta sanitaria; e si aspettano i testi definitivi del regolamento degli agri marmiferi e del Piano operativo comunale. Ormai la fase di ambientamento è finita, non possono essere elusi ancora a lungo i temi chiave che la città aspetta. O il titolo di Città creativa resterà solo uno slogan senza ricadute sul territorio.


di Alessandra Vivoli CARRARA Domani, venerdì, a Parigi, con una cerimonia in pompa magna, Carrara entrerà ufficialmente a far parte del circuito Unesco per le città creative, rappresentando l'eccellenza nel campo dell'artigianato e dell'arte popolare grazie al suo primato nel settore lapideo e scultoreo. Si brinderà, con lo champagne dei padroni di casa, degustando lardo, focacce dolci made in Carrara e ammirando lo stand dove verranno esposti alcuni lavori realizzati nei laboratori cittadini e i profumi del marmo, che tanto successo stanno avendo in tutto il mondo. Questo per quel che riguarda l'iter ufficiale, quello dell'incoronazione della nostra città da parte dell'Unesco. E, intanto, a Carrara, si pensa già a come mettere a frutto questo importante riconoscimento. Come prima mossa, si rispolvera l'idea del marchio Carrara, dalle cave fino alla lavorazione al piano e ai laboratori. Un progetto per cui, questa volta, sembrano destinate a coinvogliare moltissime energie e tali da creare una vera e propria rete. L'assessore Federica Forti: consulenza con l'Unesco per il marchio. Si comincia dalle cose piccole: come inserire il logo Carrara città creativa dell'Unesco, in tutte le pubblicazioni che riguardano il nostro Comune. È questo il primo passo secondo l'assessore alla cultura Federica Forti che non ha dubbi: «Dobbiamo ottimizzare al meglio questa importante onorificenza, all'interno di un percorso che prevede la nascita di un brand Carrara città del marmo».

 

la cerimonia
Lardo, profumi e grande artigianato artistico: una serata d'onore in Francia
Sarà presente alla cerimonia dell'Unesco, prevista per domani (venerdì) a Parigi anche il sindaco Francesco De Pasquale, che volerà nella capitale francese insieme a Francesca Nicoli.La giornata di venerdì comincia alle 18 e termina alle 21. Prevede una cerimonia che comincerà con la presentazione delle città inserite nel circuito della creatività di Unesco. Sono quindi previsti alcuni stand che esporranno vari prodotti carraresi che saranno utili per dimostrare come attorno al marmo non ci sono solo scultura e design ma anche il frutto della creatività legata alla pietra.La Rete delle Città Creative dell'Unesco è stata creata nel 2004 per promuovere la cooperazione tra le città che hanno identificato la creatività come elemento strategico per lo sviluppo urbano sostenibile ed è divisa in sette aree corrispondenti ad altrettanti settori culturali (Musica, Letteratura, Artigianato e Arte Popolare, Design, Media Arts, Gastronomia, Cinema).Le 116 città che attualmente fanno parte della rete collaborano per un obiettivo comune: fare della creatività e dell'industria culturale il centro dei loro piani di sviluppo a livello locale e collaborare attivamente a livello internazionale.

 

Cgil: la soluzione non è chiudere le cave

La risposta del sindacato alla consigliera M5S Mencarelli: basta con gli atteggiamenti ostruzionistici


