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Il Tirreno (3288)

Via libera al piano regolatore del Parco


SERAVEZZA «Ci permetterà di disegnare il Parco del terzo millennio». Parola del commissario dell'ente Parco Apuane Alberto Putamorsi. La sfida è grande. Ma lo strumento con cui migliorare l'area protetta è a portata di mano. È infatti iniziato il procedimento con cui verrà definito il Piano integrato. Dentro c'è tutto: dalle attività socio economiche nel Parco agli aspetti più strettamente ambientali e soprattutto i siti estrattivi. L'iter è iniziato il 25 settembre scorso. Il Piano integrato del Parco avrà il compito di normare un territorio in cui si trovano sia aree naturali che le aree contigue a basso impatto ambientali e quelle ad elevato impatto, cioè le cava. Scendiamo nei dettagli sulla mission per queste ultime, quelle che destano più interesse. «Il Piano integrato per la prima volta definirà gli obiettivi e le azioni in merito alle attività estrattive. Ci sarà un cambio di rotta rispetto al passato - fanno sapere dal Parco - e con lo scopo di realizzare un equilibrato rapporto con l'ecosistema». Il primo punto è «individuare soluzioni localizzative delle aree estrattive finalizzate a tutelare i valori naturali, paesaggistici e ambientali e a valorizzare la risorsa lapidea, che comportino una significativa riduzione della superficie complessiva destinata alle attività estrattive». In secondo luogo «privilegiare l'estrazione in sotterraneo», e «tutelare i materiali lapidei ornamentali apuani, in quanto materiali esauribili e unici». Si punterà anche a recuperare le aree in condizioni di degrado e valorizzare la filiere produttive. «È un atto storico - afferma il Commissario dell'ente Putamorsi - che arriva alla fine di un percorso lungo, dovuto anche al fatto che nel panorama dei parchi regionali e nazionali, il Parco delle Alpi Apuane è un caso quasi unico, in cui convivono e si intrecciano aree e attività di natura completamente diversa. Con la difficoltà ulteriore che, a differenza di altri piani, questo piano deve governare un'attività che si svolge in questo territorio ormai da secoli. Per la prima volta il Parco viene pensato in modo integrato e il piano andrà a intervenire in tutte le aree. Con importanti e significativi cambiamenti per le attività estrattive, a partire da una diversificazione del materiale lapideo che non può essere considerato tutto uguale, a un contingentamento delle quantità estratte».Il Piano integrato introduce inoltre una novità importante perché non si occuperà solo della pianificazione delle aree parco e delle aree contigue alle zone di cava, ma anche della programmazione delle attività socio economiche e culturali che si svolgono al loro interno. (t.b.g.)


Quando i cittadini decidono dove posizionare le opere all'interno del paese. Succede nella frazione di Torano, dove il 25 novembre verrà installata una panchina di marmo come simbolo della lotta contro la violenza sulle donne (nella foto il rendering). L'opera è stata realizzata da Emma Casté, direttrice artistica di "Torano notte e giorno", rassegna culturale che in estate anima il borgo a pochi chilometri da Carrara.La scultura, intitolata "Quel che resta", verrà posizionata in via Domenico Guidi. E' stato un referendum tra gli abitanti del paese a scegliere il luogo dove sarà posizionata l'opera. Un modo per mettere la comunità al centro della vita pubblica, permettendo a ogni singolo cittadino di esprimere la propria opinione per quanto riguarda il posizionamento di un arredo urbano che arricchirà ulteriormente il fascino artistico del piccolo centro abitato ai piedi delle cave. La panchina-monumento avrà la seduta in marmo e una teca di vetro come schienale, che custodirà le scarpette rosse, simbolo del lotta femminicidio, portate a Torano, in segno di protesta e solidarietà, da donne e uomini. Tra le scarpette rosse che comporranno l'installazione anche quelle di Susanna Camusso, segretario della Cgil, che visitò Torano nell'estate 2013 per vedere l'opera di Emma Casté. La data scelta per l'inaugurazione, il 25 novembre, rappresenta la giornata contro la violenza sulle donne.

