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Il Tirreno (3288)

Fuoriroma parla di Carrara


La nostra città protagonista del programma di Concita De Gregorio


CARRARA La nuova tappa di Concita De Gregorio, stasera lunedì alle 23.10 su Rai3 con Fuoriroma, sarà a Carrara, capitale del marmo. Come si spiega in una nota di presentazione, il nuovo sindaco Francesco De Pasquale vede i suoi inizi di attivismo politico proprio nelle problematiche legate alla estrazione del marmo, nel contrastare l'inquinamento da polveri sottili causato dal transito di camion per il suo trasporto. Una città che ha visto cambiare il proprio governo della sinistra, perchè il Pd - dicono - si è spaccato «perchè a Firenze di perdere Carrara non gliene frega» e dove si devono ancora fare i conti con l'alluvione del 2014. «Qui crescono le stelle come Francesco Gabbani, che ci accompagna in questo viaggio partendo dalle cave, dove si produce il marmo, per proseguire nei cinema all'aperto e nei festival sulle spiagge, in nome di un tentativo di rinascita culturale. Nella città che abbellisce le altre con il proprio marmo, ma che è il secondo comune più indebitato d'Italia; le cui cave sono ancora gestite e concesse da un editto del 1751».

 


CARRARA Con una lettera aperta al sindaco, all'assessore al marmo e al dirigente del settore, Legambiente Carrara torna a chiedere la richiesta dei quantitativi estratti, completa dei nominativi delle cave. «Il 21 agosto 2017 - si sottolinea - abbiamo presentato la richiesta dei dati relativi ai quantitativi annui (tonnellate) estratti da ciascuna cava nel periodo 2005-2016, suddivisi per tipologia. Si suggeriva di organizzare i dati in modo da permettere la ricostruzione dell'andamento temporale dei quantitativi estratti da ciascuna cava. Il 20 settembre ci sono stati consegnati i dati, ma anonimi, essendo stati omessi numero e nome di ciascuna cava. È questo un comportamento che fu inaugurato dall'amministrazione Conti in occasione della nostra prima richiesta di dati (2006), motivato con problemi di privacy, a nostro parere pretestuosi».E si aggiunge: «Che tali motivazioni fossero inconsistenti era peraltro chiaro fin dall'inizio, come espressamente riportato nel pronunciamento del Difensore Civico, dr. Bertoli che, nel novembre 2006, scriveva al responsabile del settore marmo: "Le confermo il Suo obbligo, in qualità di dirigente e di responsabile del procedimento, di fornire alla Segreteria di Legambiente Carrara, i dati relativi e dettagliati cava per cava dei quantitativi di materiale escavato. A parere dello scrivente non è giustificato il rifiuto di mettere a disposizione dei dati che in base alla legge non sono sensibili e non violano la normativa sulla privacy. Si suggerisce, comunque, di fornire i dati richiesti cava per cava, divisi per "canaloni", omettendo il nome delle aziende estrattive, utilizzando un criterio numerico od alfabetico"». «L'atteggiamento di chiusura dell'amministrazione Conti fu tale che nemmeno questo pronunciamento fu sufficiente: solo dopo un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica riuscimmo a ottenere i dati, privi tuttavia del nome delle cave e senza neppure il "canalone" di appartenenza. Tale atteggiamento fu mantenuto dalle due successive amministrazioni Zubbani. Augurandoci che la sua amministrazione - osserva ancora Legambiente rivolgendosi al sindaco, all'assessore al marmo e al dirigente di settore - non segua i cattivi esempi del passato, rinnoviamo la richiesta del 21 agosto relativa ai dati 2005-2016, completati col nome delle cave. A favore di questa facoltà di rilascio depongono anche due pronunciamenti del Garante della Privacy. Facciamo presente che la conoscenza del nome delle cave consente analisi più puntuali e permette di comprendere (ad esempio) se le cave con eccessivi detriti appartengono allo stesso giacimento marmifero (con elevata fratturazione) o a modalità di coltivazione inadeguate».

