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Il Tirreno (3803)

Bigi al Museo Visita guidata

L'incanto ed il peso dei giorni, visita guidata alla mostra di Rinaldo Bigi al Museo Bozzetti di S. Agostino a Pietrasanta è la proposta a partire da oggi. Durata 2 ore, 2 euro a persona.

Si estrae ardesia sotto la guida di Sergio Menchetti. Ha i permessi di Parco
e Comune di Stazzema, ma fra i firmatari per la chiusura c’è anche un assessore

Le elezioni comunali, previste per la primavera 2016, si avvicinano a Seravezza e la campagna elettorale entra sempre più nel vivo . Ma proprio la campagna elettorale arriva a mietere le sue prime "vittime": sembra che Gianluca Pajatto, già consigliere di minoranza nella "lista Monaco" e in corsa per la carica di consigliere comunale tra i 16 nomi presentati da Andrea Giorgi per il suo gruppo "Patto Civico" (insieme all'altro attuale rappresentante della "lista Monaco" in consiglio comunale, Stefano Alessandrini), sia pronto a ritirare quanto prima la propria candidatura. Sconosciuti ancora i motivi che avrebbero portato Pajatto ad una scelta del genere: dal gruppo "Patto Civico" non è stata data alcuna conferma né smentita di queste voci, ma a breve (assicura lo stesso Giorgi) verrà indetta una conferenza stampa chiarificatrice.di Tiziano Baldi Galleni wPOMEZZANA Una ferita aperta nella natura, uno squarcio scuro nel verde dei boschi stazzemesi. Cava "La Ratta", un sito estrattivo di ardesia, per i residenti minaccia il paese di Pomezzana: le sue sorgenti d'acqua, il suo paesaggio, e la stabilità del versante montano. La cava è stata riattivata a febbraio dalla "Società Marmo ardesia ed affini di Menchetti Sergio", con regolare permessi di Comune di Stazzema e Parco delle Apuane. Ma i residenti di Pomezzana - che tra l'altro si dicono essere all'oscuro di tutto - adesso sono in rivolta, e hanno inviato un esposto a Parco, Comune di Stazzema, e alla Regione Toscana. Perché a loro parere alcune criticità non sono state "adeguatamente valutate in fase di istruttoria dell'autorizzazione", e quindi chiedono l'immediata sospensione in autotutela. Prima fra tutte, la preoccupazione maggiore è rivolta alla sorgente d'acqua potabile che serve il paese di Pomezzana. Si trova ad una distanza di appena 300 metri a valle, sullo stesso versante, ed alimenta l'acquedotto pubblico del paese dove abitano circa 150 persone. Sono molti tra loro i firmatari dell'esposto. E tra questi c'è anche l'assessore al bilancio di Stazzema, Marco Viviani. «Il sito estrattivo in questione - prosegue il documento - presenta frane attive e una forte propensione al dissesto, attitudine conclamata nel recente passato in occasione di eventi meteorici avversi ed intensi: i nuovi interventi di sbancamento rischiano di provocare dissesti nell'area soprastante pregiudicando la stabilità della strada rurale, vicinale di uso pubblico, di accesso all'Alpeggio di San Rocchino, recentemente oggetto di consistenti opere di messa in sicurezza, regimazione idraulica, nonché consolidamento di dissesti, il tutto eseguito con risorse pubbliche finanziate tramite il Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 per un importo di oltre 150mila euro». Gli abitanti di Pomezzana sono decisi ad arrivare fino in fondo alla questione. A rischiare di essere compromessa c'è anche la loro viabilità pubblica (l'unica strada per raggiungere il paesino montano ai piedi del Matanna) dove dovranno passare i camion carichi di blocchi di ardesia e inerti. E secondo loro non era certo stata concepita per tale carichi. Nel documento si cita un'ordinanza del 2012 con la quale l'allora sindaco vietava il transito a veicolo con massa a pieno carico di oltre 50 quintali. «In più occasioni, in concomitanza di piogge intense, parti del ravaneto (sotto cava La Ratta ndr) sono franate nel sottostante fosso di Canal Verde, invadendo, con centinaia di metri cubi di materiale, sia l'alveo del fiume sia i circostanti castagneti coltivati - prosegue l'esposto. Gran parte del materiale è stato invece trasportato a valle, verso il paese di Mulina, dove si sono resi necessari interventi di rimozione, con costi a carico della comunità, essendo stati, gli interventi, effettuati dal Consorzio di Bonifica della Versilia. Il nuovo piano di coltivazione autorizzato, nonostante ciò, prevede che ulteriori 11.000 metri cubi di materiale vengano collocati sulla sommità dell'attuale ravaneto andando quindi ulteriormente ad aggravare una già precaria stabilità dello stesso». Da qui la raccolta di firme e l’annuncio di dare battaglia.

