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Il Tirreno (3508)

La scelta del luogo in cui erigere l'edificio era stata valutata con criterio: doveva sorgere ai piedi delle Apuane, nella città di Carrara, in un'area appositamente scelta e voluta per la sua vicinanza ai luoghi in cui accadeva la maggior parte degli incidenti più gravi sul lavoro: le cave di marmo.

Quella vista dai monti al mare era già una cura
CARRARA. Ancora un po’ di storia, ripercorrendo a ritroso, grazie al lavoro dello storico Paolo Biagini, la genesi del monoblocco. Tante le curiosità come ad esempio la mancata inaugurazione dell’ospedale cittadino e l’importanza, sottolineata a più riprese, della vista che il monoblocco garantiva dalle sue finestre a pazienti e degenti. Una vista indicata, all’epoca come preziosa anche per la cura. Dalle cave al mare, dai monti alla città: il monoblocco era studiato per garantire una visione ad ampio raggio. Nell'ambito del Piano Ospedaliero varato dalla Regione Toscana, l'Ospedale Generale Provinciale di Carrara diventò il culmine dell'articolata piramide di servizi socio-sanitari costituiti nell'ambito della Zona III (Carrara - Fosdinovo). Non si può non parlare dell'invidiabile posizione in cui è stato innalzato il Monoblocco: «Il nostro ospedale ha una vista che è unica al mondo; dalle sue finestre si può vedere il mare, i monti, le cave. Nessun'altro nosocomio può offrire una cura migliore» con queste parole uno dei membri del CdA dell'Ospedale definiva il superbo ed ineguagliabile panorama che si gode dalle finestre e dai balconi del Monoblocco. L'apertura del Monoblocco avvenne quasi in sordina, senza tagli di nastri, concerti. Nessuna cerimonia ufficiale, nonostante anche all'epoca fosse di moda fare inaugurazioni anche per piccoli eventi. Per decisione dello stesso Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale si pensò che inaugurare un luogo di dolore con una festa fosse inopportuno. Per questo il Monoblocco non fu mai inaugurato ufficialmente. Il cartiglio contenuto all'interno della prima pietra della costruzione del nuovo ospedale di Monterosso reca questa scritta significativa: «Qui, sul bel colle soleggiato, dove, a più efficace cura e difesa da infezioni e da contagi, sorgeranno grandi e belli edifici, oggi 14 giugno 1914, plaudendo il popolo carrarese, intervenute le autorità politiche e civili, è posta solennemente la prima pietra. Costanza e concordia d'animi affrettino il coronamento».

 

I 50 mila euro in contanti erano 50 collane

Le intercettazioni: il linguaggio in codice per trattare le cifre utuilizzava il gergo dei gioiellieri

Sborseranno meno della metà delle cifre contestate Restano sotto sequestro beni per 1,4 mln di euro.
Avvocati al lavoro per le memorie difensive

di ALESSANDRA VIVOLI La buona notizia è che qualcosa è stato fatto. E che da qualche parte bisognava pure iniziare. Insomma Procura e Guardia di Finanza hanno cominciato a mettere mano al sistema di compravendita dei blocchi, dal monte al piano, smontando il sistema di sottofatturazione e di denaro, tanto, in nero con cui venivano condotti in molti casi (almeno in quelli finiti sotto la lente delle Fiamme gialle) gli acquisti di partite di materiale pregiato.

Un maxi fascicolo 8.800 pagine di indagini

Un lavoro andato avanti per tre anni. Un fascicolo di 8.800 pagine dove sono racchiuse ricostruzioni, intercettazioni ambientali e profili delle persone coinvolte nell’operazione “black marble”. Un lavoro che ha portato, con la conclusione delle indagini preliminari, a trenta denunce e diciannove aziende coinvolte dall’attività investigativa.