 


CARRAR L a fibra ottica per "guardare" le deformazioni delle pareti di cava: un monitoraggio, attraverso la fibra ottica, che trasmetta in diretta dati utili per scoprire una possibile instabilità del fronte di cava, per un'innovazione nel mondo del lapideo e per una maggiore sicurezza.Ricerca, tecnologia e sicurezza: sono queste, in estrema sintesi, le parole chiave del progetto di ricerca (della durata di 18 mesi, terminerà quindi a fine 2018), targato Regione Toscana, che coinvolge tre cooperative tra le province di Massa-Carrara e Lucca. Un progetto guidato dalla Cooperativa Cavatori Lorano (con sede a Carrara) nato in collaborazione con il Centro di GeoTecnologie Cgt dell'Università degli Studi di Siena (con sede a San Giovanni Valdarno) e Geo Exoplorer Srl, una Società Start Up dell'Università specializzata in geofisica e idrogeologia facente parte del Distretto Tecnologico del Marmo. Oltre alla Cooperativa Cavatori Lorano, il progetto coinvolge la Cooperativa Apuana di Vagli, in Garfagnana (dove il sistema è già stato avviato nei giorni scorsi) e la Cooperativa di Levigliani, nel Comune di Stazzema. «È un progetto di ricerca - dice Riccardo Salvini, geologo e ricercatore dell'Università degli Studi di Siena - in grado di segnalare in tempo reale gli spostamenti degli ammassi rocciosi, indizi di mutata stabilità e fonti di rischio potenziale. La stesura della fibra, e quindi l'inizio del progetto, per ora è stata fatta a Vagli; nei prossimi giorni verrà fatto anche nelle altre cave». «L'obiettivo - si legge nella parte dedicata a Geo Explorer Srl del volume di Internazionale Marmi e Macchine Carrara "Stone Sector 2017 Trade and Innovation" - è lo sviluppo di un sistema più efficiente e meno costoso rispetto agli attuali, in grado di segnalare in tempo reale gli spostamenti degli ammassi rocciosi, indizi di mutata stabilità e fonti di rischio potenziale. I sensori a fibra ottica costituiscono una tecnologia di ultima generazione che fornisce misure accuratissime di spostamenti in tempo reale in differenti luoghi e simultaneamente». Preciso, poco costoso e adatto a questi siti, per un progetto che mette la tecnologia al servizio della sicurezza sul lavoro: sono queste le caratteristiche salienti del monitoraggio attraverso fibra ottica dei fronti di cava, proposto dal gruppo di lavoro. «Questi sono siti tutti molto adatti - spiega Salvini -. A Lorano c'è già da alcuni anni un sistema di monitoraggio integrato costituito da estensimetri, fessurimetri e da una Stazione Totale robotizzata; la fibra ottica viene integrata e qui la centralina, il "cuore" del sistema, rimarrà fissa per tutta la durata del progetto. Sarà mobile, invece, nelle altre due zone, a girare diciamo ogni quindici giorni circa. A Lorano i metri di fibra stesi sui fronti di cava saranno 500, 250 metri nelle altre».Dalla fibra ottica installata lungo le pareti di cava alla centralina: i dati che il monitoraggio fornirà, attraverso le fibre ottiche, consentiranno, in caso di un'eventuale situazione d'instabilità del fronte di cava, di poter dare l'allarme. E che le cave, inoltre, possano essere «siti adatti» a questo tipo di monitoraggio viene confermato sempre dal report di Imm. «La loro sperimentazione - si legge infatti - nelle cave costituisce un elemento di sicura novità. Esse per la loro particolare morfologia, caratterizzata da ammassi rocciosi strapiombanti, pareti aggettanti e gallerie sono luoghi ideali per lo sviluppo sperimentale di un tale sistema di monitoraggio. I sensori a fibre ottiche trovano impiego in ambienti ostili e normalmente inaccessibili, hanno volume e peso sensibilmente ridotti, facilità di controllo da remoto, possibilità di integrazione di più sensori sulla stessa fibra ottica ed elevata sensibilità in fase di rilevazione. Queste prerogative tecniche - continua -, il loro crescente utilizzo che ne testimoniano l'affidabilità, unitamente al basso costo costituiscono concrete premesse per una diffusione su più larga scala di questa tecnologia». «Il monitoraggio che stiamo sperimentando - chiosa infine il dottor Salvini parlando dei vantaggi di questa innovazione - ha la capacità di unire alla precisione il controllo lineare di intere superfici: così si riesce a sapere l'area dove c'è una situazione di pericolo da segnalare».Luca Barbieri

 

Un'opera per ricordare Cristina


Il fratello della donna uccisa dal marito nel 2013: «Un regalo della città per mia sorella»


