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Il Tirreno (4855)

Il caso. E'un artista di talento che ama provocare, denunciare. Destabilizzare con le proprie proposte. Lo ha fatto anche nella giornata di ieri a Roma collocando, con un vero e proprio raid, una scultura a due passi dal Vaticano, sul lungotevere ai piedi di Castel Sant’Angelo. Una scultura , “La sacrificia”, alta quasi due metri «che vuole mettere in evidenza - spiega Pierotti - la condizione della donna, il dramma del femminicidio ed una realtà dove l'uomo, spesso, è intento a delegittimare ed imporre la propria forza». Una denuncia forte che ha incuriosito i romani - in tanti si sono fermati per osservare e fotografare - e che al tardo pomeriggio di ieri era sempre lì, con Castel Sant'Angelo sullo sfondo, a ricordare i tanti drammi consumati nel nome di un aa discriminazione insensata e pericolosa. la protesta Erba alta in via Colle Tondo Da via Colle Tondo protestano per il degrado: «L’erba è alta e nessuno pensa a tagliarla, come al solito». Mentre l'amministrazione comunale replica così: «In riferimento alla segnalazione di una cittadina l'amministrazione comunale facciamo notare che la pulizia cigli della zona di Strettoia, in via Colle Tondo, è in corso e come per tutte le altre zone la precedenza è stata data alla viabilità principale. L’obiettivo dell'amministrazione - conclude la nota - è procedere almeno ad un taglio dei cigli prima dell’estate in tutte le strade comunali del territorio».

 

Chiude Rinaldo Bigi Arte e motori in Piazza

L'arte di Rinaldo Bigi e la Supercar sartoriale Evantra di Mazzanti Automobili. In piazza Duomo arte, motori e l'eccellenza made in Italy si incontrano, ancora una volta, in occasione del finissage della mostra monografica del maestro Rinaldo Bigi. Evantra, la creazione prodotta in cinque esemplari all'anno dalla casa delle meraviglie di Mazzanti, vivrà all'ombra del campanile di Pietrasanta una giornata speciale in occasione della chiusura della mostra del maestro Rinaldo Bigi in programma oggi. La mostra potrà essere visitata fino ad oggi alle 19. Ingresso libero. Apertura alle 16.

Stop a nuove cave a Seravezza


Il sindaco: i nuovi piani parlano di quelle esistenti, non credo ne ammettano altre

SERAVEZZA Era stato detto a più riprese: il Piano paesaggistico regionale impedirà l’apertura di nuove cave nell’area protetta del Parco e in quella contigua. E così, con tutta probabilità, succederà anche sulle montagne di Seravezza. Questa ipotesi l’ha fatta il sindaco Ettore Neri, alla vigilia della redazione dei Piani di bacino. Sono gli strumenti che permetteranno ai comuni di adottare i principi del Piano paesaggistico regionale. «Avendo visto il Piano, non credo sarà più permesso aprire nuove attività estrattive laddove ci sono le montagne vergini, o riaprire cave dismesse - ha spiegato Neri - Ma la nostra missione è un’altra: permettere alle cave esistenti di continuare a lavorare. La norma prevede che se i Comuni non hanno approvato i piani di bacino, condivisi dalla Regione e dal Ministro dei Beni Culturali e del Paesaggio, non potranno più essere rinnovate le concessioni per le aree estrattive esistenti». Perciò il Comune di Seravezza si è messo già all’opera. E lo ha fatto insieme alla società Henraux, che detiene della gran parte dei siti estrattivi del territorio. Quest’ultima ha manifestato la propria intenzione di promuovere direttamente la redazione dei Piani, e quindi è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il sindaco Neri e l’AD di Henraux Paolo Carli. Il Comune di Seravezza ha sul proprio territorio ben tre bacini estrattivi, per questo fin dal luglio 2015 ha avviato le consultazioni con gli enti, le società e le associazioni interessate. «Con la sottoscrizione del protocollo d’intesa non consegue per il Comune di Seravezza alcun impegno od onere di tipo economico - commenta il Sindaco - ma si creano le condizioni indispensabili per l'avvio di una proficua collaborazione e cooperazione tra uffici comunali e tecnici dell'azienda». Neri auspica anche che si assicuri la partecipazione dei cittadini. Intanto Henraux ha arruolato per questo lavoro – stimato in 6 mesi - figure di primissimo piano della disciplina paesaggistica nazionale, come il professor Massimo Sargolini dell’Università di Camerino, e l’avvocato Enrico Amante, presidente della Sezione Toscana dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Tiziano Baldi Galleni

