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Il Tirreno (4631)

Dopo il restauro degli anni scorsi con la presidenza Caffaz
continua il recupero del patrimonio culturale della scuola

CARRARA Gipsoteca: il sogno mai tramontato. Tra i progetti della neo presidentessa dell’Accademia di belle arti, Anna Vittoria Laghi, c’è anche questo: valorizzare il patrimonio dell’ateneo, tirare fuori tutti i gessi dagli sgabuzzini e farli vivere. Pochi dettagli. Solo un generico: «Io e la direttrice ci stiamo lavorando insieme», fa sapere la storica e presidentessa. Ma il progetto, ora è certo, c’è. L’Accademia possiede una collezione di circa trecento gessi, fra calchi dall’antico bassorilievi, modelli e calchi a tutto tondo, di primo e secondo Ottocento e di primo Novecento. I primi gessi che costituiscono il corredo didattico necessario per apprendere lascultura risalgono al 1769, anno della nascita dell’Accademia per volere di Maria Teresa Cybo. Il boom di gessi però arriva con Elisa Bonaparte Baciocchi, alla guida dell’Accademia dal 1806 al 1814, che istituì il cosiddetto “Pensionato artistico”, favorendo l’entrata in collezione di calchi e modelli di illustri scultori neoclassici grazie al loro passaggio o permanenza in città. E i gessi continuano a aumentare di anno in anno per tutta la prima e seconda metà dell’Ottocento fino ai primi anni Trenta del Novecento grazie alle donazioni di artisti e di illustri famiglie di Carrara. Il gruppo più “prezioso” è costituito dai modelli e dai calchi dei maestri di primo Neoclassicismo, come Antonio Canova, Lorenzo Bartolini e Bertel Thorwaldsen. Per non parlare dei busti- ritratto eseguiti da Cartellier e Bosio e dal prussiano Rauch, ospite gradito, quest’ultimo, di Maria Beatrice d’Asburgo d’Este. E poi il gruppo, altrettanto prezioso, dei gessi degli allievi, tra cui quello di Carlo Finelli, presente con il gruppo de Le Tre Ore, Benedetto Cacciatori con il Mercurio, Pietro Tenerani con la Psiche svenuta, Psiche e Paride Offerente. Insieme ad altre opere di Demetrio Carusi, Bernardo e Giovanni Tacca, Leopoldo Bozzoni, Carlo Chelli, Luigi Bienaimè, Ferdinando Pelliccia, Giuseppe e Pietro Lazzerini fino a Carlo Nicoli, Fidardo Landi, Abramo Ghigli, Carlo Fontana e Arturo Dazzi. Loro, allievi diventati a loro volta maestri, costituiscono la vera originalità della gipsoteca di Carrara. Rimasti dimenticati per anni negli sgabuzzini, adesso, questi gessi, presto - questa è la speranza - potranno vivere la loro seconda vita. Già negli anni passati l’ex presidente dell’Accademia, Simone Caffaz, insieme all’attuale presidentessa che all’epoca era docente, hanno iniziato a recupererare alcuni gessi, come alcune statue, patrimonio dell’ateno. Adesso l’obiettivo è finire il recupero e creare una vera e propria gipsoteca al complesso di San Francesco, sede adesso del Cap. «Andiamo avanti con la restaurazione - fa sapere la Laghi -con l’obiettivo di allestire anche l’Accademia, e rendere questo palazzo ancora più bello di quello che è».