MASSA«Quest'opera rappresenta un regalo alla città in ricordo di mia sorella - afferma il vicepresidente dell'Associazione "Viva! " e fratello di Cristina, Alessio Biagi - perché spero che questo luogo possa diventare un angolo di Massa dove poter riflettere sul grave problema della violenza sulle donne e sul dramma del femminicidio. Per noi è una speranza, una piccola luce nel dolore che è rimasto. Qui, oggi, voglio ricordare però anche un'altra splendida donna da poco scomparsa per una malattia, la dottoressa Gabriella Gabrielli». Sono passati poco più di quattro anni da quel terribile, e purtroppo indimenticabile 28 luglio, quando Marco Loiola 40 anni, operaio in un'industria chimica, uccise sua moglie Cristina Biagi, 38enne. Il ricordo della giovane donna, mamma di due figli, che aveva denunciato per ben due volte il coniuge per violenza, è sempre vivo in tutta la comunità. Domenica pomeriggio la cittadinanza ha voluto dedicare una statua a Cristina e in generale a tutte le mamme, installata in piazza Aranci e intitolata "Sophia", realizzata e ideata dall'Associazione culturale "Viva! " insieme allo scultore Roberto Giansanti e al comune di Massa. Il nome "Sophia" (in greco "sapienza") è stato scelto in quanto "La divinità Sophia" è elemento centrale per la comprensione cosmologica dell'universo e rappresenta la componente femminile di Dio, e coincide con lo Spirito Santo della Trinità. In "Le origini del mondo" Sophia è definita "La luce che vincerà sull'oscurità e sarà come qualcosa che mai fu prima". «Il Comune si è sempre impegnato per contrastare la violenza - dichiara il sindaco di Massa, Alessandro Volpi - abbiamo realizzato numerosi progetti, anche in collaborazione con il centro antiviolenza Duna, dedicati proprio alle donne vittime di stupri. Crediamo che il vero contrasto a qualsiasi forma di sopruso e aggressione sia la prevenzione, per questo cerchiamo sempre di partecipare a tutti i bandi per reperire dei fondi da destinare ad opere di prevenzione, anche nelle scuole». Ad inaugurare la scultura "Sophia" è stata la figlia di Cristina e i primi a sedersi sulla panchina, dove di fianco è stata posta l'opera e una targa, sono stati la piccola nipotina di Cristina, in braccio alla sua mamma, e il cantautore Stefano Barotti che ha interpretato una canzone dedicata al tema dell'amore. «Sono tanti gli eventi che continueremo a realizzare per contrastare ogni forma di violenza - conclude l'assessore Elena Mosti - il 18 ottobre faremo un convegno contro lo sfruttamento delle donne e il 25 novembre anche a Massa sarà celebrata la giornata nazionale contro il femminicidio. Noi come Comune siamo contro a qualsiasi forma di pubblicità che possa in qualche modo mercificare il corpo femminile e, grazie al percorso che stiamo portando avanti con la toponomastica, abbiamo dedicato diversi luoghi della città alle donne». Sara Lavorini

Meno infortuni, ma più morti e più malati

I dati ufficiali forniti dal direttore dell'Inail: triplicate le vittime (9 nel 2016), salite dell'80% le malattie professionali