 

Il progetto a pietrasanta
PIETRASANTA «Dovranno cacciarci a forza, noi e le famiglie che sosteniamo. Quella piccola sede ha un valore importantissimo per tante persone». Parole, quelle di Valentina Torri, referente dell'associazione "Mangi chi ha fame", che si legano alla realizzazione del museo Mitoraj di Pietrasanta all'interno del mercato comunale di via Oberdan: i lavori cominceranno ad inizio 2018, ma già entro la fine del mese di dicembre tutte le attività presenti all'interno della struttura, sede del Mangi chi ha fame inclusa, dovranno essere lasciate libere. «A dire il vero nessuno ci ha ancora comunicato quello che noi, nel caso, riterremmo un vero e proprio sfratto. Ci limitiamo a leggere le notizie sul giornale. Detto questo, come detto, non abbiamo assolutamente intenzione di lasciare quello spazio senza avere prima la garanzia che ce ne venga assegnato un altro altrettanto funzionale. La nostra associazione - rimarca Torri - aiuta ogni mese una quarantina di famiglie, italiane e straniere, dando loro da mangiare e quel minimo di sostentamento, inteso come cibo da mettere in tavola, necessario per andare avanti. Al tempo stesso recuperiamo vestiario. Ogni giorno, sempre dalla sede presente all'interno del mercato, passano diverse persone alla ricerca di un pezzo di pane, un vestito, un supporto, anche una parola. E noi ci siamo. E continueremo ad esserci. In questo momento, anche a Pietrasanta, conta di più dare da mangiare a chi non ne ha che realizzare un museo, importante o meno che sia. Ecco perché diciamo che dovranno cacciarci con la forza dal mercato comunale. E dovranno spiegarlo anche alle tante famiglie che necessitano del nostro appoggio». (lb)

«Beni estimati, si andrà in Cassazione»

 

De Pasquale: sono beni della collettività su cui chiederemo di pagare il canone di concessione


CARRARA La battaglia sui Beni Estimati è un altro nodo da sciogliere del pianeta lapideo. Uno dei punti centrali del programma elettorale del sindaco Francesco De Pasquale. E una questione su cui, ancora una volta, fa chiarezza il primo cittadino, ribadendo una posizione netta da parte della sua amministrazione. Una presa di posizione che il sindaco De Pasquale ha ribadito sia in televisione che a Il Tirreno. È proprio parlando di "patrimonio" e di cave che, ovviamente, la mente va subito alla questione dei Beni Estimati, affrontata anche dalla trasmissione "Fuori Roma" di Concita De Gregorio andata in onda lunedì sera sulla Rai. «Nel nuovo regolamento noi inseriremo il riconoscimento dei Beni estimati come proprietà collettiva e chiederemo che anche queste cave paghino il canone di concessione» conferma il sindaco certo che la partita, legale, finirà prima o poi davanti alla Corte di Cassazione. Quanto poi alle tesi degli industriali del marmo che a "Fuori Roma" hanno spiegato come la natura privata dei Beni Estimati possa essere considerata un baluardo contro l'invasione delle cave da parte dei grandi gruppi stranieri, perché permette di evitare l'asta per le concessioni. Il sindaco De Pasquale quindi ribatte: «Chi sostiene questa posizione forse dimentica che gli stranieri alle cave ci sono già. Non sono i tanto temuti cinesi, ma gli arabi dei Bin Laden» ammonisce il primo cittadino ricordando che le aste, e i bandi di gara a esse legate, possono diventare, se ben costruiti, uno strumento per migliorare la gestione delle cave. E non per creare monopoli.«Noi nel regolamento inseriremo un vincolo che nel rispetto dei termini di legge, eviti che le cave finiscano tutte in mano a pochi gruppi. Vorremmo incentivare un'equa distribuzione delle concessioni e scoraggiare i monopoli» conclude De Pasquale certo che con il nuovo metodo di riscossione e la riscrittura del regolamento degli Agri, dall'inizio del 2018 l'amministrazione pentastellata inizierà a imprimere il suo marchio alle politiche di gestione del settore lapideo. Insomma una vera e propria rivoluzione grillina del settore marmo.(c.ch.)

