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Il Tirreno (2318)

Cave, aumenta il canone di concessione

MONDO MARMO
di Melania Carnevali wMASSA I canoni di concessione degli agri-marmiferi sono troppo bassi e dovranno essere alzati. A dirlo non è un’associazione ambientalista, ma l’amministrazione comunale massese che nei giorni scorsi ha dato mandato all’ufficio competente di “rivedere” le tariffe, ad oggi decisamente irrisorie. Si parla di 0,024 euro a metro quadrato. Qualsiasi sia il posto in cui è collocata la cava (vicino o lontane a grotte, sotto o sopra vette spettacolari, a ridosso o a distanza di zone protette) e qualsiasi sia il marmo estratto. Pregiato o meno pregiato, non importa: il concessionario paga “d’affitto” sulle Apuane 2,4 centesimi a metro quadro. Un po’ come per le spiagge, dove i balneari pagano 1,73 euro a metro quadro, 3 euro invece per la parte coperta dalle cabine. Ma sulle Apuane, a prezzi, va molto peggio: un concessionario paga duemila volte meno di quanto paga il titolare di un bar o di un ristorante per il suolo pubblico nel centro storico, dove la tariffa per metro quadro oscilla da un minimo di 19 euro a un massimo, appunto, di 50 euro a metro quadrato, in base a dove il locale è collocato, più o meno vicino alle arterie principali. Tariffe care, ma almeno più “democratiche” rispetto a quelle applicate nei siti estrattivi. Certo, gli imprenditori del marmo non pagano solo il canone di concessione: a questo bisogna aggiungere quella che, impropriamente, viene chiamata ancora tassa marmi, ossia la tassa sul marmo estratto che a Massa è circa 10 euro a tonnellata. Il punto è che il canone di concessione, confrontato al guadagno dell’imprenditore e al danno ambientale di ogni singola cava, è ancora decisamente basso. E anche, se vogliamo dirla tutta, iniquo (chi estrae marmo dal valore di mercato di 400 euro a tonnellata paga quanto chi vende marmo che vale 2000 euro a tonnellata). In tutto, il Comune incassa dai canoni di concessione circa 160 mila euro all’anno (a questi, lo ricordiamo, va aggiunta la tassa marmi) L’amministrazione comunale quindi, dopo l’avvio di accertamenti (sia di natura ambientale sia fiscale) alle cave, ha dato un ulteriore giro di vite al settore, decidendo di ritoccare i canoni di concessione. «Abbiamo avviato tutta una serie di accertamenti sulle cave, per aumentare la trasparenza in questo settore e far sì che le regole vengano rispettate», fa sapere il vicesindaco e assessore all’ambiente, Uilian Berti, senza sbilanciarsi però sui contenuti della delibera di giunta che verrà pubblicata in questi giorni nell’albo pretorio del Comune. Sembrerebbe però che l’amministrazione comunale abbia dato mandato all’ufficio cave di formulare diverse tariffe, e quindi non più una unica, che tengano conto di due fattori: la superficie della cava e la qualità del marmo estratto. Tariffe che insomma tengano conto anche dell’impatto ambientale delle miniere e del guadagno che un imprenditore ne ricava. Tutto questo porterà inevitabilmente a un aumento del canone. Ma dovrà essere ben pensato per non rischiare di cadere nella rete di ricorsi e controricorsi in cui è ancora incastrata la sorella Carrara. Qui, gli industriali del marmo nel 2013 hanno infatti fatto ricorso al Tar contro la delibera di giunta che stabiliva l’aumento dal 5 all’8% del canone concessorio da applicare al valore unitario medio della produzione della cava. E lo hanno anche vinto, il ricorso. Il Comune di Massa, per la definizione della stima economica di una concessione tipo, si avvarrà anche dello studio dell’Università di Siena (vedi box sopra): una ricerca a tutto tondo sulle cave massesi che aiuterà forse a rispondere a un importante quesito (quando la relazione sarà pronta entro la fine del mese o al massimo febbraio): quanto vale, veramente, una cava?

