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Il Tirreno (3644)


PRONTO UN ESPOSTO ALLA PROCURA

PIETRASANTA «La Regione prende in giro i cittadini della Versilia. La discarica di Cava Fornace chiuderà, tra 10 anni, ma prima sarà riempita con rifiuti di mezza Italia». Il nuovo affondo arriva da Daniele Mazzoni, vice sindaco uscente di Pietrasanta. Era stato Mazzoni, quando era in carica, a "scoperchiare" il vaso di Pandora e a spingere la Regione a rivedere i suoi progetti per il sito che si trova a cavallo tra Montignoso e Strettoia. Mazzoni è pronto a rivolgersi alla Procura della Repubblica. «I Comuni della Versilia - spiega Mazzoni commentando le ultime notizie arrivate da Firenze - hanno chiesto la chiusura immediata o la riapertura delle pratiche di autorizzazione Via e Aia, per avere certezza che la discarica operi in sicurezza. Anche il consiglio regionale ha deliberato per la chiusura del sito all'unanimità con un lavoro prezioso di tutte le forze politiche. Sono tante le anomalie sulla discarica: ricordo che sono stati sforati i limiti di conferimento dell'amianto e altri rilievi Arpat, non venivano fornite le fideiussioni né ai cittadini né ai Comuni. La discarica ha operato con fideiussioni straniere. La Regione non aveva neppure il fascicolo della discarica». Mazzoni prosegue: «Mi sarei aspettato un incontro per stabilire tempi brevi di chiusura, invece c'è stato un incontro a cui hanno partecipato l'assessore Fratoni, il vicesindaco di Prato e i sindaci dei 4 Comuni della Versilia. Al contrario la società che gestisce la discarica sarà direttamente sotto Alia Spa che gestisce i rifiuti in mezza Toscana. È stato ipotizzato sì un piano industriale per rilevare la proprietà del sito e un tempo di coltivazione e chiusura di 10 anni. La discarica sarà quindi portata a 100 metri, ovvero riempita col pattume proveniente da mezza Italia. Si è parlato anche di un aumento dei codici Cer, che aprono alla possibilità di portare rifiuti di diversa natura. Trovo scandaloso che una società controllata dai Comuni e la presenza all'incontro del Comune di Prato ne è testimonianza, possa pensare di portare in Versilia, sopra le falde che servono tre Comuni, amianto e altri veleni. Fratoni fregandosene delle istanze dei consigli comunali e del consiglio regionale, corre verso il riempimento della discarica».

Arriva la rata del sesto bimestre

 
vitalizio marmo
E' in pagamento la rata relativa al sesto bimestre 2017 del vitalizio comunale del marmo unitamente al sussidio natalizio.Il pagamento avverrà secondo il seguente calendario: Banca Carige Spa, in via Roma a Carrara, nei giorni 11 e 12 dicembre, dalle 8.20 alle 12e il giorno 13 dicembre, dalle ore 10.00 alle 12; sempre mercoledì , ex sede della Scuola Elementare di Torano, dalle ore 8.30 alle 9.30.Giovedì 14 dicembre, il pagamento sarà presso la delegazione comunale di Avenza, dalle ore 10 alle 12.30 e presso quella di Marina di Carrara, dalle ore 14.30 alle ore 16.30.Venerdì 15 dicembre, infine, sarà possibile ritirare il vitalizio a Codena (ex sede della scuola materna), dalle ore 8.30 alle ore 9.00; a Bergiola (Istituto di Pubblica Assistenza) dalle ore 9.05 alle ore 9.35, a Bedizzano (ex sede della scuola media) dalle ore 9.45 alle ore 10.20, a Colonnata (Istituto di Pubblica Assistenza) dalle ore 10.30 alle ore 11.00, a Miseglia (ex sede della scuola elementare), dalle ore 12.00 alle ore 12.30, a Gragnana (ambulatorio comunale), dalle ore 14.45 alle ore 16.00.

 


La filiera corta, con l'incremento dei materiali lavorati in loco potrebbe essere un sogno irrealizzabile. Lo ha spiegato Giulio Pegollo (in foto incieme ad Anzselmo Ricci) presidente della coop Canalgrande, mettendo sul tavolo il tema del costo del lavoro ma anche la disponibilità degli spazi. «Effettuare qui alcune lavorazioni non è economicamente sostenibili per le spese di manodopera, si deve per forza andare all'estero» ha premesso Pegollo. Ma c'è un tema molto più locale che ostacola la filiera, ed è quello della mancanza di spazi. «La nostra cooperativa ha acquistato un deposito in via Longobarda per fare un po' di lavorazione, Quando siamo arrivati ci hanno detto che non potevamo nemmeno piantare un palo. Abbiamo avuto già tante grane. Come si fa a investire al piano?» ha chiesto polemicamente il presidente della cooperativa, accennando ai vincoli imposti dal sito di interesse regionale.