Tassa marmi, codice a barre sui blocchi


rivoluzione nel lapideo
di Cinzia Chiappini CARRARA I grillini iniziano la rivoluzione del pianeta marmo e lo fanno a partire dal sistema di applicazione e riscossione delle tariffe. Le promesse fatte in campagna elettorale sul superamento del valore medio di produzione cava per cava, introdotto dalla precedente amministrazione, diventeranno realtà a partire dal primo gennaio. Lo garantisce il sindaco Francesco De Pasquale che non parla di novità ma di semplice rispetto degli impegni presi con gli elettori. Un codice a barre per ogni blocco. «Abbiamo già preso contatti con alcune ditte specializzate, da gennaio cambia tutto» anticipa il primo cittadino, alludendo al nuovo sistema di "tassazione" del lapideo. Dall'inizio del prossimo anno ciascun blocco sarà marchiato, con un sistema in grado di identificarne sito di estrazione, qualità del materiale, conformazione e peso. Una volta arrivato all'impianto di pesa di Miseglia, gli verrà associata una tariffa, in base al pregio e alla quantità del materiale. Gli importi per ora resteranno quelli stabiliti dalla vecchia amministrazione, quello che cambia radicalmente è invece il metodo di applicazione delle tariffe. Sì perché da gennaio queste saranno assegnate ai singoli blocchi mentre con il sistema attualmente in vigore oggi, sono associate a un valore medio di produzione presunto, indicato dai tecnici dell'Ufficio marmo e legato alla cava. «Il sistema non sarà più presuntivo, i conti non si faranno più a priori o a posteriori. In pratica avverrà quello che succede in un qualsiasi supermercato, dove siamo chiamati a pagare quello che realmente abbiamo nel carrello, non una spesa presunta calcolata in via teorica» spiega De Pasquale. Il nuovo sistema presuppone dunque che i blocchi possano essere ricondotti in modo certo al sito di estrazione: «Per questo il primo passo sarà quello di garantire la tracciabilità del materiale. Abbiamo già contattato alcune aziende specializzate. Si tratterà di applicare su ogni singolo blocco un marchio o un codice a barre, un segno identificativo che lo accompagnerà dal monte, attraverso la pesa fino a valle» aggiunge il sindaco, anticipando che dal municipio partiranno poi controlli a campione, per monitorare l'affidabilità del sistema. Ma chi pagherà la marchiatura? «Si tratta di sistemi poco costosi, la spesa si aggira sui 5 mila euro. Dubito comunque che gli industriali abbiano intenzione di collaborare, dunque ce ne faremo carico noi, come comune, certi di rientrare della spesa in pochissimo tempo, visto il maggior gettito che deriverà da questo sistema» replica il sindaco. Gli attriti con la Regione Toscana sul Regolamento degli agri marmiferi. Ma la rivoluzione del metodo di riscossione delle tariffe non è l'unico fronte su cui è impegnata l'amministrazione. Come ha ribadito lo stesso De Pasquale nell'intervista a "Fuori Roma" il programma di Concita De Gregorio che domenica sera ha dedicato una puntata a Carrara, il marmo è una delle priorità e dunque procede il lavoro sulla riscrittura del Regolamento degli Agri Marmiferi. In queste settimane è in corso un confronto con l'amministrazione toscana per un rinvio ai primi mesi del 2018 della "consegna" del nuovo testo, la cui scadenza è stata fissata dalla legge regionale per fine ottobre.Ma non sono i tempi a preoccupare l'amministrazione carrarese: «Il problema è che la Regione vuole normare le concessioni. Su questo sta lavorando il nostro gruppo regionale perché noi pensiamo si tratti di un'ingerenza. Il comune dà in concessione un patrimonio importante e deve essere lui a stabilire le regole, non l'amministrazione toscana che al massimo si dovrebbe limitare a dare degli input generici» polemizza De Pasquale.