 

Anche la Corte dei conti ha puntato il mirino sui siti estrattivi fermi. Alcune concessioni sono state rivendute
di Melania Carnevali
MASSA Pagavano la concessione ma non avevano mai presentato il piano di coltivazione. O lo avevano presentato, ma l’attività estrattiva era ferma da anni, nonostante la legge - la normativa risale al 1846 - imponga che, quando le cave non vengono lavorate per due anni (o non viene pagato il canone), il Comune debba procedere alla revoca della concessione. Mai fatto. O quasi. Caducazioni. Adesso quindici cave del comprensorio massese verranno caducate, ossia verrà annullata loro la concessione. Gli uffici tecnici stanno lavorando alla delibera che di fatto toglierà di mano ai concessionari le cave inutilizzate. È uno dei risultati del giro di vite dell’amministrazione comunale sul mondo cave. Anche la Corte dei conti, d’altronde, aveva puntato il mirino sul Comune per tutta una serie di irregolarità che potrebbero - siamo ancora nella fase delle indagini - aver provocato un danno erariale alle casse pubbliche. Una cava data in concessione ma ferma significa, infatti, mancato incasso della tassa marmi. Peggio ancora: in alcuni casi - come denunciato anche in procura dalle associazioni ambientaliste - il concessionario ha rivenduto la concessione. Tutto a discapito ovviamente della collettività. Sono una quindicina, secondo gli uffici tecnici, le cave da caducare. «In alcuni casi - fa sapere il vicesindaco e assessore all’ambiente, Uilian Berti - si tratta di piccoli scampoli in cui l’attività non è mai nemmeno partita. Come una cava sopra al Cartaro, dove non hanno mai estratto marmo». Marmettola. Altro ambito in cui sta lavorando l’amministrazione comunale è quello dell’inquinamento ambientale da marmettola, lo scarto di lavorazione del marmo che - essendo un rifiuto speciale - dovrebbe essere stoccato e portato in discarica. In ogni piano di coltivazione, poi, sono inserite precise prescrizioni su come trattare la marmettola, per evitare che questa, con la pioggia, scivoli nei corsi d’acqua. Prescrizioni spesso disattese. Lo dimostra il colore del Frigido dopo un acquazzone: bianco. E lo conferma pure l’indagine della guardia forestale, coordinata dalla procura di Massa, che ha potuto verificare che la quantità di marmettola smaltita in discarica non corrisponde a quella prodotta. Adesso l’amministrazione fa un passo in avanti. Ha promosso un protocollo d’intesa, che di fatto verrà realizzato dagli industriali e poi verrà sottoscritto da entrambe. Il documento conterrà norme e prescrizioni per la gestione delle acque reflue. «Anche se i ricercatori dell’università di Siena che stanno realizzato uno studio a tutto tondo sulle nostre cave - fa sapere Berti - hanno confermato che, avendo le Alpi Apuane un sistema carsico, anche il bacino marmifero di Carrara interferisce con le acque massesi». In altre parole, durante l’estrazione del marmo, la marmettola filtra attraverso le vene delle montagne e le percorre tutte, da parte a parte, fino al primo corso d’acqua che incontra. Intanto però si parte da Massa. «I concessionari con questo protocollo - continua l’assessore - saranno obbligati a presentare ogni tot un formulario con tutta l’attività svolta: sugli interventi messi in campo per diminuire il rischio di inquinamento, sulla quantità di marmettola prodotta, su quella smaltita. Si avvia in sostanza un percorso di trasparenza con cui sarà più facile controllare quello che avviene in cava».

 