Il muro che si sgretolò era stato costruito sopra un muretto, non armato e fatto per un tratto da sole pietre
di Melania Carnevali wCARRARA Ha rilasciato il certificato di regolare esecuzione a quell’argine che poi, il 5 novembre di due anni fa, si è sbriciolato come un biscotto sotto le acque del Carrione, a Carrara. E per questo, Franco Del Mancino, ingegnere chimico, progettista e direttore dei lavori di messa in sicurezza del torrente in quel tratto di muro, è tra i sette indagati dalla Procura di Massa per l’alluvione che ha messo in ginocchio la città, per l’ennesima volta. Adesso la Corte dei conti ha messo sotto sequestro conservativo i suoi beni, per un valore di oltre 2,5 milioni di euro, ossia il costo della demolizione e ricostruzione dell’argine, più le spese della messa in sicurezza per tutti i danni provocati dal crollo. Lo ha deciso il vice procuratore, Stefano Castiglione, sostenendo che il sequestro è stato richiesto «per l’omessa verifica dell’esatta rispondenza dell’opera al progetto esecutivo appaltato, autorizzando l’erogazione di somme non dovute all’impresa e attestando il falso con l’emissione del certificato di regolare esecuzione». Del Mancino, in sostanza, ha provocato un danno erariale bello grosso certificando un’opera che non era da certificare. L’argine, infatti, non era stato costruito come da progetto. A dirlo è la perizia di Maurizio Rosso, il consulente nominato dal giudice per le indagini preliminari, Ermanno De Mattia, per l’incidente probatorio sul muro crollato. Fu proprio lui a definire l’opera realizzata come «una pistola puntata contro la città» perché «del tutto inidonea a scongiurare il rischio del verificarsi del fenomeno». Il muro doveva infatti essere demolito e costruito ex novo. E invece nulla: è stato realizzato sopra una porzione di muretto già esistente, non armato e in alcuni tratti formato addirittura da semplice muratura di pietrame. E poi, ad appena sette anni dalla sua costruzione, quell’argine si è frantumato. Andò bene, quella notte, proprio perché era notte. Sotto il muro c’erano, e ci sono, decine di aziende del marmo, chiuse a quell’ora: erano le 4. I danni però sono stati tanti e Del Mancino rischia, in quanto «presunto responsabile», di pagarli di tutti. Ma non è l’unico a esser finito sotto il mirino della Corte dei Conti. All’epoca, infatti, il responsabile unico del procedimento, il dirigente della Provincia, Gianluca Barbieri, dichiarò pure che i lavori erano stati eseguiti come da progetto. Il perito del tribunale di Massa non ci va leggero con lui: «O non aveva mai visitato il cantiere - scrive nella sua relazione - e per scrivere la nota citata si è fidato di quanto riferitogli da terzi, oppure ha prodotto detta dichiarazione non corrispondente al vero senza verificarla». Una grossa negligenza poi, secondo il tecnico, è stata quella della Provincia che «ha abdicato - scrive - al proprio ruolo di controllore a garanzia della pubblica incolumità». La Corte dei conti quindi indaga anche su di loro, sul Rup e sugli altri dirigenti della Provincia indagati alla Procura di Massa, per la «mancata nomina del collaudatore statico che avrebbe consentito di riscontrare e certificare le gravissime anomalie, e per non aver disposto perizie di verifica a seguito di quanto rilevato dai vigili del fuoco». Quell’alluvione era evitabile, perché nei mesi precedenti erano arrivate a valanga in Provincia segnalazioni di infiltrazioni nel muro. Ma anche in questo caso nulla: l’ex dirigente alla difesa del suolo della Provincia, Stefano Michela, ha sempre risposto che «la problematica segnalata non risulta presentare criticità di tipo strutturale». Immediato il commento sul sequestro del governatore Enrico Rossi. «Credo che la magistratura contabile abbia agito efficacemente, fatto un lavoro puntuale e in tempi rapidi - dice - In attesa che la giustizia raggiunga le sue conclusioni, è confortante sapere che in caso di condanna il danno per le casse pubbliche potrà essere risarcito». Era stato proprio lui nei giorni immediatamente successivi all’alluvione, a istituire una commissione regionale amministrativa d’indagine sulla vicenda: «In quell’occasione - ricorda - ebbi a dire che ci saremmo riservati di procedere ad un’azione di risarcimento civile per danno, perché la Regione aveva finanziato la realizzazione dell’argine con 4 milioni e che avremmo collaborato con le procure per gli aspetti contabili e penali. Oggi riconfermo quella volontà».

