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Il Tirreno (3532)

di Francesca Vatteroni CARRARA Alvise Lazzareschi, l'autore di La casa del Colonnello, uscito in questi giorni in libreria, è concessionario della cava che si trova proprio nella vallata di fronte alla Cava Antonioli, la cava scenario della sciagura avvenuta qualche giorno fa. «Noi siamo un popolo-ci dice- e per noi è una tragedia, anche questa mattina riprendendo il lavoro si vedevano solo facce tristi, c'era un forte senso di scoraggiamento. Sono lutti che ti segnano per sempre. Roberto e Federico sono 2 della famiglia che se ne sono andati». «Conoscevo molto bene Roberto-prosegue Lazzareschi-ha lavorato con me per 5 anni dal 1996 al 2001. Quando lavorava con me era solo un ragazzo ma già prometteva bene: era molto attento, molto scrupoloso, uno dei miei migliori di sempre. Posso garantire che era un ragazzo partecipe, anche nel trovare soluzioni, insomma un ragazzo sempre attivo e presente e se non sbaglio doveva essere un capocava là da Antonioli. Il capocava è una figura molto importante. Non è una promozione che danno a tutti. Diventi caposquadra non solo per nomina dall'alto ma perché i tuoi compagni di squadra si fidano di te: devi essere promosso da tutta la squadra. Io dedico al capocava anche un capitolo del mio libro». Il racconto a cui si riferisce Alvise Lazzareschi, è il racconto intitolato Nonno Novembre. Nonno Novembre è la storia di un capocava che, grazie a un sogno premonitore, avvertì i suoi compagni di squadra che sarebbe franata una tecchia, la parete della cava, salvandoli così da morte certa. Ed è di questo che parla il libro di Alvise: di storie di paese a volte straordinarie e a volte ordinarie, tramandate dai vecchi ai più giovani e che lui un bel giorno ha deciso di raccogliere insieme e di mettere per iscritto per fissarle e renderle un punto fermo. Colonnata non è mai nominata, ma è lei la protagonista indiscussa de La casa del Colonnello; è lei quella dimora misteriosa, di cui esistono ancora oggi i ruderi disabitati, che i vecchi raccontano essere stata costruita per amore da un Colonnello di cavalleria per una nobildonna da lui amata fino alla morte. Lazzareschi regala con un linguaggio spigliato, un affresco genuino di quel mondo particolare che è la comunità di questo minuscolo paese, incastonato nella roccia marmorea apuana e con lo sguardo dritto sul mare. Una comunità unita, fatta di cavatori che si guadagnano il pane ammazzandosi di lavoro e a volte morendoci; una comunità fatta di donne che aspettano il ritorno la sera dei loro uomini e che tremano al suono del mugnone, l'antica sirena che annunciava incidenti in cava. Un racconto sul mestiere duro del cavatore che solo un cavatore, come è Lazzareschi, può fare, per descrivere e portare fino a noi lettori, attraverso parole semplici e un linguaggio appassionato ma fluido e comprensibile ogni sfumatura, ogni dettaglio: raccontandoci del tecchiaiolo che si fa calare giù dalla parete legato al funone per ripulire la parete di marmo dalle parti instabili o delle donne che portavano dal fondovalle fino alle cave, sulla testa, sacchi di iuta pieni di sabbia silicea usata per tagliare il marmo o degli spartani, antichi depositari del più schietto spirito anarchico, il cui compito era riquadrare il blocco di marmo armati solo di mazzuolo e sciubbia ma che, rifiutandosi di avere un padrone, preferivano lavorare a cottimo. Tutto raccontato prendendo a prestito, storie e fatti di paesani e compaesani a volte esistiti e a volte no e favole tradizionali accadute solo nella fantasia. .

fiori e fiocchi neri
L’omaggio del Vespa club alle vittime
"Mai più": con questa scritta il Vespa Club Carrara ha commemorato i due cavatori scomparsi nei giorni scorsi nella tragedia delle Cave di Gioia. Nella giornata di domenica scorsa, il Club motoristico apuano ha organizzato la tradizionale "Gita di Primavera" che ha raccolto ai piedi delle Apuane circa 100 partecipanti. Una giornata trascorsa in sella che si è trasformata in una domenica in cui il Club apuano ha voluto dedicare a Roberto e Federico, i cavatori che hanno perso la vita nel bacino colonnatese. La carovana vespistica li ha ricordati alla partenza, durante la quale, ogni vespa aveva sul proprio specchietto un fiocco nero. Il presidente del Vespa Club, Roberto Zefiro, ha deposto a nome di tutti un mazzo di fiori come simbolo della partecipazione al dolore, tra le lacrime dei presenti.