Il piano straordinario della regione

MASSA-CARRARA Sempre più marmo da tagliare e sempre meno personale, macchine da taglio pericolose, piazzali di lavoro che cambiano di giorno in giorno come un cantiere che non è mai lo stesso. Un risultato: il lavoro in cava è pericoloso e, peraltro, nemmeno del tutto eliminabile. Lo stesso vale per le segherie del marmo dove il pericolo è tutto in quelle movimentazioni dei blocchi e delle lastre, dove basta un passo sbagliato, una piccola distrazione per rischiare la vita. Non sono frasi fatte di ambientalisti, ma i contenuti del piano straordinario della Regione nella lavorazione del marmo nel distretto apuo-versiliese che porterà, nei prossimi mesi, a un potenziamento del personale dell’Asl per i controlli in cava e in segheria. Una decisione nata dopo la frana in cava a Colonnata dove hanno perso la vita due cavatori e rafforzato dell’ultimo incidente in segheria a Massa, appena un mese. Se gli infortuni negli ultimi anni sono diminuiti (e comunque le statistiche non tengono conto degli infortuni mai denunciati), gli incidenti mortali in cava e al piano sono aumentati. «Con una netta inversione di tendenza rispetto agli altri anni - si legge infatti nel documento - a partire dal dicembre 2014 e per tutti il 2015 ci sono stati infortuni con dinamiche gravi e il contesto è ulteriormente peggiorato con due infortuni mortali». E i motivi sono quelli elencati sopra: macchine pericolose, cantieri che cambiano, ritmi di lavoro insostenibili per una persona. E poi i controlli. Pochi, pochissimi: uno all’anno per ogni cava, quando va bene, uno ogni due anni per quanto riguarda le verifiche sulla stabilità dei versanti di cava. Inoltre le leggi sulla sicurezza nel lavoro prevedono che i titolari nelle attività di cava debbano mettere a disposizione per la sicurezza delle lavorazioni un direttore responsabile che vigili sulle operazioni di cava e dei sorveglianti che sorveglino i luoghi di lavoro occupati dal personale. Ci dovrebbe essere poi un responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi che individui rischi e definisca le procedure di lavoro. Ma «nella pratica operativa - si legge nel documento della Regione - tutte queste figure si concentrano su due persone sole. È il capocava/sorvegliante che, a prescindere da procedure e valutazioni dei rischi, decide come portare avanti il lavoro». Anche la suddivisione del lavoro in cava, secondo la Regione, è da rivedere per garantire la sicurezza in cava. Per quanto riguarda invece le segherie il problema principale, come detto, è quello della movimentazione del materiale. E per questo l’obiettivo adesso è la ricerca di «attrezzature per la movimentazione automatizzata delle lastre». (mc)

Stop alla cava Castelbaito Fratteta

È nel Fivizzanese ed è gestita dalla Marmi Walton Carrara

CARRARA La cava Castelbaito Fratteta nel Fivizzanese resta chiusa. Lo ha deciso il Tar, che ha respinto il ricorso della società Marmi Walton Carrara, presentato contro l’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane; il Comune di Fivizzano; il Ministero dei Beni, Attività Culturali e Turismo; l’Asl 1 - Massa Carrara; Provincia di Massa-Carrara; Agenzia Regionale Protezione Ambiente (Arpa) Toscana. A fianco della Walton, con intervento ad adiuvandum, la Comunione dei beni sociali di Vinca. L’obiettivo del ricorso era l’annullamento della determinazione del Coordinatore del Settore Tecnico del Parco Regionale delle Apuane, del 30 ottobre 2015, con la quale si imponeva lo stop "delle lavorazioni di estrazione della Cava Castelbaito Fratteta, per cui è stata rilasciata la pronuncia di compatibilità ambientale n. 22 del 31.10.2014, in quanto la compatibilità ambientale di tali attività presuppone il rispetto di specifiche azioni e prescrizioni che al momento il proponente non risulta abbia ottemperato o possa ottemperare". Il sito in cui la Marmi Walton Carrara esercita attività di escavazione e vendita di marmo è di proprietà della Comunione dei beni sociali di Vinca; escava a “Castelbaito-Fratteta”, grazie a un contratto di affitto. Il contratto prevede l’escavazione di blocchi o informi, e non permette l’asporto dei detriti, che devono essere stoccati. La proprietà di tutto ciò che non è tagliato in blocchi da due tonnellate è quindi della Comunione. Il problema è insorto quando a causa di una serie di ordinanze, è stato impedito il trasporto del detrito sulle strade adiacenti: non potendoli neppure scaricare nei ravaneti, ecco che si deve fermare la lavorazione. Il provvedimento - ricorda inoltre il Tar - è motivato con riferimento anche ad altre circostanze consistenti nella mancata pulizia degli spazi di cantiere e nel mancato monitoraggio delle interferenze tra i lavori e le sorgenti. La Walton, si aggiunge, non dimostra l’avvenuto l'adempimento di queste prescrizioni. Insomma, il ricorso deve essere respinto. Marmi Walton Carrara e la Comunione dei beni sociali di Vinca sono condannate in solido al pagamento delle spese: 1.500 euro per ciascuna controparte.


durante la fiera marmotec
CARRARA Si è conclusa in modo positivo la Fiera Marmotec 2016 per la Cav group e per la Federazione marmo & macchine di Unimpresa, entrambe presiedute a livello nazionale dal commendator Andrea Vinchesi, il quale ha fortemente voluto rappresentare, all'interno dello stand, la Repubblica del Vietnam ed in particolare le province di Yen Bai - Luc Yen e Ba Ria - Vung Tau, a dimostrazione del suo legame con questa terra. Se Yen Bai è il distretto minerario più importante del Paese del Sudest asiatico, ed ha quindi analogie con il comprensorio apuano, Ba Ria - Vung Tau rappresenta invece una zona ad alto sviluppo turistico, immobiliare e di investimenti finanziari e produttivi. Le due zone erano ben rappresentate nello stand.