LE TAPPE
5 NOVEMBRE 2014: IL TORRENTE CARRIONE ESONDA A CARRARA PER LA TERZA VOLTA IN QUATTRO ANNI E LA QUARTA IN UNDICI. QUELLA VOLTA A ROMPERSI FU UN ARGINE REALIZZATO NEL 2007 E CERTIFICATO NEL 2009. yy6 NOVEMBRE 2014: ARRIVANO I SIGILLI DELLA PROCURA SULLA PARTE DI MURO CROLLATO, POI, NEI GIORNI SUCCESSIVI, SU TUTTO L’ASSE DEL CARRIONE. IL PROCURATORE CAPO ALDO GIUBILARO APRE SUBITO UN FASCICOLO PER INONDAZIONE COLPOSA. yy18 DICEMBRE 2014: COMPAIONO I NOMI DEI PRIMI DUE INDAGATI: FRANCO DEL MANCINO, OSSIA IL PROGETTISTA E DIRETTORE DEI LAVORI DELL’ARGINE, CIOÈ COLUI CHE LO HA CERTIFICATO, E STEFANO MICHELA, EX DIRIGENTE ALLA DIFESA DEL SUOLO DELLA PROVINCIA, L’UOMO CHE ALLE SVARIATE SEGNALAZIONI DI INFILTRAZIONI NELL’ARGINE RASSICURÒ TUTTI SCRIVENDO CHE «LA PROBLEMATICA SEGNALATA NON RISULTA PRESENTARE CRITICITÀ DI TIPO STRUTTURALE». yyPRIMAVERA 2015: GLI INDAGATI SALGONO A SETTE. INSIEME AI DUE TECNICI, LA RESPONSABILE DEL SERVIZIO PATRIMONIO DELL’ENTE, MARINA ROSSELLA TONGIANI, L’EX DIRIGENTE ALLA DIFESA DEL SUOLO GIOVANNI MENNA, IL TITOLARE DELLA DITTA COSTRUTTRICE ELIOS SRL DI AULLA, DIEGO TOGNINI, IL GEOMETRA GIULIO ALBERTI, DIRETTORE TECNICO DEL CANTIERE DOVE AVVENNE IL CROLLO, IL PROGETTISTA DELL’OPERA. yyOTTOBRE 2015: ARRIVA LA PERIZIA DI MAURIZIO ROSSO, IL CONSULENTE NOMINATO DAL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI, ERMANNO DE MATTIA, PER L’INCIDENTE PROBATORIO SUL MURO CROLLATO, CHE CONFERMA LA TESI DELL’ACCUSA: L’ARGINE NON È STATO COSTRUITA DA PROGETTO. yyGENNAIO 2015: LA CORTE DEI CONTI BLOCCA I BENI DEL DIRETTORE DEI LAVORI CHE CERTIFICO’ LA REGOLARE ESECUZIONE DELLE OPERE.

 

 

Il sindaco Neri attacca duro la società che vuole licenziare i 30 dipendenti
e invoca l’intervento del presidente della Regione e dei nostri parlamentari

