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Il Tirreno (3644)

VERSILIA Per il governo, il loro, non è nemmeno un lavoro pesante. Sono finiti infatti nell'elenco delle professioni per cui non scatterà l'aumento automatico della pensione a 67 anni le ostetriche, le infermiere e gli infermieri con il turno notturno, le maestre d'asilo. Ma gli operai delle segherie del marmo no. Per loro, la possibilità di andare in pensione un po' prima degli altri è una chimera. Per questo, ieri mattina, non è stato così difficile mettere i picchetti ai laboratori della Versilia e scendere in piazza. Segherie tutte chiuse. Non un blocco di marmo è stato tagliato in tutto il giorno, non una lastra è stata lucidata. Ieri era il giorno della protesta per i diritti acquisiti dopo anni di battaglie e poi svaniti nei mille rivoli delle riforme. «Non è possibile che un lavoratore del marmo dei laboratori del piano debba andare in pensione dal 2019 con 43 anni e tre mesi di contributi o con 67 anni di età. È ingiusto e pretendiamo che da subito l'esecutivo accolga questa istanza», spiega Leonardo Quadrelli della Fillea Cgil di Lucca. In Versilia si parla di mille operai delle segherie che andranno in pensione non prima dei 67 anni. Certo, non va meglio per chi lavora al monte. È sì vero che i cavatori rientrano nell'elenco dei lavori gravosi che hanno diritto all'Ape social, ma - ecco la fregatura - potranno averne diritto se e soltanto se precoci. Cosa significa? Che, in ogni caso, dovranno spaccarsi la schiena anche 40 anni in cava, d'inverno, d'estate, nei piazzali, al buio delle gallerie. «Ad oggi nessun cavatore precoce - si legge in una nota della Fillea Cgil -che ha maturato il diritto alla pensione da gennaio 2017 in poi è stato ancora mandato in pensione per un rimpallo di responsabilità tra Inps e governo. È una presa in giro per quei lavoratori. I lavori non sono tutti uguali e pertanto per il loro lavoro gravoso, faticoso e usurante vanno trovate le risorse per andare in pensione prima». I lavoratori, con lo sciopero di ieri, chiedevano il superamento della legge Fornero «ritenuta una riforma fatta solo per fare cassa scaricando sui lavoratori il risanamento dei conti pubblici», dice la Fillea Cgil e invitano adesso «le forze politiche che si candideranno alla guida del paese tra pochi mesi a dire, senza se e senza ma, se queste richieste intendono tramutarle in legge». La protesta nelle segherie della Versilia ha raggiunto forse il massimo storico. Segno che le paure sono tante e la voglia di stare insieme nella rivendicazione dei diritti altrettanta. «Hanno aderito il cento per cento dei laboratori e anche al monte hanno dato la loro adesione - dice Quadrelli -. È con soddisfazione che comunichiamo la grande adesione dei lavoratori del marmo della provincia di Lucca allo sciopero di otto ore indetto per la giornata di oggi sul tema delle pensioni». E chissà che non ne seguano altri. Melania Carnevali

La mostra di Barni sabato il taglio del nastro


pietrasanta


Nel solco della tradizione delle grandi mostre indirizzate alla valorizzazione dell'arte contemporanea attraverso esposizioni monumentali nei luoghi pubblici più rappresentativi, sabato alle 12 il comune di Pietrasanta inaugura la mostra personale «Le cose vogliono esistere» dell'artista pistoiese Roberto Barni. Alcuni luoghi simbolo di Pietrasanta per circa tre mesi ospiteranno il progetto. Durante tutto il periodo natalizio, e fino al 25 febbraio, ben 17 grandi sculture in bronzo patinato si potranno ammirare in piazza del Duomo, nella Chiesa e nel Chiostro di Sant'Agostino.