Gioia, Lorano e Canalgrande illustrano le loro proposte per il nuovo regolamento degli agri marmiferi:
al primo posto un sistema di tutele per i lavoratori in caso di trasferimento delle concessioni


di Cinzia Chiappini CARRARA Un Regolamento degli Agri che preveda una clausola sociale per tutelare i dipendenti nel caso in cui la cava dove lavorano passi di mano, in cui ci sia scritto che i Beni Estimati non vanno all'asta perché sono di proprietà privata e che contempli una durata delle concessioni e del periodo transitorio sufficientemente lunga da consentire ai gestori di fare investimenti e ammortizzarli. Sono queste le tre richieste che Anselmo Ricci, Giulio Pegollo e Carlo Piccioli, presidenti rispettivamente delle cooperative di Gioia, Canalgrande e Lorano, hanno sottoposto alla commissione Marmo presieduta da Stefano Dell'Amico alla presenza dell'Assessore Alessandro Trivelli, impegnata nella stesura del nuovo Regolamento degli Agri. Sia la bozza di regolamento messa a punto sul finire della legislatura dal centro sinsitra, sia le dichiarazioni della nuova maggioranza pentastellata, partono dal presupposto di un assoggettamento delle cave elencate nell'editto di Maria Teresa Cybo Malaspina al patrimonio indisponible del comune o comunque del loro riconoscimento come bene pubblico. «Per noi i Beni estimati sono proprietà privata quindi non devono essere messi all'asta. E questo non solo perché in questi anni i tribunali hanno permesso di acquistarli e venderli come un qualsiasi bene di proprietà ma anche perché solo evitando le gare si arresta l'invasione dei grandi gruppi stranieri » ha spiegato Ricci annunciando di contro la disponibilità delle cooperative a pagare sui Beni estimati gli stessi canoni che vengono applicati agli Agri Marmiferi. Le tre società chiedono poi l'inserimento nero su bianco di una clausola sociale che tuteli i dipendenti in caso di passaggio della concessione, tramite asta, da un'azienda all'altra, con il mantenimento non solo dei posti di lavoro ma anche dei diritti maturati dagli addetti nel corso degli anni. Una posizione questa, già condivisa da alcuni sindacati e sui cui sia il Movimento 5 Stelle sia l'opposizione di centro sinistra sembrano essere d'accordo. Più delicato il dibattito sulla durata delle concessioni e del periodo transitorio. Le cooperative chiedono "tempi lunghi" che consentano ai titolari delle concessioni di fare investimenti e di ammortizzarli: «A Gioia abbiamo avviato una sperimentazione per un monitoraggio su 15 anni delle fratture del monte. Dal 2008, spendiamo 900mila euro all'anno per la messa in sicurezza. Se le concessioni sono troppo brevi le aziende non sopravvivono» ha spiegato Ricci che a nome delle tre cooperative ha chiesto l'istituzione di una commissione comunale che alla vigilia delle gare assegni un valore sulla base dei prezzi di mercato ai mezzi e alle infrastrutture delle cave, per evitare che questi siano "svalutati" . Ma da Gioia, Lorano e Canalagrande è partito anche un appello ad allentare il giro di vite su sicurezza e tutela dell'ambiente impresso negli ultimi anni: «Le cooperative sono in possesso delle certificazioni su sicurezza e tutela ambientale ma restiamo tra attività più controllate del paese» hanno sottolineato.


