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Il Tirreno (5515)

L’amministratore: abbiamo sempre presentato i piani
E Palazzo civico: siamo a disposizione della magistratura

CARRARA È il 14 aprile quando frana il monte nel bacino di Gioia, alla cava 171 e sotto quella frana perdono la vita Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli. Ferito, ma salvo, un terzo dipendente, Giuseppe Alberti. L’amministratore unico della cava è Cesare Antonioli: il suo nome, insieme a quello di Carlo Musetti, direttore dei lavori e Massimo Gardenato, responsabile della sicurezza, finisce nel registro degli indagati. Cesare Antonioli è di Casette, come Roberto, sono amici, si conoscono da una vita. Antonioli, anche quando scopre di essere indagato, sceglie il silenzio. E quel silenzio lo rompe soltanto ieri: affida le sue dichiarazioni ad una nota dell’avvocato Francesco Marenghi. Per assicurare massima collaborazione con l’autorità giudiziaria, massima disponibilità per fare chiarezza sull’accaduto (l’inchiesta è affidata al pm Alessandra conforti): «In merito all’ assenza di un piano di lavoro - si legge nella nota - la società e il suo amministratore, tenendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria per ogni opportuno approfondimento, rappresentano che sono stati sempre presentati, nei tempi e nelle forme prescritti, i piani di lavoro previsti dalla normativa di settore. Tali piani sono sempre stati debitamente autorizzati». Intervengono i titolari di cava, interviene anche il Comune, con il medesimo scopo: garantire collaborazione alle indagini. «Il giorno dell’incidente - ricostruisce piazza 2 Giugno - la polizia giudiziaria ha effettuato il sequestro probatorio di tutta la documentazione progettuale, con i relativi atti di autorizzazione rilasciati dal 2006 ad oggi, riferita al piano di coltivazione della cava. Il sequestro ha riguardato numerosi fascicoli che sono stati messi a disposizione del pubblico ministero. Dalla documentazione progettuale - Palazzo civico aggiunge dati tecnici - emerge che il luogo in cui è avvenuto l’incidente ricade all’interno dell’area di lavorazione autorizzata come prima fase del piano di coltivazione avviato nel 2006 e con scadenza al 31 dicembre 2017. I nostri uffici sono a disposizione per collaborare alle indagini».

Corteo anarchico con il cuore al monte

La consueta manifestazione quest’anno è dedicata ai due cavatori morti nel bacino di Gioia

CARRARA Sarà un Primo Maggio anarchico a lutto, quello che si terrà domenica per le strade del centro storico di Carrara: la consueta celebrazione organizzata dalla Fai, sarà dedicata ai due cavatori morti lo scorso 14 aprile nel bacino di Gioia. Avrebbe dovuto essere dedicato ai temi della guerra e dei flussi migratori ma, dopo l’ennesima tragedia alle cave, tra gli argomenti programmati ha fatto irruzione, con prepotenza, quello della sicurezza e del lavoro nei bacini marmiferi. «Non taceremo certo su quello che sta accadendo sui nostri monti» annunciano dalla Federazione Anarchica che domenica 1 maggio sfilerà per le strade di Carrara, toccando tutti i luoghi simbolo dell’anarchia. Il programma è quello consolidato se pur con qualche piccola novità. L’appuntamento è alle 9.30 in piazza Cesare Battisti: qui sarà allestito il palco per il comizio da dove interverrà, tra gli altri, Dario Antonelli della Federazione anarchica livornese. Spetterà poi agli anarchici carraresi il compito di affrontare il delicato tema delle morti e del lavoro alle cave e della lunga serie di incidenti che, dal luglio dello scorso anno, insanguina i nostri monti. In occasione della doppia tragedia a Cava Antonioli, lo ricordiamo, la Fai aveva provocatoriamente rispolverato il volantino di denuncia preparato subito dopo la morte di Bruno Maggiani, il quarantaseienne caduto da una bancata a fine agosto. Era stato proprio questo incidente a inaugurare la tragica raffica di morti alle cave su cui gli anarchici avranno da dire la loro soprattutto in occasione della festa dei lavoratori. Conclusi i comizi partirà il tradizionale corteo con la deposizione delle corone di fiori presso i monumenti cari al movimento. Il percorso è stato leggermente modificato rispetto agli anni precedenti: dopo la partenza da piazza Battisti il cordone passera da piazza Alberica, via Rossi, piazza delle Erbe, piazza del Duomo, via Santa Maria, piazza Mazzini, via Verdi, piazza D’Armi, via Eugenio chiesa, piazza Sacco e Vanzetti e via Cattaneo, per concludersi in piazza Matteotti, davanti alla sede storica del Germinal all’interno del Politeama transennato. Qui si concluderà il programma “ufficiale” del Primo Maggio Anarchico. A seguire, per chi fosse interessato, un gruppo di simpatizzanti della Fai organizzerà un’escursione sul percorso Monte D’Arme, Rocchetta e Gragnana. Meteo permettendo, ovviamente. Cinzia Chiappini