Legambiente

CARRARA «Si tratta di un’autorevole conferma di quanto sosteniamo da anni imputando al Comune di funzionare tuttora come una vera e propria “fabbrica del rischio alluvionale”: in poche parole, mentre la Regione appresta i lavori di messa in sicurezza, il Comune rema contro aumentando il rischio». Legambiente Carrara interviene in merito all’incontro pubblico durante il quale è stato presentato il progetto di sistemazione del Carrione di Seminara: L’ingegnere della Regione ha richiamato l’attenzione su alcuni aspetti, che ricalcano le critiche sempre sollevate dall’associazione ambientalista. A partire dal fatto che: senza un intervento radicale sulle cave e al monte la messa in sicurezza del Carrione rischia di essere vanificata. Inoltre: iI ravaneti vecchi (senza terre) assorbono acqua riducendo il rischio alluvionale; le ingenti quantità di marmettola e terre scaricate nei ravaneti, invece, oltre ad inquinare le sorgenti, aggravano il rischio (riducendo la funzione di “spugna” dei ravaneti e favorendo colate detritiche che colmano gli alvei); occorre ripristinare il reticolo idrico montano eliminando le strade montane di fondovalle costruite sull'alveo (poiché diventano fiumi ad alta velocità che provocano piene improvvise a Carrara), le attuali modalità d’escavazione sono insostenibili. «Questi concetti sono spiegati e riccamente illustrati, ad esempio, nei nostri recenti documenti - commenta l’associazione - Carrione: le proposte di Legambiente per il piano di gestione del rischio alluvioni, Come opera la fabbrica del rischio alluvionale (la bonifica dei ravaneti) dell’ottobre del 2015, Come fermare la fabbrica del rischio alluvionale , del mese successivo, Smantellare le strade di fondovalle, restituire spazio ai torrenti. Per quanto riguarda le strade montane costruite occupando l’alveo dei torrenti, infatti, - prosegue Legambiente - il Comune sta proseguendo imperterrito negli errori del passato. Ad esempio, visto che con le piogge la via Canaloni (Colonnata) diventa un torrente e viene invasa da detriti che ostacolano la circolazione, si è proceduto a più riprese a interventi di sistemazione stradale, senza rendersi conto che ogni suo miglioramento, essendo basato sulla canalizzazione e sul rapido scorrimento delle acque (per liberare la sede stradale), induce un aggravamento del rischio alluvionale a valle». Un altro recente contributo all’incremento del rischio alluvionale viene dai lavori di bonifica di alcuni ravaneti nei bacini di Miseglia e di Torano (finalizzati alla protezione delle sorgenti) poiché, - informa l’associazione ecologista - «anche in questo caso, si è proceduto ad interventi di canalizzazione. Un altro esempio, per il momento allo stadio di ipotesi (che ci auguriamo non sarà mai attuata), è l’idea di asfaltare la strada da Mortarola al Tarnone per favorire l’auspicato afflusso di bus turistici all’area mercatale del Tarnone e realizzare, con via Colonnata, un doppio percorso a senso unico. Il consolidamento della strada richiederebbe l'arginatura e la cementificazione del Carrione, accentuando i picchi di piena in città. Ma le fertili menti comunali - continua Legambiente - sono instancabili: in un recente documento dell’ufficio marmo, si giustifica la mancata previsione a breve termine del ripristino del vecchio canale alla base della fossa di Canalbianco presso Ravaccione (sepolto dalla strada) adducendo la motivazione che tale intervento potrà essere realizzato solo dopo la formazione