La annunciata chiusura dello stabilimento Finder Pompe della Cerpelli di Querceta richiede un immediato interessamento di tutte le istituzioni locali. «Forte e calorosa – scrive Jean Vecoli di Rifondazione comunista - è la solidarietà che intendiamo esprimere ai trenta lavoratori ai quali si apriranno purtroppo le vie della mobilità, qualora la proprietà non si decida a rivedere le sue scelte. In un momento in cui di lavoro ce n’è ben poco e spesso con contratti che tendono a mortificare la figura del lavoratore, continuamente esposto a possibili licenziamenti, un altro tassello si aggiunge a un quadro desolante. È il momento che i lavoratori di tutto il nostro territorio si organizzino e sostengano le lotte di chi è più in difficoltà, da Querceta alla darsena di Viareggio, da Camaiore a Pietrasanta. Noi, fin da subito, ci dichiariamo disponibili a sostegno di picchetti, assemblee permanenti, creazione di casse di resistenza».QUERCETA «L’annuncio della repentina chiusura della ditta Cerpelli di Querceta e del licenziamento di trenta dipendenti genera sgomento e rabbia nella comunità di Seravezza e della Versilia intera». Così inizia il duro documento firmato da Ettore Neri, sindaco di Seravezza, La Cerpelli, bastava il nome e si apriva un mondo, è stata per decenni il simbolo della possibilità che anche in Versilia si potesse fare alta tecnologia. Poi arrivo la decadenza legata anche alla crisi di una famiglia che aveva veramente fatto la storia della Versilia. Neri nel prosieguo del comunicato va ancora più giù pesantemente. «Il modo sibillino e improvviso, inatteso e vigliacco con il quale la proprietà ha proceduto a comunicare ai propri dipendenti la sua decisione impone una reazione sociale e civile alla quale l’Amministrazione Comunale non intende sottrarsi». Non è purtroppo la prima volta, negli ultimi tempi, che aziende importanti del nostro comparto industriale e commerciale «hanno deciso di trattare i lavoratori come semplici pezzi di ricambio e di costringerli alla mobilità, alla disoccupazione o al declassamento della loro posizione lavorativa. La crisi e la concorrenza al ribasso generate globalizzazione non giustificano più l’indifferenza dei datori di lavoro nel trattare le tematiche sociali e occupazionali e non sono più una valida scusa per tollerare l’assalto ai diritti sociali e ai diritti fondamentali dei lavoratori. Appare inoltre ingiustificabile che si ponga fine alla lunghissima e gloriosa storia di un’azienda come la Cerpelli, ricca di fondamentali brevetti, senza curarsi minimamente delle relazioni con i lavoratori, con le rappresentanze sindacali e con tutte le espressioni istituzionali del territorio». Dopo le accuse, ecco come si muoverà il Comune. «Come Amministrazione Comunale – ricorda Neri – ci schieriamo al fianco dei lavoratori che vedono messo a rischio il loro lavoro e il futuro delle loro famiglie e chiediamo immediatamente l’intervento dei parlamentari e dei consiglieri regionali di zona e la presenza del Presidente della Regione Enrico Rossi sul nostro territorio perché si voglia prendere cura, così come ha fatto in altre realtà industriali della Toscana, di una problematica così grave dal punto di vista lavorativo, ma anche così grave per il segnale generale che essa offre del rapporto tra impresa e lavoro». Il caso Cerpelli, al di là dei 30 posti che si perderanno è un colpo al cuore all’industria versiliese per quello che rappresenta l’azienda .

 

