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La Nazione (4087)

CONFESERCENTI e Cna insieme per dare vita a nuove imprese. Finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito del programma Garanzia Giovani, parte il progetto Via, Valorizzare iniziative di autoimprenditorialità. Sono sempre di più coloro che invece di aspettare un lavoro, se lo inventano e si mettono in proprio: dalle iniziative nella new economy, ai lavori legati alla tradizione artigiana, dai piccoli negozi, alle vendite on line. Mettersi in proprio, però non è cosa facile ed anzi spesso ci si trova di fronte ad un vero e proprio percorso ad ostacoli. Per questo la Regione Toscana ha pensato di agevolare i giovani che con coraggio si mettono in gioco attraverso uno specifico bando, bando che in provincia è stato vinto da Confesercenti e Cna con un progetto di formazione innovativo in cui non sono coinvolti solo docenti ed orientatori, ma anche direttamente imprenditori di vari settori.
«Il progetto Via – si legge in una nota di Roberto Maurella, direttore del Cescot Toscana Nord, l’agenzia formativa di Confesercenti, capofila del progetto – rappresenta un’opportunità unica per chi sia seriamente intenzionato ad avviare un’attività d’impresa sul nostro territorio. Troppo spesso ottime intuizioni imprenditoriali si infrangono contro la realtà dei settori economici in cui tenderebbero ad inserirsi, a causa, soprattutto della mancanza di esperienza dei neoimprenditori: il progetto, grazie ad un sistema di attività che privilegia l’affiancamento individuale e prevede il coinvolgimento diretto, in qualità di veri e propri mentor, di imprenditori di successo, intende appunto fornire ai partecipanti una preziosa occasione per trasformare le proprie idee in imprese vincenti». Soddisfatto Paolo Ciotti, Direttore di Cna: «Abbiamo apprezzato l’approccio che la Regione ha impresso in questo bando, prevedendo che una parte decisiva del percorso formativo potesse essere fatta direttamente da imprenditori, con solide esperienze. Buona parte delle attività previste saranno realizzate da imprenditori, che potranno trasmettere sapere ed idee e inserire subito i giovani nelle piccole community all’interno dei mestieri o delle filiere produttive, in cui lo scambio di know how si mischia a fattori concorrenziali». Il progetto è rivolto a 16 giovani di età compresa tra i 18 e 29 anni che non studiano né lavorano, ma hanno aderito alla Garanzia Giovani. Durata complessiva di 80 ore per ciascun partecipante in cui si alterneranno momenti di lezione di gruppo a momenti di consulenza individuale.

 

ALLA SCOPERTA delle Alpi Apuane con esperti e professionisti: il Gruppo speleologico archeologico Apuano, in collaborazione con l’associazione culturale Sancio Pancia, ha infatti organizzato il ciclo di incontri «De Mundo Apuano». Un’iniziativa per far conoscere a più persone possibili le meraviglie delle nostre montagne parlando delle Alpi Apuane a 360°. Sei incontri in programma, tutti a ingresso gratuito, e gli argomenti saranno legati tra loro per descrivere la particolarità delle Alpi Apuane, analizzandone anche lo stato attuale di conservazione e difesa. Tutte le conferenze si svolgeranno il sabato pomeriggio presso il rifugio antiaereo della Martana, a Massa, dalle ore 18, tranne l’ultima che sarà di venerdì sera. Ecco tutte le date in programma e i relatori che interverranno: si parte il 16 gennaio con Andrea Ribolini e il «Viaggio alla scoperta della flora delle Apuane»; il 30 gennaio tocca ad Alberto Grossi con «Un mondo capovolto, i fragili equilibri eco-ambientali delle Apuane». Si prosegue il 13 febbraio e Paolo Lunini parlerà di «Meteorologia delle apuane e meteorologia di montagna»; il 27 febbraio Fabrizio Serena interverrà su «Speleofauna delle Apuane e della Toscana». A marzo due appuntamenti, il 5 con Leonardo Piccini su «La geologia delle Apuane, le montagne vuote»; in conclusione, il 18 marzo Valentina Malcapi relazionerà su «Esplorare il Buio, il mondo della speleologia» e, a seguire, il Gruppo speleologico archeologico apuano presenterà il corso di speleologia di primo livello di quest’anno.