MASSA Negli ultimi 5 anni a Massa-Carrara sono diminuiti i casi di infortunio sul lavoro, ma sono triplicate le morti bianche ed aumentate di oltre 300 unità le malattie professionali. Questi i dati forniti da Giovanni Lorenzini, direttore dell'Inail di Massa-Carrara e Lucca, intervenuto alla 67ª giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall'Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro (Anmil) al teatro Guglielmi. «A Massa-Carrara -ha detto Lorenzini- le denunce di infortuni mortali sono aumentate, passando dalle 3 registrate nel 2012 alle 9 del 2016, con una variazione percentuale del 200%. Nel 2017 si sono poi avuti due nuovi casi. Sempre nel quinquennio 2012-2016 sono aumentate dell'80,3% le denunce di malattie professionali in territorio apuano, passando da 376 a 678. Le denunce di infortuni generici in provincia, invece, risultano calate del 17,6%, scendendo da 3.211 a 2.647». La cosa più grave è che tutto questo è avvenuto in un periodo di tempo in cui le morti bianche in Italia ed in Toscana sono calate rispettivamente del -19,2% (da 1.366 casi a 1.104) e del -25% (da 100 a 75). Per quanto riguarda le malattie professionali, poi, vediamo che a Massa-Carrara la percentuale relativa al loro aumento risulta persino superiore a quelle toscana e nazionale, che in quegli anni sono salite rispettivamente del 28,9% (da 5.892 a 7.593) e del 30,2% (da 46.286 a 60.260). Sotto il profilo degli infortuni lavorativi generici, la situazione apuana sembra invece migliore di quella nazionale, dal momento che i dati Inail relativi ai primi 7 mesi del 2017 hanno registrato in Italia una crescita del 1,3% per gli incidenti sul lavoro e del 5,2% per le morti bianche. Da gennaio a giugno gli incidenti denunciati ma non ancora riconosciuti come tali sarebbero stati oltre 380mila (contro i 370mila dello stesso periodo dell'anno scorso), mentre i morti sarebbero saliti da 562 a 591: vale a dire 29 vittime del lavoro in più. Alla cerimonia al teatro Guglielmi ha partecipato anche il sindaco Alessandro Volpi, che ha aperto il suo intervento commentando i dati nazionali. «591 morti in 7 mesi -ha detto il primo cittadino- significano quasi 3 decessi al giorno. Alcuni commentatori hanno spiegato tale inversione di tendenza in negativo con la ripresa economica, ma questa costituisce una giustificazione inaccettabile. In un Paese che si definisce democratico, infatti, la crescita economica non dovrebbe mai comportare anche quella dei feriti e dei morti sul lavoro».Oratore ufficiale dell'evento, di fronte a un folto pubblico, è stato Giacomo Bugliani, consigliere regionale del Pd e presidente della prima commissione. Tra i relatori anche il presidente provinciale dell'Anmil Paolo Bruschi, il prefetto Enrico Ricci, il segretario della Cgil di Massa Carrara Paolo Gozzani. «Questi ultimi dati nazionali, pur se ancora provvisori, -ha aggiunto Bruschi- destano forte preoccupazione, poiché prospettano una quasi certa ed inaspettata inversione del positivo trend storico dell'andamento infortunistico registrato nel nostro Paese e nel nostro stesso territorio». A moderare il dibattito è stato il giudice Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla Giustizia, che ha voluto ribadire l'impegno delle istituzioni contro ogni forma di lavoro irregolare, insicuro ed insalubre, come diciamo anche a parte. Il sottosegretario ha anche ricordato le iniziative del governo a favore delle vittime degli infortuni lavorativi, come l'approvazione di una legge in base alla quale l'assegno di invalidità non è più considerato come una rendita da sottoporre a tassazione.Gozzani si è poi concentrato sul problema della sicurezza del lavoro nelle cave di marmo, prendendo spunto dall'incidente occorso giorni fa ad un cavatore 65enne. «Dopo i 60 anni - ha affermato - non si dovrebbe più lavorare in cava, perché i riflessi e la velocità non sono più quelli di un tempo. Così si rischia la vita. Nella nostra provincia, poi, avvengono anche incidenti che i lavoratori non denunciano, per paura di ritorsioni». A chiudere il dibattito è stato Bugliani, che, citando una frase di papa Francesco, ha voluto sottolineare il valore della vita umana. «Quando avviene una morte sul lavoro -ha detto il consigliere regionale- non esiste alcuna forma di indennizzo in grado di colmare il dolore ed il vuoto provocato da questa enorme perdita. Poche o tante che siano le morti bianche devono restare sempre al centro delle nostre preoccupazioni, perché ogni vita è preziosa ed unica. Il nostro impegno per tutelarla, dunque, deve essere totale". L'esponente del Pd si è poi soffermato sulle iniziative volute dalla Regione per la prevenzione degli infortuni e la formazione in materia di prevenzione. In rappresentanza della Provincia era presente il sindaco di Bagnone Carlo Marconi, che ha riferito di essere rimasto invalido all'età di 22 anni, a seguito di un incidente occorsogli quando lavorava nel settore meccanico. «Restare invalido quando ero così giovane -ha raccontato- è stata un'esperienza tremenda, che mi ha segnato per tutta la vita. A seguito dell'infortunio, sono dovuto restare lontano dal lavoro per due anni. In seguito sono riuscito a trovare un'altra occupazione, ma in un campo diverso dalla meccanica».David Chiappuellaù

Il sottosegretario Ferri: «Occorre anche un cambio culturale»
«Ancora un tema attuale»