Camionista muore d’infarto a 39 anni

Colto da malore dopo essere andato a letto, vani i soccorsi. Lascia la moglie e due figlie, tre mesi fa il decesso del padre

«Le procedure adottate in cava sono le stesse degli anni 90». Parola dell'ingegnere Maura Pellegri dell'Asl Toscana nord ovest, responsabile dell'igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ha dimostrato come spesso gli incidenti avvengano in situazioni di cava ordinarie. Ovvero non perché si sia di fronte a contesti eccezionali. Ma a fare forfait è la leggerezza e il non rispetto delle norme minime di sicurezza. A confermarlo sarebbe il fatto che vittime sono talvolta anche gli stessi sorveglianti del sito estrattivo. Che tuttavia «abbiamo riscontrato essere sotto pressione perché da soli - prosegue Maura Pellegri - hanno sulle proprio spalle la responsabilità di trovare la soluzione adeguata. Inoltre sono anche i primi ad andare nel panico». Mentre gli operai «fanno quello che decide il capocava, come se avessero una sorta di fiducia totale», spiega l'ingegnere. L'altro aspetto rilevante riguarda il fatto che le porzioni delle bancate asportate siano sempre più grandi: di livello industriale. Insomma il settore dell'estrazione è cambiato, e ci vuole una formazione adeguata. Perciò il Comitato paritetico territoriale di Lucca - che si occupa di prevenzione infortuni e igiene, ed è formato in egual modo da rappresentanti dei datori di lavoro e degli operai - ha inviato una lettera a Enrico Rossi per chiedere la concessione da parte della Regione del personale Asl. La lettera è altra cosa rispetto al documento elaborato dai sindacati ieri. Lo scopo è mettere subito a disposizione aule e segreterie dei sindacati e con il personale Asl svolgere formazione ai sorveglianti di cava. «Questo sarebbe già uno snodo importante - ha spiegato il segretario della Fillea Leonardo Quadrelli- perché siamo di fronte a un’emergenza».

Sono tre le proposte dei sindacati sulla sicurezza: 1) introdurre un sistema che permetta di legare il rispetto delle norme e dei vincoli normativi su salute e sicurezza al mantenimento della concessione o autorizzazione all'escavazione; 2) introdurre un sistema di verifica del materiale estratto nella qualità e nella quantità; 3) dotare i Comuni e i soggetti preposti degli strumenti necessari al fine di verificare la condizione di tutti i siti estrattivi.

Tolleranza zero per fermare i morti alle cave

La segreteria della Fillea Toscana: chiedere il ritiro della concessione a chi non rispetta le norme di sicurezza

