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La Nazione (5244)

SI È PARLATO molto di mafia e di criminalità organizzata al convegno di Palazzo Ducale. Del resto il libro di Angeloni è incentrato sulla presenza dei corleonesi nelle nostre cave di marmo. Era l’inizio degli anni ’90. Il procuratore capo Aldo Giubilaro non è entrato nel merito di quell’inchiesta ma il suo intervento ha ugualmente colpito nel segno. «A quei tempi io non ero qui – ha esordito Giubilaro – ma la mafia la conosco, per essermi occupato di lei come magistrato, ho vissuto 8 anni con la scorta, e per il fatto che sono di origine siciliana. Direi di sgombrare subito il campo dicendo che la mafia non è criminalità organizzata, la mafia è una holding economico-imprenditoriale che commette crimini solo quando è indispensabile per i suoi affari. E’ stato calcolato che crimini e violenze rappresentano solo il 10 per cento della sua attività. Preferisce agire sotto traccia ed evitare di ricorrere alla violenza. La mafia ha interesse solo a fare guadagni e si serve di tutti i metodi per raggiungere questo scopo. Noi l’abbiamo combattuta nel modo sbagliato, solo in presenza di quella minima quantità di crimini che spesso vengono commessi da chi non conosce i mandanti. E’ da quando sono nato che c’è la mafia e c’è ancora oggi nonostante i tanti arresti. La battaglia vera si dovrebbe fare seguendo i soldi e con norme preventive in materia di appalti e finanza e negli iter amministrativi. Ma la mafia è favorita anche da un certo comportamento mafioso presente in tutte le realtà del nostro paese, Massa compresa. Cioè quella commistione tra politica e imprenditoria sulla gestione dei soldi che favorisce pochi ed esclude chi non fa parte del giro. E questo porta a spaventose forme di illegalità».
Luca Cecconi

Lama: le mie indagini davano fastidio

AUGUSTO LAMA ora parla volentieri di quell’inchiesta sulla mafia nelle cave degli anni ’90 che lo ha visto protagonista. Dopo aver ringraziato Italia Nostra e reso omaggio all’amico Angeloni («era bravo, operava con grande professionalità ma soprattutto con due doti molto importanti, passione e fedeltà»), Lama ha riassunto i motivi che portarono a quell’inchiesta e il modus operandi della Procura. «Ci arrivarono segnalazioni – ha detto– sulla presenza mafiosa nelle cave. Allora cominciammo a muoverci. Ma tutto era basato su aspetti economici-finanziari. Ecco perchè indagava la Finanza. Alla fine, con un lavoro certosino nonostante tutte le difficoltà del tempo, scoprimmo un teorema semplice: la Sam-Imeg, che allora deteneva oltre il 65 per cento delle cave, era controllata dalla Calcestruzzi spa dei Ferruzzi e di Gardini che a sua volta era controllata dalla mafia corleonese; di conseguenza la mafia controllava le cave di marmo di Carrara».
L’inchiesta, come si legge anche nel libro di Angeloni, arrivò fino in Sicilia (Lama parlò anche con Falcone), e a Milano (Angeloni incontrò Di Pietro del Pool Mani Pulite). Poi tutto si fermò. «A un certo punto, forse, facemmo un errore – ha ricordato Lama – con una perquisizione in una delle cave in odor di mafia. La notizia fece scalpore in zona e finimmo sui giornali. Io non smentii la notizia. Allora ci fu una ispezione ministeriale in Procura che poi mi portò ad astenermi dal caso. Ma oggi che è passato tanti tempo posso dire anche che forse le mie indagini non stavano molto a cuore a chi dirigeva allora la Procura. C’era tra i colleghi contrarietà nei miei confronti, ero accusato di protagonismo, diciamo che non stavo simpatico. Voglio ricordare però che il Csm alla, fine mi assolse per quel... piccolo inciampo. In ogni caso l’inchiesta fu interrotta e poi trasferita a Palermo. Non se ne seppe più nulla fino al ’97-’98, dopo le stragi di mafia e l’arresto di Riina, quando un’indagine della Direzione distrettuale anti mafia di Palermo portò a numerosi arresti facendo riemergere il capitolo delle infiltrazioni nelle cave, tra cui quelle di Carrara. Venne fuori anche il collegamento con la nostra indagine che in pratica bloccò la presenza della mafia sul nostro territorio. Questo è stato un importante riconoscimento del nostro lavoro e la cosa mi fa molto piacere anche per tutte quelle persone, come Angeloni, gli ispettori di polizia Pier Francesco Santucci e Claudio Lonigro e tutto lo staff straordinario di allora, che hanno lavorato con serietà e correttezza all’inchiesta. Io non merito tutti gli elogi che mi sono stati fatti, loro sì».
Luca Cecconi

