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Il Tirreno (2318)


di Libero Red Dolce
MONTIGNOSO Dalla discarica di Cava Fornace direttamente al depuratore del Lavello. È il percorso che fa, o meglio faceva, il percolato della discarica gestita da Programma Ambiente che Gaia ha autorizzato a scaricare nella fognatura nera. Percolati che contengono dei materiali pericolosi per l'ambiente e la salute secondo "Acqua alla Gola", ma la situazione è più complessa di così. «Quel percolato, cioè il liquido che si forma dai rifiuti -- sostengono gli anti Gaia -- contiene cloruri e metalli pesanti e materiale della lavorazione dello smaltimento di Cava Fornace e anche amianto, marmettola e ora anche i fanghi della Farmoplant». Di certo non si tratta di acque pure, tanto che finiscono nelle acque nere. Ma per avere l'autorizzazione a sversare Programma Ambiente è dovuta passare dalla Regione. E ovviamente dai controlli di Arpat e Autorità idrica toscana. «Gaia ha fatto verifiche analitiche sul nostro percolato -- spiega Gianpaolo Nadalini, direttore tecnico della discarica di Montignoso -- che è meno inquinante rispetto ad altri scarichi. E abbiamo l'autorizzazione dalla Regione a scaricare. Il nostro percolato è uno scarico come molti altri scarichi industriali. Se risponde ai requisiti può essere scaricato, se in futuro cambiassero le caratteristiche chimico fisiche allora sarà diverso». Di fatto però quel percolato non arriva al depuratore del Lavello dallo scorso agosto. L'autorizzazione è del 2016 ma a un certo punto la discarica ha smesso di conferire, comunicandolo a Gaia, senza però spiegare il perché. «A quel punto vista la loro decisione abbiamo chiuso la condotta che recapita i reflui nella nostra fognatura -- spiega Daniele Franceschini di Gaia -- chiusa con una valvola che solo noi controlliamo». Dunque le acque che arrivavano da Cava Fornace dovevano rispettare dei parametri. Quali? Si tratta di un elenco di sostanze, 51, elencate in una tabella che si trova allegata al Testo unico ambientale. Se le sostanze individuate non superano i parametri allora si può scaricare il percolato. Su un parametro però, i solfati, Programma Ambiente chiese una deroga. «La società avviò una pratica per una integrazione dell'autorizzazione -- spiega ancora Franceschini -- richiedendo una deroga per il parametro solfati. Il parametro non inficia i processi depurativi, è un parametro passante. La deroga non avrebbe significato per noi un problema e l'abbiamo autorizzata». Abbiamo chiesto a Gaia quanti controlli sono previsti e hanno risposto che «il produttore, cioè la discarica, deve inviare un certificato analitico annualmente, noi facciamo qualche controllo a campione. Non moltissimi, in verità». Per adesso lo scarico è stato bloccato dalla valvola su richiesta di Programma Ambiente, che però ha intenzione di ricominciare a scaricare. Nessuno però farebbe delle analisi nel momento della ripresa dello scarico. «Non sono previste, l'autorizzazione è già stata data. Quando ricominceranno a scaricare si vedrà». Acqua alla Gola attacca Gaia anche sulle promesse fatte qualche mese fa sui distacchi. L'azienda infatti aveva dichiarato che avrebbe fermato i distacchi per le fasce deboli. Al massimo un limitatore del flusso. «Si è rivolto a noi un utente che abita nel villaggio popolare a Castagnara che, nonostante sia a Isee 0, ha i rubinetti a secco da settembre. Ecco qua la gestione perfetta del rapporto con le utenze di Gaia», conludono polemicamente dal Comitato.

I libri della Michelotti


carrarafiere
L'artista Monica Michelotti, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, espone i suoi libri d'arte, libri oggetto di design a Giorni d'arte, Centro Fieristico CarraraFiere a Marina di Carrara, fino a lunedì 1° maggio, orario: sabato e feriali 15 - 20; domenica e festivi 10 - 20. I libri d'arte di Monica Michelotti sono realizzati con tecnica mista su carta e sono - si sottolinea in una nota - una interpretazione creativa tra visione ed emozione, tra cultura ed informazione, un inno alla capacità dell'uomo di trasformare la cultura, in un atto creativo che ci permette di instaurare una corretta interazione tra interiorità e esteriorità, tra sé e gli altri. I libri d'arte sono pezzi unici. Nei primi anni 1970, il libro d'artista cominciò ad essere riconosciuto come un genere distinto e con questo riconoscimento arrivò anche l'apprezzamento critico.

