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La Nazione (3865)

GLI ORARI DEL MUSEO GIGI GUADAGNUCCI

IL MUSEO GIGI GUADAGNUCCI alla Villa Rinchiostra osserva l’orario di apertura autunnale, in vigore a partire dall’1 settembre: venerdì, sabato e domenica ore 16-19,30. Per informazioni: 0585 490279 o 049732.

 

DOMANI alle 17 l’associazione Amici dell’Accademia di belle arti ha organizzato una visita alla mostra «Dopo Canova», allestita dalla fondazione Conti a Palazzo Cucchiari, con lo storico Davide Pugnana. La visita guidata prevede un massimo 40 persone. Prenotazioni tramite Facebook o mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 336 702.117.

Per la 13° Giornata Nazionale del Contemporaneo sarà inaugurata sabato alle 10.30 nel cortile di palazzo Dosi a Pontremoli una mostra di sculture del pittore e scenografo Marco Klee Fallani. Inaugurà la rassegna, che rimarrà aperta sino a domenica 22, l’artista Leo Forte. Fallani è docente di pittura e disegno alla Syracuse University Florence Program.

«Criticità rilevanti, alcune irreversibili»


«NELLE ANALISI delle strutture che compongono il territorio delle Alpi Apuane, le aree e le attività estrattive hanno un posto particolare. Non costituiscono una ‘quinta’ struttura territoriale, ma non di meno rappresentano una realtà caratterizzante di questo territorio. Delle quattro strutture territoriali non rappresentano una prosecuzione, ma ad ognuna di queste risultano fortemente connesse ed intrecciate». Da questo incipit parte la sezione del piano dedicata alle attività estrattive nel parco. Oltre a classificare le varie zone e a richiamare tutti gli strumenti che intervengono a regolamentare le attività in queste aree, il documento dell’ente Parco individua anche le principali criticità «rilevanti e talvolta irreversibili».

Duemila ettari dove si può «estrarre»


AREE CONTIGUE

QUASI 2MILA ettari di aree contigue al parco dove è possibile estrarre marmo. Uno dei passaggi decisivi del nuovo piano integrato del Parco delle Apuane è quello che riguarda le cave e tutte le attività ad esse connesse. Per questo nel documento ampio spazio è stato lasciato alla definizione di vincoli e confini entro i quali sia possibile l’estrazione del marmo. Quest’ultima è ammessa in quelle aree definite «contigue a zona di cava». Complessivamente rientrano sotto questa definizione 1.682 ettari di terreno su 49.387 ettari di area protetta tra parco (20.598) e area contigua (27.107). Le zone dove è permessa la coltivazione sono sparse in tutta l’area e sono presenti in nove Comuni, tra cui Carrara e Massa, e si dividono tra contigue, adiacenti o intercluse nell’area protetta del Parco. Il piano raggruppa le aree contigue di cava in 21 bacini estrattivi omogenei di cui 14 interessano l’Alta Versilia, mentre i restanti si trovano a Massa Carrara e cioè il Solco di Equi, i monti Sagro e Borla, Fondone-Cerignano, monte Carchio, Pescina Boccanaglia, Carrara e Massa e della Brugiana.