SI CHIAMA «Gli anni bui della Repubblica» ed è il libro scritto da un ex maresciallo della Guardia di Finanza, Piero Franco Angeloni. Un libro di poco più di 100 pagine suddiviso in due parti: una autobiografica in cui racconta come un romanzo la sua carriera di finanziere e l’altra invece più documentaristica, con tanto di verbali d’interrogatorio, informative di polizia e atti processuali. Il libro è incentrato sulla infiltrazioni mafiose nelle cave di marmo all’inzio degli anni ’90 e sull’inchiesta, svolta dalla Procura di Massa, condotta dal magistrato Augusto Lama (ora giudice del lavoro) e dallo stesso Angeloni. Il presidente della sezione di Massa-Montignoso di Italia Nostra, Bruno Giampaoli, ha spiegato il motivo per cui ha voluto organizzare un convegno per presentare il libro di Angeloni. «A quei tempi – ha detto Giampaoli – avevamo saputo della presenza della mafia nelle cave e come Italia Nostra ci muovemmo per denunciare questa situazione. Il clima era brutto, ci furono anche minacce e violenze. Ma bisogna ammettere che non riuscimmo a fare niente. E non sapemmo niente. A distanza di tanti anni mi è capitato di leggere questo libro e finalmente sono riuscito a comprendere qualcosa. Penso che un convegno come questo sia doveroso per informare tutti di quanto è avvenuto e per rendere omaggio a chi ha cercato – alla fine riuscendoci in qualche modo – di bloccare queste inflitrazioni mafiose. Non solo, è anche un’occasione per parlare dei giorni nostri, della “rapina’’ degli inerti, della presenza della malavita nello smaltimento dei rifiuti, dell’inquinamento del nostro territorio».
Italia Nostra ha anche consegnato un attestato, una pergamena, a Lama e Angeloni per ringraziarli di quanto fatto.
Al convegno a Palazzo Ducale sono intervenuti anche il presidente della Provincia, Gianni Lorenzetti, nelle vesti anche di padrone di casa, il procuratore capo della Repubblica, Aldo Giubilaro, l’assessore Silvana Sdoga, in rappresentanza del Comune, lo stesso giudice Lama, il professor Imo Furfori (che ha illustrato il libro) e i giornalisti de La Nazione, Luca Cecconi, e del Tirreno, David Chiappuella. Tutti hanno portato il loro contributo sull’argomento. La Sala della Resistenza era gremita di gente e proprio il pubblico ha animato il dibattito finale, incentrato sui temi, sempre molto sentiti, della salvaguardia dell’ambiente e della salute.


«IL coordinamento Apuano (Legambiente, Italia nostra, Wwf, Fai, Rete dei comitati toscani, Società dei territorialisti e delle territorialiste, Salviamo le Alpi apuane, Salviamo le Apuane) appoggia con convinzione la candidatura a membro del consiglio direttivo del parco delle Apuane di Rosalba Lepore, avanzata da Italia Nostra regionale. «Appoggiamo Lepore perché è una donna impegnata concretamente, con passione e intelligenza, nella lotta per la salvezza delle Apuane, interpretando, così, il senso fondamentale del Manifesto delle Alpi Apuane, approvato il 14 maggio 2016. Una candidatura di genere, elemento centrale di cambiamento ed una candidatura di garanzia di impegno verso l’obbiettivo di dare un futuro alternativo alle Apuane».

E’ IN pagamento la rata relativa al primo bimestre 2017 del vitalizio comunale del marmo. Il pagamento avverrà secondo il seguente calendario: Banca Carige Spa, in via Roma, nei giorni lunedì e martedì, dalle 8.20 alle 12 e il 15 marzo, dalle 10 alle 12; sempre mercoledì 15 marzo, ex sede della scuola elementare di Torano,
dalle 8.39 alle 9.30. Giovedì 16 marzo, il pagamento sarà presso la delegazione comunale di Avenza, dalle10 alle 12,30 e quella di Marina, dalle 14.30 alle 16.30.

di STEFANO GUIDONI
«QUELLI della quarta rivoluzione industriale», come vengono chiamati oggi coloro che stanno trasformando il modo di lavorare e di comunicare e che fanno del concetto di rete, la leva principale del proprio business e lo strumento principale per generare vantaggi e benefici ripartiti tra la collettività. Sono oltre duemila le persone che oggi si sono date appuntamento nel complesso di CarraraFiere a Marina di Carrara, per accogliere Hubert Freidl, imprenditore austriaco e fondatore nel 2003 di Lyoness, la «shopping community» più grande al mondo, presente oggi in quarantasette Paesi.

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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