 

LE REPONSABILITà Le responsabilità degli industriali sono indubitabili ma cosa ha fatto finora la politica?
di GIUSEPPE SCATTINA* Lo scambio recente di "critiche" tra il Presidente del Consiglio Comunale Luca Ragoni e il Presidente di Assindustria Erich Lucchetti non ha toni propriamente natalizi. Di fronte all'ennesima vittima tra i lavoratori del marmo, Ragoni mostra sdegno e meraviglia perché è uno scandalo che non si riesca a porre fine a queste tragedie e accusa gli industriali del marmo per lo sperpero di centinaia di migliaia di euro delle loro ricchezze in cause giudiziarie contro il Comune anziché utilizzarli per opere in favore della nostra comunità. Inviperita la risposta del Presidente degli industriali Erich Lucchetti: "Ragoni si guardi in casa, se la città è in crisi questo si deve alla amministrazione di cui lui fa parte ormai da molti anni". Inoltre gli ricorda che sulla sicurezza gli industriali del marmo hanno già fatto tanto (infatti dopo due giorni è morto un altro lavoratore!). Erich Lucchetti dice anche che gli industriali sostengono molte iniziative della Caritas ed altri enti culturali e sportivi. Poi chiede a Ragoni dove va a finire il denaro che il Comune incassa dal settore produttivo del marmo. Fin qui i termini dello scontro tra due sordi. Ognuna delle due parti accampa spiegazioni, ma nessuno ha ragione. Ragoni non può svegliarsi ora, dopo anni che soggiorna in consiglio comunale, con incarichi importanti e poi scandalizzarsi delle morti e degli incidenti alle cave. I morti e gli incidenti gravi alle cave e nella lavorazione del marmo ci sono da sempre, ma non sono dovuti alla fatalità, bensì ad un'organizzazione dei modi e rapporti di lavoro che mette al primo posto il massimo profitto e non la vita dei lavoratori e il bene della collettività. Sono cioè crimini, ma di questi crimini le amministrazioni comunali sono state complici, li hanno tollerati, prima e dopo l'avvento della democrazia. Non c'è un solo esempio, dal 1700 a oggi, di una cava che dopo la morte di un cavatore sia stata caducata (...). Speculare rispetto alla mancata caducazione delle cave in caso di incidenti gravi, il fatto che mai nessun sindaco o assessore al marmo si è dimesso o è stato cacciato dopo la morte di uno e più lavoratori del marmo. Le responsabilità degli industriali sono indubitabili e inassolvibili dal 1700 a oggi, ma la politica, gli amministratori cosa hanno fatto per impedire la loro tracotanza e prepotenza? La storia plurisecolare della mancata regolamentazione delle concessioni ne è una conferma. Ragoni non se ne può tirare fuori e non può scoprire e denunciare solo ora, dopo anni che è al centro della politica carrarese, che la città è allo sbando; che gli industriali del marmo divorano territorio, restituendo solo briciole e avanzi; che sono estranei alla città e non fanno niente per lei e che non possono autoassolversi con l'elemosina di qualche migliaio di euro versati alla Caritas. La città è morta, senza energie e senza speranze, abbandonata a se stessa. Gli industriali pagano (quando le pagano) solo ridicole, minime tasse, una miseria, per non parlare di evasioni, produzioni in nero, corruzione, che probabilmente ci sono e in modo ampio. Anche i baronetti del marmo, tra il 1600 e il 1800, hanno rapinato il territorio, accaparrato cave e agri, sfruttato i lavoratori, fatto dello strozzinaggio con le loro banche private ma, se non altro, hanno realizzato piazza Alberica, finanziato e costruito il teatro Animosi, fatto il teatro Politeama, l'Ospedale civico, la Cassa di Risparmio, finanziato l'Accademia, poca roba - si dirà - ma per gli industriali di oggi esistono difficoltà anche per salvare la Carrarese. A Carrara non c'è più l'ospedale o un cinema, l'Accademia e le scuole cadono a pezzi, il Carrione, tra quello che ci buttano le cave e quello che non fa l'amministrazione, è un pericolo costante, non c'è più neanche una Tv locale, un giornale locale, un museo degno di questo nome, nessuna grande iniziativa culturale finanziata dagli industriali e perfino le mense della Caritas sono in gravi difficoltà. Come si fa a dire che gli industriali sono solleciti e generosi nei confronti della città? *è consigliere comunale