di nuove opere di canalizzazione lungo la strada comunale di fondo valle». Ciò rivela, secondo Legambiente, che l’ispirazione di fondo della «nostra fabbrica del rischio alluvionale» è la canalizzazione delle acque montane, un’idea che, se fosse consapevole delle conseguenze (aggravare le alluvioni proprio in pieno centro città, con danni ben minori), sarebbe veramente criminale. «Se vogliamo raccogliere la raccomandazione di Seminara - continua - dobbiamo invece invertire completamente la rotta: dobbiamo cioè smantellare le strade di fondovalle per ricostruirle a quota più elevata (a mezza costa) e restituire l’intero spazio ai torrenti oggi sepolti. I torrenti così ricostruiti, per la loro larghezza, sinuosità e scabrezza, rallenteranno sensibilmente il deflusso delle piene riducendo il rischio alluvionale. Il prof. Seminara ha, sulla marmettola, confermato quanto sosteniamo, inascoltati, da anni: i vecchi ravaneti, accumulatisi ai tempi delle “varate” con esplosivo e del filo elicoidale, sono costituiti quasi esclusivamente da scaglie; pertanto funzionano come spugne che assorbono grandi quantità di acque meteoriche e le rilasciano poi lentamente, fornendo così un importante contributo alla riduzione dei picchi di piena». I nuovi ravaneti, invece, contengono grandi quantità di marmettola e terre che, inzuppandosi, tendono a liquefarsi favorendo l’innesco di debris flow (colate detritiche) che vanno a colmare gli alvei sottostanti riducendone la capacità idraulica e favorendone l'esondazione. «Esaminando i dati della pesa comunale si deduce che ogni anno vengono abbandonate al monte (violando la legge e le stesse prescrizioni dell’autorizzazione all’escavazione) oltre mezzo milione di tonnellate di terre, una quantità che Seminara non ha esitato a definire insostenibile. Questa pratica, abusiva ma tollerata, ha cambiato perfino il paesaggio: i ravaneti, infatti, un tempo bianchi, stanno assumendo il colore della miscela di terre e marmettola. Sorvolando in questa sede sul danno economico (per il mancato versamento del contributo regionale) e sull’inquinamento delle sorgenti, limitiamoci a considerare solo il rischio alluvionale che le cave, col tacito consenso del Comune, scaricano sulla città abbandonando le terre al monte. Considerato che i ravaneti di sole scaglie riducono il rischio alluvionale e quelli contenenti terre lo aumentano, la soluzione è elementare: Carrara ha bisogno di un grandioso intervento che preveda lo smantellamento di tutti i ravaneti recenti, da sottoporre a vagliatura e all’allontanamento delle terre e da ricostruire con le sole scaglie pulite. Ovviamente, per non vanificare l’intervento, occorrerà porre alle cave prescrizioni ferree sul mantenimento di una pulizia assoluta nelle cave, pena l’immediato e definitivo ritiro dell’autorizzazione. In tal modo i ravaneti ripuliti si comporterebbero da spugne, svolgendo un ruolo in qualche modo analogo a quello dei previsti bacini montani di laminazione delle piene». Legambiente chiede quindi - nuovamente - di salvare i ponti storici. «Merita evidenziare che l’importante riduzione del rischio alluvionale conseguibile con questi due grandiosi interventi (ripulitura dei ravaneti e ripristino degli alvei oggi soffocati da strade) consentirebbe con ogni probabilità di salvare anche i ponti storici in centro città dei quali è previsto l'abbattimento o la sopraelevazione. Una ragione in più per raccogliere le raccomandazioni e tradurle subito in atti concreti».