CARRARA Porte aperte di studi, laboratori e atelier per un week end di arte e cultura in tutta Carrara. L'attesa è finita, è partita ieri la terza edizione di Carrara Studi Aperti che durerà fino a stasera. Oltre cinquanta tra laboratori, studi e atelier aperti al pubblico per un evento – con il partenariato del Comune di Carrara in collaborazione con l'associazione culturale “La Formica” – che coinvolge più di 180 artisti spalmati su tutto il comune di Carrara, dal mare ai monti. Il via attorno alle 14 di ieri, dunque, fino alle 21 e per alcuni studi fino alla mezzanotte. E nel pomeriggio di oggi si replica la giornata con le porte aperte degli studi, mentre alle 21 circa è prevista la festa di fine evento al laboratorio Ponte di Ferro, in via Carriona di Colonnata 2. E quest'anno, per visitare più facilmente gli studi situati nei paesi a monte, è inoltre disponibile un servizio di bus navetta da otto posti con partenza nei due giorni dell'evento alle ore 15 e alle ore 18 da piazza Sacco e Vanzetti (davanti all'Ospedale di Carrara) e con sosta di un quarto d'ora per vistare lo studio. Attesa finita, quindi, per questa terza edizione di Carrara Studi Aperti e gli artisti coinvolti sembrano essere concordi sull'efficacia dell'evento, occasione anche per dare visibilità a studi meno conosciuti. «Siamo curiosi di vedere quest'anno che riscontro avrà l'iniziativa. In ogni caso è pensata molto bene come manifestazione», il parere di Irene Giannaccini, scultrice dello studio Baluardo, in via Baluardo n.1, di scultura e ceramica con Andrea Berni, Silvio Corsini e Maria Bressan. E sulla falsariga anche Emanuele Vatteroni, con studio di scultura e design in via Carriona di Colonnata 22, assieme a Lido Vatteroni, Angelo Dentoni e Nicol Volpi. «Bell'iniziativa – ha commentato Vatteroni – ci vorrebbero più eventi così. È ancora presto per tirare bilanci, ma un po' di gente si è vista da subito». «È un'iniziativa buona che fa conoscere tutti», ha osservato Simone Dell'Amico, col fratello Andrea nello Studio artistico Formart di via Carriona 20. «È un'occasione infatti – ha proseguito Dell'Amico – per i laboratori meno conosciuti per farsi conoscere. E visto che vengono anche persone da fuori diventa anche un'occasione per far vedere la città». Proseguendo per via Carriona, troviamo Fluidarea con le scultrici Silvia Scaringella e Lavinia Mancini e dove nella serata di ieri si è tenuto un evento nell'evento con un concerto live del cantautore romano Pane. Entrambe sono concordi sulla bontà dell'evento, così come il vicino studio Massimo Vanelli di Marmi Vanelli con Riccardo Vanelli e anche due ospiti: Annalisa Dell'Amico, di Carrara e la ceca Anna Plackova. Aspettano a tirare bilanci, in centro, quindi, ma le premesse sono buone: c'è tempo ancora oggi per cogliere l'occasione per visitare studi e laboratori per un'esperienza unica in tutto il comune. Luca Barbieri

A Luglio la bozza del regolamento

Riguarda gli agri marmiferi

lo studio Quasi pronta la mappa delle Apuane

Sarà pronto a giugno lo studio dell’università di Siena che fornirà una prima reale mappa delle cave di marmo massesi. «Una mappa dinamica», come spiega il vicesindaco e assessore all’ambiente, Uilian Berti, perché di anno in anno verrà aggiornata. Lo studio fornirà informazioni su la qualità merceologica di ogni singola cava, il tipo di marmo (blocchi, scaglie), una previsione del marmo che verrà estratto. Tutte informazioni che serviranno per la stesura (in corso) del regolamento e la verifica dei piani di coltivazione.

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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