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Il Tirreno (3803)

Parte dall’hotel Eden la campagna della lista civica Montignoso democratica Angela Bertocchi: abituati a un Pd inesistente, non temiamo l’espulsione
di Manuela D’Angelo

http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2016/04/24/news/chiuderemo-cava-fornace-il-programma-dei-ribelli-dem-1.13357393

E il Frigido si colora di bianco

Un nuovo sversamento di marmettola è stato registrato nel bacino di Casette

MASSA Sembra latte, ma è marmettola: lo scarto di lavorazione del marmo, che ha imbiancato (di nuovo) il Frigido in questi giorni dopo la pioggia. Questa volta la zona critica è Casette, il paesino piazzato sotto uno dei due bacini marmiferi di Massa. «Da non molto tempo è attivo il nuovo sistema di depurazione delle acque in cava Gioia- commenta il consigliere comunale di Rifondazione comunista, nonché presidente della commissione ambiente, Nicola Cavazzuti - Pare che sia un sistema all’avanguardia capace di filtrare le acque trattenendo la marmettola in appositi bacini. Forse però qualcosa non funziona». La marmettola non viene più versata nei corsi d’acqua come accadeva negli anni Ottanta. Ma in acqua ci finisce comunque. Un po’ perché, invece di essere stoccata e portata in discarica, trattata come rifiuto speciale, viene abbandonata dove capita, come i piazzali di lavorazione, finendo poi giù verso i corsi d’acqua con la pioggia. Ma un po’ perché, essendo le Apuane un sistema carsico, inevitabilmente, la marmettola si infiltra nelle vene delle montagne e gira in lungo e in largo fino a raggiungere i fiumi e poi il mare. E con lei, anche tutti i metalli che vengono utilizzati nella lavorazione del marmo. «Se cava Gioia risponde che è la cava vicina - continua Cavazzuti - meglio ancora: così sappiamo da dove viene il problema. E vediamo se verrà risolto».

 


Sono Romana Rava e Valsora Palazzo di Giorgio Turba
Multata la società, dovrà presentare una perizia giurata

MASSA Estraevano marmo senza autorizzazione in zone fuori dai perimetri della concessione. Per questo l’attività di due cave di marmo è stata interrotta. Sono cava Romana Rava e cava Valsora Palazzolo, la prima situata a Forno, l’altra all’interno del geoparco Unesco delle Alpi Apuane. Entrambe di proprietà di un’unica persona: Giorgio Turba, imprenditore del marmo nonché presidente della Massese, il quale contattato dal Tirreno taglia corto: «Sono cose delicate - dice - non voglio commentare». Per quanto riguarda cava Romana, tutto parte dalla scadenza della Pca (Pronuncia della compatibilità ambientale). Il 12 aprile scorso le guardie dell’ente Parco e i tecnici del Comune di Massa hanno fatto un sopralluogo in cava per verificare «lo stato dei luoghi e delle lavorazioni, anche - come si legge nel verbale della conferenza dei servizi - alla luce delle segnalazioni pervenute da parte delle associazioni ambientaliste». Gli ambientalisti sollecitavano infatti controlli sulla quantità di marmo estratto in galleria, sospettando pure un danno erariale. E dai controlli è emerso proprio questo: che sono state realizzate escavazioni non previste («nè autorizzate») nella Pca e nell’autorizzazione del Comune. Adesso si tratta di capire quanto è stato estratto senza autorizzazione e se, oltrettutto, per questo marmo estratto sia stata pagata la tassa marmi. In caso contrario ci sarebbe (oltre al penale) anche un danno erariale. La Conferenza dei servizi, nel frattempo, ha sospeso i lavori in attesa che Turba consegni la documentazione sullo stato attuale della cava in una perizia tecnica giurata in tribunale. Stessa storia per la Valsora Palazzola. Anche qui sono volate denunce. L’ultima di Franca Leverotti, del Grig, la quale ha presentato un esposto in Procura per il taglio della guglia fuori dall’area estrattiva «in zone - dice la Leverotti - che la ditta ha in concessione ma non a fini estrattivi». Nell’ambito dei controlli sul piano di coltivazione le guardie del Parco hanno verificato che la ditta stava estraendo marmo in zone in cui non aveva autorizzazione. Anche in questo caso l’attività è stata interrotta. In entrambi i casi sono volate multe e dovranno essere effettuati interventi di compensazione per il ripristino. Melania Carnevali

A Colonnata si sente la montagna stridere

Molignoni e Bezzi del CAI fanno il punto sulle Apuane Il 3-5% delle nostre miniere sono causa del 70% dei danni ambientali