Firenze detiene il 36,4 % del capitale, potrà cedere le quote o indire un bando
Il presidente Felici: questa decisione non condizionerà i nostri programmi

di Cinzia Chiappini
CARRARA Partecipate: l’amministrazione toscana lancia la “spending review” e con essa un piano di razionalizzazione che si preannuncia piuttosto doloroso. La Regione ridurrà la sua presenza nelle aziende pubbliche da 23 a 10 società e dismetterà, tra le altre, le sue quote, pari al 36,4% del capitale azionario di Internazionale Marmi e Macchine. La doccia fredda per la società carrarese che proprio in questi mesi ha avviato un ambizioso piano di rilancio, arriva con l’approvazione del Documento di economia e finanza regionale per il 2016 che include, appunto, una importante sforbiciata alle partecipate: «Cederemo le partecipazioni non strategiche, così come abbiamo già fatto per altre società in passato. Ci impegniamo anche a non procedere ad alcun aumento di capitale e a non fare acquisti di partecipazione in nuove società, e neppure a costituirne di nuove. Tutte dovranno inoltre avere bilanci in pareggio» ha dichiarato l’assessore regionale al bilancio Vittorio Bugli. Alcuni iter di “disimpegno” sono già in corso e così le procedure da avviare ex novo sono in realtà solo otto: una riguarda proprio Internazionale Marmi e Macchine, citata insieme al polo fieristico di Arezzo tra le società che avevano chiuso in perdita il bilancio 2014. Il Documento di economia e finanza regionale prevede l’uscita della Regione entro il 2017: per liberarsi delle sue quote, l’amministrazione toscana potrà ricorrere ad aste pubbliche precedute da manifestazione di interesse, ovvero a un bando a cui gli interessati potranno rispondere. «Si potranno cedere quote attraverso accordi con gli altri soci pubblici - spiegano dalla Regione - come nel caso di terme e fiere, con l’obiettivo di conservare la proprietà pubblica dei complessi di particolare interesse storico-artistico e culturale». Anche Imm potrebbe finire, insieme ad Arezzo, in questa casistica. La Regione detiene il 36,4% del capitale azionario di Imm ed è il secondo socio dopo il Comune di Carrara, che ha il 40% delle azioni. Cosa implica dunque l’uscita dell’amministrazione regionale? «Si tratta di una scelta dettata dal governo nazionale, non siamo preoccupati e questa decisione non condizionerà i nostri programmi» garantisce il presidente di Imm, Fabio Felici. «Le società nella nostra situazione sono tante: il provvedimento riguarda anche il polo fieristico di Arezzo, vedremo insieme cosa fare nel 2017» ha aggiunto il numero uno di Internazionale Marmi e Macchine, bollando quella della dismissione delle quote della Regione, come «una partita da definire».

Pubblici e privati ecco chi sono i soci
Ecco quali sono gli azionisti dell’Internazionale Marmi e Macchine: la Regione Toscana, il Comune di Carrara e la Provincia di Massa Carrara. Possiede quote anche il Comune di Massa e pure la Provincia di Lucca. Con loro anche altre amministrazioni pubbliche. Non solo capitale pubblico, però: alcuni azionisti sono privati. Si tratta di Cassa di Risparmio di Carrara, Cassa di Risparmio di Lucca, Banca della Versilia e della Lunigiana Credito Cooperativo. Partecipano al capitale oltre 400 aziende private.

La società è nata nel 1978 per aiutare le aziende
CARRARA La IMM è nata nel 1978 perché diventasse, si legge sul sito della società,« il punto di riferimento per gli operatori del settore lapideo e per i progettisti italiani e stranieri. Da sempre rivolgiamo il nostro impegno a molteplici e variegate attività che interessano il comparto lapideo mondiale, dalla promozione alla ricerca e alla consulenza tecnica.Monitoriamo l’andamento del settore lapideo mondiale, analizziamo le tendenze dei mercati e collaboriamo con centri di ricerca e istituzioni nella conduzione di progetti di studio e di trasferimento tecnologico.Affianchiamo le istituzioni, le associazioni di categoria e le imprese nel rivolgere ai progettisti le giuste iniziative promozionali che consentano a architetti e designer di applicare e valorizzare al meglio i prodotti in pietra naturale. Alle aziende e ai professionisti offriamo servizi di consulenza e assistenza tecnica». Da Internazionale Marmi e Macchine Carrara SpA è nata CarraraFiere Srl che è gestita da un suo Consiglio di Amministrazione. CarraraFiere gestisce il quartiere fieristico di Marina di Carrara, che si estende su un’area di 95.000 mq, 34.000 dei quali in strutture coperte, sia organizzando eventi originali sia ospitando manifestazioni, esposizioni e spettacoli nazionali e internazionali.