Gli anarchici: «Un immobile, ora discarica, da restituire alla città»
Via alla pulizia del capannone occupato
CARRARA Proseguono i lavori in via Apuana 22, all’interno del capannone occupato dal collettivo “Foc al Foc”: e mentre l’operazione di pulizia e riqualificazione procede incessantemente, a giorni sarà presentato il cartellone degli eventi che si terranno nel neonato centro sociale. Uno spazio che nel 2010 ospitò perfino la Biennale. Da laboratorio per la trasformazione del lapideo a “sede espositiva” di un evento artistico di levatura internazionale, da capannone abbandonato a centro sociale. Lo spazio occupato dal collettivo “Foc al Foc” in via Apuana racconta la storia di una città dai mille volti. Lo dicono, con i loro toni tipicamente forti, gli stessi anarchici che la sera del 6 gennaio sono entrati in questo immobile, a quattro passi dal centro città: «E’ un immobile da restituire ai cittadini, noi stiamo riqualificando un fabbricato trasformato da anni in discarica e immondezzaio». L’attività al civico 22 di via Apuana prosegue alacremente e senza interruzioni: a giorni verrà presentato il cartellone degli eventi e degli appuntamenti organizzati dal collettivo, ma intano si continua a pulire e “riarredare” lo spazio, per renderlo più accogliente. E pensare che qui, nel 2010, erano stati esposti i pugilatori di Antony Gormley, uno dei più importanti artisti che ha partecipato all’ultima edizione della Biennale di Carrara, quella diretta da Fabio Cavallucci e intitolata Post Monument. Uno spazio dalle alterne fortune, nato come Laboratorio della famiglia Corsi Nicolai, passato successivamente all’A.s.i (Agenzia Sviluppo Industriale) e caduto in disuso intorno alla metà degli anni ’80. «La Biennale di Carrara 2010 lo aveva fatto rinascere, per breve ma intenso periodo, imprimendo un impulso in avanti, verso la riqualificazione, la conoscenza, il recupero e la valorizzazione…un impulso che però non è mai stato raccolto» ricorda l’architetto Corrado Lattanzi che, a quella Biennale, aveva collaborato in prima persona. Una stagione sotto i riflettori e poi di nuovo nel dimenticatoio, relegato – stando ai racconti del collettivo – a vera e propria discarica. Adesso, dopo Cavalucci, saranno gli anarchici di “Foc al Foc” a provare a risollevare per l’ennesima volta le sorti di questo spazio: con modi e finalità diverse certo, ma nemmeno più di tanto. Nel suo interrogarsi sul futuro della scultura e del monumento, anche il curatore della Biennale aveva deciso di puntare sulla riqualificazione di siti dismessi. Un po’ come gli anarchici che, davanti a una città sempre più vuota e povera di luoghi di aggregazione, hanno deciso di partire proprio da via Apuana 22, per restituire gli spazi ai cittadini e recuperare un po’ di socialità.

 

Numerose le violazioni registrate da Arpat Lucca nel 2015
Il M5S: «Questo sito non dà più garanzie e deve chiudere»
i grillini Lo scorso anno sono stati conferiti rifiuti diversi dagli inerti in quantità superiore al 30%, limite previsto dall’Aia
di Melania Carnevali wMONTIGNOSO Fibre di amianto in aria. Superamenti dei limiti di guardia di sodio, di cloruri, di solfati. Conferimento di rifiuti diversi dagli inerti superiori al 30%, limite previsto dall’Aia. Sono solo alcune delle violazioni di cava Fornace, elencate nella relazione conclusiva dell’attività ispettiva di Arpat Lucca nel 2015 e resa nota nei giorni scorsi dal Movimento cinque stelle di Montignoso. Una discarica, questa, su cui pende ancora l’interdittiva antimafia della prefettura, nonostante nei mesi scorsi sia cambiato tutto il consiglio di amministrazione della società che la gestisce: la Programma Ambiente Apuane spa. Numerose, dicevamo, le violazioni rilevati da Arpat Lucca nel 2015. A partire dal fatto che il 23 dicembre scorso sono stati rinvenuti nell'area dei rifiuti contenenti amianti alcuni frammenti di lastre di eternit «evidenziando pertanto - fa sapere il M5s - la violazione di una delle prescrizioni dell'Aia, che recita “per evitare la dispersione delle fibre la zona di deposito deve essere coperta con materiale appropriato tale da evitare la dispersione di fibre libere nell'ambiente, quotidianamente e comunque prima di qualsiasi operazione di compattamento”». E non finisce qui perché, poco prima, l’1 ottobre, l’Agenzia aveva effettuato un campionamento di fibre di amianto in aria, rilevando la presenza - stando a quanto riportano i pentastellati - di alcune fibre libere «facendo notare comunque - dicono - un peggioramento della situazione rispetto al valore massimo riscontrato nell'anno precedente». E ancora: i rifiuti diversi dagli inerti conferiti in discarica non potrebbero superare il 30% dei rifiuti totali. E invece nulla, la percentuale è stata superata. Inoltre, dal monitoraggio nel 2014 dei piezometri e delle sorgenti, sono emerse «numerosi e preoccupanti» superamenti dei limiti di guardia di sodio, di cloruri, di solfati. I registri di conferimento, poi, sono, secondo Arpat, tenuti in modo anomalo. Per tutto questo sono piovute multe sulla Programma Ambiente Apuane, elevate dalla stessa Arpat. Ma il Movimento 5 Stelle fa notare che Arpat Massa Carrara ha provveduto in passato a segnalare le infrazioni alle autorità giudiziare, mentre Arpat Lucca - stando a quanto sostiene il movimento - non lo ha fatto. «Vorremmo capire perché - commentano infatti - Arpat Lucca non abbia trasmesso i verbali alla Procura. La Programma Ambiente Apuane soggetta al provvedimento di interdittiva antimafia, ha ancora un grosso debito pregresso nei confronti del Comune di Montignoso, i controlli hanno evidenziato anche parecchie carenze di gestione e poca trasparenza sui dati relativi ai conferimenti». E poi rincarano la dose: «Questa discarica non dà più alcuna garanzia e la sua ubicazione, a soli 200 metri dal lago di Porta, ci fa preoccupare sulle conseguenze sull'ambiente e sulla salute dei cittadini». Il 12 gennaio era stata convocata una commissione sul tema, saltata poi per la mancanza il numero legale. «Tra gli assenti - accusano i Cinque stelle - spiccano i nomi di Gabrielli, assessore all'ambiente e della vice sindaca Petracci».