L'arte di Nicola Domenici nella Sala delle Grasce


pietrasanta

Il complesso del Chiostro di Sant'Agostino a Pietrasanta ospita Vitriol, la mostra di Nicola Domenici che, attraverso una gallery di dodici pittosculture, ripercorre il proprio percorso di crescita interiore e invita anche il visitatore a guardare dentro di sè. Corpi maschili e femminili in resina, alluminio e ceramica, con particolari definiti dal tocco del pennello, che colora e accende le figure: la personale troverà spazio nella Sala delle Grasce fino al 1° maggio. Ingresso libero. La mostra si può visitare anche su appuntamento contattando il 328 8856600.

«Nulla contro la robotica ma privilegiamo la tradizione»
Il progetto: una collaborazione con la scuola del marmo

di Luca Barbieri
CARRARA Un polo artistico nel centro storico per rilanciare Carrara dal punto di vista artistico e culturale. Come? Ripartendo, intanto, proprio dalla scultura. Giovani, un'attività che procede, avviata da pochi mesi e idee chiarissime su presente e futuro: sono i quattro scultori della Cooperativa Scultori di Carrara, con laboratorio situato tra via Aronte, corso Rosselli e via San Martino (negli spazi dove, tra gli altri capannoni, si trova la Giannotti Edilizia), nel centro storico della città con vista sui monti. L'attività, dicevamo, è aperta dalla fine dell'anno passato.

Sgarbi tra viuzze e cave


Caffaz insieme al critico per la città: «Pronti a rilanciarla»

CARRARA Fatta la scorpacciata di sostegni nella sala dell'Autorià Portuale la sera prima, ieri Vittorio Sgarbi e la sua candidata a sindaco per il movimento Rinascimento, Alessandra Caffaz, sono andati in giro per Carrara, lanciando in pieno la propria campagna elettorale. «Dobbiamo recuperare il bello di questa città» ha detto la candidata sia lunedì sera all'Autorità Portuale durante il comizio, sia ieri mentre era in giro per la città. Il tour di Sgarbi per Carrara è partito dalle cave, con una visita scandita in tre parti: una cava sotterranea, la cava di Michelangelo e una tappa al museo, dove il critico è rimasto colpito dalla ricostruzione nel dettaglio delle vecchie abitazioni dei cavatori.

 

pietrasanta

Il complesso del Chiostro di Sant'Agostino a Pietrasanta ospita Vitriol, la mostra di Nicola Domenici che, attraverso una gallery di dodici pittosculture, ripercorre il proprio percorso di crescita interiore e invita anche il visitatore a guardare dentro di sè. Corpi maschili e femminili in resina, alluminio e ceramica, con particolari definiti dal tocco del pennello, che colora e accende le figure: la personale troverà spazio nella Sala delle Grasce fino al 1° maggio. Ingresso libero. La mostra si può visitare anche su appuntamento contattando il 328 8856600.

 

Ma Claudia Bienaimè attacca: approvare il regolamento
sarebbe irresponsabile, garantisce il potere attuale