UN'INIZIATIVA BENEFICA

CARRARAUn calendario benefico per l'Opa, l'Ospedale pediatrico apuano, realizzato dai modelli della "Metropolitan fashion mode" di Fabiana Cappè e dai cavatori della cava numero 68 "Bettogli marmi srl" di Mauro Soldati e Alberto Franchi. Il calendario uscirà i primi di gennaio ed è stato realizzato proprio in questi giorni, nonostante le temperature rigide poco adatte all'abbigliamento elegante e scollato delle modelle.«Ma per beneficenza questo ed altro», dice sorridendo Fabiana Cappè. Dodici scatti per esaltare la bellezza del nostro territorio, ma anche un collegamento con l'attività dell'Accademia per artisti che a breve, sempre sullo sfondo delle cave, girerà un corto ed un lungometraggio. Entrambi firmati dall'attore e regista Sebastiano Rizzo, che ha firmato pellicole come "Gramigna" ed alcune serie tv come "Distretto di polizia". Filo conduttore del calendario una rosa rossa, simbolo di eleganza e di vita. La vita che con questo calendario gli organizzatori vogliono contribuire a salvaguardare. In posa per i dodici mesi Fabiana Cappè, Rosa Mariamburgo Coppola, Simone Sarti, Alessandro Fontarosa, Virginia Chiti e Sophie Casani, oltre naturalmente ai cavatori di Bettogli sotto l'occhio vigile del capo cava Franco Barattini. E sempre in questi giorni la prima Accademia per artisti della provincia, si trasferisce dall'attuale sede di via Dorsale al centro città. Per la precisione al primo piano di una palazzina in via don Minzoni.Alessandra Poggi

 


PIETRASANTA In attesa che Il Ministero per i beni culturali indichi le dieci città finaliste per il titolo di capitale della cultura italiana del 2020 - la selezione era attesa il 15 novembre scorso - il Comune mette mano portafoglio per pagare il dovuto alla società che ha seguito e preparato l'iter della candidatura. Per presentarsi nel migliore dei modi davanti alla commissione esaminatrice, è stato infatti dato incarico alla società Kanso, di Roma, di «proporre un dossier al fine della partecipazione al bando affinché riceva una positiva valutazione da parte della commissione. Operando, al tempo stesso, le necessarie attività per il sostegno e la promozione» è la sintesi della determina di riferimento per una candidatura decisa dall'ex amministrazione Mallegni. Presentarsi nel migliore dei modi davanti alla commissione - che sarà chiamata a valutare i dossier di 31 città - costerà 30 mila 500 euro. Importo che con due distinte assunzioni di spesa il Comune ha già ratificato. Non resta che attendere di vedere Pietrasanta quanto meno nella griglia d'eccellenza delle 10 città italiane. di Luca Basile

Bando per la gestione del Museo Guadagnucci

Fino al 15 Dicembre si può partecipare alla gara indetta dal Comune per la gestione del Museo dedicato a Guadagnucci alla Villa Rinchiostra.
Domanda di partecipazione alla pece del comune: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


Lorenzetti: «Ancora controlli da fare, poi si potrà decidere»
I Comitati: «Dieci anni di battaglie ma non è ancora finita»

di Libero Red Dolce e Camilla Palagi MONTIGNOSO Cava Fornace deve chiudere, ma con modi e tempi da decidere dopo le verifiche dei tecnici della Regione. Tanto che l'azienda che la gestisce, la Programma ambiente apuane, per ora sceglie di non commentare e fa sapere di lavorare «in attesa di nuovi sviluppi».Trapela però una certa sorpresa rispetto all'unanimismo in consiglio, quando finora la decisione di chiudere era stata portata avanti perlopiù da Movimento 5 Stelle e poi dalla Lega. Oltre, fuori dall'agone politico, dal comitato di cittadini e dai gruppi di sinistra come la Casarossa. E se come ha detto Stefano Baccelli, Pd, presidente della commissione Ambiente, la discarica è sorta in un luogo «assolutamente non adatto a ospitarla» c'è da chiedersi come e perché 10 anni fa fu dato l'ok. Responsabilità politiche cercasi.L'esito dei controlli di Arpat va a «confermare le preoccupazioni espresse dalle istituzioni locali e dai cittadini». È quanto si legge nella mozione approvata all'unanimità mercoledì dal consiglio regionale per la chiusura della discarica di ex cava Fornace. Una giornata storica per il comitato di cittadini che da dieci anni si batte per la chiusura del sito gestito da Programma Ambiente S.p.a. e che adesso chiede a gran voce la chiusura immediata della discarica. Ma chiudere il sito, come detto e anticipato anche dal primo cittadino di Montignoso Gianni Lorenzetti, potrebbe richiedere diverso tempo. E soprattutto ulteriori controlli, stavolta da parte della giunta regionale, cui spetta l'ultima parola sul da farsi. I tecnici della regione, infatti, hanno concordato con il comune di Montignoso e gli altri comuni limitrofi che si sono espressi per la chiusura del sito di effettuare i «procedimenti di accertamento» entro la fine dell'anno.Dopodiché «potranno essere adottati atti amministrativi che, a seconda della rilevanza delle criticità emerse, possono essere atti di diffida, sospensione o revoca dell'autorizzazione» oppure «portare al riesame della stessa». C'è da tenere in conto anche la possibilità che dalle verifiche dei tecnici della regione risulti che in realtà la gestione del sito avviene in tutta regolarità. «Se realmente è stato sforato il livello di triclorometano in discarica verrà accertato dai tecnici regionali» - commenta il sindaco di Montignoso Gianni Lorenzetti. «In base a quegli accertamenti verrà stabilito se il sito deve essere chiuso; se arriveranno conferme a quel punto verranno stabiliti i tempi e i metodi per la chiusura.A differenza delle mozioni presentate dai comuni di Pietrasanta, Seravezza e Forte dei Marmi, quella firmata dalla sola maggioranza del comune di Montignoso evidenzia che abbiamo visto lungo chiedendo che venga inserito nel testo anche la richiesta di una bonifica del sito in caso di chiusura. E la regione ha ripreso lo stesso testo presentato dal nostro comune». Soddisfazione arriva dal comitato cittadino per la chiusura di cava Fornace, nato circa dieci anni fa per esprimere la propria contrarietà all'estensione del conferimento in discarica di rifiuti speciali come l'amianto. «Sono passati più di dieci anni da quando il Comitato contro la discarica combatteva per non farla riclassificare - scrive in una nota il comitato - dieci anni in cui, le politiche scellerate fatte dalle amministrazioni precedenti ed attuali comunali e provinciali hanno permesso ai gestori della discarica di fare il proprio comodo in un sito non idoneo. Noi proseguiremo il nostro percorso, oggi è un giorno di festa. Adesso chiediamo una data certa sulla chiusura, la certezza di un programma adeguato di monitoraggio e controllo e tutte le verifiche necessarie, anche delle fideiussioni, sulla loro validità, copertura e durata nel tempo, soprattutto per la fase post-operativa e di bonifica del sito».