il glossario
Tariffe. La quantificazione del canone di concessione.Valore medio produzione. E' un sistema di applicazione delle tariffe.Concessioni.Il diritto alla disponibilità di un sito estrattivo rilasciato dal Comune di Carrara. Negli ultimi 20 anni ne sono state rilasciate solo 6 su un totale di 90 cave. Tutte gli altri siti hanno concessioni livellarie, di epoca antica, e lavorano sulla base dei piani di coltivazione.Beni estimati.Le cave indicate nell'editto di Maria Teresa Cybo Malaspina del 1751. Secondo gli imprenditori del marmo, la duchessa con quell'atto voleva riconoscere ai gestori il diritto di proprietà sui siti loro affidati. Secondo i difensori della "natura pubblica" delle cave, il provvedimento si limitava a sollevare i Beni Estimati dal versamento di qualsiasi corrispettivo pecuniario alle Vicinanze (le frazioni a monte) senza per questo affrontare la questione della proprietà. Editto di Maria Teresa.E' un atto del 1º Febbraio 1751 con cui la Duchessa di Massa, Principessa di Carrara e Principessa Ereditaria di Modena si impegnava a risolvere una controversia tra gli Ufficiali della vicinanza di Torano e alcuni cavatori della zona relativamente ai diritti di sfruttamento di alcuni siti. Sicuramente all'epoca la nobildonna non immaginava che proprio da quell'editto, sarebbe scaturito un contenzioso bicentenario sulla proprietà di quelle cave, sopravvissuto "vivo e vegeto" fino ai giorni nostri. Impianto di pesa.Insieme alla strada dei Marmi, nel 2012, nella zona di Miseglia Bassa è stato attivato un impianto di pesatura e lavaggio dei camion del marmo. Quantificando il materiale estratto al monte, l'amministrazione è in grado di applicare le tariffe dei canoni di concessione e fatturare ai conduttori delle cave gli importi dovuti al comune.

 


cisl

CARRARA Mille lavoratori del lapideo tirano un sospiro di sollievo. Dopo attese e proroghe finalmente sindacati e industriali del settore lapideo sono riusciti a trovare la convergenza sul nuovo contratto di lavoro. Soddisfatto Giacomo Bondielli, responsabile della Filca Cisl Toscana: «Chiedevamo di più, è giusto premetterlo, ma non possiamo tenere conto del momento difficile dei mercati - dichiara -. Era importante superare l'impasse e arrivare al rinnovo del contratto, che comunque mantiene una buona scorta di premi che, sommati, rappresentano gratifiche significative». Nello specifico il contratto che riguarda mille lavoratori del lapideo, e che sarà valido a partire dal primo gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2020. «Negli anni c'erano già state due proroghe, l'obiettivo era quello di fare un contratto di settore. Il 25 luglio scorso - spiega Bondielli - abbiamo aperto una nuova piattaforma, in cui è stato inserito il welfare e le richieste a livello nazionale. I primi di settembre gli industriali del marmo continuavano a dirci che il settore è in crisi e che avrebbero rigettato le nostre proposte. A quel punto abbiamo minacciato lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari. Ci sono voluti altri incontri per chiudere il contratto che, tra i punti salienti, ha il premio per il lavoro disagiato che sale, con il nuovo contratto appunto, da 0.20 centesimi giornalieri (prima proposta degli industriali) a 0.50 centesimi giornalieri per i tre anni contrattuali. Per il lavoro nelle cave il premio sale (la prima proposta degli industriali delle cave era 0.25 giornaliere) a 0.60 per i primi due anni, e arriva a 0.65 nell'ultimo anno, il 2020». In più l'aumento dell'indennità di mensa: nel 2018 arriva a 6.11 euro giornaliere nel 2018, 6.36 euro giornaliere nel 2019, e 6.61 nel 2020. Si aggiunge anche un incremento della previdenza complementare di due euro (in incremento nei tre anni, da 13 a 14 fino a 15 euro al mese nel 2020). «C'è anche - sottolinea Bondielli - un impianto di premio sull'import export, che viene calcolato sulla base di scale di valore tra il materiale esportato e gli infortuni. In più da considerare il premio che tutti i mesi arriva in busta paga, pari a 52 euro».