 

Il parroco risponde all’allarme di studiosi per la presenza di crepe e lesioni
«Me l’hanno assicurato i tecnici e gli ingegneri da noi interpellati»

CARRARA Don Raffaello, parroco del Duomo, risponde all’allarme lanciato in questi giorni da alcuni appassionati di storia locale sulle condizioni di salute della cattedrale cittadina: «Sono tutte bischerate. I tecnici garantiscono che non c’e’ alcun pericolo». Il Duomo di Carrara gode di ottima salute o, per dirla con termini tecnici, non presenta alcun problema né sul fronte della stabilità né su quello della staticità della struttura. Parola di Don Raffaello Piagentini, parroco della chiesa intitolata a San’Andrea, la più bella e antica della città. Le rassicurazioni del sacerdote arrivano a seguito dell’allarme lanciato da Paolo Cucurnia, appassionato di storia locale, su alcune “lesioni” che ormai dalla scorsa estate sarebbero apparse sulle colonne della navata centrale e più precisamente quelle poste di rimpetto all’abside una delle quali ospita il pulpito. In effetti diverse porzioni di rivestimenti marmorei presentano degli scollamenti, in alcuni casi di profondità superiore a un centimetro. Cucurnia, che proprio in questi giorni sta ultimando una pubblicazione dedicata al Duomo, dopo aver lanciato l’allarme, ipotizza anche le cause delle lesioni: «Potrebbero essere state causate da un indebolimento della struttura a seguito dei lavori per l’installazione dell’impianto di riscaldamento» spiega l’appassionato di storia, puntando letteralmente il dito contro la grata di areazione posta proprio in prossimità della colonna su cui appoggia il pulpito. Un’ipotesi stroncata senza tanti giri di parole da Don Raffaello: «Sono tutte bischerate» replica il parroco che, pur essendo carrarino d’adozione, soprattutto quando si tratta di enfatizzare i concetti non rinuncia al suo “toscanaccio”. «Non c’è assolutamente niente di grave e a dirlo non sono io, che non capisco nulla di queste cose ma i tecnici che abbiamo interpellato tempo fa. Sono venuti architetti e ingegneri, hanno monitorato la situazione e non c’è alcun pericolo, né sulla stabilità né sulla staticità della struttura» spiega Don Raffaello, sottolineando che la causa della lesione sarebbe riconducibile all’ultima scossa di terremoto registrata in città. Quanto poi ai lavori per l’installazione dell’impianto di riscaldamento il sacerdote, ascoltati i tecnici, è perentorio: «Quelli non c’entrano nulla sono vecchi di 40 anni. I fedeli, i carraresi e tutti coloro che hanno a cuore le sorti di questa straordinaria struttura, che è un patrimonio artistico culturale di tutta la comunità possono stare tranquilli» rassicura Don Raffaello garantendo che il Duomo di Carrara è «intattissimo». Cinzia Chiappini