Stavamo scherzando poi è crollato il monte

Giuseppe Alberti è a Cisanello in attesa di essere operato: vi assicuro che non ci sentivamo in pericolo, la sicurezza in cava c'era.

Carlo Musetti ancora all’Opa, ma sta meglio
È stato sottoposto a due interventi chirurgici e adesso sta meglio Carlo Musetti (nelal foto), geologo e direttore di cava di 62 anni, colto da infarto il giorno della frana a Gioia Cancelli. Musetti, direttore della stessa cava dove si è verificata la tragedia costata la vita a due operai, è stato iscritto al registro indagato, assieme al titolare e all’addetto alla sicurezza, nell’ambito della indagine della Procura per omicidio e disastro colposo. Carlo Musetti era in ufficio a Carrara quando, informato dell’accaduto, si è precipitato in cava. Appena arrivato nel bacino di Colonnata, di fronte alla frana, con i soccorritori ancora in azione ha avuto il malore. È stato quindi portato in ospedale.

Il sopralluogo il prossimo 2 maggio. I grillini: «Non possiamo permetterci di perdere altro tempo»
M5S: commissione parlamentare in cava
CARRARA Il prossimo 2 maggio la Commissione Parlamentare di Inchiesta sugli Infortuni sui luoghi di lavoro farà visita alle nostre cave. Ne dà notizia in una nota il Movimento 5 Stelle di Carrara. «Un piccolo passo in avanti, necessario affinché le istituzioni conoscano meglio la realtà delle cave e i rischi che i nostri cavatori corrono, dall'estrazione di un blocco fino alla sua lavorazione, passando per il suo trasporto. Un lavoro, quello del cavatore, difficile, faticoso e molto usurante - si legge nella nota - Un lavoro che necessita di continua prevenzione e di continui controlli affinché gli standard di sicurezza siano rispettati. Nella nostra città e, per inciso, nella nostra provincia, ogni giorno si consuma un dramma: molto spesso si tratta di lavoratori feriti, ma altre volte gli incidenti sono ben più gravi e, purtroppo, mortali.Dal 2010 gli incidenti gravi non sono stati pochi, senza contare gli anni precedenti: 5 incidenti nel 2010, di cui uno mortale; 3 incidenti nel 2011; 6 incidenti nel 2012, di cui uno mortale; 3 incidenti nel 2013 e altri 3 nel 2014; 11 incidenti nel 2015, di cui 3 mortali. E il 2016, come ben sappiamo, non è iniziato diversamente». «Appare evidente, da anni, l'opportunità dell'istituzione della Commissione di Inchiesta che lavori in sinergia e che sia una spinta vigorosa per tutti gli enti interessati al fine di stabilire misure, procedure e responsabilità realmente efficaci ed in grado di dare un risposta al grido di dolore che oggi si alza da Carrara - prosegue la nota - Non si doveva attendere l'ennesima tragedia, oltre alle precedenti, le istituzioni da tempo erano nelle condizioni di prendere atto dell'ineludibilità di un approfondimento serio e di un monitoraggio costante sul settore lapideo anche dal punto di vista della sicurezza sui luoghi di lavoro». «Fin dalla 2° seduta della Commissione Parlamentare di Inchiesta sugli Infortuni sui luoghi di lavoro, riunitasi il 16 settembre del 2014, la nostra concittadina Sara Paglini, senatrice del MoVimento 5 Stelle e membro della Commissione, sottolineava "la necessità di effettuare adeguati approfondimenti rispetto al settore delle cave estrattive". Riteniamo che le problematiche delle cave di marmo, siano affrontate da oggi con la massima attenzione e solerzia da parte delle istituzioni tutte, perché non possiamo permetterci il lusso di perdere altro tempo, è già troppo tardi».