 

Sauro: in inverno il freddo al monte ci taglia le mani

CARRARA Lo chiamano il cavatore poeta perché nei suoi 40 anni trascorsi tra i bacini marmiferi della Versilia è riuscito a trovare il tempo di scrivere anche 11 libri. Ha fatto politica a livello locale ma, racconta, «ci ho rimesso senza guadagnarci nulla». Non solo. È stato il primo cavatore a ricoprire la carica di vicepresidente del Parco delle Apuane ed è stato per 30 anni membro della Commissione Nazionale Marmo, nonché delegato sindacale di Fillea Cgil. Ieri Sauro Mattei, 56 anni cavatore della Henraux di Forte dei Marmi, ha spronato la platea dei cavatori riuniti a Palazzo Civico con parole dure e amare.«Noi dominiamo il marmo con la nostra forza, ma non siamo riusciti a domare la politica» ha tuonato dal pulpito della Sala di Rappresentanza, rammentando la battaglia, persa, sulla legge Fornero e richiamando i suoi colleghi a «pretendere rispetto per la tradizione dei cavatori, un mestiere che oggi non vorrebbe fare più nessuno ma che grazie alle battaglie dei nostri genitori e dei nostri nonni ha permesso a noi di avere dei diritti». Un cammino che però, negli ultimi anni, sembra essersi arrestato: «Dobbiamo difendere la nostra dignità e fare in modo che le cave siano affidate a chi le lavora... bene» ha insistito Mattei, spronando lavoratori e sindacati alla battaglia senza rinunciare a un po'di polemica. Perché, ha ammesso il cavatore citando la recente sconfitta sull'anticipo dell'età pensionabile, «dopo quello che è successo mi sarei aspettato lo sciopero generale». Del resto Mattei sta vivendo sulla sua pelle gli effetti di queste norme: nonostante i suoi 40 anni di contributi versati, a 56 anni di età, dovrà aspettare ancora un anno prima di andare in pensione. «Alla mia età lavorare a 1200 metri non è uno scherzo. Il fisico non è più quello di una volta. Un po' per il tempo che passa un po' perché quello del cavatore è un mestiere fisico, faticoso. In inverno - racconta Sauro Mattei - sei esposto al freddo che ti taglia le mani e in estate al caldo che ti spezza le gambe. È vero grazie alle battaglie dei nostri genitori le cose sono migliorate, abbiamo la mensa e la cassa integrazione per maltempo. Ma mi pare che adesso stiamo perdendo terreno» ammonisce prima di concedersi uno sfogo a cuore aperto. «La politica ci deve ascoltare, i nostri parlamentari ci devono ascoltare, senza distinizioni di colore politico. Dopo 35 anni di contributi versati, un cavatore deve poter riposare, anche per non esporsi a rischi sempre più gravi. Quello che salva spesso noi di una certa età è l'esperienza, che sopperisce quando il fisico non ce la fa» insiste il "cavatore poeta" rammaricato che la legge Fornero non solo ha complicato la vita a lui e ai suoi colleghi ma «non è riuscita nemmeno a salvare l'Italia, come dicevano che avrebbe fatto». (c.ch.)