In un colpo si evadeva più di un milione

Sotto la lente il modus operandi degli imprenditori coinvolti nell’indagine Conti paralleli in Svizzera e Dubai, società off-shore alle Seychelles
aldo giubilaro Tre anni di indagini hanno passato al setaccio il mondo del lapideo smontando il sistema della compravendita
di Alessandra Vivoli
CARRARA Ma qual era il modus operandi degli imprenditori coinvolti nell’operazione “black marble”. I fronti d’azione erano due: da un lato si aggirava il fisco, dal’altra di sottofatturavano le partite di marmo vendute. Così Gemignani e Vanelli evadevano il fisco. Le contestazioni degli inquirenti nei confronti dei fratelli Manrico e Franco Gemignani e Carlo Vanelli della Sagevan sono messe nero su bianco nell’avviso della conclusione delle indagini preliminari della Procura. Il primo episodio riguarda l’anno di imposta 2009: secondo quanto contestato dalla Finanza la Sagevan avrebbe presentato una dichiarazione dei redditi indicandovi elementi attivi per un ammontare inferiore a quello reale per un importo pari a 745mila euro, determinando Ires evasa per 204milaeuro. Per l’anno 2011 la dichiarazione era inferiore di oltre mezzo milione di euro (512mila euro per la precisione). E infine per l’anno di imposta 2011 non vengono dichiarati un milione 409mila euro. Come circolava il denaro. Nel suo computer venivano registrati tutti i passaggi di denaro. Il suo pc è stato fondamentale nella ricostruzione dell’ossatura dell’operazione “black marble”. E il ruolo di Eugeneio venezia, della Venezia borkers, viene sviscerato nel lungo e articolato lavoro degli inquirenti. Gli episodi ricostruiti e contestati sono tanti. Ecco che nel marzo del 2014 Eugenio venezia, con il fratello Giuliano e la sorella Maria Pia, «si adoperavano per il ritiro del denaro contante per complessivi 75.000 euro presso un tale Montu (persona non identificata) e presso Shahid Abdoul e Salik Abdul e successivamente consegnavano tale somma a Carlo Vanelli, amministratore della Sagevan marmi srl, nella misura di 72.500 euro». Eugenio Venezia è individuato a più riprese come collettore di denaro contante dai compratori indiani. Le dichiarazioni false. È la parte delle indagini che riguarda l’azienda Venili’s srl e i co-amministratori, Eugenio Venezia e Nicola Fontanili. Nel settembre del 2011 presentarono, secondo quanto contestato dagli inquirenti, la dichirazione dei redditi dell’anno di imposta 2010 indicandovi elementi attivi per un ammontare inferiore a quello reale di 255mila euro. Il tutto utilizzando documenti contabili e commerciali non registrati, “paralleli”, derivarti dalle cessioni attraverso bonifici provenienti da conti correnti di società estere, in paesi a fiscalità privilegiata (Libano) utilizzando lo schermo di società clienti indiane, oppure il ricevimento di denaro contante, non tracciabile. E sempre alla Venili’s nel settembre del 2014 viene contestato l’evasione di imposta attraverso conti correlati esteri in paesi a fiscalità privilegiata (Dubai e Svizzera), intestati a società con sede off-shore (Repubblica delle Seychelles e Emirati Arabi Uniti. Questo, secondo gli inquirenti, fece in modo che nella dichiarazione dei redditi per l’anno 2015 venne dichiarato un importo inferiore di 239mila euro.

Cava Valsora non può riaprire

Il Parco respinge la proroga della pronuncia di compatibilità ambientale: tritoni non tutelati

MASSA La cava Valsora non può riaprire. Adesso è ufficiale. È arrivata il diniego del Parco Alpi Apuane alla richiesta di proroga della pronuncia di compatibilità ambientale (pca) avanzata dalla concessionaria, la Marmi ed Autotrasporti Merci Ptc di Giuliano Angeloni. Le motivazioni ricalcano quelle il Parco aveva pubblicato a dicembre nel negare la pca. Anzitutto: la richiesta di intervento avanzata dalla società non prevedeva «accorgimenti supportati da studi scientifici che garantiscano la salvaguardia della colonia dei tritoni», scrive il Parco. «L’assenza di dati ecologici, informazioni di sintesi delle analisi di campo e di reali misure di salvaguardia - continua l’ente - rendono il biotopo vulnerabile». La società, fa sapere il Parco «nonostante le richieste della conferenza di servizi non ha voluto in alcun modo adeguare il progetto nella direzione di una maggiore compatibilità ambientale dell’intervento ed ha tenuto ferme le proprie posizioni». Fosse solo questo: in ballo c’è anche una variante in galleria. Lo stato di progetto presentato ai fini del rilascio della proroga non corrisponde allo stato di progetto precedentemente autorizzato. La galleria è traslata di circa 5 metri nella direzione della vasca che accoglie la colonia dei tritoni. «Lo spostamento di tale galleria inficia la richiesta di proroga - fa sapere il Parco - in quanto costituisce una variante e non la semplice prosecuzione del progetto autorizzato». La cava in altre parole rimarrà chiusa, per la gioia degli ambientalisti che da almeno un anno si battono per la tutela dei tritoni apuani. Tutto è iniziato con la mozione presentata dal consigliere comunale di Rifondazione, Nicola Cavazzuti, e approvata dal consiglio comunale quasi all’unanimità per la costituzione di un’oasi per i titroni. Oggi viene rilanciata quella proposta. L'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus esprime «forte soddisfazione» per la decisione assunta dal Parco. «La Cava Valsora, si ricorda, è insieme a numerose altre interessata da un'ampia indagine condotta dalla Procura riguardo reati ambientali vari. L'associazione, in proposito, ha inoltrato diversi esposti alla magistratura e alle amministrazioni pubbliche competenti relativamente al gravissimo inquinamento ai danni dei corsi d'acqua delle Apuane determinato dalla marmettola e dalla cattiva gestione delle cave».