– MASSA CARRARA – AL VIA l’iter del Piano integrato del Parco delle Apuane, che fissa regole ed obiettivi per tutte le aree e tutte le attività socioeconomiche all’interno di esse, comprese - per la prima volta - le attività estrattive. Il Parco, con delibera n. 37 del 25/09/2017, ha infatti approvato l’avvio del procedimento del Piano integrato per il Parco. Si tratta di un documento, una sorta di piano regolatore, che contiene gli obiettivi e le azioni conseguenti in merito a tutte le aree del Parco delle Alpi Apuane e che, per la prima volta pianificherà anche le attività estrattive. «Per il Parco delle Apuane – spiega il commissario Alberto Putamorsi – è un atto storico perché, fino ad oggi, per la complessità del territorio, la particolarità delle attività che storicamente vi si svolgono, il numero elevato di Comuni interessati (ben 15), non si era riusciti ad approvare un piano che governasse le aree naturale e quelle contigue di cava, in modo integrato». LE TAPPE. L’iter che porta fino ad oggi risale al 1996, quando fu affidato l’incarico di redigere il Piano per il Parco. L’incarico prevedeva un Piano unico, che pianificasse cioè tutti gli aspetti ambientali e paesaggistici caratteristici delle Alpi apuane, sia quelli prettamente naturalistici, sia quelli relativi alle attività estrattive. La difficoltà di disciplinare le attività estrattive ha determinato che la Regione Toscana, con la legge del 18 dicembre 2006, n. 63, stabilisse che il Piano per il Parco potesse essere approvato per “stralci” e così la pianificazione delle aree estrattive viene accantonata e prosegue quella delle aree naturali che è stato approvato il 30 novembre 2016 (con deliberazione n. 21) ed è entrato in vigore il 30 giugno 2017. Il consiglio direttivo del Parco, nell’estate del 2013, ha avviato il nuovo processo di formazione del Piano delle aree estrattive che però è stato sospeso dalla Regione Toscana che ha richiesto di procedere alla redazione del definitivo “piano integrato per il Parco”. Questo, nel frattempo, la legge regionale n. 30/2015 ritorna al piano integrato che governi tutte le attività e tutte le aree del Parco. Si arriva così così all’avvio del procedimento del 25 settembre scorso per il Piano integrato del Parco che ha il difficile compito di governare un territorio in cui si svolgono attività molto diverse tra loro, con impatti ambientali altrettanto diversi: nelle aree parco (aree naturali) il piano governa attività a basso impatto ambientale, nelle aree contigue e zone di cava (aree estrattive) il Piano governa attività ad elevato impatto ambientale come quelle, appunto, delle attività estrattive. LE ATTIVITÀ. Oltre a prevedere norme di tutela dei valori naturali, paesaggistici ed ambientali delle Alpi Apuane in tutte le aree del Parco, il Piano integrato introduce inoltre una novità importante perché non si occuperà solo della pianificazione delle aree Parco e delle aree contigue zone di cava, ma anche della programmazione delle attività socio-economiche e culturali che si svolgono al loro interno. Per la prima volta quindi, si prevede che tutto ciò che succede nelle Alpi Apuane venga definito, pianificato e programmato secondo un rapporto equilibrato con l’ecosistema e col fine di “tutelare i valori naturali, paesaggistici e ambientali delle Alpi Apuane, prevedendo l’uso sostenibile delle risorse e minimizzando gli impatti negativi sull’ambiente”.+

Legambiente e le sue bugie sulle cave


CARRARA – «DA LEGAMBIENTE solo bugie e mezze verità sul presunto Far West alle cave». A rispondere per le rime all’associazione ambientalista è l’ex dirigente del settore Marmo di Carrara, Marco Tonelli (nella foto), che non ci sta a vedere – a suo avviso – bistrattato il lavoro degli uffici di palazzo civico. «Se le bugie o le mezze verità – attacca Tonelli - vengono dette sulla base di un banale errore, ci si può limitare ad un semplice rimprovero e ad una tirata di orecchie, Ma se sono dette intenzionalmente meritano una severa presa di posizione da parte di tutti gli interlocutori coinvolti. Nel caso del documento di Legambiente Carrara dal titolo ‘Far West: cave fuorilegge. Con lo sceriffo complice’, siamo sicuramente nella seconda ipotesi». Tonelli entra poi nel dettaglio e replica punto su punto alle osservazioni portate avanti dagli ambientalisti. «Non credo che Legambiente abbia commesso un banale errore nel richiamare il Piano delle attività estrattivedella Regione solo laddove prescrive, per le cave apuane, una resa in blocchi non inferiore al 25%.Credo invece che si sia intenzionalmente limitata a richiamare il comma che prescrive il quantitativo minimo per i blocchi, omettendo volutamente di richiamare quello che precisa che dal computo dei volumi soggetti al rispetto della percentuale devono essere escluse le quantità di materiali prodotte per le esigenze di preparazione dei fronti di coltivazione, per gli interventi di messa in sicurezza della cava comprese le bonifiche e per le risistemazioni ambientali. La conseguenza di questa consapevolmente voluta omissione è una sola: tutti i dati, le percentuali e le valutazione elaborate da Legambiente sono fasulli e privi di qualsiasi valore. Anche sul punto delle modalità con cui vengono forniti i dati di produzione delle cave, la questione è chiara: i dati vengono forniti cava per cava omettendo il nome delle aziende estrattive e utilizzando un criterio numerico di identificazione. Non si capisce, quindi, quale sia il problema...».