Lunedì previsto un incontro con l'assessora Fratoni
Senza alternative il rischio è un aumento degli abbandoni

di Libero Red Dolce MONTIGNOSO Ex Cava Viti è accerchiata, tre consigli comunali dei paesi limitrofi ne hanno chiesto la chiusura alla Regione. Sono Forte e Pietrasanta, che hanno già protocollato le richieste in Regione, Montignoso che deve ancora farlo e rimane Seravezza che si appresta a votare al prossimo consiglio. La parola finale spetterà a Firenze, questo è sicuro; ma che succederebbe se la cava dovesse davvero venire dismessa? Preoccupa in particolare l'amianto, mancando un piano di recupero e riciclo di questo materiale su scala regionale.Insomma, se si dovesse andare oltre la dismissione della discarica montignosina, bisognerà anche pensare a come gestire quello che diventerebbe un "vuoto" nel ciclo dei rifiuti locali. Il consiglio comunale di Montignoso ha approvato, con i voti della maggioranza la richiesta di chiudere la discarica. E lunedì 16 l'assessora regionale all'ambiente Federica Fratoni incontrerà il sindaco di Montignoso e presidente della provincia Gianni Lorenzetti per discutere della situazione.«Con il voto in consiglio abbiamo dimostrato che la volontà politica c'è - asserisce Lorenzetti - ma mi pare che manchi, da parte di chi da sempre si è schierato per la chiusura, un'idea sul dopo. Cosa succederà ai rifiuti che non verranno più conferiti in discarica»? C'è prima di tutto la questione del rapporto tra rifiuti inerti e speciali sul totale che deve essere di 70%/30%. Limite che fino al 2016 è stato più volte superato dalla cava e sul quale hanno insistito molto i comitati come argomento per la chiusura. «Chiudere senza immaginare alternative - sostiene Lorenzetti - è però un pericolo oggettivo. Oltre che un costo per chi conferisce. I singoli imprenditori o cittadini che dovranno smaltire l'amianto dovranno mandarlo più lontano, se non all'estero, con costi molto più alti. E così c'è il rischio che venga abbandonato con rischi per l'ambiente».Il sindaco insomma pare orientato per uno smantellamento "soft". Ragionato. «Abbiamo con chiarezza dato un indirizzo con il voto in consiglio, siamo per la chiusura. Però credo che occorra pensare come territorio unico. Si scopre che a Carrara ci sono discariche abusive di terre scavate nella lavorazione del marmo e abbandonate così. Perché non pensare a portarle in cava invece di dismettere tutto?».Ancora più caustico è il direttore tecnico di Programma Ambiente Apuane, gestore dell'ex cava Viti, Gianpaolo Naldini: «La situazione delle discariche in Toscana è tragica. Se la Regione deciderà di chiudere Montignoso ci sarà un aggravio dei costi notevoli, in Toscana non ci sono altre discariche per l'Eternit. Chi produce rifiuti dovrà portarli altrove, nemmeno in altre regioni, ma all'estero. Con costi esorbitanti».E fa un esempio: «Ultimamente quando abbiamo fatto dei lavori di bonifica siamo andati in campi abbandonati, terreni non recintati e parcheggi in disuso. Tutto amianto abbandonato. Le lastre esistono, la cosa migliore è capire come vadano gestite. Chiudere gli occhi, e la discarica, non è la soluzione».Per ora il conferimento di eternit in cava è sospeso, volendo rispettare il parametro del 30% su base annua. A oggi siamo al 37%. «Ma prendendo solo terre e marmettola rientreremo nei parametri da qui a fine dicembre», si dice sicuro Nadalini.Il presidente della Commisione di controllo consiliare di Montignoso Andrea Cella ricorda che però il problema è anche ambientale. «Se si arriverà alla chiusura occorrerà trovare un'altra discarica o siti idonei. Non è una buona idea averla fatta sorgere così vicino alle casee a un parco. L'ultima valutazione di impatto ambientale l'ha fatta la provincia e risale a molto tempo fa».E c'è la questione delle fibre d'amianto, che le rivelazioni Arpat certificano sotto i livelli di legge, ma trovate vicine al piazzale di scarico. «Una gestione non ottimale», suggeriva la commissione. Così come il monitoraggio delle acque di falda e sui contaminanti, per ora, come già suggerito da Arpat, troppo limitati nello spazio per essere rassicuranti. La solita partita tra economia, ambiente e lavoro che andrebbe giocata in maniera seria, senza prendere rischi per la salute o aprendo voragini alla gestione selvaggia dei rifiuti come spesso accade. Occorrerà vigilare nei prossimi mesi in maniera attiva.