 

Una statua per il partigiano Nerino Garbuio

MONTIGNOSO Fu catturato dai Tedeschi nel 1944, torturato e poi impiccato ad un albero, dove oggi sorge il parco di villa Schiff: è stato il più giovane partigiano di Montignoso, Nerino Garbuio; aveva soltanto 19 anni quando il suo corpo penzolò da un albero che rimase quasi intatto, a suo ricordo, fino all’estate scorsa, quando fu spazzato via dalla tempesta di vento. L’8 aprile, giorno della liberazione di Montignoso, l’amministrazione comunale inaugurerà la nuova statua in memoria del giovane partigiano Nerino Garbuio, che verrà posizionata proprio dove sorgeva l’albero a cui Nerino fu impiccato. A quel tempo, impiccare in piazza un partigiano, rappresentava un monito importante per i cittadini apuani, ma dopo la guerra e con la Liberazione, quel cippo era diventato il simbolo del dolore sofferto, a ricordare a tutti ciò che non vogliamo più che accada e ciò che dobbiamo rifiutare e combattere con tante battaglie civili. Così, in quello stesso luogo, al posto dell’albero dove avvenne l’impiccagione, Anpi e comune posizioneranno una nuova statua, dedicata a Nerino il partigiano. È stato indetto un concorso “Albero, vita, libertà” riservato agli alunni del polo artistico “Artemisia-Gentileschi”, con due borse di studio messe a disposizione da Anpi, ognuna da 250 euro. La realizzazione del monumento verrà invece affidata all’istituto professionale Tacca. Sarà una commissione specifica a scegliere prima il bozzetto e poi l’opera in marmo da installare a villa Schiff. Gli alunni sono stati preparati, in questi mesi, alla conoscenza dei fatti storici, del personaggio, delle sue gesta e della sua fine, per poter ideare al meglio il monumento in onore di Nerino. Accanto alla statua, poi, il comune di Montignoso, con la collaborazione della carpenteria Benassi, posizionerà una teca con all’interno il pezzo di legno con cui, nel ’44, venne rafforzato il ramo dell’albero per impiccare Garbuio. M DA

 