L’annuncio durante un incontro con il sindacato. Fiom mobilitata, proclamato lo stato di agitazione

'Politiche e strategie per la riqualificazione del territorio apuano'.E' questo il titolo della giornata di studi e approfondimento che si terrà stamani alle ore 10.30, a Carrara Fiere. La giornata, promossa dal Centro Lunigianese di Studi giuridici in collaborazione con Imm-Massa Carrara, vedrà la partecipazione del Rettore del Politecnico di Milano, Prof. Giovanni Azzone, il quale affronterà il tema del cambiamento attraverso politiche e strategie mirate alla riqualificazione del territorio apuano. Prenderanno parte all'incontro anche il Sindaco Angelo Zubbani, il presidente di Imm Fabio Felici. I lavori saranno conclusi dal Sottosegretario Cosimo Maria Ferri. Cuore della giornata sarà l'analisi del tessuto produttivo, urbanistico, paesaggistico, socio-culturale ed artistico del territorio apuano.

 

Un progetto di riqualificazione fermo da anni
Una nuova chance arriva con i Piu europei

Dal 1862 ad oggi ecco la storia delle 2 stazioni

 

Via Melara, è ancora emergenza camion

Legambiente e i residenti sollecitano un intervento: dossi e videosorveglianza per limitare la velocità

CARRARA Via Melara: ancora disagi legati al traffico pesante. Dopo l’esposto alla Procura della Repubblica, in cui si lamentavano polveri, ripetuti danneggiamenti, pericolo per l'incolumità dei pedoni e la richiesta di interventi tempestivi, concreti e risolutivi i residenti della zona e Legambiente tornano a sollecitare una soluzione. «Con ordinanza del 12 dicembre scorso - scrivono gli ambientalisti - la polizia municipale ha vietato il transito in via Melara ai veicoli di lunghezza superiore a 12 metri, autorizzandone però -per consentire alle attività produttive di svolgere la legittima attività di impresa- il transito purché siano scortati da un moviere equipaggiato ai sensi del codice della strada e procedano a passo d'uomo, in modo da non creare intralcio alla circolazione veicolare e pedonale e scongiurare eventuali danni a cose e persone. Il ricorso al moviere è già in atto da parecchi mesi e, nonostante la sua presenza, si sono verificati alcuni danneggiamenti. Riteniamo che l'ordinanza sia assolutamente inadeguata, appaia volta più a coprirsi da eventuali responsabilità che a risolvere il problema e, in sostanza, abbia il sapore di una beffa verso i residenti». «Nel chiedere pertanto una modifica dell'ordinanza che si limiti a vietare il transito ai veicoli di lunghezza superiore a 12 metri, senza alcuna deroga- prosegue la nota - facciamo presente che ciò non impedirebbe alle attività produttive di svolgere la legittima attività di impresa, che potrebbe essere tranquillamente svolta ricorrendo a camion di lunghezza inferiore. Esprimiamo inoltre rammarico e proteste nel constatare che nessuna misura è stata presa per gli altri problemi da noi segnalati. Chiediamo pertanto che, oltre a prescrivere al più presto alla segheria l'installazione di un impianto lavaruote (oltreché la pulizia costante del suo piazzale), si ricorra a dossi dissuasori e alla videosorveglianza per limitare la velocità in via Melara ai mezzi pesanti e per individuare i responsabili di danneggiamenti». «Infine, considerati i cinque anni già inutilmente trascorsi di segnalazioni, lettere, colloqui, incontri, rimpalli da un funzionario all'altro - si chiude la nota - ci chiediamo quando il sindaco e l'amministrazione porranno fine al muro di gomma finora eretto o se intendano proseguire all'infinito questa vergognosa farsa, sperando che la protesta si spenga per sfinimento. Non si rendono conto che in tal modo stanno producendo l'esasperazione dei residenti?»

 

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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