Tutta la Versilia a Sant’Anna

Inaugurata la lapide per le vittime dell’eccidio. Verona: il dovere della memoria

STAZZEMA Comuni della Versilia insieme a Sant'Anna di Stazzema, ieri pomeriggio, per il 71° anniversario della Liberazione, alla presenza del vice ministro Riccardo Nencini, nella cerimonia durante la quale è stata inaugurata la lapide presso il Monumento Ossario in cui sono scolpiti i nomi dei martiri di Sant'Anna. «È il momento di ringraziare tutti», ha detto il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona: «Le amministrazioni comunali che ci hanno sostenuto, lo Spi Cgil, la Regione, il governo e il ministero della cultura, l'associazione nazionale dei funzionari di polizia, le Anpi di tutta Italia e i cittadini che hanno contribuito. Grazie all'esercito che, con un'operazione spettacolare ed impegnativa, ha materialmente ricollocato la lapide nei giorni scorsi con il trasporto in elicottero fino a Sant'Anna». Menzione particolare per chi, a titolo gratuito, ha lavorato per il ricollocamento della lapide: «La ditta Da.Vi. Di Stazzema che ha offerto il blocco di Pietra di Cardoso, l'ingegner Rossano Forassiepi che ha coordinato le ditte, il Procuratore Marco de Paolis e il Senatore Massimo Caleo che si sono adoperati per consentire il posizionamento della lapide da parte dell'esercito. Era importante che quei nomi tornassero ad essere scritti nel luoghi in cui le vittime sono state sepolte». La ditta Campolonghi, inoltre, ha curato la lavorazione. «Abbiamo conquistato una libertà - sono ancora le parole di Verona - ma non basta. La memoria è un dovere e un impegno: è quello che cerchiamo di fare ogni giorno a Sant'Anna, dove vogliamo ricordare il passato, guardando al presente e ancor più al futuro». Enrico Pieri, presidente dell'associazione Martiri di Sant'Anna, si appella all'Unione Europea: «L'Europa ha bisogno di memoria: lo chiedono i martiri di Sant'Anna, di Marzabotto, dei campi di concentramento. Non dobbiamo costruire muri, ma ponti». Lorena La Spina, segretario dell'Associazione nazionale funzionari di polizia che ha raccolto fondi per la ricostruzione della lapide, ha evidenziato i valori comuni tra Sant'Anna di Stazzema e la polizia di Stato. Riccardo Nencini, in rappresentanza del Governo, ha tenuto l'orazione ufficiale: «La libertà è stata conquistata grazie alla Resistenza e a tutti coloro che per essa hanno combattuto e lottato. Sant'Anna è il luogo in cui quelle donne e quegli uomini incrociarono il male assoluto: un calvario che portò alla resurrezione».

la mostra

CARRARA Giovedì 28 aprile alle ore 18 inaugura a Carrara, al primo piano di Palazzo Cucchiari, la mostra fotografica di Reinhold Khol “Sculture e scultori nei paesi del marmo”, a cura di Massimo Bertozzi. Per questa occasione, nelle sale del piano nobile del palazzo, sede della Fondazione Giorgio Conti, saranno esposti trenta ritratti fotografici e trenta sculture che esprimono lo sguardo di Reinhold Kohl sul panorama artistico dei paesi del marmo, e insieme la produzione dei principali scultori che in questo contesto hanno operato, portando a termine la loro formazione e approdando alla loro definitiva affermazione. La mostra si articola intorno al volume fotografico di Reinhold Kohl, frutto di una lunga frequentazione umana oltre che professionale, con i numerosi scultori che a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso hanno operato a Carrara e nel più vasto panorama apuo-versiliese. Risultato di un lavoro appassionato, continuativo e attento di un artista della fotografia, il volume racconta attitudini creative e ambiti di lavoro di numerosi maestri della scultura, documentando nel contempo alcune delle opere più rappresentative della loro produzione artistica. E’ il racconto per immagini di una felice stagione artistica quello che lo sguardo di Kohl ha fermato negli scatti dei protagonisti: Guadagnucci, Poncet, Vangi, Cardenas, Botero, Signori, Max Bill, Finotti, Bodini, Pistoletto, Theimer, fino alla colonia fiorente dei giapponesi, Yasuda, Ogata, Nakamura. I ritratti di Gigi Guadagnucci nel suo studio di Bergiola, Antoine Poncet all’opera nel laboratorio Nicoli, Giuliano Vangi in un teso raccoglimento interiore, Novello Finotti alle prese con la maestosità delle cave, Michelangelo Pistoletto in attitudine pensosa, Dunchi assorto, Bodini rilassato, Theimer intento a cesellare la cera, Fernando Botero davanti a un suo cavallo, Ogata mentre volge il volto ridente verso una goccia di marmo, saranno esposti insieme alle loro sculture, non per immagine questa volta, ma nella concretezza della più straordinaria e suggestiva materia dell’arte. Reinhold Kohl inizia la sua attività come fotoreporter collaborando con varie testate ed agenzie giornalistiche, pubblicando i propri lavori su varie testate nazionali ed estere (Corriere della Sera, Il Tirreno, Messaggero, L’Espresso, Panorama, Oggi, Der Spiegel, Badische Zeitung, IRL, Gulliver, Dove, Capital), ed anche su riviste d’arte e d’architettura (Casa Vogue, Arte In, Casa Oggi, Horse-Ligne, Quadri & Sculture, Art in Italy, Flash Art). Nella prima metà degli anni ottanta collabora con Giorgio Gaber, Fabrizio De Andrè e produce foto per manifesti, cartoline e copertine di dischi di autori vari: Enzo Jannacci, Fabrizio De Andrè, Tempi Duri, Massimo Bubola, ecc. (Ed. Cipiesse, Ricordi, Fado). Gli orari: da martedì a domenica 15-19; opening 28 aprile 2016 ore 18; Info: 0585 72355 www.palazzocucchiari.it.