CARRARA Continua a far discutere il regolamento degli agri marmiferi. Scrive il commissario Pd Gianni Anselmi: «Sarà uno stillicidio? In campagna elettorale dovremo attenderci continui distinguo e rincorse a dimostrare di essere "più discontinui" di tutti? La vicenda del regolamento degli agri è sconcertante. In questi mesi (e anni, prima) il presidente della Commissione, Cristiano Bottici, ha svolto un grande lavoro, che non ha abbandonato solo perché si traguarda la fine del mandato consiliare. O, peggio, per ragioni di schieramento o convenienza. È comprensibile la sua amarezza di fronte a chi, sospettiamo strumentalmente, oggi vuole creare intoppi e intralci. La Giunta Regionale - ricorda Anselmi - ha approvato la proposta di modifica della Legge 35. Il testo dovrà andare in consiglio e, certo, potrà anche essere emendato. Ma questo non è un motivo valido per fermare il percorso di discussione. Il consiglio comunale è in carica e tutto il lavoro che potrà (e dovrà) fare da qui al suo rinnovo deve essere fatto, perché non sarà sprecato. Come Pd siamo impegnati, a Carrara come a Firenze, con la maggioranza che sostiene il governatore Enrico Rossi, a dare alle cave strumenti giuridici moderni e adeguati per regolamentare le cave di Carrara e assicurare alla città il giusto e dovuto ritorno da queste attività. Il presidente Bottici ha tutto il nostro appoggio e quello del gruppo consiliare che continua ad essere e sentirsi parte del Pd», assicura Anselmi.In attesa di capire se e quando il regolamento sarà portato in consiglio comunale, c'è chi come la candidata a sindaco Claudia Bienaimé boccia la bozza presentata in Commissione Marmo. «Hanno atteso l'imminenza del voto per presentare una proposta scandalosa - sostiene Bienaimé - la cui elaborazione non ha coinvolto né le parti sociali, né le associazioni ambientaliste, né i soggetti preposti alla sicurezza nelle cave. Se tale bozza venisse approvata entro la scadenza della legislatura immobilizzerebbe la situazione degli agri per i prossimi 25 anni». E ancora: «Cosa prevede il nuovo regolamento? Partiamo dalla questione della coltivazione di una cava in cui coesistono agri marmiferi (pubblici) e beni di natura giuridica diversa (i cosiddetti 'beni estimati'). Qualora l'estensione degli agri sia inferiore al 30 per cento, la bozza prevede che la concessione possa essere affidata senza gara ai titolari del 'bene estimato'. Ove l'estensione degli agri superi il 30 per cento, la concessione tramite gara sarebbe invece subordinata alla costituzione di un consorzio. Ma tale consorzio non farà che favorire la sopravvivenza degli attuali accordi tra il socio esperto (colui che lavora e investe) e il socio parassita (colui che beneficia del prodotto del lavoro altrui senza muovere un dito)». A detta della Bienaimè, inoltre, «Il nuovo regolamento è irricevibile soprattutto per quanto riguarda la parte relativa alle 'Disposizioni Transitorie'. Una soluzione gattopardesca architettata perché tutto rimanga com'è oggi, almeno per i prossimi 25 anni. La bozza di regolamento - aggiunge la Bienaimè - contrasta inoltre con il recente pronunciamento dell'Antitrust: la proroga automatica delle concessioni - è scritto nelle raccomandazioni dell'Authority - è invece in palese conflitto con la disciplina europea sulla concorrenza».E conclude: «Appare sconcertante che questa amministrazione non solo abbia aspettato cinque anni per mettere mano al regolamento, ma che nella sua elaborazione essa rinunci completamente alla sua prerogativa di autonomia normativa che era stata affermata in primo luogo dal Decreto Regio del 1927 e ribadita poi dalla storica sentenza del 1995 della Consulta. Di particolare gravità è la presentazione di un regolamento preconfezionato, pedissequamente copiato - dal Pd locale - da una delibera della Giunta regionale. Approvarlo sarebbe irresponsabile: è l'ennesimo tentativo di confermare gli attuali assetti di potere sul territorio».

MASSA-CARRARA Questo pomeriggio alle ore 18,30 presso il Duomo di Massa sarà celebrata una Messa in suffragio per Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonoli. Si tratta dei due cavatori che persero la vita il 14 aprile 2016, travolti da oltre 2mila tonnellate di marmo. La celebrazione arriva a un anno esatto dalle esequie dei due cavatori alle quali parteciparono migliaia di persone. L'incidente lo ricordiamo avvenne intorno all'ora di pranzo del 14 aprile dello scorso anno a Cava Antonioli, nel bacino di Colonnata. Benedetti e Ricci, insieme al collega Giuseppe Alberti, 48 anni, stavano lavorando su una bancata. Una frana, improvvisa, travolse i tre operai: Benedetti e Ricci furono seppelliti dalle macerie e ritrovati senza vita all'alba del giorno seguente, mentre Alberti si salvò, ferito e privo di sensi, appeso alla corda a cui aveva provveduto ad assicurarsi. «Questo incidente ha creato una sensibilità nel mondo delle cave: ancora oggi difficilmente troviamo addetti che dimenticano di legarsi, proprio perché ricordano che a Cava Antonioli un loro collega si salvò proprio per aver seguito questa prescrizione» ha sottolineato la responsabile del Dipartimento di Prevenzione Maura Pellegri, in un'intervista al nostro giornale sulla task force per la sicurezza istiuita dalla Regione Toscana proprio dopo quell'incidente. Sulla morte di Benedetti e Ricci- il primo 46 anni, il secondo 55 all'epoca dei fatti, entrambi padri di famiglia - fu avviata un'inchiesta, a tutt'oggi ancora aperta: a quanto risulta, la proroga di sei mesi alle indagini concessa a fine 2016 sta arrivando agli sgoccioli e a breve la Procura della Repubblica dovrà decidere se chiedere una ulteriore dilazione o chiudere la fase delle indagini preliminari. Si tratta, per la verità, di un iter quasi fisiologico vista la complessità dell'inchiesta che riguarda uno scenario particolarmente difficile, come quello di una cava, teatro di una frana da oltre 2mila tonnellate di materiale.Cinzia Chiappini