A Trafalgar Square rinasce l’arco di Palmira

La robotica della carrarese Tor Art di Tincolini e Massari è il valore aggiunto dell’imponente opera

 

Accademia, si dimette la Presidente

La prof Anna Laghi sbatte la porta dopo otto mesi di mandato: situazioni complesse, non ce la facevo più, è una liberazione
Sullo sfondo la presentazione il mese scorso dei candidati al prossimo mandato e anche un contenzioso con Erp per gli affitti dell’ex San Giacomo

 

Tuttocasa, ingresso gratuito

Orario prolungato fino alle 22,30.

La rassegna giunta alla 34ª edizione è in programma da sabato prossimo fino al Primo Maggio

STAZZEMA La cava di ardesia di Pomezzana tiene con il fiato sospeso venti cavatori

Giulia figlia di Roberto con la camicia a scacchi che piaceva a papà

Gli occhi asciutti, le mani consumate e i tre applausi.

ORA spalanchiamo lo sguardo sul costo spropositato pagato al sistema marmo.

Il saluto ai cavatori: insieme al monte e nell’ultimo viaggio
Moglie, madri, figlie strette in un interminabile abbraccio

Il dolore delle donne la speranza dei bimbi

Quante lacrime al passare dei feretri

Lucchetti: dobbiamo essere ossessionati dal rispetto delle procedure
«Colpa del fattore umano»

IL CIRCOLO GERMINAL «Lassù alle cave è una guerra»
di Cinzia Chiappini wCARRARA «Silenzio politici, urliamo lavoratori, rialziamo la testa ed esigiamo dignità»: il gruppo Germinal del Fai grida così la propria rabbia per la tragedia che si è consumata giovedì scorso a Cava Antonioli. «Basta versare lacrime sulle tombe dei compagni che dividono con noi fatica e tribolazioni» dicono gli anarchici del Germinal in un volantino, distribuito in città in queste ore, dove si ricorda che il numero degli infortuni dal 2005 a oggi è di «1258, circa uno ogni due giorni: un bollettino di guerra». E in effetti, secondo il Germinal, alle cave è in corso un vero e proprio conflitto, «tra chi, ricattato dalla penuria di lavoro e spaventato dalla crisi diffusa china la testa e viene sfruttato come le stesse montagne nelle quali tutti i giorni versa sudore e sangue» e coloro che, al contrario, sono concentrati solo «sulla massimizzazione del profitto a breve termine, fagocitano i monti e immolano i lavoratori sull'altare della produzione e dei costi da ottimizzare». Insomma nei bacini di marmo di Carrara sarebbe in corso una guerra di classe, «con la complicità dei politici» che, auspicano dal Germinal, «abbiano la dignità di stare zitti dopo aver calpestato con le loro leggi i diritti della classe operaria». Sulla tragedia a cava Antonioli torna anche l'Unione Sindacale Italiana - sezione di Carrara, una sigla che fa capo al movimento anarchico. Usi ha scelto di prendere una posizione che anche dal punto di vista della comunicazione è già di per sé una denuncia: invece di mettere a punto una nuova nota, il sindacato anarcoide ha "rispolverato" l'intervento divulgato in occasione della morte di Nicola Mazzucchelli, il cavatore di 46 anni ucciso a novembre 2015 da una perlina di filo diamantato. Per sei mesi quella nota è rimasta esposta al circolo Goliardo Fiaschi di via Ulivi a conferma della volontà di Usi di non archiviare queste tragedie e di sottolineare la drammatica ripetitività di questi episodi: «Proviamo rammarico per l'ennesimo caso di morte in cava in cui sentiamo alzarsi le voci di tanti, ma non quella dei cavatori, che (...) paiono vivere come ineluttabile una condizione lavorativa che li espone al pericolo più grande» si legge nella nota. Usi insiste sulla impossibilità di accettare il concetto di un lavoro «pericoloso per sua natura».