Sicurezza: i cavatori incrociano le braccia

Giovedì sciopero del settore lapideo. I Cobas: revoca delle concessioni a chi non rispetta le norme

CARRARA Giovedì prossimo, 28 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, la Confail Failclea già Cobas Marmo dichiara per la provincia di Massa Carrara lo sciopero di otto ore di tutte le categorie. I lavoratori del settore lapideo incroceranno le braccia per l'intera giornata, per ricordare i due operai morti a Carrara e chiedere interventi straordinari in materia di sicurezza nelle cave, primo fra tutti la revoca delle concessioni alle imprese che non rispettano le norme di sicurezza. «L'Osservatorio Indipendente di Bologna sulla sicurezza comunica che da Gennaio ad oggi in totale si contano 170 morti sul lavoro. Siamo di fronte a delle cifre impressionanti, che impongono una riflessione seria ed un'azione immediata per riportare al centro dell'attenzione il diritto alla salute e alla sicurezza del lavoro- si legge nella nota firmata dal segretario dei Cobas Dino Novembri - Occorre rendersi conto che "promuovere la prevenzione e la formazione non basta se contemporaneamente non si intensifica la lotta all'irregolarità e all'elusione delle regole. Occorre rafforzare controlli e sanzioni, agire per rendere i luoghi di lavoro sicuri , soprattutto nelle cave, che sono i luoghi più esposti al rischio di incidenti gravi e gravissimi e di malattie professionali come la generosi per il continuo uso dei martelli pneumatici e i tumori della pellemelanomI per la forte esposizione ai raggi solari . Occorre intervenire sul sistema delle pensioni, perché non è possibile che chi lavora nelle cave vada in pensione a 62 anni di età oppure lavorare per 43 anni, l'usura fisica ai cavatori si manifesta già dopo i trent'anni di lavoro ; qui obbligatoriamente bisogna imporre ai datori di lavoro il versamento all'Inps per i loro dipendenti la marca pesante come dispone la legge 5/60 delle miniere, ecco perché oggi, per l'ennesima volta , chiediamo al governo di rivedere per questa categoria la proposta di modifica della legge n° 5 del 3 gennaio 1960 che la nostra organizzazione sindacale ha portato in parlamento dal 1992 tramite i diversi gruppi parlamentari a tutti i governi che si sono succeduti fino ad oggi». «Questi cavatori debbono andare in pensione prima- si chiude la nota - La sicurezza inizia dalla qualità e regolarità delle imprese. Chiediamo azioni concrete, subito».

Una installazione per i martiri delle cave

Si chiama “La morte bianca” ed è un’installazione (in foto) creata dall’artista massese Maria Giulia Cherubini nel 2008 e esposta adesso al castello Malaspina nell’ambito della collettiva d’arte che ha preso vita nei giorni dello Spino Fiorito. In questa occasione è stata dedicata ai due cavatori uccisi da una frana dieci giorni fa alla cava Antonioli, a Colonnata. «È una di quelle installazioni che rispolvero quando succede qualcosa, come quella per la violenza di genere. Speravo di non doverlo più fare», racconta l’artista. Lei è di Forno. «A Forno una volta - racconta - quando moriva qualcuno in cava, veniva suonata la tromba dall’alto così che rimbombasse. Le donne salivano in cava e i tutti gli uomini scendevano. E se era uno del paese, si sentiva il dolore, la disperazione come se fosse un fratello».di Melania Carneval