 

Per Mitoraj “solo” 100 copie per 2.000 euro

Acquistare cataloghi di mostre? Non è una novità a Pietrasanta. Pochi mesi fa è stato fatto anche per l’evento dedicato a Igor Mitoraj. E va detto che in municipio chi ha predisposto gli atti per l’acquisto dei volumi lo ha fatto con il copia incolla. Su quasi tutto, eccetto per le cifre. A fronte delle 500 copie a 5.000 euro per l’evento firmato da Ruffini l’amministrazione ne ha acquistate appena 100 per la mostra su Mitoraj al costo complessivo di 2.000 euro. Le motivazioni dell’acquisto sono comunque esattamente le stesse, trattandosi pressochè del medesimo provvedimento che rappresenta una prassi, non consolidata ma comunque seguita dagli enti almeno quando in ballo ci sono eventi di spessore tale da giustificare questo genere di spese.

 

PIETRASANTA “Missione-Alabama”: il Comune liquida 3000 euro alla Cosmave. E, nel frattempo, “spuntano” spese impreviste. Come noto nelle scorse settimane una delegazione dell’amministrazione Mallegni - sindaco e due componenti dello staff di palazzo al seguito - si era recata a Montgomery - capitale appunto dell'Alabama - per una serie di incontri istituzionali e ancora per l'organizzazione di una mostra sulle lavorazioni artistiche di Pietrasanta. Il tutto, da premessa, con fini promozionali, ma anche lasciando in scia non poche polemiche per i costi della trasferta. Costi che, stando ad una recente determina, sembrano destinati ad aumentare. «La Cosmave - il consorzio delle aziende del lapideo - ha fattivamente partecipato alle diverse iniziative con il proprio presidente, Fabrizio Rovai, presenziando - fa sapere la determina - alle diverse riunioni e realizzando opuscoli informativi in lingua inglese e distribuendo targhe-ricordo. A parziale copertura delle spese sostenute per la promozione congiunta, a fronte di un onore complessivo di 4.375 euro. Cosmave ha chiesto al comune di Pietrasanta un contributo di 3000 euro». Contributo che, come detto, la giunta Mallegni ha deciso di liquidare a favore del consorzio. Ma il capitolo delle spese del viaggio made in Usa non finisce qui visto che sempre la giunta ha approvato un maggiore onere di 613 euro in aggiunta ai 2700 euro previsti a copertura delle spese per il soggiorno in hotel e delle spese minute sostenute dalla delegazione. Maggiore spesa che, stando sempre alla determina, si motiva con i «costi imprevisti relativi al soggiorno alberghiero della stessa delegazione, in quanto l'ospitalità offerta dalla città di Montgomery ha riguardato solo il sindaco e non l'intera delegazione come inizialmente ritenuto».

 

Tre artisti all’Abbazia S. Caprasio

Opere ambientate tra le pietre medievali e i marmi antichi

AULLA Tre artisti contemporanei espongono nelle sale del museo dell'abbazia di San Caprasio fino al prossimo 9 gennaio e vengono presentati con un bel depliant del critico Valerio P. Cremolini. La mostra è aperta tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 18 e l’ingresso è libero e gratuito. Alfredo Coquio, Fabrizio Mismas e Renzo Ricciardi, con le loro opere ambientate tra le pietre medievali ed i marmi antichi del museo dell’abbazia, si confrontano con ignoti scultori dei secoli scorsi e l’effetto scenografico è sorprendente. Il grande capitello di ceramica di Mismas, prima sua opera giovanile esposta accanto alla grande colonna del XIII° secolo, racconta, con grande espressività, la passione di Gesù, come avveniva nei capitelli delle cattedrali medievali, mentre le opere della maturità esposte hanno l’eleganza delle forme e riempiono di stupore per l’accurata ricerca del dettaglio. Accanto alle pietre scolpite dallo scultore padano Oberto Ferlendi nei primi decenni del 1200, sono i cardinali e le figure femminili di Renzo Ricciardi ad intessere con la simbologia medievale dei capitelli un colloquio emozionante, reso possibile dalla straordinaria sensibilità di Riccardi, che raccoglie nel fiume pietre nelle quali intravede e tira fuori un’anima, quelle stesse pietre della nostra terra che han visto all’opera gli ignoti delle statue stele. I marmi barocchi, i fregi altomedievali e romani si confrontano con le interpretazioni di figure astratte e pure riconoscibilissime di Coquio, frutto di un lavoro intenso e faticoso sulla materia scavata, levigata, quasi accarezzata dallo scultore.(G. U.)