Cinzia Chiappini
CARRARAStandardizzazione delle procedure di escavazione, una divisione più netta delle mansioni in cava e una battaglia per l'adeguamento delle macchine tagliatrici a filo diamantato: prosegue con queste tre priorità il lavoro del dipartimento per la Prevenzione dell'azienda sanitaria Usl Toscana Nord Ovest dopo la tragica serie di sette incidenti mortali registrati tra il 2015 e il 2016 nei bacini marmiferi di Carrara. A un anno esatto dal doppio incidente di Cava Antonioli, costato la vita a Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli, a seguito del qual il presidente della Regione Enrico Rossi lanciò la task-force per le cave, abbiamo chiesto all'ingegner Maura Pellegri responsabile del dipartimento di Prevenzione, di fare il punto sullo stato di avanzamento di questo importante progetto. «La Task Force è di fatto un aumento di personale che ci permetterà di incrementare i controlli in cava. Alla fine del progetto avremo 28 addetti in più» spiega la Dirigente, precisando che una decina di queste "nuove leve" è già in forza al suo dipartimento, con 5 specialisti operativi sul campo e altri 5 in fase di formazione. Ma come e con quali obiettivi sarà dispiegato questo personale? «Faranno quello che abbiamo sempre fatto, solo con una maggiore frequenza» risponde la Pellegri che prima di entrare nel merito, ricorda che «alle cave di Carrara, dal punto di vista della sicurezza, non siamo certo al Far West e la fase di alfabetizzazione è acquisita: i sopralluoghi - spiega - non si concludono mai con decine di provvedimenti o sanzioni». Questo significa che difficilmente i cavatori di questi bacini trascurano "l'abc", ovvero il ricorso a dispositivi di protezione come caschi o scarponi da lavoro. Gli ultimi incidenti hanno dimostrato infatti che le criticità sono altre.Il nodo delle procedure. «Serve maggior rigore nelle procedure di lavorazione, che devono essere chiare e uguali per tutti. Una volta raggiunta questa "omogeneità" sarà più facile per valutare i rischi per la sicurezza» inizia l'ingegnere. Il Dipartimento di Prevenzione, insieme a tutti i soggetti interessati, dalle associazioni datoriali ai sindacati, passando per la Lega dei Cavatori, è impegnato proprio nella "riscrittura" di queste procedure: «Non è un lavoro semplice perché spesso si parte da punti molto lontani e non è facile far accettare agli addetti ai lavori cambiamenti a dei procedimenti che magari seguono da anni» prosegue l'ingegnere. Per chi conosce almeno un po' il mondo dei bacini marmiferi non è difficile immaginare l'ombra di perplessità sui volti dei cavatori, soprattutto quelli più esperti, davanti a chi arriva "da fuori" il mondo del lapideo a spiegare cosa devono o non devono fare. L'analisi condotta dal Dipartimento di Prevenzione conferma però che uno dei fattori all'origine degli infortuni avvenuti tra il 2015 e il 2016 è proprio il mancato rispetto delle procedure di lavorazione: «Dobbiamo ripartire da zero soprattutto perché gli incidenti sono accaduti a presone esperte durante lavorazioni considerate ormai ordinarie. Standardizzando