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Accademia, pranzi freddi e disagi La rivolta di un centinaio di studenti I ragazzi minacciano un flash mob davanti al Dsu di Pisa

14 Febbraio 2018
K2_ITEM_AUTHOR  La Nazione Ms Carrara


I FATTI DELLA CITTÀ
DALL’INIZIO DELL’ANNO ACCADEMICO LA MENSA HA APERTO SOLTANTO NEI GIORNI SCORSI I RAGAZZI NON SONO STATI AVVISATI CHE LA CENA ERA PREVISTA CON CESTINI DA ASPORTO
di ALFREDO MARCHETTI RIAPRE la mensa, ma i disagi restano. «Ci danno la cena nei sacchetti e non abbiamo i mezzi per riscaldarla». Questo il coro di proteste di alcuni studenti che ieri, a due giorni dalla riapertura della mensa dell’Accademia di belle arti, si sono appostati davanti all’ingresso della mensa di via Cavour. Un disagio, quello della chiusura della mensa a cena, che riguarda circa un centinaio di studenti, appassionati di scultura e dell’arte, arrivati da tutta Italia e non solo. Senza parlare dei borsisti, studenti fuori sede, professori e dipendenti della stessa università cittadina che ogni giorno pranzano in quel locale. UN PO’ di storia: a settembre la mensa risulta chiusa perché si è concluso il contratto con la Cir food. Gli studenti sono costretti ad arrangiarsi come meglio credono e molti di loro pranzano in piazza D’Armi con un panino. A dicembre arriva una mail della l’Azienda della regione Toscana per il diritto allo studio universitario che informa che di lì a poco la mensa sarà riaperta. Arriviamo a fine gennaio e l’università viene a sapere che la mensa riaprirà lunedì scorso. Gli studenti, ‘armati’ di pacchetto mensa, con dentro primo, secondo e contorno, raccontano la loro protesta. «Nessuno però ci ha avvisato – Giovanni De Cristofano –, molti di noi sono venuti a conoscenza della riapertura tramite passaparola. Abbiamo inviato mail al Dsu, senza mai ricevere risposta. Oltre ai disagi – proseuge lo studente – quello che lamentiamo noi è la mancanza di trasparenza». «VOLEVAMO occupare la mensa per protesta – dice Ilaria Melis –, ma abbiamo preferito rispettare le regole. L’azienda può fornire i pasti in questa maniera, ma per noi è un gran disagio: avere un pacchetto all’una, andare in facoltà portandoselo dietro è un disagio. Per poi non parlare del non poter scaldarsi la roba perché i fornelli elettrici in dotazione sono tutti rotti, ne è rimasto soltanto uno in dotazione a noi studenti. Pensare di comprarlo non è possibile perché è illegale introdurre nella struttura materiale esterno. Abbiamo in mente di fare un flash mod davanti all’ufficio di Pisa: una fila infinita all’ingresso composta da studenti carrarini dove ripetiamo continuamente le nostre richieste». Dice la sua anche Ioanna Georgiou: «L’anno scorso c’erano due cuoche coprivano il servizio, oggi ce ne sono 4, forse dovranno organizzarsi, perché non possono dividersi in due servizi per far tornare tutto come prima?». «Anche per quanto riguarda il rimborso spese – interviene Gaia Pivac – sono stati dati dei soldi in meno nei mesi che non abbiamo usufruito della mensa, perché calcolati su 12 mesi e non su 10, il tempo che la nostra Accademia resta aperta».

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