 

CARRARA. Doveva essere un edificio “sobrio” e di gran classe. Punti di forza del progetto il tetto con piscina e centro fitness e il sistema di parcheggi interrati che in parte, grazie a una convenzione, avrebbero dovuto occupare anche gli spazi della Guardia di Finanza. «La pelle del nuovo hotel - aveva annunciato l’architetto Mario Botta alla presentazione del progetto Mediterraneo nel 2007 - sarà di marmo per creare tutto un gioco di luci con gli spazi. Ma non stiamo pensando a un bianco statuario, ma piuttosto a un materiale che possa dialogare con le montagne lontane». E il Mediterraneo di Mario Botta prevedeva anche un centinaio di camere: insomma doveva essere un mega hotel. Il progetto griffato torna nel cassetto. Lo ha confermato l’amministratore delegato della Porto spa, Alberto Dello Iacono (nella foto). «Quel progetto oggi sarebbe stato insostenibile - afferma il dottor Dello Iacono - Subito dopo l’iter necessario all’approvazion della variante metteremo a punto un altro progetto esecutivo per il Mediterraneo, ridotto rispetto all’orginale, che verrà realizzato nel giro di due anni.

Qui Carrara Le cave? Una gigantografia

CARRARA Gigantografie delle cave, ma anche dell’Accademia e del museo di Arti plastiche. Gigantografie all’uscita dell’autostrada per pubblicizzare le bellezze di Carrara. È una delle idee di Andrea Ghinoi, il “sindaco” dei commercianti di Carrara. Uno che non ha esitato a impiegare il tempo libero, il poco che gli rimane dalla sua attività di bar-tabacchi in via Verdi che non conosce giorno di chiusura (nemmeno la domenica e a Natale) per andare a fotografare, uno per uno i negozi del centro. E immortalare i suoi colleghi su Facebook. All’insegna di un “andiamo Carrara” di cui la città quest’anno aveva veramente bisogno. Andrea Ghinoi 53 anni è, soprattutto, un operatore che a Carrara ci crede davvero, E che ha molte idee su come far decollare la città. «Partiamo dal fatto che io amo Carrara ci sono nato ci lavoro da sempre e ci vorrei lavorare ancora per molto tempo- mette subito in chiaro Andrea - Detto questo c'è da dire che la crisi italiana si è forse fatta sentire di più sul nostro territorio. Commentando l'anno appena passato mi viene da pensare ai colleghi negozianti che con l'alluvione del 2014 persero tutto ma che con forza d'animo si sono rimessi in piedi rimboccandosi le maniche e cercando di tornare ad una presunta normalità». «Penso agli sforzi fatti da loro e da tutti gli altri per stare a galla in una situazione commerciale difficile - continua Ghinoi - Poi però mi vengono in mente pensieri positivi quando guardo al Natale appena trascorso dove con un piccolo budget ma con un gruppo di persone in gamba e con l'aiuto di Confcommercio Avis, Proloco e l'assessore al Commeercio Riccardo Coppola si è riusciti a fare una serie di eventi che hanno vitalizzato il centro città». Insomma il bilancio di Ghinoi è all’insegna dell’ottimismo. «Penso che la strada intrapresa dal commercio sia quella giusta - afferma - ho visto commercianti che hanno aderito di buon grado alle aperture straordinarie accogliendo i loro clienti in giornate solitamente di chiusura». E forte di questi buoni segnali legati alle feste ancora in corso Ghinoi disegna la sua Carrara del futuro. «Adesso spero e sogno che la città torni ad essere la città viva di qualche anno fa - dice - ovviamente ci vorrà un buon piano commerciale che dovrà andare verso una Carrara più turistica perché la città è cambiata. Da una parte si è spopolata con la crescita di zone come Bonascola, Avenza e Monteverde, quindi dovremo tutti quanti lavorare per fare in modo di portare persone a visitarci potenziando e mettendo in risalto le nostre bellezze dalle piazze ai palazzi al museo del marmo al Cap fino alla bellezza dei nostri monti e delle cave stesse che offrono un panorama unico al mondo». «Mi auguro che chi di dovere - continua Ghinoi - prenda spunto dalla buona volontà dei commercianti per attuare una svolta verso una vera ricaduta turistica del territorio». E alcune indicazioni, su piccoli accorgimenti per rendere più appetibile Carrara, le ha in testa già da ora. «Devo cominciare con una precisazione - dice - Io ho il bar dal 1986 e il mio progetto è quello che a suo tempo dissi all’allora assessore al commercio Fabio Traversi». Un progetto che passa attraverso una nuova cartellonistica e tante gigantografie. «La mia idea è di partire da un rifacimento di tutta la cartellonistica a cominciare dall'uscita dell'autostrada - afferma - con gigantografie che raffigurano il museo marmo il Cap una veduta delle cave e dei nostri prodotti tipici quali il lardo». E le foto giganti, utilizzate dai grandi marchi per i testimonial vip, potrebbero essere per Andrea Ghinoi la chiave di volta per rilanciare Carrara e le sue bellezze. «Io penso ancora a gigantografie alla rotonda di Turigliano che indichino il perché fare questi benedetti quattro chilometri per arrivare a Carrara - prosgue - quindi immagino di arrivare in località Fabbrica e trovare un cartellone luminoso che mi dia indicazioni sul parcheggio di San martino». E proprio sul turismo dovrebbe puntare la Carrara targata Ghinoi. «L’auspicio è di aprire i vari sportelli di informazione turistica sia quello allo stadio come quello in piazza Farini e quello nuovo a Sanmartino e instaurare una convenzione con i croiceristi di Spezia e con i tour operator per fare in modo che il flusso turistico transiti in centro città». Insomma la prima cosa da fare, per Ghinoi è portare i turisti in città. Poi deve cambiare anche l’accoglienza. «È necessario u Un arredamento adeguato della ztl - conclude - usando le statue delle vecchie Biennali che sono ferme in depositi comunali. Ed infine realizzare il bellissimo progetto degli outlet nei fondi sfitti portato avanti dall’assesspre Coppola». (a.v.)