le procedure non solo si individuano meglio i rischi, ma si incrementa anche il livello di attenzione, perché è più facile fare i controlli» spiega la dirigente Asl. La divisione delle mansioni. Un altro passaggio fondamentale, su cui l'ingegner Pellegri insiste molto è quello della divisione delle mansioni, in particolare tra le figure strategiche del lavoro in cava, ovvero, sorvegliante, titolare e direttore responsabile: «Serve chiarezza su chi decide cosa, sia per quanto riguarda la lavorazione sia per la sicurezza. Il problema è che spesso c'è una sovrapposizione di competenze e ruoli che crea incertezza. Con una spartizione più netta, ad esempio, le ultime tipologie di incidente avrebbero potuto essere evitate» ammette la dirigente che, senza citare casi specifici aggiunge: «la stessa persona non si può occupare di come tagliare il blocco e di come mantenere la sicurezza durante il taglio». Il rapporto con le imprese. La dirigente Asl ammette che «nessuno ha la verità in tasca» ma che si tratta di conclusioni a cui il suo Dipartimento è arrivato dopo aver analizzato gli ultimi i infortuni mortali. E qui l'ingegnere non rinuncia a una frecciatina alle associazioni datoriali: «A parte noi nessuno ha esaminato quello che è successo tra il 2015 e 2016. Non parlo di indagini penali ma di azioni dei soggetti coinvolti per scongiurare nuovi incidenti. Passata l'emotività del momento nessuno si è mosso e spesso, ci si limita a guardare i numeri. Mi sono sentita dire che 27 infortuni in 10 anni e non sono mica tanti» racconta la responsabile del Dipartimento con una punta di indignazione. «Le imprese si limitano a darci un parere sulle procedure che mettiamo a punto noi, senza proporne di loro» chiarisce ancora sollecitando le associazioni datoriali a essere maggiormente propositive. Le macchine a filo diamantato. L'altra grande battaglia del Dipratimento di Prevenzione riguarda le macchine a filo diamantato. Ma in questo caso la partita si "gioca" fuori casa. Sì perché l'interlocutore è il governo nazionale, al quale l'azienda sanitaria chiede ormai da tempo di elevare gli standard di sicurezza di questi macchinari. «Sono a norma dal punto di vista della commercializzazione, perché dotate di marchio Ce, che viene assegnato sulla base di una norma europea. Questa però è meno restrittiva dei parametri che abbiamo noi come Asl. Per questo stiamo chiedendo al governo di incrementare il livello» aggiunge. Difficile prevedere oggi quando tutto questo lavoro darà i suoi frutti: «L'effetto "task-force" per ora non c'è ma sono certa che arriverà, alla lunga. Con più controlli -- garantisce -- riusciremo a contrastare quell'allentamento dell'attenzione che è all'origine di tanti incidenti». Ci sono poi altri fattori che incidono sulla sicurezza ma sui cui il Dipartimento ha poca voce in capitolo: «L'incremento dei livelli di produzione non aiuta e poi anche sul rischio idrogeologico c'è molto da fare» conclude la dirigente, auspicando un rafforzamento dell'Ufficio Marmo del Comune, per aumentare ancora di più la vigilanza sul mondo delle cave.