CARRARA L'impegno del presidente Rossi sulla sicurezza in cava: aumentare i controlli, fissare regole e sospendere l'attività se non vengono rispettate le regole di sicurezza, come previsto dalla legge 35. Sono queste le linee guida del progetto di cui hanno iniziato a discutere oggi Regione Toscana, amministrazioni locali, Asl e sindacati dopo la raffica di incidenti mortali nei bacini marmiferi. L'ipotesi è quella di una task force che coinvolga anche le imprese e contempli, tra le altre cose, il dispiegamento alle cave di 50 "controllori" della sicurezza. «Per la sicurezza nelle cave costruiremo un progetto analogo a quello che stiamo realizzando a Prato dopo il rogo nella fabbrica di confezioni Teresa Moda»: parola di Enrico Rossi presidente della Regione Toscana che ieri pomeriggio insieme agli assessori alla salute Stefania Saccardi e al territorio Vincenzo Ceccarelli ha ricevuto i rappresentanti del Dipartimento della Prevenzione dell'azienda sanitaria, i sindaci di Massa e di Carrara e i segretari confederali e di categoria delle organizzazioni sindacali apuane, per un tavolo operativo sulla sicurezza alle cave. Aumentare i controlli, fissare regole standard che devono essere rispettate da tutti, e stabilire prassi che prevedano la sospensione delle attività di escavazione se non vengono rispettate le regole di sicurezza, come previsto dalla legge 35: questa in sintesi la ricetta contro gli incidenti alle cave tratteggiata nel corso dell'incontro, che sarà aggiornato di qui a una ventina di giorni. Nel frattempo si proverà ad aprire il confronto con le imprese e, il 2 maggio, in occasione della visita nei bacini marmiferi della commissione Infortuni sul Lavoro del Senato, sarà presente anche una delegazione della Regione. «Gli incidenti non possono essere attribuiti alla fatalità. La Regione metterà ulteriori risorse per rafforzare le misure preventive e per intensificare ancora di più i controlli sul corretto rispetto delle regole» ha dichiarato il presidente Rossi al termine della riunione, ricordando che se negli ultimi anni il numero di incidenti mortali era stato contenuto, «ora c'è stata di nuovo una ripresa terribile con 4 morti da luglio a oggi». Sulle cause di queste tragedie, il governatore non ha dubbi: «Sono sempre avvenute perché sono state disattese le più elementari regole di sicurezza» ha dichiarato, ribadendo quanto già affermato nei giorni immediatamente successivi alla frana a Cava Antonioli, costata la vita a Roberto Ricci Antonioli e Federico Benedetti. Nessuna fatalità dunque e così il presidente toscano si è impegnato a «dare tutte le risorse per aumentare le misure e i controlli» sollecitando al tempo stesso «maggiore responsabilità da parte di tutti, a partire dai datori di lavoro». Quanto alla proposta dei sindacati di interrompere le concessioni nelle cave dove vengano disattese le regole della sicurezza, Rossi ha garantito: «Per ciascun incidente, noi verificheremo, e stiamo già verificando, se e dove queste regole sono state disattese. Faremo in modo che ciò che è accaduto - ha concluso il governatore toscano - non si debba più ripetere». Tra le soluzioni ipotizzate ci sarebbe quella di una task force, composta da 50-70 addetti, da inviare alle cave coordinati dal dipartimento della Prevenzione di Asl per effettuare controlli sulla sicurezza. In caso di violazioni comprovate scatterebbe la sospensione dell'autorizzazione all'escavazione, come già prevede la legge regionale 35 ma dal tavolo sarebbe emersa anche l'ipotesi di un fondo per garantire un sostegno economico - vedi ammortizzatore sociale - ai lavoratori delle cave "sanzionate", per evitare che a fare le spese dei provvedimenti siano i dipendenti. L'idea è quella di una sorta di "Fondo Marmo" a cui partecipino istituzioni, sindacati e ovviamente anche le aziende. E proprio il coinvolgimento degli imprenditori del lapideo sarà il prossimo step del percorso tratteggiato ieri dal presidente Rossi. Lo conferma il sindaco di Carrara Angelo Zubbani: «Il tavolo è rimasto aperto, il prossimo passo è avviare il dialogo con il mondo delle imprese. Sono state illustrate delle idee che devono trovare concretezza ma l'incontro è stato costruttivo e teso a produrre buoni risultati anche nel medio termine». Cautamente ottimisti anche i sindacati: «Noi rappresentiamo i lavoratori e sappiamo che non c'è più tempo per aspettare. Le idee e le proposte sembrano ragionevoli e speriamo che di qui al prossimo incontro si riescano ad approfondire gli aspetti tecnici» ha dichiarato Andrea Figaia di Cisl. «I fatti dimostrano che servono più controlli , che dobbiamo ripristinare il distretto e trovare un accordo con le imprese per far rispettare le norme e ridurre al massimo gli incidenti. Altrimenti si sospendono le autorizzazioni» ha concluso Paolo Gozzani. In attesa della nuova riunione del tavolo operativo sulla sicurezza, il prossimo appuntamento è per lunedì 2 maggio, quando alle cave di Carrara arriverà la commissione Infortuni sul Lavoro del Senato. Cinzia Chiappini