Cinque livelli di depurazione per rendere potabile l’acqua che attraversa le cave
E gli ambientalisti si tuffano per protesta nel fiume pieno di marmettola
aldo giubilaro Continuano le indagini sugli illeciti ambientali alle cave di Carrara
di Melania Carnevali wMASSA Gli argini del fiume Frigido, a Massa, sono diventati bianchi: il miraggio delle spiagge caraibiche sotto forma di incubo. Quella, infatti, è marmettola, lo scarto di lavorazione del marmo che fino agli Ottanta veniva riversato direttamente nei corsi d’acqua, facendo sparire ogni forma di vita. Oggi no, la normativa in campo di rifiuti lo vieta categoricamente, ma la marmettola, nell’acqua, ci finisce comunque. Arriva direttamente dalle cave e dai ravaneti, ossia i pendii dove si accumulano i detriti dell’escavazione, anche questi illegali eppure ben presenti sulle Alpi Apuane. E poi scende giù giù nei corsi d’acqua, verso valle, colorando fiumi di bianco. Come è accaduto ieri, quando, con la pioggia, il Frigido si è riempito di fango bianco. Di nuovo, come un incubo da cui non ci si riesce a svegliare. C’è chi, ieri, ha voluto prenderla con ironia, tuffandosi nelle acque bianche e gelide del Frigido. Lo ha fatto un gruppo di ambientalisti apuani, a mo’ di tuffo di Capodanno in versione ecologista. Ma intanto per rendere potabile l’acqua proveniente da fonti vicino a cave, si ricorre a cinque livelli di depurazione contro l’uno delle acque provenienti da fonti lontane, a costi chiaramente aggiuntivi. È la storia apuana che si ripete, quasi identica a se stessa. Illeciti alle cave. Questa volta le norme si conoscono bene, ma non vengono rispettate. La marmettola infatti dovrebbe essere stoccata e portata in discarica, trattata come rifiuto speciale. Ma non sempre succede: viene abbandonata nei piazzali di cava o nei ravaneti, “senza adeguate reti di drenaggio e di scolo per gestire l’acqua piovana”, come scrive Arpa Toscana che ormai colleziona report sul caso. Inoltre le Alpi Apuane sono montagne “spugna”: hanno una struttura carsica e questa significa che i liquidi, quando una parete viene bucata, come durante l’escavazione, scorrono nelle vene della roccia e attraversano le montagne finendo nei corsi d’acqua o affondando in grotte che con il tempo diventano vere e proprie discariche, in questo caso di marmettola. Come quella di Renara, dove gli speleologici della federazione toscana hanno trovato un enorme deposito di fango bianco, dentro, nella pancia della montagna. «Impossibile ridurre l’inquinamento da marmettola finché ci saranno le cave», commenta Nicola Cavazzuti, presidente della commissione comunale ambiente e membro del Cai di Massa Carrara, che ha recentemente scoperto cumuli giganti di marmettola nel Parco fluviale del Frigido. «Mi immaginavo che avrei trovato qualcosa se fossi sceso negli argini - racconta il consigliere comunale durante un sopralluogo nel parco fluviale - ma non mi sarei mai immaginato di trovarne tanta, di marmettola. Adesso è impressionante: è tutto completamente bianco». Ecosistema a rischio. La più grande riserva idrica della Toscana quindi (quella delle Apuane) è sotto minaccia. La marmettola, come scrive la responsabile per la provincia dell’agenzia Gigliola Ciacchini «costituisce un apporto non naturale, ha la particolarità di precipitare sul fondo dei corsi d’acqua, occlude gli interstizi presenti e impermeabilizza la superficie di scorrimento dell’acqua con effetti sull’ambiente che vanno dalla scomparsa dell’habitat per le specie animali e vegetali che popolano il fiume fino alla non alimentazione delle falde acquifere». In altre parole: secca i corsi d’acqua e le specie animali spariscono. Che è la sorte toccata alla sorgente del passo della Focalaccia, cresta di un monte al confine tra il comune di Massa e quello di Minucciano in provincia di Lucca, una volta a quota 1685 metri di altezza e adesso abbassato di oltre 50 metri per l’attività estrattiva: la sorgente è sparita, seccata, diventata un ricordo nostalgico dei