Il consiglio regionale vuole chiudere Cava Fornace


PIETRASANTA Procedere verso la più celere possibile chiusura della discarica di Cava Fornace. È questo l'impegno che il consiglio regionale ha affidato alla giunta toscana votando una mozione unitaria, primo firmatario il presidente della commissione ambiente Stefano Baccelli e siglata anche dal capogruppo Leonardo Marras e dal consigliere massese Giacomo Bugliani.Il documento impegna la giunta regionale anche «ad attivarsi per provvedere a una contestuale e risolutiva realizzazione di uno specifico piano di messa in sicurezza e bonifica ambientale dell'area su cui risiede l'impianto per la gestione dei rifiuti».


CARRARA Venticinquemila euro dall'associazione Fondo Marmo che diventa lo sponsor dell'intervento destinato all'affidamento della progettazione esecutiva per la messa in sicurezza dell'Istituto per il marmo Tacca. La Provincia di Massa-Carrara, come si ricorderà, aveva chiesto un aiuto nelle scorse settimane per trovare i fondi necessari attraverso un bando di sponsorizzazione: un'ala dello stabile è stata chiusa ad inizio anno scolastico per i risultati dell'indagine portata avanti dalla stessa provincia sulla staticità dell'edificio. All'avviso ha risposto il Fondo marmo che, come risaputo, è un fondo paritetico partecipato dalla Associazione industriali e dai tre sindacati Cgil, Cisl e Uil. Il contratto di sponsorizzazione è stato firmato al Palazzo Ducale di Massa dal presidente del Fondo, Andrea Balestri, dal suo vice, Francesco Fulignani (Feneal-Uil), dalla dirigente del settore finanze e bilancio della Provincia, Claudia Bigi, alla presenza del presidente della Provincia, Gianni Lorenzetti, e dei consiglieri del Fondo, Roberto Venturini (Fillea-Cgil) e Giacomo Bondielli (Filca-Cisl). Il presidente Lorenzetti ha ringraziato i rappresentanti del fondo Marmo per aver aderito alla richiesta di sponsorizzazione «che ci consente di iniziare un percorso di valorizzazione di una scuola legata ad un materiale che ha importanza per il nostro settore economico». «Siamo intervenuti con questa sponsorizzazione - ha dichiarato il presidente Balestri - simbolicamente è il segno di un impegno verso una scuola che si vorrebbe prendesse un 'passo' moderno». «Non è il primo impegno verso questo istituto - ha aggiunto il vice presidente Fulignani - già due anni fa siamo intervenuti su un laboratorio assicurando che avremmo dato una continuità». Un impegno che non finisce comunque con questa sponsorizzazione: i componenti del Fondo marmo hanno infatti dato al presidente della Provincia la disponibilità di un aiuto anche nella fase dei lavori, con l'intenzione di coinvolgere le imprese del settore.

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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