Grande partecipazione all'assemblea del settore in Comune
«Dobbiamo andare in pensione con 35 anni di contributi»
di Cinzia Chiappini CARRARA I cavatori hanno braccia forti e l'abitudine alla fatica. Riescono a domare il marmo, ma non hanno saputo domare la politica. È successo nel 2011, con la legge Fornero. E si è ripetuto nei giorni scorsi quando, gli ultimi provvedimenti del governo in materia di pensione, hanno lasciato agli addetti di questo settore solo le briciole. È stata un'assemblea "zeppa" di persone, ma anche di rabbia e rammarichi quella che si è tenuta ieri mattina nella Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara in concomitanza con lo sciopero di 8 ore indetto da Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Confail-Cobas, a cui ha aderito anche la Lega Cavatori e che ha riguardato sia il territorio apuano che quello versiliese, fino alla Garfagnana. Assente, come preannunciato, Filca-Cisl che si è astenuta anche dalla mobilitazione. Al centro dell'iniziativa la questione dell'età pensionabile dei lavoratori del settore: come ha spiegato Francesco Fulignani, segretario di Feneal-Uil «tra gli ultimi provvedimenti del governo nazionale non c'è niente per i cavatori. Anzi abbiamo scoperto che andranno in pensione, prima di noi, i dipendenti degli asili nido». La richiesta dei sindacati di categoria, è quella di consentire agli addetti del settore di andare in pensione prima, equiparando i mestieri che si svolgono alle cave ma anche al piano ai lavori usuranti. Questo consentirebbe a cavatori e colleghi di dire addio al lavoro una volta versati 35 anni di contributi, senza attendere le soglie di età o le "finestre" previste dalla Legge Fornero. «Noi cavatori iniziamo da giovanissimi, quindi se ci mandano in pensione dopo i 60 anni significa che abbiamo versato più di 40 anni di contributi» ha spiegato Carlo Piccioli, della cooperativa di Lorano. «Ci devono permettere di andare in pensione con 35 anni di contributi. Punto e basta. Noi siamo pronti a combattere, e a fermare il settore, con un blocco ai ponti di Vara» ha insistito Gianluca Volpi di Lega Cavatori. «A Roma non ci ascoltano. Non capiscono che noi facciamo un mestiere dove si muore» ha aggiunto Walter Giorgieri di Campolonghi mentre il suo collega, Fabio Bonuccelli, delegato sindacale di Fillea invitava i sindacati ad «andare fino in fondo su questa battaglia perché altrimenti i lavoratori non ci daranno più ascolto». Un appello a cui ha risposto, a distanza, il segretario generale della Cgil Paolo Gozzani che ha invitato tutti a partecipare alla manifestazione sulle pensioni in programma il 2 dicembre a Roma: «Quello sarà il punto di partenza per lo sciopero generale. E vi garantisco che se non sarà indetto a livello nazionale lo faremo noi, da soli, qui a Massa-Carrara». Ma l'assemblea di ieri mattina è stata anche l'occasione per ribadire alcune richieste che riguardano più in generale la gestione del settore, soprattutto in vista della stesura del Regolamento degli Agri Marmiferi del comune di Carrara. Anselmo Ricci della Cooperativa Gioia prima e il segretario di Fillea Massa-Carrara Roberto Venturini poi, sono tornati a chiedere una "clausola sociale" che garantisca ai cavatori di non perdere il proprio posto e i propri diritti in caso di passaggio di proprietà dell'attività. A tirare le somme del dibattito è stata Alessia Gambassi, segretaria di Fillea-Cgil Lucca che ha annunciato un documento unitario per chiedere l'equiparazione dei mestieri di cava e segheria ai lavori usuranti e la modifica della legge Fornero.

 

Torna a crescere nel 2017 l'artigianato toscano

Torna a crescere nel 2017 l'artigianato toscano: secondo il rapporto presentato dall'Ente Bilaterale dell'Artigianato Toscano (Ebret), in base alle previsioni degli imprenditori il fatturato delle imprese crescerà del 2,4% nell'anno in corso, contro lo 0,4% del 2016, mentre la dinamica occupazionale dovrebbe registrare un +1%. La quota di aziende artigiane che alla fine del 2017 avrà aumentato la propria spesa per investimenti è pari al 19%, mentre l'8% ne prevede una nuova riduzione.

ambiente e rifiuti
MONTIGNOSO «Le ultime preoccupanti notizie sull'inquinamento del suolo della nostra zona ci impongono di intervenire nuovamente per sostenere la chiusura della Cava Fornace di Montignoso». A sostenerlo è Italia Nostra che fin dai primi giorni della «infausta scelta di destinare questo posto bellissimo ad una discarica per rifiuti speciali (terre di risulta dai siti inquinati compreso l'amianto)» si é fortemente opposta all'impianto edha iniziato una campagna che porta avanti indefessamente per arrivare all'unica soluzione che é la totale chiusura.«Non vogliamo fare del terrorismo ambientalista - dice Bruno Giampaoli, presidente della sezione Massa Montignoso di Italia Nostra - ma ormai é conclamato che il nostro territorio risulta pieno di materiali inquinanti pericolosi e che la bonifica risulta talmente costosa da essere sempre sospesa o rimandata all'infinito. Le posizioni favorevoli alla discarica espresse in questi giorni da varie Associazioni locali predisposte solo alla tutela di interessi economici non ci scandalizzano essendo le stesse del tempo della Farmoplant e delle altre fabbriche nocive e mortali che hanno lasciato strascichi letali colpendo la gente con gravi malattie come la asbestosi e tumori vari. Da anni - conclude Giampaoli - non facciamo che piangere altre vittime di queste politiche sconsiderate, ma ora é venuto il tempo di dire "basta" all'inquinamento soprattutto per i nostri figli e quindi invitiamo tutti a lottare per fare chiudere una volta per tutte la discarica di Cava Fornace».