 


Restano opere da completare e installazione del guard-rail
E l'amministrazione ha chiesto la consulenza di un esperto

di Luca Borghini CARRARA Altro stop alla cava romana? Così sembra. O meglio ci sarebbe il rischio che l'apertura della Cava Romana al Tarnone al pubblico in maniera continuativa non sia possibile se non verranno fatti nuovi lavori. Questo emerge da una determina del 2 ottobre del dirigente al settore Politiche Comunitarie e Sport con la quale si affida ad un professore dell'Università di Pisa la «redazione di una univoca definizione di alcune, presunte, problematiche sorte a seguito della realizzazione del "Progetto Tarnone-Fossacava - Ufficio informazioni e accoglienza con valorizzazione della cava romana - bacino marmifero di Colonnata realizzato nell'ambito della linea 5. 1 b del PIUSS Carrara e Massa». Nella determina non si fa chiaro riferimento al problema ma viene accennato ad «alcuni manufatti ed opere realizzate "... non sembrano rispondere ai requisiti richiesti dalla normativa di cui al DM 236/1989 ed inoltre, da un primo esame qualitativo, nemmeno ai requisiti di cui al DM 14. 01. 2008 ... in merito alla resistenza alla spinta orizzontale .... ", "... È inoltre da evidenziare la assoluta necessità di completare l'installazione del guard rail ..."». Una situazione che pare intricata al punto che gli uffici comunali non hanno trovato una posizione unitaria: «i tecnici all'interno dell'Amm. ne Com. le non sono riusciti a trovare una sintesi unanime sulla valutazione di quanto sopra». E così l'amministrazione si è rivolta al professor Pietro Croce per un importo di cinque mila euro. L'area della cava romana è stata aperta dalla precedente amministrazione ma di fatto mai resa pienamente fruibile dal pubblico. In più parti, infatti, la struttura era dichiarata "inagibile" con tanto di cartelli e nastro bianco-rosso. Mentre l'immobile realizzato nell'ampio parcheggio è finalizzato all'accoglienza dei visitatori e punto ristoro. L'area, anche dopo l'inaugurazione, è sempre apparsa incompiuta. Parte del percorso era inagibile, la strada di accesso presentava avvallamenti e non c'è una segnaletica chiara lungo la strada. San Martino. Sempre nell'ambito del Piuss c'è l'intervento di San Martino con il recupero dell'immobile, ex-stazione Marmifera, destinato a diventare il check-point per gli autobus destinati alle cave e - sempre nei piani della precedente amministrazione - punto di riferimento del turismo a Carrara in cui sarebbero dovuti arrivare gli autobus e partire i vari tour alle cave e alla città. L'anno scorso c'è stata la partenza a servizio ridottissimo con una apertura di poche ore settimanali. Ora dovrà essere la nuova Giunta a decidere se confermare le intenzioni della precedente e dunque fare di San Martino l'hub del turismo a Carrara o seppure cambiare rotta e ripensare la funzionalità turistica di San Martino magari come solo punto di informazioni turistiche in città che, ricordiamo, da diversi anni manca. Esattamente da quando fu chiuso il chiosco in piazza Matteotti, oggi destinato a aperture straordinarie come infopoint per eventi in città.