Gli industriali: ora basta polemiche


Sulle cave una presa di posizione netta: «Concentriamoci sulla sicurezza. Non è vero che versiamo poco al Comune»
CARRARA «Concentriamoci sulla sicurezza e mettiamo da parte le polemiche ideologiche». Comincia così una lunga nota firmata dall’Associazione industriali. «La nostra comunità è stata scossa dal tragico incidente della scorsa settimana. Indipendentemente dalle indagini, che faranno il loro corso, siamo di fronte a un evento che deve innescare una reazione ferma ed efficace. Sono stati invocati modi diversi di gestire le procedure ed è stata sollecitata l'adozione di nuove regole; sono contributi animati dal comune obbiettivo di evitare nuovi incidenti nelle cave e tutti meritano di essere presi in seria considerazione- prosegue la nota - L'Associazione Industriali non intende sottrarsi a questa sfida ed è pronta a collaborare con tutti gli altri attori per conseguire più alti livelli di sicurezza ma, visti tutti gli appelli a cambiare registri e a collaborare, non riesce a spiegarsi perché non è stata invitata dalla Regione alla riunione sulla sicurezza programmata per mercoledì a Firenze. Nonostante ciò, indipendentemente dai tavoli e dagli stati generali ai quali non intende in nessun caso sottrarsi, non verrà meno l'impegno degli associati per rivedere procedure ed organizzazione del lavoro, per intensificare controlli e per promuovere i sistemi di certificazione». «È bene tenere presente, in ogni caso - proseguono gli industriali - che sforzi, energie e risorse devono essere concentrati sul tema della sicurezza, tenendo fuori dai tavoli le polemiche veementi di questi giorni contro le attività estrattive su aspetti che, o non sono veri, o poco hanno a che fare con la sicurezza del lavoro nelle cave». «È stato detto, per esempio, che negli ultimi venti anni si è scavato più che nei precedenti 2000 anni. Non è chiaro quali siano le fonti statistiche di queste affermazione; in ogni caso dal 1996 al 2015 (ultimi venti anni) il marmo escavato nel comune di Carrara ammonta a 19,8 milioni di tonnellate; dal 1950 al 1995, che non sono proprio 2000 anni, ne sono stati escavati 25,8 milioni (dati del Comune). Sotto queste false affermazioni si cela il tentativo maldestro di istituire una correlazione tra gli infortuni e le potenti nuove tecnologie sostenendo che sarebbe aumentata in modo esponenziale l'attività estrattiva - va avanti la nota - Anche qui, sempre in base ai dati del Comune, la verità è che da dieci anni la media dei marmi estratti oscilla stabilmente su livelli inferiori del 25% rispetto al picco del 1995». «Un'altra leggenda, anche questa di nessun aiuto per mettere a fuoco il problema della sicurezza, riguarda la presunta progressiva concentrazione dei benefici nelle mani di pochi insensibili "rentier". Anche qui dobbiamo una volta per tutti guardare negli occhi la verità, senza nascondersi dietro falsi totem: nel 1920 le cave attive erano perlomeno il doppio ed appartenevano praticamente a tre sole famiglie. Oggi le imprese familiari che gestiscono le 100 cave del territorio sono almeno 60 e alcune delle cave più importanti sono lavorate da cooperative che contano centinaia di soci». «Sono infondati e fuorvianti anche i rilievi sulla esiguità dei contributi che il settore fa affluire nelle casse comunali - sottolineano gli industriali - Molti continuano a rimproverare al Comune di accontentarsi di una quindicina di milioni rispetto a "guadagni" quantificati in 170 milioni di euro. In realtà questa cifra corrisponde semmai al valore della produzione totale dei blocchi; da questi devono essere scorporati i costi di produzione. Partendo da quella cifra, il valore aggiunto effettivo del settore si può quantificare in poco più di 110 milioni; di questi, circa 70 sono retribuzioni per chi lavora nelle cave. L'incidenza della tassa marmi (15 milioni nel 2016) e delle imposte societarie (6 milioni) va rapportata non a 170 ma a 40 milioni. Su questa misura del vero "margine industriale", la tassazione complessiva (locale e nazionale) incide perlomeno per il 50%. Comunque la mettiamo, oggi le cave non sono l'attività elitaria ed esclusiva del secolo scorso e la quota della ricchezza prodotta dal marmo che va al Comune e ai lavoratori è molto più elevata. Invece di agitare polemiche che poco ci azzeccano con il tema della sicurezza - si chiude la noto - concentriamoci sui veri fattori che impattano sulle condizioni di lavoro».

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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