MASSA«Gli episodi di cronaca accaduti di recente e l'aumento, nell'ultimo anno, dell'1,3% degli infortuni sul lavoro e del 4,8 % di quelli mortali (dati Inail) dimostrano ancora una diffusa carenza di sicurezza nei luoghi di lavoro ed un aumento delle minacce per la salute dei lavoratori. E' un fenomeno questo che tocca tutti i lavoratori in attività, che non conosce confini né provinciali né regionali e che deve vedere il nostro Paese unito per dare risposte sempre più rapide ed articolate sia sul versante preventivo che riparatorio»: lo hadetto il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, intervenendo, come diciamo anche sopra, alla 67ª giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro a Massa. «Più sicurezza vuol dire più diritti più garanzie e qualità del lavoro. Dobbiamo mettere in campo tutte le forze e risorse per evitare tante morti bianche ed i tanti infortuni. Occorre un cambio culturale per essere più incisivi nell'azione di prevenzione e dobbiamo partire dalle scuole, dall'informazione. Appaiono positive le novità introdotte dai recenti decreti attuativi del Jobs Act, soprattutto in materia di attività ispettiva, con l'istituzione dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro che mira a potenziare, razionalizzare e semplificare i controlli, peraltro già migliorati grazie al lavoro delle Forze dell'Ordine e degli ispettori del lavoro». E ha aggiunto: «Scatterà inoltre dal prossimo 12 ottobre l'obbligo datoriale di comunicare all'Inail, a fini statistici e informativi, gli infortuni subiti sul lavoro, che determinano una prognosi superiore a un giorno oltre a quello dell'infortunio. Ritengo, altresì, di dover insistere e fare più luce sul lavoro sommerso».

SICUREZZA SUL LAVORO»LA GIORNATA DELL'ANMIL
Un riconoscimento ai figli dei caduti
MASSA. Grazie all'aiuto fornito da ditte, cooperative ed enti della nostra provincia, l'Anmil è riuscita a consegnare anche quest'anno il "Contributo scolastico ai figli dei caduti del lavoro" a 35 ragazzi che frequentano scuole di ogni ordine e grado, ventinove dei quali sono stati chiamati sul palco del teatro Guglielmi al termine delle celebrazioni per la 67ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall'Anmil. Ecco i nomi di tutti i ragazzi a cui è stato stanziato il contributo: Federica Tonarelli (Massa, studentessa delle scuole superiori), Luca Graziano (Carrara, Università), Miriam Graziano (Carrara, Università), Gaia Esu (Massa, Università), Selene Bertolucci (Carrara, Università), Alessandro Benedetti (Massa, Università), Niccolò Salini (Carrara, superiori), Beatrice Salini (Carrara, superiori), Elena Trapuzzano (Massa, superiori), Mattia Barsanti (Montedivalli, Università), Virginia Barsanti (Montedivalli, superiori), Alessia Cuinè (La Spezia, Università), Maria Lodovica Lazzerini (Carrara, superiori), Chiara Zaccaria (Massa, superiori), Myriam Bertelloni (Massa, superiori), Sara Davidhi (Aulla, superiori), Davide Davidhi (Aulla, superiori), Selene Giovari (Carrara, superiori), Leonardo Marchi (Massa, superiori), Simone Medici (Santo Stefano Magra, Università), Chiara Medici (Santo Stefano Magra, Università), Irene Martelli (Villafranca, Università), Luca D'Agostino (Massa, Università), Giada Baratta (Carrara, medie), Thomas Vannini (Licciana Nardi, medie), Lorenzo Raddi (Villafranca, elementari), Samuele Raddi (Villafranca, elementari), Filippo Zini (Licciana Nardi, superiori), Martina Mosti (Massa, superiori), Pietro Mazzucchelli (Carrara, medie), Daniele Mazzucchelli (Carrara, Università), Matilde Cuva (Carrara, superiori), Niccolò Fioravanti (Massa, Università), Diego Fioravanti (Massa, Università).(d.c.)