 

La Guardia di finanza fa il bilancio dell’anno di indagine trascorso (il 2015) dai furbetti dei ticket sanitari alla pirateria: tanti gli arresti e i denunciati

 

Marmo e art design, Carrara è la capofila

La Design Factory e uno studio londinese promuovono insieme un concorso internazionale

di Francesca Vatteroni
CARRARA Si è appena conclusa, la Prima Edizione di “MOS Designer Residencies Competition”, un concorso per designer e architetti provenienti da tutto il mondo, che prende vita grazie alla collaborazione tra Carrara Design Factory e MOS Matter of Stuff. La neonata Cararra Design Factory, creata ad Aprile dell’anno scorso a Carrara, dalla professionista Carla Beccari che coordina una squadra di designer, architetti e scultori, è uno studio di architettura e design che intende promuovere, attraverso una piattaforma web di e-commerce, la vendita on line di manufatti e prodotti di interior design. La sfida di Carrara Design Factory è quella di utilizzare degli scarti della lavorazione primaria del marmo per la creazione di oggettistica e arredamento di design. MOS Matter of Stuff invece è uno studio di architettura con sede a Londra e una galleria di design on line, fondato da due italiane: Simona Auteri e Sofia Steffenoni, che coordinano una squadra di professionisti, di interior designer e di architetti. La sfida di MOS è creare una nuova cultura del design, che prenda le distanze dal prodotto industriale per avvicinarsi e ristabilire una relazione con l’artigianato e la tradizione. Forti di questo Dna in comune che consiste nell’allontanamento da una logica industriale, Carrara Design Factory e MOS hanno progettato e creato un concorso per designer e architetti. Il concorso, conclusosi il 29 febbraio con l’annuncio di 6 vincitori (3 per la categoria marmo e 3 per la categoria metallo) era aperto alle figure professionali creative di tutte le discipline: designer, artigiani, architetti, artisti. La giuria, composta da Simona Auteri e Sofia Steffenoni, Carla Beccari, il professor Sebastiane Bergne e vari designer consulenti tra cui Moreno Ratti, per la categoria marmo ha proclamato vincitori: il designer slovacco Tomas Gabzdil Libertiny, la designer tedesca Olga Bielawska e la designer americana Nina Cho. Oltre a questo concorso, il tandem Carrara Design Factory e MOS MAtter of Stuff, ha realizzato un altro concorso aperto questa volta ai soli studenti di Camberwell university di design di Londra, con il tema: sostenibilità e riciclo del marmo, per la creazione di oggetti per la tavola. Anche per questo concorso sono stati proclamati già i 10 artisti studenti vincitori che appartengono a varie nazionalità: spagnola, italiana, giapponese . I vincitori di entrambi i concorsi verranno ospitati tra aprile e maggio, grazie alla generosità e alla collaborazione di Castello Banfi rinomato produttore vinicolo, a Montalcino, nella sede OCRA (Officina Creativa dell’abitare), una struttura didattica fornita di aule e foresteria. Presso OCRA i vincitori potranno completare i progetti dopodiché verranno a Carrara per seguire le varie fasi di lavorazione e per questo andranno in visita alle cave storiche di Adolfo Corsi e successori e visiteranno alcuni tra i laboratori di scultura più prestigiosi della zona, tra cui studi Nicoli; saranno quindi ospiti dei laboratori Ellemarmi di Pierandrea Luciani, il produttore dei pezzi. Dopo il soggiorno carrarese, gli artisti torneranno a Montalcino per la presentazione degli articoli di art design realizzati, i quali saranno destinati a partecipare a moltissime mostre ed eventi: prenderanno parte al Design Week di Londra (il festival annuale londinese di design), sarà creato per loro un evento alla Biennale di Venezia, ci sarà un intervento alla Marble Weeks di Carrara e alla Marmotec e probabilmente verranno portati anche a Parigi. Insomma un percorso destinato alle vetrine più prestigiose che Carrara ha contribuito a progettare e concretizzare in un contesto di sinergie artistiche internazionali.