 

La cava in sicurezza senza progettazione

CARRARA La messa in sicurezza del versante della cava Gioia Cancelli, che ha travolto e ucciso Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli veniva fatta senza seguire un piano di lavoro vero e proprio. Gli operai, cioè, seguivano più il loro istinto che direttive vere e proprie. È l’ipotesi, un po’ più di un’ipotesi in verità, fatta dalla procura che sta ricostruendo l’episodio. Al momento restano tre i nomi nel registro degli indagati: Cesare Antonioli, il titolare della cava, Carlo Musetti, il direttore dei lavori, e Massimo Gardenato, responsabile della sicurezza nel cantiere. I carabinieri oltre ad acquisire i documenti negli uffici della società che gestisce la cava sono andati anche in Comune a cercare la progettazione della messa in sicurezza del versante che stava venendo giù. Ma non l’hanno trovata perché non esiste. È stato uno dei primi atti fatti dal maresciallo Antonio Mundo, prima che il fascicolo passasse dalle mani del pm Alessia Iacopini a quelle della collega Alessandra Conforti. Ed è stata poi quest’ultima ad approfondire questo aspetto. Insomma, è vero quello che hanno detto gli operai subito dopo il crollo: non stavano lavorando su una bancata, ma tentavano di ancorare il versante prima che questo venisse giù. Non hanno fatto in tempo, però. Anzi, il sospetto è che proprio il loro intervento, senza alcun criterio scientifico, abbia causato lo smottamento che poi è costato la vita a Federico e Roberto. Il sostituto procuratore Conforti e i suoi collaboratori stanno sentendo i testimoni proprio su questo punto: chi era che dava loro le direttive per quel tipo di lavoro. Dalle loro risposte potrebbero venire fuori elementi per iscrivere altri nomi nel registro degli indagati. E la sensazione è che questo potrebbe succedere entro poche settimane. Rimane ancora incerta la nomina o meno di un consulente (un geologo) che possa dare una mano agli inquirenti, dato che Conforti in questa fase sembra volersi affidare ai tecnici dell’Asl. La cava era stata sequestrata subito dopo il ritrovamento dei corpi senza vita di Benedetti e Ricci. Saranno effettuati altri sopralluoghi, dopo quelli degli scorsi giorni. Anche perché quando erano in azione i soccorsi non era stato possibile fare tutti i rilievi. Dopo questi sopralluoghi si deciderà se nominare i consulenti. Ma l’aspetto più importante in questa fase è il rispetto della normativa antinfortunistica. E la nomina della Conforti ne è la conferma. Anche perché era l’aspetto più stringente, dato che bisognava fare le autopsie. Ed è per questo che sono stati iscritti nel registro degli indagati i nomi del titolare della cava, del direttore dei lavori e del responsabile del cantiere. Adesso però si guarda anche oltre. (d.d.)

Mostra di Riotto al Pepenero di Pietrasanta

Questa sera alle 20 Demetrio Brandi, per la rassegna “I venerdì al Pepenero”, conduce l'incontro con Eugenio Riotto, Lodovico Gierut e Egidio Lossi. È prevista la presentazione in assoluta anteprima della nuova mostra di Eugenio Riotto dal titolo “Horses”. Interviene lo scrittore Egidio Lossi con il libro "Anima & Cuore" (Pezzini Editore). Per partecipare alla cena, al costo di 25 euro - tel. 0584 792877 (al Pepenero, piazza Crispi, Pietrasanta). Sarà anche l'occasione per ricordare l'Internet day, trenta anni con la rete. Anche l'arte e la letteratura devono molto a questa rivoluzione tecnologica e culturale.