Domani si inaugura la mostra di Barni

Nel solco della tradizione delle grandi mostre indirizzate alla valorizzazione dell'arte contemporanea attraverso esposizioni monumentali nei luoghi pubblici più rappresentativi, sabato alle ore 12 il comune di Pietrasanta inaugura la mostra personale «Le cose vogliono esistere» dell'artista pistoiese Roberto Barni. Alcuni luoghi simbolo di Pietrasanta per circa tre mesi ospiteranno il progetto. Durante tutto il periodo natalizio, e fino al 25 febbraio, ben 17 grandi sculture in bronzo patinato si potranno ammirare in piazza del Duomo, nella Chiesa e nel Chiostro di Sant'Agostino.

Oggi lo sciopero di 8 ore contro la Fornero


I lavoratori del lapideo si riuniranno in assemblea nella sala di rappresentanza. La Cisl si dissocia

CARRARA Astensione dal lavoro per otto ore e assemblea pubblica a presso la sala di rappresentanza del Comune di Cararra oggi per i lavoratori del settore lapideo della provincia di Massa-Carrara e Lucca.A lanciare la mobilitazione erano stati venerdì scorso i sindacati di categoria di Cgil e Uil: «Dopo aver ben valutato le proposte del governo sulle pensioni abbiamo deciso insieme ai nostri delegati e sentiti i lavoratori di proclamare uno sciopero di 8 ore nel settore del marmo. Perché ancora una volta si vuole contrabbandare la norma sui precoci come usuranti» avevano scritto le segreterie di Feneal e Fillea delle due province.Secondo le categorie, alla luce della forza del territorio apuoversiliese in questo settore, è giusto rivendicare proprio da qui «il diritto di chiedere la modifica della legge Fornero e dare maggiore flessibilità al pensionamento. Definire una volta per tutte che non tutti i lavori sono uguali, chi fa lavori manuali faticosi ripetitivi deve avere un normativa particolare e il diritto di andare in pensione prima di altri mestieri non usuranti». E questo perchè secondo Feneal e Fillea, «Sulla pelle dei lavoratori lo Stato ha fatto cassa e adesso vogliamo dare un segnale al governo e far crescere dal basso la protesta nei confronti di una norma che ormai è la più penalizzante in tutta europa. Vendere come una concessione il fatto di non aumentare l'età della pensione di vecchiaia - scrivevano i sindacati - è una aberrazione. Chiediamo equità anche in questo». I sindacati, lo ricordiamo, chiedono da tempo di consentire ai lavoratori del settore lapideo di andare in pensione prima dei termini stabiliti dalla Legge Fornero e che indicano l'uscita dal lavoro dopo il compimento dei 66 anni di età. Una soglia troppo lontana, dicono da sempre le parti sociali, soprattutto per chi come i lavoratori del mondo del lapideo svolge mansioni faticose e pesanti, spesso in ambienti esposti alle intemperie e con un alto tasso di rischio per la propria incolumità. Non a caso, da più parti, è stato chiesto l'inserimento delle professioni di cava nella lista dei lavori usuranti, quelli cioè che godono del pensionamento "anticipato" rispetto ai termini della legge Fornero. Cgil e Uil invitano tutti i lavoratori a partecipare alla mobilitazione di oggi. L'iniziativa non è stata condivisa da Cisl e Filca che non aderiranno allo sciopero. Cinzia Chiappini