CARRARA Luca Mannini della Fit Cisl interviene sul tema dei dipendenti della Progetto Carrara. «Partiamo dal concetto che non è possibile mettere un pedaggio alla strada dei Marmi perché è stata finanziata con denaro per buona parte derivante dalla Comunità Europea. Successivamente affermiamo la nostra contrarietà ad una Nuova Tassa. Oltretutto a pagarla sarebbero sempre e solo i poveri Lavoratori Dipendenti. Grave sarebbe anche se, per finanziare il costo dei dipendenti della Progetto Carrara, si andasse ad aumentare la tariffa dei parcheggi. Già ora le attività commerciali del Centro Storico sono in sofferenza. Mettiamoci pure ad aumentare la tariffa oraria per la sosta e così daremo il colpo di grazia a chi ha investito in un'attività commerciale. Il colpo di grazia ad una Città che chissà quando si riprenderà. No grazie, queste non sono soluzioni». E aggiunge: «Le soluzioni vanno trovate altrove. La Progetto Carrara ha due diversi settori al proprio interno. Quello cantieristico con ingegneri e geometri, e si stanno occupando della manutenzione. Poi c'è il settore relativo al piano della sosta, per intenderci gli Ausiliari del Traffico in gergo "Vigilini". Per cui tipologie di lavoro che richiedono "competenze tecniche" diverse tra i lavoratori e conseguentemente retribuzioni diverse. Mediamente più alte per il settore Cantieristico e mediamente molto più basse per coloro che si occupano della sosta. Per questi ultimi, molti dei quali part-time non si possono di certo accettare livelli di retribuzione diversi dagli attuali in quanto retribuzioni di livello "normale". Eventualmente si possono dare mansioni aggiuntive. Mansioni che magari in un breve futuro possono anche portare ad un contratto full-time per tutti loro». «Nel settore Cantieristico invece siamo consapevoli che per la sola manutenzione sono troppi gli attuali dipendenti. Infatti già due di essi sono da tempo distaccati ad altre funzioni in Comune. Di certo l'opzione "riduzione di retribuzione" non è la cosa migliore ma avendo questi un buon salario, derivante dalle loro specializzazioni, crediamo si possa anche perdere qualche soldo per strada pur di salvare il posto. Soprattutto se le retribuzioni sono farcite con Ad-Personam ingiustificati visto l'attuale carico di lavoro. Grave in ogni caso sarebbe se per salvaguardare la retribuzione di qualche singolo caso si dovesse compromettere il passaggio all'Amia di tutti gli altri lavoratori. Arriviamo velocemente ad un Accordo. Basta continuare a difendere ciò che non si può. La difesa dei posti di lavoro la si raggiunge solo con Aziende sane economicamente. E' inutile ai tavoli di trattativa rivangare costantemente l'accordo firmato qualche mese fa con Zubbani visto che quell'Accordo è stato bocciato dal suo stesso Consiglio Comunale. Voltiamo pagina e diamo un futuro certo ai Dipendenti. Non dimentichiamoci che Amia è una società sana di circa 100 dipendenti che ha un buon equilibrio economico. Garantire lavoro ai dipendenti della Progetto non vuol dire destabilizzare Amia. Ci sono anche equilibri da mantenere tra gli stessi Lavoratori. Non si può accettare che due persone che fanno lo stesso lavoro percepiscano retribuzioni diverse. I Lavoratori di Amia non lo accetterebbero», conclude Luca Mannini.

 

Carrara, dagli scarti nasce il mattone di marmo che rispetta l’ambiente
Il Carrara Block è 5 volte più resistente dei laterizi in argilla viene realizzato senza emissioni di Co2 ed è riciclabile
di Luca Barbieri

CARRARA. Una azienda innovativa che dagli scarti della lavorazione del lapideo ricava mattoni eco-sostenibili.
Si chiama Catalyst Edilizia Innovativa, la Pmi di cui stiamo parlando, con sede a Firenze, che produce i suoi mattoni alla 3Emme di Massa («con processi di miscelazione brevettati, vibrocompressi a freddo, senza emissioni nocive in atmosfera»), e che ha da poco lanciato tra i suoi prodotti il Carrara Block: il mattone bianco che arriva dagli scarti della lavorazione del marmo di Carrara. Economia circolare, ecologia, architettura ed edilizia sostenibile sono alcune delle parole chiave che compongono l'idea di Catalyst, specializzata nella fabbricazione di mattoni, nelle pavimentazioni pedonali e nei materiali da costruzione, attraverso il riciclo «dei detriti derivanti da escavazione e lavorazione di lapidei, da demolizioni di edifici esistenti, da macerie di eventi calamitosi», come aveva spiegato l'amministratore delegato Mauro Carpinella nel suo intervento per Stone Sector 2017 a Marina di Carrara, nel mese di luglio.

http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2017/10/06/news/dagli-scarti-nasce-il-mattone-di-marmo-che-rispetta-l-ambiente-1.15953133

Ma in Cina e in Arabia le mostre "tirano"

La Tc&T porta le aziende apuane alla Stone Xiamen Fair la più grande del mondo con 2mila espositori