LA SCOPERTA DI GIANCARLO BERTUCCELLI ALL’ARCHIVIO DI STATO
– MASSA –
SI È APPENA concluso il centenario della nascita dell’artista e scultore Gigi Guadagnucci (foto in basso a sinistra). Lo studioso Giancarlo Bertuccelli (foto in basso a destra), tra i carteggi dell’Archivio di Stato, ha trovato alcune lettere riferite ad alcuni momenti della vita dei fratelli Guadagnucci: Bruno, Giovanni e Gigi, fuoriusciti in Francia e in Svizzera nel tempo del regime fascista. Nelle carte si parla anche delle sorelle Anna e Bruna, soprattutto di Adelina, che raggiunse i fratelli in Svizzera. «In tutto il periodo passato all’estero – fa sapere Bertuccelli - i tre fratelli Guadagnucci hanno sempre lavorato il marmo, interessandosi però anche di politica al punto tale che di loro si occuparono un po’ tutti gli organi di polizia, carabinieri, Ovra, prefetture, consolati regi interni ed all’estero, legati al regime fascista. Nel 1936 i fratelli Giovanni e Bruno venivano inseriti nell’elenco dei sovversivi irreperibili o residenti all’estero e quindi descritti irriducibili antifascisti e comunisti e venivano vigilati anche presso l’impresa marmi Guglielmetti di Annemasse». Nel 1937 si scriveva che «Bruno era militante del Pcdi, che svolgeva propaganda e che era iscritto al circolo di Cultura di spiccato carattere antifascista. Dal Ministero degli interni – comunica Bertuccelli - figura che Giovanni era ricercato per essere iscritto tra gli attentatori della provincia e quindi per essere arrestato, così come i fratelli Gigi e Bruno». Insomma, i tre fratelli erano costantemente controllati, anche nei contatti epistolari: «Le lettere sequestrate negli uffici postali furono diverse – va avanti Bertuccelli - tra cui quella inviata, da Grenoble, da Gigi alla zia Aida Guadagnucci che abitava a La Spezia. Le raccontava che era pigro a scrivere e che forse, ella, in quel 1939 avrebbe ricevuto più notizie dai fratelli che vivevano ad Annemasse. Gigi aggiungeva che la cara Francia l’avrebbe sempre amata per le sue bellezze, la sua cultura: una paese dove tutto era gentile. Ribadiva che a Grenoble aveva tanti amici e che in quel periodo erano dovuti partire per difendersi dal partito (il nazi-fascismo) che «dominava con la forza e la follia» e che lui stesso aveva fatto domanda per combattere con l’esercito francese, anche per onorare il padre che morì insieme ad altri 600.000 «babbi» e giovani italiani contro il «germanismo» assetato di sangue e di guerre». E ancora «Giovanni, scrivendo alla madre Teresa, comunicava l’indirizzo di Adelina, che nel 1941 stava a Ginevra, e concludeva che, una volta finita la guerra, si sarebbe interessato con i fratelli ad acquistare marmo di Carrara per fare lavori e attivare un commercio con la Francia e con la Svizzera. Infine informava la madre che non sapeva se Adelina avrebbe potuto recarsi a Massa».
Angela Maria Fruzzetti

Al CAP il progetto di Zanetti

Al Cap fino al 17 gennaio c’è il progetto «#community» a cura di Andrea Zanetti, da martedì a domenica ore 9.30-12.30; da giovedì a domenica, anche il pomeriggio ore 16-19. Per info 0585/779681.

 