il PM Conforti sale in cava
il punto
CARRARA Il pubblico ministero Alessandra Conforti, che ha ereditato l’inchiesta sull’incidente nella cava Antonioli dalla collega Alessia Iacopini, ieri mattina ha compiuto il suo secondo atto da quando è diventata titolare dell’indagine (il primo è stato firmare il nulla osta per la sepolture dei due poveri cavatori): è salita sulle Apuane facendo un sopralluogo sotto il costone che si è staccato travolgendo le vittime mentre stavano lavorando. Era la prima volta che andava lassù, dato che le verifiche finora erano state fatte dalla Iacopini. Il sostituto procuratore Conforti ha deciso di non nominare consulenti, affidandosi agli esperti di infortunistica dell’Asl. Che in questi giorni tra l’altro hanno raccolto parecchio materiale. Materiale che il pubblico ministero sta consultando insieme al maresciallo Antonio Munda. Gli indagati restano tre: il titolare della cava Cesare Antonioli, il direttore dei lavori Carlo Musetti e il responsabile sicurezza del cantiere Massimo Gardenato. Ma come detto sono stati i primi nomi che la procura ha iscritto nel registro per dare modo loro di seguire le fasi delle due autopsie eseguite dal medico legale Luigi Papi sabato pomeriggio all’ospedale Versilia. Non è detto che consultando il materiale sequestrato nella cava non emergano altre responsabilità, quindi. In questi giorni di lutto gli inquirenti non si sono fermati un attimo: dopo la notifica agli interessati dello status di indagati e le autopsie sono stati fatti altri sopralluoghi alla cava (l’ultimo come detto ieri mattina), ma soprattutto sono stati sentiti parecchi testimoni. Tutti quelli che hanno assistito al crollo del versante. In particolare i carabinieri e il commissariato di polizia di Carrara hanno interrogato i colleghi di Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli, chiedendogli quali erano le condizioni di lavoro quando operavano su quel versante. Nei giorni scorsi era circolata la voce che gli operai stessero mettendo in sicurezza in versante, dato che si temeva un crollo. Voce che la procura ha definito infondata.

Zaniboni: pensavo non accadessero più

Proprio 4 anni fa il volto sacro a Canevara

 

CARRARA I distretti tradizionali toscani chiudono il 2015 con un progresso delle esportazioni del 4,7%, pari a 614 milioni di euro aggiuntivi rispetto al 2014, che li porta a raggiungere un livello di 13,6 miliardi di euro. Tra questi anche il distretto del marmo di Carrara che ha visto un +8,8% e che chiude quindi il quarto trimestre dell’anno con un +5,2%. Sono i dati contenuti nello studio realizzato dalla direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo per Cr Pistoia e Lucchesia. La Toscana, secondo lo studio, ottiene risultati lievemente superiori rispetto al totale dei distretti in Italia (+4,2%). In particolare nel 2015 spiccano i risultati dei distretti della pelletteria e calzature di Firenze, dell’abbigliamento di Empoli, del marmo di Carrara, dei vini del Chianti, del cartario di Capannori, dell’olio toscano e del tessile abbigliamento di Arezzo. Nell’analisi che emerge dal monitoraggio dei distretti della Toscana i buoni risultati del 2015 sono da attribuirsi in primis al brillante andamento dei flussi verso gli Stati Uniti, primo mercato di sbocco e protagonisti di una crescita del 17,1%, pari a 304 milioni di euro aggiuntivi rispetto al 2014, in ulteriore accelerazione nell'ultimo trimestre dell'anno (+10,5%). La Toscana ha anche beneficiato del buon andamento del mercato europeo e in particolare di Francia (+4,1%, seconda meta distrettuale che torna in territorio positivo rispetto al 2014), Svizzera (+3%, spesso utilizzata come polo logistico di alcune importanti griffe presenti nei distretti toscani del sistema moda), Germania (+1,8%), Regno Unito (+10,9%), Spagna (+8,4%, con un’accelerazione del 21,1% nell'ultimo trimestre dell'anno) che hanno più che compensato la flessione degli Emirati Arabi Uniti che chiudono anche il 2015 in territorio negativo (-7,4%), scontando ancora gli elevatissimi livelli raggiunti dall'oreficeria aretina nel 2013. Bene invece gli altri mercati emergenti tra cui Hong Kong (+6,9%), Cina (+2%), Repubblica di Corea (+6%), Turchia (+11,1%). La Russia, che nel 2015 prosegue nel trend negativo generato dalla svalutazione monetaria e dalle tensioni per la questione ucraina (-25%), esce dal ranking delle principali mete commerciali del Made in Tuscany. Brillanti le performance anche per la nautica di Viareggio, in forte accelerazione rispetto al 2014, (+19,7% pari a 105,6 milioni di euro aggiuntivi rispetto all'anno precedente) grazie al consistente contributo delle isole vergini britanniche (+47,1% prima meta commerciale), degli Stati Uniti (+71,1%) e alla vigorosa ripresa del mercato britannico (+268,0%).