I suoi “nìnin” salutano zì Robè

Il feretro portato in chiesa a spalla dai lavoratori portuali
Don Gigli: un benefattore, con lui se ne va un pezzo di storia

l’omelia. L’ultima benedizione nella “sua” piazza Menconi
Ha avuto parole di grande stima don Ezio Gigli nei confronti di Roberto Magnani. «Qui a Marina di gente che fa polemica su tutto ce n'è fin troppa. Ecco Roberto era proprio il contrario, se aveva qualcosa da dirti lo faceva in modo diretto, te lo diceva in faccia, senza troppi giri di parole. Era una persona schietta e onesta».

il cordoglio. Carrarese: 1 minuto di silenzio in campo
CARRARA. La Carrarese Calcio si unisce al dolore della famiglia Magnani per la scomparsa del Sig. Roberto Magnani “Zi” Roberto, da sempre grande tifoso della Carrarese. In occasione della gara Carrarese – Prato, in programma domenica alle ore 15, sarà osservato un minuto di raccoglimento prima del fischio d’inizio. E a dare l’addio a Roberto Magnani c’erano tanti personaggi legati alla Carrarese del passato e di oggi. Dal presidente Gianfranco Cecchinelli a Ciro Gaspari, dal presidente Luciano Grassi allo storico dirigente Walter Devoti. È proprio Devoti a ricordare, commosso, Roberto Magnani dopo il funerale: «Era una brava persona, ormai di personaggi come zì Robè ce ne sono davvero pochi». La Carrarese era una delle grandi passioni di Roberto Magnani, non perdeva mai una partita, allo stadio dei Marmi e in tempo passato era uno degli sponosor delle trasferte della squadra azzurra.

il corteo. Insieme ai lavoratori anche le donne in prima fila
Le donne di Marina in prima fila. C'erano loro a seguire il feretro portato a spalla dai lavoratori portuali, nel corteo che si è mosso da via Garibaldi fino a piazza Menconi per l’addio a Roberto Magnani. E tante altre donne che erano in chiesa, a dare l'ultimo saluto a zì Robè, un pezzo di storia di Marina.

Il nipote Marco: ciao nonno eri un fuoriclasse
MARINA DI CARRARA. «Ciao nonno, eri un fuoriclasse. Hai lasciato un segno nel cuore della gente e l’affetto di tutti oggi, dai tuoi amici portuali che ti hanno portato a spalla, a quelli che sono venuti a darti un ultimo saluto, ne è la più grande dimostrazione». Con queste parole Marco Cencetti (nella foto), nipote di Roberto Magnani, ha ricordato il suo nonno al termine dell’omelia funebre. «Il tuo sorriso sarà davvero difficile da dimenticare. riuscivi a stampartelo in faccia anche nei momenti più difficili - ha prosgeuito - Ricordo due anni fa, quando Marina è stata colpita al cuore dell’alluvione. Ti ho trovato nella tua casa, con l’acqua fino alle ginocchia. Anche in quell’occasione mi hai guardato e hai sorriso: “Non ti preoccupare nìnin, il dottore mi ha detto che devo fare i pediluvi”». E ancora un ricordo del nipote Marco legato alla passione sportiva di Roberto Magnani. «Riuscivi a rimanere sereno sempre, anche quando perdeva la tua amata Carrarese - ha continuato a leggere la sua struggente lettera il nipote Marco - Ti mettevi in forno una teglia di calda calda e bevevi un bicchere di limoncino fatto da te. La tua è stata una vita semplice, gli amici, la briscola bugiarda, la Carrarese appunto e la tua Marina. Eri davverio un nonno speciale, mi hai lasciato un vuoto incolmabile, ma mi hai insegnato moltissimo».

 

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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