vecchi alpinisti, per colpa dell’escavazione. Sulle conseguenze dirette sull’organismo umano, fino ad oggi ha dominato un po’ il caos, dal momento che di studi scientifici sul caso non ne sono mai stati fatti. Ma anche Arpat recentemente ha preso posizione chiarendo che «insieme alla marmettola possono esserci altri inquinanti meno visibili». Nella marmettola prodotta durante il taglio con il filo o con la tagliatrice a catena, infatti, il residuo prodotto è contaminato da oli e grassi e da metalli, mentre la marmettola prodotta dalla semplice azione meccanica (schiacciamento delle ruote dei mezzi, riduzione volumetrica con martelloni, caduta lungo i pendii..). In generale, infatti, per estrarre il marmo viene utilizzato il filo diamantato, che per ogni 100 metri quadrati di taglio disperde nell’ambiente 56 grammi di legante metallico. Il quale contiene a sua volta cobalto, nichel, rame, stagno, ferro e wolframio, che si mescolano inevitabilmente alla marmettola, che finisce poi nei corsi d’acqua. Il processo di depurazione dell’acqua inquinata. Tant’è che, dicevamo, per rendere potabile l’acqua proveniente da fonti vicino a cave, si ricorre a cinque livelli di depurazione. È il caso ad esempio della sorgente del Cartaro che fornisce acqua a Massa. L’impianto riceve acque da due fonti, quella del canale del Cartaro che sta sotto il bacini industriale marmifero denominato Rocchetta, e quella alla destra orografica al di fuori dell’influenza del bacino industriale. Da queste fonti arrivano circa 7 milioni di metri cubi di acqua all’anno, è la fornitura più grande gestita da Gaia. Le acque della prima devono passare da 5 fasi, quelle della seconda da una sola. Non è un caso quindi che le acque del Frigido (come quelle del Carrione, altro corso d’acqua che attraversa le cave di marmo) abbia uno stato “chimico” non buono. L’inchiesta. La Procura di Massa l’estate scorsa (2015) ha avviato una maxi inchiesta su illeciti ambientali nelle cave in collaborazione con il corpo forestale dello Stato, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di nove imprenditori del marmo. E il numero è destinato a crescere, come fa sapere il procuratore capo Aldo Giubilaro: «Abbiamo chiuso la terza fase delle indagini - dice - dopo i primi controlli nel bacino di Miseglia e i secondi a Torano». Ma per il momento il mirino della magistratura è puntato solo su Carrara, dove d’altronde si concentra il maggior numero di cave. Massa rimane una zona a sé, che vive anche un po’ di rendita della falsa convinzione che “qui alla fine le cave non creano problemi”. E i depositi di marmettola sugli argini continuano a crescere sotto gli occhi di chi in fondo crede veramente che quella sia una spiaggia bianca. Il Consorzio di bonifica (l’ente incaricato alla manutenzione dei corsi d’acqua del territorio) ha già fatto sapere che, nel caso di rinvii a giudizio, si costituirà parte civile «perché - commenta il presidente del Consorzio, Ismaele Ridolfi - oltre alle gravi implicazioni ambientali prodotte, la presenza di marmettola negli alvei comporta spese extra non certo indifferenti: perché il materiale che ci troviamo a scavare, nella fase di manutenzione, aumenta in maniera significativa. E spesso è anche inquinante. E così i costi lievitano». Come se il Consorzio avesse mai speso un euro per ripulire i fiumi dalla marmettola (almeno per quanto riguarda il Frigido). Contattato (per avere conferme o smentite), il presidente del Consorzio ha fatto sapere di non avere tempo («al momento») di rispondere alle domande. La bonifica. L’ultima “bonifica” di cui si ha memoria, comunque, è quella effettuata dal Comune di Massa a metà anni Novanta, per la modifica cifra di 5 miliardi delle vecchie lire (soldi pubblici chiaramente). Una bonifica che in realtà è stato un semplice trasloco delle segherie, fino ad allora piazzate sul fiume, nella zona industriale. Un modo insomma per arginare l’inquinamento. E invece, per quanto riguarda gli argini, quelli continuano a crescere.