«UN APPELLO alla responsabilità del territorio e delle sue principali categorie». Così il sindaco dopo la preannunciata dismissione di quote da parte della Regione per la nostra fiera Marmi macchine ha subito convocato le principali categorie produttive affinché diano un segnale tangibile. Nel corso di un incontro con Camera di commercio e Assindustria Angelo Zubbani ha fatto presente che la fiera, dopo la dismissione della Regione che rinuncerà al proprio 36 per cento, deve essere salvata dal territorio.
«Ho convocato l’incontro – ha spiegato il sindaco – per avere un segno tangibile da parte di chi ha il dovere di intervenire. Rispetto agli altri poli fieristici della Toscana, la Imm è quella che ha il minor capitale privato. L’impegno delle classi imprenditoriali è il più basso. Penso che l’intervento della Regione che si defila come sta facendo in tutta la Toscana sia di fatto un richiamo alle responsabilità del territorio che se vuole salvare la sua fiera dovrà farlo con gli interventi dei privati che dovranno rivedere la propria partecipazione azionaria».
LA IMM, lo ricordiamo, è composta da un capitale pubblico privato: la Regione Toscana, il Comune (che detiene il 40 per cento) e la Provincia, Comune di Massa e la Provincia di Lucca oltre ad altre piccole partecipazioni pubbliche. Fra i privati troviamo: Cassa di Risparmio di Carrara, CrLucca, Banca di credito cooperativo ed altre imprese private.
Con la spending review della Regione si prevede la riduzione delle partecipazioni della Toscana da 23 a 10 enti. Nella mannaia come previsto anche la Imm che proprio adesso ha cambiato governance e con un attivo staff di nuove e motivate leve sta aggredendo il mercato e cercando di portare a cassa buon risultato in termini di rilancio dell’immagine e della crescita del business.
IL DOCUMENTO di economia e finanza regionale prevede la cessione da parte della Regione entro il 2017: per liberarsi delle sue quote, l’ amministrazione toscana potrà ricorrere ad aste pubbliche precedute da manifestazione di interesse, ovvero a un bando a cui gli interessati potranno rispondere.
Da qui l’invito del sindaco che è già corso ai ripari dopo che la Regione aveva annunciato il ritiro delle quote. Lo stesso assessore regionale alle Attività produttive Stefano Ciuoffo aveva annunciato l’alienazione dei beni di famiglia da parte dell’amministrazione del Granducato e nel contempo aveva invitato le forze imprenditoriali del territorio a farsi avanti per la gestione di un patrimonio come quello fieristico.

Ricorso europeo contro il PIT della Toscana

Aree protette Nell'area Parco ci sono 10 siti SIC e una zona di protezione speciale
Nel mirino dell'Europa. La Commissione Europea ha aperto un'indagine per le direttive violate
LA TUTELA delle Alpi Apuane passa dall’Europa: lunedì l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha infatti inoltrato uno specifico ricorso agli organi comunitari competenti (e non solo) per la salvaguardia dei valori naturalistici delle Apuane rientranti nella Rete Natura 2000, il sistema europeo delle aree naturali protette, «posti in pericolo anche dalla presenza di disposizioni favorevoli all’eccessiva attività estrattiva contenute nel Piano di indirizzo territoriale (Pit) con valenza di piano paesaggistico della Toscana». Il ricorso coinvolge la Commissione europea, la Commissione «petizioni» del Parlamento europeo, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, la Regione Toscana. «Sono state fornite ampie documentazioni concernenti anche la perdita di biodiversità delle aree interessate dai fenomeni estrattivi – scrive Stefano Deliperi, presidente dell Grig –, raccolte dal presidio Grig delle Apuane (rappresentato da Franca Leverotti, nella foto). Nonostante la presenza del Parco delle Alpi Apuane e, soprattutto, di una zona di protezione speciale (Zps) e di dieci siti di importanza comunitaria (Sic), tutelati da due direttive europee e rientranti nella Rete Natura 2000, l’area delle Alpi Apuane continua a esser in grave pericolo per le conseguenze delle attività estrattive del marmo, in termini di consumo del territorio e di inquinamento dell’acqua e del suolo». Secondo il Grig purtroppo anche il Pit della Toscana non ha messo in atto tutte le misure necessarie a tutelare le Apuane rispetto alle cave: «Consente l’ampliamento di attività estrattive preesistenti, l’apertura di nuove cave nonché la riattivazione di cave dismesse anche entro i Sic e la Zps». La denuncia del Grig è chiara: nonostante la necessità di rapidi interventi di salvaguardia «l’area delle Apuane, rientrante in gran parte nel Parco, è ampiamente destinata ad attività di cava in corso o potenzialmente riattivabile o, addirittura, attivabile ex novo anche nel Pit». In numeri, un censimento delle attività estrattive sulle Alpi Apuane condotto dall’Università degli Studi di Siena «avrebbe portato a individuare ben 165 cave attive e 510 cave inattive». Non è finita: visto che il Pit toscano costituisce «il quadro di riferimento territoriale delle procedure di Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) a cui sono sottoposti i progetti estrattivi, in pratica condiziona l’esito favorevole all’estrazione del marmo». Per tutti questi motivi comunque il Pit è già stato oggetto di diversi ricorsi davanti ai giudici amministrativi e ora, grazie al Grig, finirà anche all’esame delle istituzioni europee.
LE ALPI Apuane sono già nel mirino dell’Europa da tempo, per quanto riguarda la violazione delle direttive europee di tutela dell’ambiente. «Dal 2014 la Commissione europea direzione generale ‘Ambiente’ ha aperto la procedura di indagine diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione della direttiva Habitat – evidenzia Deliperi – per attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura Vinca in aree Sic e Zps componenti la Rete Natura 2000». Nel 2015 la stessa Commissione ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri altre informazioni e fra le ulteriori contestazioni una riguarda proprio «l’impatto ambientale delle numerose cave di marmo attive nel Parco regionale delle Alpi Apuane (Toscana)... in particolare, relativamente alla cava Colubraia». Notizia già riportata dal nostro giornale. In caso di condanna da parte della Corte di Giustizia europea, è prevista per l’Italia una sanzione da oltre 9 milioni di euro. «Il Governo Renzi – conclude il Grig – e la Regione Toscana lo capiranno in tempo?».
Francesco Scolaro