Voodoo in Accademia


Nel consiglio dei docenti l’insegnante mostra una bambolina per i riti
trovata in classe. E qualcuno invoca la benedizione del vescovo

Denuncia di una prof
CARRARA Una bambolina voodoo, rosa con gli occhi a bottone e uno spillone conficcato nel cuore. Una bambolina che evoca riti malefici e che è comparsa durante l’ultimo consiglio dei docenti convocato in Accademia delle Belle Arti. Ad estrarre l’oggetto, che si vede molto spesso nei film del terrore (lo sapranno bene gli amanti del genere) è stata una professoressa del corpo docenti dell’Istituto di Belle Arti che ha denunciato lo stato di incuria e degrado in cui versa la scuola. Una mancanza di controlli, secondo quello che avrebbe riferito in consiglio la professoressa, alla base di quello che la stessa ha definito un grave atto nei suoi riguardi: quella bambolina voodoo messa sotto la cattedra. Il consiglio, raccontano alcuni dei docenti presenti (e stupefatti), ha accolto in silenzio le rimostranze della prof che avrebbe pure aggiunto che non si tratterebbe di un normale pupazzetto, come qualcuno ha provato a suggerire. No, l’insegnante si sarebbe consultata con un’antropologa e le avrebbe confermato di essere in presenza dello strumento di un rito voodoo. La notizia è stata appresa nel silenzio generale. Ed è arrivata dopo una sequela di lamentele sulle condizioni dei servizi igienici dell’istituto e sulla mancata vigilanza sull’entrata e l’uscita dalle aule. In realtà della bambolina voodoo l’insegnante aveva già parlato con i colleghi, prima del consiglio docenti, ma avrebbe deciso all’ultimo di porre il problema anche in quella sede. Un problema che, naturalmente non sarebbe trapelato dalle mura dell’Accademia se qualche docente, incredulo su quanto avvenuto davanti ai propri occhi, non avrebbe deciso di raccontarlo. Parola pr parola. E aggiungendo anche come è finito il consiglio docenti dell’Istituto: con un insegnate che ha invocato addirittura la benedizione del vescovo a Palazzo del Principe. Un consiglio davvero particolare, un caso, quello sollevato all’interno del corpo docenti destinato senza dubbio a fare discutere. E a fare riflettere. Il secondo consiglio che finisce sotto i riflettori: pochi giorni fa il consiglio (in quel caso di amministrazione) era finito con l’uscita di scena - con tanto di porta sbattuta - della presidente Anna Laghi, dopo la nomina - a sei mesi dall’inizio del suo mandato - della terna dei suoi successori. (a.v.)

Il Carrione Argini, contestati i lavori

La Provincia fa causa a 15 tecnici e 10 ditte che hanno lavorato sul fiume

Troppi candidati fiorentini, alla fine potrebbe prevalere
Cavicchi di Toscana Nord. Via alle consultazioni dei saggi

ANCHE i cinesi rendono merito agli studenti del liceo artistico massese. Dopo il successo della mostra “Ori Preziosi. Marmo e Gioielli”, terminata con la premiazione degli studenti e a cui hanno preso parte docenti, realtà del comparto del lapideo e autorità locali, giunte all’istituto scolastico diretto dalla professoressa Anna Rosa Vatteroni per ammirare le originali creazioni, nei giorni scorsi è stata la volta del sindaco della città di Yunfu della provincia del Guangdong, Zhuo Zhiqiang. «La delegazione della città cinese gemellata con Carrara – sottolinea Giuseppe Silvestri docente del Palma – si è complimentata con istituto e studenti, sia per la mostra che per le opere in marmo e gioielli». Per ricambiare la visita (nella foto, un momento dell’incontro) la scuola massese ha omaggiato sindaco e delegazione cinese con tre pregevoli pubblicazioni realizzate qualche anno fa e dedicate al restauro del monumento di Giuseppe Garibaldi e allo scultore carrarese Pietro Freccia. Non poteva concludersi meglio il percorso durato due anni e reso possibile dall’ottimo lavoro dei docenti del corso di arti figurative. A partire da Pier Paolo Della Pina, Natale Bordigoni, Giuseppe Silvestri e Andrea Pistocchi, proseguendo con gli orafi titolari del corso di gioielli Paolo Balacco e Laura Luporini di Adàmas Gioielli Valenza. in collaborazione con le oreficerie Baldini, Cortese e Gozzani di Massa.
Stefano Guidoni

 

«Me lo aspettavo, e noi saremo a fianco della Regione» «Sono amareggiato ma non sorpreso da questo attacco»

 

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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