CARRARA"Muore" la fiera ma non muoiono le fiere. Se Marmotec si arrende e il suo managemente ritiene che sia ora di pensare nuove formule, nel mondo altre rassegne del settore marmi e macchine continano a tenersi. Attirando imprese del comprensorio apuo-versiliese. È in questo contesto che opera la TC&T srl, società carrarese giudata da Cesare Tazzini che da trenta anni è specializzata nell'organizzazione di eventi espositivi e attività promozionali. La società infatti, oltre al core business dell'organizzazione di fiere, organizza anche la partecipazione di imprese a fiere internazionali. Sotto l'egida di istituzioni locali quali la Regione Toscana, la Camera di Commercio di Massa Carrara e la stessa Imm Carrara promuove queste partecipazioni che hanno tra l'altro consentito di attivare contatti per iniziative che si sono poi tenute sul nostro territorio soprattutto in occasione della Fiera CarraraMarmoTec.Per il 2018 il programma di manifestazioni proposte da TC&T prevede: Stone Fair Xiamen in Cina, dal 6 al 9 marzo; Stone & Surface Saudi Expo di Jeddah in Arabia Saudita, dal 10 al 12 aprile; Middle East Stone di Dubai negli Emirati Arabi Uniti, dal 4 al 6 settembre.La Stone Xiamen Fair è ormai riconosciuta come la più grande esposizione mondiale dedicata al settore dei materiali lapidei e delle tecnologie per la loro estrazione, trasformazione e lavorazione. Ciò soprattutto grazie al fatto che la manifestazione di Xiamen interessa l'intero comprensorio del Fujan, cioè il principale polo cinese del settore, con oltre 12.000 aziende.Nell'edizione del 2017 Stone Xiamen Fair ha registrato la presenza di 2.000 espositori provenienti da 56 Paesi, su un'area espositiva complessiva di 180.000 mq., e la partecipazione di 150.000 visitatori specializzati provenienti da 154 Paesi. servizi. All'interno di questa maxia rassegna, la TC&T organizza e gestisce l'Area Italia, di 700 mq., in stand di diverse dimensioni, completi di tutti gli arredi e servizi tecnici necessari compresi il servizi di catering e l'assistenza di personale bilingue. Sono oltre 20 le aziende italiane tra cui alcune delle più prestigiose del comprensorio apuo-versiliese, che hanno già confermato la propria partecipazione alla prossima edizione.La Middle East Stone di Dubai è stata visitata da oltre 7.000 operatori del settore delle costruzioni provenienti da 70 Paesi nel 2016 ed è un appuntamento crucuale per chi guarda ai mercati medioorientali. Anche nella manifestazione di Dubai la TC&T organizza e gestisce un'area dedicata alle aziende italiane con la formula del "pacchetto speciale Italia" che prevede soluzioni di stand chiavi in mano. Stone & Surface Saudi Expo, che si tiene a Jeddah in concomitanza con The Hotel Show Saudi Arabia, è la più importante manifestazione espositiva della Arabia Saudita per l'industria della pietra. E a nche qui l' Area Italia è organizzata e gestita dalla TC&T.

 

CARRARA - L'annuncio della cessazione di Marmotec intesa come fiera "tradizionale", è stato dato dal management di Imm-CarraraFiere nel corso della fiera del marmo Marmomac di Verona che si è svolta tra il 27 e il 30 settembre scorsi, nel contesto della sottoscrizione di uno "storico" accordo di collaborazione fra le due fiere italiane. La scelta di Verona come luogo per comunicare questa decisione, che segna la fine di un'epoca per Carrara, ha suscitato diffuse critiche, mentre più o meno tutti si sono detti d'accordo sulla ineluttabilità della decisione.Restano da valutare, inoltre, gli effetti collaterali della chiusura di Marmotec. Da una parte quelli legati all'indotto generato dalla fiera del marmo e delle macchine: imprese di allestimento stand, strutture ricettive come alberghi, B&b, ristoranti di tutta la costa risentiranno della soppressione di questo appuntamento che, comunque, portava in zona migliaia di persone. Dall'altra parte, il "danno" di capacità di promozione e di visibilità per le aziende medio piccole che trovavano in Marmotec una vetrina internazionale per farsi conoscere nel mondo.

L'analisi di Confartigianato Imprese punta il dito
sul mancato sostegno di parte dell'imprenditoria