 

associazione oro bianco

CARRARA Il processo sulla “tassa marmi”, quello per intenderci che ha visto sfilare in tribunale lo scorso giugno i vertici delle ultime due amministrazioni carraresi e delle associazioni di categoria del lapideo, chiamati a rispondere di abuso di ufficio è da rifare. Lo sostiene, esposto alla mano, Oro Bianco, un’associazione fondata dagli iscritti al sindacato di base Usi-Lel con il dichiarato intento di intervenire sulle questioni legate alla gestione del pianeta lapideo. A fine giugno il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Massa Antonia Aracri aveva dichiarato il “non luogo a procedere” per tutti i 15 imputati eccellenti del processo, rigettando l’accusa ipotizzata dal procuratore capo Aldo Giubilaro secondo la quale il sindaco Angelo Zubbani e le sue amministrazioni, durante la stagione degli accordi con le associazioni di categoria, avrebbero individuato tariffe sui materiali lapidei favorevoli agli industriali e quindi svantaggiose per le casse del comune di Carrara. Un impianto accusatorio bocciato dal gup, che ha prosciolto tutti, dichiarando appunto il non luogo a procedere. Contro questo pronunciamento si è mobilitata Oro Bianco che proprio in questi giorni sta inviando un esposto agli organi competenti: l’ Agenzia nazionale anti corruzione di Raffaele Canonte, i Tribunali di Torino e Genova, il Difensore Civico Regionale e quello della Comunità Europea e per conoscenza, al Tribunale di Massa e all’amministrazione carrarese. La tesi dell’associazione è semplice: «Il procuratore Giubilaro aveva segnalato quattro possibili elementi di illegalità ma il Gup ha omesso di pronunciarsi su uno di essi, quello relativo al mancato rilascio delle concessioni» spiega Luca Albertosi di Oro Bianco. Nell’esposto dell’associazione si ricorda appunto che l’impianto accusatorio della procura era incentrato sulla violazione dei principi di “onerosità” e “proporzionalità” tra valore di mercato dei materiali e l’entità della tassa (più precisamente del canone di concessione sugli agri marmiferi e del contributo regionale), sul fatto che gli stessi canoni fossero stati concertati quando per legge dovrebbero essere determinati autonomamente dal Comune e sul mancato rilascio delle concessioni, «il punto “trascurato” dal Gup» precisa Albertosi. Su questa presunta “omissione” si basa l’esposto che proprio in questi giorni è in fase di notifica presso gli enti competenti. L’obiettivo, spiegano da Oro Bianco, è quello di «interrompere la paralisi innescata dal mancato rinvio a giudizio, fare luce sul rilascio delle concessioni, riaprire il cosiddetto processo sulla “tassa marmi” e perché no, sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della gestione del settore lapideo». L’associazione aveva provato a costituirsi parte civile nel processo ma si era vista respingere la richiesta dal Tribunale di Massa. Cinzia Chiappini

 

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