Ancora proteste alla Doganella, pronto progetto tampone
Ma i tempi si allungano per il ricorso al Tar sull’appalto

CARRARA Nuove proteste dal comitato cittadini della Doganella per le polveri che si levano dalla pista di Villa Ceci. La gestione della strada che attraversa il polmone verde di Marina è in mano al Comune, ma quando partiranno i lavori di ricostruzione dell'argine lo stabilirà la Regione Toscana. Tutto è slittato causa ricorso al Tar di una delle ditte che aveva partecipato all’appalto per la ricostruzione dell’argine crollato nel novembre 2014 e così anche il progetto da 60 mila euro per contenere il fenomeno delle polveri resterà chiuso in un cassetto almeno fino a fine mese. Un centinaio di camion al giorno, che provocano disagi al traffico su viale XX Settembre, fanno tanto rumore ma soprattutto sollevano nubi di polveri che oltre ad aver reso Villa Ceci off limits per i tanti cittadini che amavano passeggiare nel parco, finiscono per riversarsi sulle case della Doganella. Il comitato di residenti, nato qualche anno fa per chiedere misure di protezione per gli attraversamenti pedonali, è sul piede di guerra ormai dallo scorso gennaio, da quando cioè è stata realizzata la "pista" che consente ai mezzi pesanti diretti alle aziende del vicino polo del lapideo di arrivare a destinazione, essendo via Argine Destro rimasta chiusa dopo il crollo della sponda il 5 novembre 2014. «Stiamo soffocando nella polvere, l'accesso alla pista non è più controllato ed è pericolo anche percorrere il marciapiedi perché spesso i camion viaggiano ad alta velocità» confermano dal comitato, rivelando che la protesta potrebbe assumere toni ancora più forti se non fosse per la sensibilità dei cittadini, «consapevoli del fatto che le aziende di via Argine Destro e i loro dipendenti, devono pur lavorare». Insomma se non sono ancora state organizzate "lenzuolate" e mobilitazioni è solo per rispetto dei lavoratori del vicino polo del lapideo ma - dicono ancora dal comitato - i disagi sono davvero tanti. Anche perché gli annunciati interventi di lavaggio del viale XX Settembre a cura di Amia sarebbero, secondo i residenti, "saltuari" e con l'arrivo della stagione secca il problema delle polveri è destinato a peggiorare. La patata bollente ora è nelle mani del comune di Carrara che ormai dallo scorso novembre ha preso in carico la gestione della pista attraverso Villa Ceci, "forte" di un finanziamento per la manutenzione erogato dalla Regione Toscana. E questo perché, con l'avvio dei lavori di ricostruzione dell'argine crollato - bloccati almeno fino a fine mese causa ricorso al Tar - l'amministrazione regionale assumerà la responsabilità della pista, che sarà utilizzata anche come via di cantiere. La querelle sulla gara di affidamento delle opere di ricostruzione della sponda dunque ha fatto slittare tutto e ha aperto una delicata fase di transizione in cui il comune si limita alla manutenzione minima della pista, in attesa che la gestione passi alla Regione. Solo quando avverrà il passaggio di consegne si potrà sperare di veder attuato il progetto "anti-polveri" che ormai un mese fa i tecnici del settore Opere pubbliche hanno sottoposto all'amministrazione toscana: si tratta di un'opera da 60 mila euro che prevede la copertura della pista con un manto di resina che impedisce la dispersione delle particelle. Una soluzione provvisoria perché, stando alle dichiarazioni più volte rilasciate da Piazza Due Giugno, la strada che attraversa la Ceci verrà eliminata non appena la sponda sarà stata ricostruita e la viabilità di via Argine Destro ripristinata. Tutti contenti? A sentire le proteste che si levano dagli abitanti della Doganella e dagli imprenditori del vicino polo del lapideo sembra proprio di no. Cinzia Chiappini

Simposio di scultura aspettando il 25 aprile

Si svolgerà a Carrara dal 21 al 24 aprile la seconda edizione del Piccolo Simposio Resistenza.
Artisti da tutto il mondo.

 

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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