Multato l'autista che ha perso il blocco

in via ilice

CARRARA È stato individuato e sanzionato l'autotrasportatore che venerdì scorso si era allontanato dopo aver perso parte del carico in via Ilice.Lo ha fatto sapere la comandante della Polizia Municipale Paola Micheletti, al termine di un'accurata indagine da parte dei suoi agenti. Dopo aver raccolto alcune testimonianze e visionato le fotografie divulgate sulla stampa locale, i vigili urbani hanno ricostruito l'identità del conducente e individuato il mezzo. Venerdì mattina, lo ricordiamo, il traffico in via Ilice, cuore del polo locale della lavorazione del marmo, era rimasto bloccato a lungo dopo che un camion aveva perso parte del carico e si era dato alla fuga. Il blocco era stato rimosso in fretta e furia da qualche "complice" della zona.La Comandante fa sapere che adesso, altre alle sanzioni previste per il carico mal posizionato e per i danni arrecati al manto stradale, il trasportatore sarà multato anche per non essersi messo a disposizione delle forze dell'ordine dopo l'incidente allontanandosi.

 


Marsili (Confail): così non andranno in mano straniera
Proposta di togliere le autorizzazioni a chi viola la sicurezza

di Cinzia Chiappini CARRARA Via le autorizzazioni a chi non rispetta le norme sulla sicurezza, sì a un consorzio di imprese che permetta anche alle attività più piccole di stare sul mercato e a una clausola sociale che leghi concessioni e tutela del lavoro. I sindacati di categoria del pianeta lapideo hanno detto la loro ieri mattina alla commissione Marmo di Stefano Dell'Amico, impegnata nelle audizioni per la stesura del Regolamento degli Agri Marmiferi. Alla presenza dell'assessore Alessandro Trivelli i sindacati hanno avanzato proposte e suggerimenti, con visioni anche molto lontane tra loro su temi scottanti. Come, ad esempio, i Beni Estimati. «Un bene comune» per Andrea Figaia, segretario di Cisl Toscana Nord ma un patrimonio da «lasciare in mano ai privati per non farci soffiare le cave dagli stranieri» secondo Giuseppe Marsili dei Cobas. «La salvezza delle nostre cave sono i Beni Estimati almeno finché restano privati - ha insistito il segretario di Confail - Se non vanno all'asta non possono essere acquisiti dagli stranieri che ci soffiano le cave da sotto il naso» ha dichiarato Marisili invitando l'amministrazione pentastellata a «non tagliare le gambe agli industriali ma anzi a migliorare l'intesa con loro che sono in grado di fare cose belle per Carrara». Beni Estimati a parte, i rappresentanti delle altre sigle si sono concentrati su argomenti più prettamente sindacali. Roberto Venturini di Fillea Cgil ha auspicato che il nuovo regolamento preveda degli "incentivi" per implementare la lavorazione in loco, non solo dei blocchi ma anche di tagli meno pregiati come i semiblocchi e gli informi. Il segretario di categoria, con il sostegno del numero uno della Cgil Paolo Gozzani, ha inoltre chiesto l'inserimento nel testo di una «clausola sociale» che leghi concessioni e rispetto del lavoro di qualità, ad esempio tutelando i dipendenti di una cava quando questa passa di mano. Ma Venturini ha chiesto anche il "pugno di ferro" con chi trasgredisce le norme sulla sicurezza, fino alla revoca di autorizzazioni e concessioni. Su posizioni analoghe Giacomo Bondielli, segretario Filca-Cisl Toscana Nord che ha sollecitato la formazione di un consorzio tra aziende, «per evitare che le cave, soprattutto quelle più piccole riescano a stare sul mercato anche quando non hanno il filone di marmo buono, evitando che si buttino sull'escavazione selvaggia» e ha rilanciato l'idea di marchio apuoversiliese per tracciare il prodotto dalla cava al laboratorio. Bondielli ha riproposto la "patente a punti" per gli imprenditori del marmo con penalità fino al ritiro della concessione per quelle attività dove si registrano incidenti frequenti e gravi. Francesco Fulignani di Feneal Uil, infine, ha detto no alle concessioni troppo brevi perché, «spingerebbero gli imprenditori a scavare e scavare senza guardare più in faccia niente e nessuno, nemmeno sulla sicurezza». Un'affermazione che ha mandato su tutte le furie Claudia Bienaimè, leader di CarraraBeneComune e Dema, che ha accusato il sindacalista di "tollerare" il non rispetto delle regole e di «preoccuparsi più di chi viola la legge che dei lavoratori».

 

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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