CARRARA Il caso di Michele Santini, il cavatore licenziato a inizio febbraio da Franco Barattini approda in commissione Marmo, in una delle primissime sedute guidate dal neo presidente Cristiano Bottici (Pd) succeduto a Massimo Menconi (Prc) passato tra le fila dell’opposizione. Un tema caldo, anzi caldissimo, visto che dopo lo sciopero generale del settore dell’11 febbraio, nulla si è cambiato e i sindacati hanno deciso di impugnare il licenziamento in tribunale. Tutto è iniziato il 5 febbraio: Franco Barattini, titolare della Escavazioni Polvaccio Srl licenzia Michele Santini a causa dell’«attuale sfavorevole situazione economica finanziaria derivante dal protrarsi dei lavori al monte e dalla mancata produzione di materiali vendibili». Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas contestano immediatamente il provvedimento perché, dicono, fino a una settimana prima alla Polvaccio si facevano gli straordinari e perché la cava fornisce Omya, il colosso del carbonato di calcio sempre a caccia di scaglie. Non solo: la srl fa parte di un grande gruppo dove già in passato i problemi legati alla flessione del lavoro sono stati risolti con il trasferimento dei dipendenti da una società a un'altra. Il licenziamento per motivi economici, dunque, secondo i sindacati non regge, come non si può puntare il dito in alcun modo contro la condotta del cavatore, dipinto da tutti come un dipendente modello. Seguono giorni di tentativi di mediazione, anche attraverso Assindustria, ma Barattini non si muove di un passo e così, l’11 febbraio scatta lo sciopero generale del settore, senza il sostegno di Filca-Cisl. E proprio dai picchetti al monte, parte l’attacco durissimo di Fillea e Cgil: «Il nostro timore è che questo provvedimento sia un modo per fare pressioni verso le istituzioni, e in particolare su Asl, affinchè vengano allentati i controlli sulla sicurezza» attaccano i vertici della Camera del Lavoro ricordando che a gennaio alla cava era stato imposto uno stop di due settimane proprio per il mancato rispetto di una prescrizione di Asl. La vicenda, di fatto, è ferma a quei giorni: l’unica cosa che procede è l’azione legale per contestare in tribunale il licenziamento di Santini e chiederne il reintegro. Roberto Venturini di Fillea-Cgil, Giacomo Bondielli di Filca Cisl e Francesco Fulignani di Feneal-Uil hanno ripercorso le tappe della vicenda davanti alla commissione Marmo del Comune di Carrara, spiegando che no, alle cave non c’è il Far West, ci sono imprenditori più o meno corretti e dunque, è necessario sanzionare chi non rispetta le regole. «Le norme vanno rispettate e ci vuole qualcuno che le faccia rispettare» hanno sottolineato i tre segretari provinciali di categoria, lanciando l’idea di una “patente a punti” per i titolari delle concessioni e delle autorizzazioni: come accade a chi si mette al volante di un auto, in caso di infrazione, si perdono punti e chi arriva a zero si vede sottrarre il diritto di lavorare la cava. Tutti i membri della commissione, senza distinzione di appartenenza politica, hanno manifestato la loro solidarietà a Santini e hanno chiesto di fare chiarezza su un licenziamento che, per come è stato raccontato loro, appare davvero inspiegabile.

 

Allarme dei lavoratori del Battaglino: quando piove si allaga tutto, sassi e detriti sono ovunque

CARRARA Le segnalazioni si sono accumulate nel corso degli anni ed è stato indetto anche uno sciopero del settore, ma alla fine non è stato risolto nulla. E così, a ogni pioggia, nemmeno di quelle più intense, la strada del Battaglino nel bacino di Torano continua a trasformarsi in un canale in piena dove, insieme all’acqua, scorrono sassi e detriti che squarciano l’asfalto creando buche e avvallamenti. Quando poi torna il sereno, e i cavatori riprendono l’attività al monte, ecco che si trovano davanti una strada coperta di fango e detriti, sotto i quali spesso si nascondono vere e proprie voragini: per chi lavora in questo bacino l’unica opzione è quella di arrivare in cava con mezzi propri, affrontando un percorso a ostacoli su un tracciato dalla pendenza vertiginosa. «È un tragitto pericoloso, le buche non si vedono perché sono coperte dall’acqua e poi ci sono sassi e detriti ovunque… oltre al problema legato alla sicurezza, bisogna considerare che su questa strada le nostre auto si usurano molto di più» raccontano i cavatori della zona. Da anni a raccogliere le loro segnalazioni c’è Roberto Venturini, segretario di Fillea Cgil che spiega come la situazione al Battaglino sia “anomala”: «In tutti gli altri bacini i cavatori vengono portati in cava dalle jeep messe a disposizione dall’azienda titolare dell’autorizzazione. Qui invece devono salire con le loro auto» racconta il sindacalista. La strada è comunale, quindi la manutenzione è a carico del municipio ma vista l’usura a cui è sottoposta la soluzione di Venturini non prevede (solo) la sistemazione dell’asfalto: «Chiediamo che venga consentito il transito ai soli mezzi a trazione. Così i lavoratori non potranno utilizzare le loro auto e le aziende saranno costrette a mettere a disposizione delle jeep, come già accade quasi ovunque» conclude il sindacalista.

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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