di CLAUDIO LAUDANNA – CARRARA – CAVATORE si ustiona a braccia e volto con la fiamma ossidrica. E’ il secondo incidente tra monte e piano in appena tre giorni. A finire ricoverato all’ospedale questa volta è stato Andrea Benassi, 48 anni, che ieri era al lavoro nel bacino di Colonnata, all’interno della cava 148, coltivata dalla Adolfo Corsi in località Campanili. L’operaio stava intervenendo sul cuscinetto di una macchina per tagliare il marmo quando un accumulo di grasso si è surriscaldato al contatto con la fiamma ossidrica e, incandescente, ha finito per schizzare e colpirlo a braccia e volto. Immediatamente l’uomo è stato soccorso dagli altri operai al lavoro in quel momento nella cava che hanno presto chiamato il 118 per i soccorsi. La macchina dell’emergenza ha funzionato alla perfezione e in pochi minuti è arrivata sul posto l’ambulanza del soccorso cave di stanza a Colonnata, seguita dopo poco da due pattuglie dei carabinieri, dagli specialisti della sicurezza sul lavoro dell’Asl e da ben tre mezzi dei vigili del fuoco. Fortunatamente le condizioni del ferito sono presto risultate essere meno preoccupanti di quanto sembrasse in un primo momento, così il cavatore è stato caricato sull’ambulanza e trasportato al Noa in codice giallo. Mentre quest’ultimo correva verso viale Mattei, in cava sono rimasti i carabinieri e gli uomini dell’Asl che hanno portato avanti tutti gli accertamenti del caso per chiarire l’esatta dinamica di questo ennesimo incidente. In particolare i riscontri effettuati ieri in cava e le testimonianze rese dai colleghi del ferito saranno decisive a chiarire se sia trattato di una semplice fatalità o se ci sia stata una distrazione, magari dettata da un eccesso di confidenza, dietro a questo ennesimo infortunio sui nostri monti. FORTUNATAMENTE in questo caso il cavatore ha riportato solo ustioni di primo e secondo grado giudicate guaribili in poche settimane dai medici del Noa, certo è che questo ennesimo incidente riporta ancora di più il tema della sicurezza nelle cave e nelle segherie al centro del dibattito cittadino. La lista degli incidenti, al piano, come al monte, è d’altronde lunghissima. Solo lunedì scorso a Torano, nella segheria Andreani, il titolare era rimasto ferito a un piede finito contro il giralastre, mentre poco più di dieci giorni fa, il 29 settembre, un altro operaio si era infortunato a Miseglia, ribaltandosi a bordo dell’escavatore che stava manovrando. Nel bacino di Torano, invece, lo scorso agosto un giovane cavatore si era infortunato a un braccio con una perforatrice, mentre poche settimane prima un camion si era ribaltato a Fantiscritti. Da tempo istituzioni, Asl e gli stessi cavatori si sono detti pronti a mettere in campo tutti gli sforzi necessari a ridurre il numero di incidenti, ma finora, a parte le iperboli sulla nuova task-force costituita proprio per questo scopo, di risultati concreti non se ne sono ancora visti.

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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