CARRARA "Il destino della fiera del marmo di Carrara era segnato. Da tempo. E la ragione principale del suo declino sta nel fatto che troppe aziende apuane non credevano ad essa". È, in sintesi, il passaggio più forte dell'analisi di Confartigianato Imprese di Massa Carrara sulla fine di Marmotec. L'associazione della piccola impresa, che ha come presidente Sergio Chiericoni e come vice Mirco Felici, fratello di , Fabio Felici, presidente della Internazionale Marmi e Macchine) va al cuore delle cause che a suo avviso hanno portato l'ente fieristico a prendere la decisione di cancellare Marmotec dal calendario.La fiera, ricordano Chericoni e Felici, nacque per favorire la promozione del marmo di Carrara e anche degli altri materiali - il granito in primo luogo - che a Carrara venivano importati, segati e lavorati come in nessuna altra parte del mondo. In quegli anni, mentre la Fiera di Verona si teneva a Sant'Ambrogio di Valpolicella in una struttura molto più angusta di quella attuale e di vecchio stampo, Carrara seppe unire una struttura fieristica moderna ad un territorio che aveva nella filiera cave-aziende di trasformazione la sua grande forza.Già negli anni 90 - prosegue l'analisi di Confartigianato - l'economia del marmo però cambiò: molti Paesi emergenti iniziarono a strutturarsi per lavorare e commercializzare direttamente i propri materiali e in molte nazioni nacquero o si rafforzarono fiere del settore lapideo analoghe alla nostra. Negli stessi anni, inoltre la fiera veneta si traferì dalla Valpolicella a Verona in un nuovo complesso fieristico grande il triplo di quello di Carrara.«In questo contesto - sostengono i dirigenti di Confartigianato Imprese - la strada da percorrere per difendere un patrimonio economico e culturale sarebbe stata innanzitutto quella di rilanciare un marchio proprio di materiale e di lavorazione, sia da parte del pubblico, sia da parte del privato rafforzando la qualità della nostra filiera, cosa che non venne fatta. Un'altra operazione poteva essere quella di biennalizzare l'evento rendendolo alternativo a quello veronese. Un'ipotesi che in effetti venne proposta dalla Fiera veronese, ma scartata con supponenza dai dirigenti carrarini di allora».Il mancato rilancio del marchio e il no alla biennalizzazione non sono però, nell'analisi di Confartigianato, gli unici errori commessi in quel periodo. A metà degli anni '90, si decide di allargare la fiera, con la costruzione di nuovi padiglioni. Per finanziare l'ampliamento viene richiesto agli espositori di sottoscrivere nuove quote azionarie (i privati, comprese la banche, hanno una partecipazione sotto il 30%) in CarraraFiere. Ebbene, rileva l'associazione artigiana, «da allora molti espositori non si sono più visti a Carrara...».Vero, prosegue la disamina, Carrara oggi ha quattro Padiglioni, Verona ne dispone di 13. Carrara ha pochi alberghi, Verona ne ha molti e ha pure un aeroporto, oltre ad una collocazione geografica più centrale e raggiungibile. Ma no è solo una questione di dimensioni, offerta e logistica: «Soprattutto, Verona ha avuto sempre il convinto sostegno delle proprie aziende locali di lavorazione, cosa che non è avvenuta a Carrara. Molte grosse aziende apuane non hanno mai voluto investire o partecipare alla nostra Marmotec, al massimo hanno "concesso" un paio di blocchi da esporre (gratis) nel piazzale. Uno squilibrio di interesse che ha significato molto nel sancire la subalternità della fiera carrarina. Avranno inciso anche cattivi rapporti personali con la passata dirigenza, ma se la locale comunità economica, per cui venne creata la Fiera del marmo, non ci crede allora il destino di una Fiera è segnato».Quanto agli elementi di novità introdotti nelle ultime edizioni della rassegna di CarraraFiere, Confartigianato li giudica «interessanti, come ad esempio i B2B». Ma oramai, osserva, «i buoi erano scappati dalla stalla». Ben venga, quindi, «il necessario cambio di format che possa evitare ulteriori sprechi di risorse, valorizzando invece i punti di forza di Imm che ancora oggi ci sono (Centro Studi, Laboratori, marketing) in favore delle aziende apuane e della promozione del nostro marmo nel mondo. L'unico modo, tuttavia, per tutelare l'economia apuana del lapideo sarà quello di potenziare e promuovere la filiera di lavorazione. La tutela di un marchio sarà importante, ma a poco servirà se non ci sarà la consapevolezza, per scelta, che favorire la lavorazione del prodotto finito in loco (non solo lastre lucidate, quindi) è l'unica strada per non diventare un semplice bacino minerario. Diciamo "per scelta" per andare oltre alle imposizioni della legge regionale e premiare il know-how che ancora abbiamo nelle nostre Aziende.Auspichiamo quindi - è la conclusione di Confartigianato - che il nuovo format di fiera preveda spazi premianti per le aziende artigiani locali che possano mostrare il proprio saper fare, che ancora (quello sì) ha pochi rivali nel mondo».c,f.

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Versilia Produce

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