«Guarda che rosso» per i martiri del lavoro

Il cantautore Sergio Truman Tramontana ha scritto e interpretato una canzone
che punta sul mettere a contrasto il bianco del marmo con il sangue delle vittime

CARRARA Cantautore, fotografo, autore radiofonico, scrittore di libri, creativo, promotore di vini e di marmo. Sergio "Truman" Tramontana è un carrarese dai molti interessi ed è un profondo conoscitore del mondo delle cave, a cui è dedicato anche un paio di volumi. Questa volta però alle cave non è andato per immortalare i volti dei cavatori o per fermar in uno scatto immagini spettacolari delle nostre Apuane. Questa volta, in un periodo che va dall'anniversario dell'immane tragedia dell'anno scorso con due morti insieme sotto centinaia di tonnellate di marmo, e il Primo Magguo, ha scritto e interpretato una canzone forte contro le morti in cava: "Guarda che rosso", caricata su Youtube e sul suo profilo Facebook. Un testo che insiste sul contrasto fra il bianco del nostro marmo e il rosso del sangue troppe volte versato. Ma, puntualizza Tramontana, «Questa canzone dura e cruda è dedicata a tutte le donne e gli uomini che hanno perso la vita lavorando. Una canzone dedicata a tutti i lavoratori: dai cavatori ai lavoratori edili, dal precario che lavora al computer di un call center al metalmeccanico, dalle forze dell'ordine ai braccianti agricoli che raccolgono pomodori. Ero indeciso se uscire a Pasqua o per il Primo maggio. Ho deciso di partire per Pasqua - aggiunge - sperando che da qui al giorno della festa dei lavoratori questa canzone faccia la sua parte. Riesca in qualche modo a sensibilizzare le coscienze».Tramontana è stato anche ex dj, così racconta la sua passione per la musica: «Ho iniziato giovanissimo tanto tempo fa. Da ragazzo suonavo in un gruppo in una cantina a Marina di Carrara. Poi piu tardi nel 1980 durante il periodo d'oro della mia Radio Free che rifondai insieme a Ugo Rossi e Maurizio Pollina conobbi, grazie ad un mio grande amico Camillo Menconi, il cantautore Gianfranco Fanigliulo, che decise di ascoltare le mie canzoni e mi fece incontrare poi a Milano alcuni produttori discografici alla Cgd al tempo diretta da Caterina Caselli. Presi tante porte in faccia e mollai Milano. Ho continuato a scrivere per me stesso. La vita è passata in un lampo tra alti e bassi, disgrazie varie, cambi di lavoro e un dover rimettersi faticosamente continuamente in gioco».E l'ispirazione? «Dalla vita che vivo tutti i giorni da tutto quello che vedo con occhi diversi, magari occhi fotografici. In anni di radio e televisione poi ho avuto maestri da studiare come Giulio Rapetti Mogol, Daniele Pace, Oscar Avogadro, Enrico Ruggeri, Paolo Conte, Alberto Radius , Luciano Ligabue, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Ivano Fossati... e tantissimi altri la lista è lunga sono fenomeni ineguagliabili».E ora, perché un tema così forte come la morte sul lavoro? «Dicono - ribatte Tramontana - che il mio scrivere è un po' ermetico triste malinconico. Dopo tanti anni a scrivere canzoni d'amore pensate per essere cantate da altri interpreti visto che non sono riuscito a farle ascoltare a nessuno ho deciso di fare qualcosa di diverso e mettermi in gioco in prima persona come sempre. Ora aupico che qualche interprete famoso si decidesse di ascoltarle magari. Tornando alla canzone - prosegue - l'idea parte da lontano. Ho scritto questa canzone anni fa e ho pubblicato il testo a pagina 6 a fianco della foto di un Tramonto Assassino, nel mio terzo libro sul marmo Facce di marmo. Questa canzone è un grido di dolore un atto di denuncia che mi auguro riesca a sensibilizzare sia i lavoratori che gli imprenditori che spesso lavorano fianco a fianco e rischiano insieme. Non è colpa solo del fato o tra virgolette dei Padroni o degli Operai, spesso è colpa anche di chi lavora con un eccesso di sicurezza. Spero di dare il mio contributo al risveglio delle coscienze».A un certo punto appare una macchinina dei carabinieri: «Quella - spiega - è un omaggio a tutte le donne e gli uomini delle forze dell'ordine che hanno perso la vita per difendere la nostra. Da Nassirya in poi fino ad arrivare al Carabiniere di Carrara che è stato ammazzato davanti casa. Il pomodoro invece è dedicato a tutti i braccianti sfruttati dai caporali per 3 euro all'ora. In particolare a Paola Valente, la bracciante di Andria stroncata da un infarto mentre raccoglieva pomodori 12 ore il giorno».Conclusione con i ringraziamenti: «Ringrazio il Maestro Alessandro Di Dio Masa per aver accettato di collaborare con me. Dopo anni che non suono e non canto, credere in un vecchio scrittore di canzoni come me è stato coraggioso. Ringrazio poi il giovanissimo regista Manuel Tartaglia di Drone air view che ha creduto subito in me. Un ringraziamento ai titolari di Cava capraia alla famiglia Grassi agli operai cavatori che hanno schiacciato il pulsante play della mia autoradio per fare il playback durante le riprese in cava. Ringrazio soprattutto mia moglie Stefania e le mie figlia Stella e Federica che sopportando le mie assenze mi hanno permesso di portare avanti questo progetto. Ho scritto un centinaio di canzoni, almeno una trentina sono pronte per essere registrate: spero che qualche produttore si accorga delle mie canzoni, mi piacerebbe che dopo tanti anni qualcuno le cantasse. Sarebbe un sogno nel cassetto realizzato, un bel finale di carriera».

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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