L'archistar dell'Expo per il Museo Mitoraj


Enzo Eusebi è stato coinvolto nel progetto presentato dall'imprenditore Varia
con professionisti come Tiziano Lera, studio Quiriconi e Pierfrancesco Belluomini

 

di Luca BasilewPIETRASANTAL'archistar dell'Expo per il museo Mitoraj. C'è infatti la firma di Enzo Eusebi, 57 enne marchigiano, già protagonista della realizzazione del padiglione dell'Associazione mondiale degli ingegneri agronomi appunto all'Expo milanese, a valorizzare il project financing presentato nei giorni scorsi in municipio e finalizzato alla riqualificazione dell'area del mercato comunale di via Oberdan. Mercato che appunto accoglierà non solo le 19 opere del maestro polacco scomparso 3 anni fa, j, ma che, come da progetto, porterà in dote tutta una serie di nuovi servizi. In realtà a chiamare Eusebi - e non solo visto che la fase preliminare vede coinvolti anche altri professionisti, come Tiziano Lera, lo Studio Quiriconi e Pierfrancesco Belluomini - è stato Stefano Varia - titolare della società che ha sottoscritto il project in questione, la Varia Costruzioni, ndr - che è appunto l'imprenditore privato che sta dietro alla proposta preliminare formalizzata al Comune. Proposta valutata favorevolmente dal palazzo e che sarà a breve, oggetto di un bando: in sostanza il Comune ha detto sì al project di Varia, ma per renderlo operativo deve, normativa alla mano, assegnare i lavori attraverso un bando al quale, ovviamente, parteciperà la società di Varia - con annesso diritto di prelazione - ma che è comunque aperto a tutti i soggetti interessati per un via ai lavori previsto ad inizio 2018. Facevamo cenno a Eusebi: nel suo curriculum la realizzazione di ospedali, università, chiese, stabilimenti industriali, ma anche progettazioni per Berloni e Guzzini, torri, palazzi, complessi alberghieri, riqualificazioni urbane, e club house in Cina, Russia e Malta. Come a dire un big di settore che nel corso degli anni si è visto assegnare premi in ogni dove e che evidentemente Varia ritiene professionista ideale per la realizzazione dell'area museale. Che, come detto, non si limiterà ad accogliere le 19 opere di Mitoraj - con il Ministero dei beni culturali che ha messo a disposizione 2 milioni - ma prevede anche un ristorante, un parcheggio nel seminterrato dello stesso mercato, un bar - i locali già ci sono, ma l'attività è chiusa a anni - mentre sarà mantenuto il chiosco dei fiori con vista su via Oberdan. Il costo stimato a carico del privato è di oltre 4 milioni: denaro che sarà coperto sia dalla gestione dei parcheggi che dall'attività del ristorante, che, ancora, d al pagamento dei locali dati in concessione. Per quanto riguarda la visita al museo non è ancora stato stabilito se sarà fatto pagare l'ingresso: la decisione, che coinvolgerà Ministero, Comune, Fondazione Mitoraj e si presume anche la Regione che dovrebbe partecipare al progetto, sarà presa nelle prossime settimane. Anche se l'idea di massima è di un biglietto dal costo simbolico.Per quanto riguarda le attività presenti, ad oggi, all'interno del mercato coperto - fra queste una pescheria ed un supermercato - dovranno lasciare i locali entro la fine dell'anno. Così come dovranno lasciare l'attuale sede, sempre entro la fine di dicembre mettendola a disposizione del Comune, anche l'Associazione Mangi chi ha fame.