CARRARA«Il tema della sostenibilità del lavoro nel settore della pietra naturale non può essere ridotto a mera contrapposizione tra lavoro ed ambiente come ha fatto sulla stampa la consigliera del movimento 5stelle Luana Mencarelli, che addirittura è arrivata a chiedere la chiusura delle cave. Ci domandiamo se questa è una posizione sua o dell'intero Movimento visto che a Carrara governano la città».Lo scrive in una nota la segreteria marmo della Cgil. «Siamo d'accordo anche noi, e ci mancherebbe altro, che le leggi devono essere rispettate. Siamo tra i soggetti più consapevoli che questa realtà produttiva, oggi, cambia a ritmi importanti, creando di continuo nuove e ineludibili esigenze di riequilibrio nella relazione con l'ambiente naturale e con la sicurezza del lavoro, ma anche innovazioni tecnologiche e produttive che possono dare le risposte che servono- continua la nota del sindacato - A Massa Carrara la contraddizione lavoro-ambiente-sicurezza ha prodotto danni che ancor oggi hanno ripercussioni sulla vita delle persone della nostra provincia. L'industrializzazione della zona con insediamenti di industrie chimiche senza le adeguate misure di controllo e verifica sugli inquinanti ha prodotto il danno ambientale che conosciamo: le falde sono ancor oggi inquinate e, di conseguenza, la reindustrializzazione stenta a decollare. Oggi - prosegue la nota - dobbiamo evitare che quanto accaduto all'epoca si ripeta nel settore lapideo, che nonostante quello che afferma la consigliera Mencarelli è un settore importante che occupa migliaia di lavoratori diretti ed indiretti nella provincia di Massa Carrara. A fronte però di una sempre più massiccia estrazione si assiste ad un impoverimento generale del tessuto sociale (in particolare a Carrara) con sempre minori ricadute occupazionali al monte e soprattutto al piano e con il contrastante e insopportabile accumulo di ricchezze che da essa derivano nelle mani di pochi (con livelli di evasione ed elusione insopportabili)». «Come Cgil abbiamo proposto di definire un sistema di contingentamento e razionalizzazione che permetta di entrare nel merito dei ritmi di lavoro, basato sul rapporto tra escavato e numero di lavoratori- va avanti la nota - Occorre riprendere il confronto sul contingentamento delle escavazioni e sulle strategie di valorizzazione della risorsa marmo che possono garantire insieme la sostenibilità sociale ed ambientale di questo genere di produzione unitamente alle opportune ricadute occupazionali e alla redditività per le imprese che la esercitano. Inoltre abbiamo formulato una proposta di modifica della legge regionale, con l'obiettivo di conciliare gli interessi dei lavoratori, delle imprese e dell'ambiente. Ben venga quindi mettere al centro dei processi estrattivi la sicurezza sul lavoro, diminuendo i ritmi di lavoro e di conseguenza l'estrazione. Ben vengano sistemi incentivanti in grado di rafforzare la filiera e la lavorazione al piano. Se non si abbandoneranno gli atteggiamenti ostruzionistici e rissosi del passato non si prenderà atto della necessità di governare in maniera condivisa lo sviluppo di questo settore. La nostra comunità ha già vissuto con profonde lacerazioni e ferite sociali il conflitto ambiente lavoro: responsabilità di tutti i soggetti imprenditoriali e istituzionali è evitare che la storia si ripeta».

 

Ciavarella segretario Filt Cgil


la nomina

Domenico Ciavarella è il nuovo segretario provinciale della Filt Cgil di Massa-Carrara. Lo scorso 25 ottobre è stato eletto dal direttivo provinciale a seguito delle dimissioni di Riccardo Barontini andanto in pensione nelle scorse settimane.


Nel corso degli anni Villa Massoni, così estesa e all'apparenza vulnerabile, ha subito numerosi furti, con i ladri che più volte si sono introdotti all'interno del suo parco e nei suoi vari edifici.Il colpo più importante è avvenuto nel 1997. In quell'occasione la banda che entrò in azione rubò molti oggetti e opere preziose sparse per tutta la tenuta. Sparì per esempio un intero presepe napoletano in marmo, ma anche un antico camino e pure una vasca di una fontana esterna: tutto rivenduto al mercato nero. Sparirono anche una decina di piccole statuette in marmo, alcuni mobili e suppellettili di valore.

Quanto marmo estrarre L'incontro con le categorie


SERAVEZZA Si terrà il 6 novembre il secondo incontro pubblico del percorso partecipativo per la formazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe) di Seravezza, finalizzato all'ascolto dei rappresentanti delle organizzazioni attivamente coinvolte e dei portatori d'interesse. L'appuntamento è alle 9.30 nella sala del consiglio comunale. «Il principale obiettivo del processo di partecipazione per la formazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi è produrre un risultato il più ampiamente condiviso sul tema dell'impatto paesaggistico delle attività estrattive del Monte Altissimo», ricorda il vicesindaco e assessore all'Urbanistica Valentina Salvatori. «La complessità delle problematiche che investono tale strumento, unico nel panorama nazionale, non può quindi prescindere dal tentativo di intercettare, comprendere e declinare nell'atto specifici contributi cognitivi provenienti dalla conoscenza sociale e diffusa di coloro che portano avanti interessi puntuali o generali connessi a diverso titolo con i piani. Dopo la riunione del 20 ottobre scorso con le associazioni ambientaliste e quelle di fruizione e valorizzazione del territorio montano, l'Asbuc, i comitati di salvaguardia e tutela, le associazioni civiche e i circoli culturali, per il nuovo incontro del 6 novembre sono state convocate le rappresentanze istituzionali e le associazioni sindacali, politiche, economiche, professionali e di categoria. L'appuntamento non costituirà la circostanza per instaurare un dibattito o una discussione sui contenuti e le prospettive dei diversi piani, fase per la quale sono previste occasioni specifiche, ma rappresenterà la possibilità per l'amministrazione di acquisire contributi in grado d'implementare e migliorare i quadri conoscitivi in corso di formazione».ù

 

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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