Con la gamba sotto il girablocchi

EMERGENZA SICUREZZA SUL LAVORO

CARRARAProprio il giorno dopo la giornata della sicurezza sul lavoro celebrata al Teatro Guglielmi, subito un altro incidente sul lavoro in un laboratorio di marmo a Torano. Il titolare, Maurizio Andreani, è rimasto a contrasto in un macchinario, ha subito fratture ad una gamba, le sue condizioni per fortuna non sono gravi.Il tutto, sotto l'occhio di due suoi colleghi, rimasti atterriti. Ma andiamo con ordine partendo proprio dalla ricostruzione dei due colleghi che, proprio in quei momenti, erano presenti: dall'attimo dell'infortunio fino ai minuti in cui hanno soccorso il collega, che era cosciente, ma con la gamba, come ci hanno raccontato, sotto il girablocchi. Nel mezzo, minuti interminabili.Erano da poco passate le 7 del mattino di ieri, lunedì: questo l'orario all'incirca dell'incidente che ha coinvolto mentre lavorava Maurizio Andreani, titolare dell'omonimo laboratorio di marmo di Torano. «E' rimasto sotto con la girablocchi e si è fatto male alla gamba, penso se la sia rotta», esordisce così Nicola Zampolini - a un paio d'ore dall'accaduto - uno dei due colleghi lì, nelle vicinanze, al momento dell'incidente. Lui, Nicola, girato di spalle, ci racconta di quei minuti, da quando ha sentito le urla del collega, di quella che definisce una «frazione di secondo»: giusto il tempo di voltarsi e di capire cosa stesse succedendo durante una mattinata di lavoro, mentre erano impiegati in un'operazione «di routine». «Abbiamo sentito - ci dice - fare "trac", proprio come se si spezzasse un ramoscello. Siamo riusciti a sollevarlo noi con il cric e ad estrarlo da sotto; poi sono intervenuti i soccorsi, l'ambulanza». «Era cosciente - prosegue - dava gli ordini su cosa fare a noi. E' una cosa che si fa - spiega l'operazione di lavoro - quando si movimenta la gru, una cosa di routine. Lui (rivolgendosi all'altro collega presente, ndc) l'ha visto, gli era davanti, ha subito cercato di avvisarlo». L'altro collega è Davide Orsini, anche lui presente al momento dell'incidente, ma in un altro punto rispetto a Zampolini. «In pratica - racconta quindi Davide - si è agganciato con le funi, con le braghe, alla girablocchi ed è rimasto sotto con il piede, incastrato sotto. Lui stava andando là - continua Davide mentre indica una parte del piazzale - con la gru e proprio all'ultimo, una volta più avanti, è rimasto agganciato. Ha fatto anche un passo per provare a scansarsi, ma è rimasto sotto e non ce l'ha fatta, non so se per gli scarponi. E' rimasto con il piede sotto bloccato. Io l'ho visto subito che si era fatto male, si capiva, è un mezzo pesante, ma era cosciente, ci ha parlato». E così, proseguono, in quella "frazione di secondo", sono partiti subito per soccorrerlo senza pensarci due volte. «L'abbiamo estratto noi col cric - ci ripete Nicola - questione di tre, quattro minuti: si volava, perché lui ovviamente sentiva la pressione del peso, con il cric così abbiamo sollevato la girablocchi». Questa la loro ricostruzione di quanto avvenuto, dunque. «Si dovrebbe trattare di una frattura», ha detto nel pomeriggio, una volta contattata, l'ingegnere Maura Pellegri (Dipartimento della Prevenzione azienda Usl Toscana Nord Ovest). E in effetti, sarebbero fratture multiple al piede e alla gamba.Sulla vicenda, l'Asl ha aperto un'inchiesta: «Sono in corso gli accertamenti per ricostruire il fatto».Luca Barbieri+

 

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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