di ALFREDO MARCHETTI
ANTONELLA Cucurnia festeggia 25 anni di lavoro con Barattini marmi. Grande festa ieri per la segretaria tuttofare di una delle aziende storiche del nostro bianco. Tra una riproduzione in marmo di David di Michelangelo e un’altra del Cristo velato, Cucurnia è stata abbracciata dai colleghi, che con lei, nel corso di questi anni hanno condiviso molte gioie, una su tutte le visita dell’oggi ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, quando venne a vedere le nostre montagne. Il laboratorio Studi d’arte cave Michelangelo si è fermato per un attimo a salutare Cucurnia. Con i colleghi della segretaria anche il direttore artistico degli studi, Luciano Massari, oltre che ai due figli di Barattini e due suoi 8 nipoti. «Una donna che ama il suo mestiere – racconta Franco Barattini, storico fondatore dell’azienda nata nel 1974 –. Non è facile trovare delle persone così professionali, che mettono passione in quello che fanno. Sono contento di festeggiare i suoi 25 anni con noi. Non sono molti, è vero, ma meritano comunque di essere premiati, soprattutto perché è riuscita a stare vicino a me per così tanto tempo». La parola è poi passata alla festeggiata, che non ha mancato di pungolare colui che, nonostante sia passato un quarto di secolo, considera come titolare e rispetta come il primo giorno di lavoro. «Gli inizi per me sono stati difficili perché Barattini si esprimeva e si esprime in modo colorito e molto particolare. Non riuscivo a capirlo. Per esempio, mi diceva “zercm la fatura d’ Marion’’, oppure ‘‘ i a telefonat Lulà?’’ ed io rimanevo senza risposta perché non riuscivo a capire cosa volesse dire. C’è voluto del tempo per entrare in sintonia con il suo modo di essere e di esprimersi, e ancora oggi alcune volte non riesco a capirlo, però l’esperienza mi suggerisce come affrontare il problema: litighiamo!»
LA SEGRETARIA ha ricevuto un enorme mazzo di rose rosse dal titolare e una medaglia commemorativa. «In questi 25 anni – ha proseguito – lavoro a parte, è stato molto importante aver condiviso con Barattini e famiglia gioie come matrimoni, nascite, cene familiari e momenti dolorosi come la perdita dei miei adorati genitori e recentemente la pardita della cara Maria, con la quale avevo instaurato un rapporto di amicizia, persone a noi molto care che sarebbero state felici di condividere con noi questo giorno di festa. Un ringraziamento speciale va a Giovanni, mio boss indiscusso, a Mary e Tino ed a tutti i loro splendidi figli, per i quali provo un affetto sincero. Ringrazio inoltre tutti i miei colleghi di lavoro, con i quali condivido la maggior parte del mio tempo, che in questi lunghi anni mi hanno supporta e sopportata. Per me siete diventati come la mia famiglia, senza di voi non sarebbe stata la stessa cosa. Mi ritengo fortunata e onorata di lavorare in questa società e di nuovo grazie a tutti di essere qui»


IL FLASH mob degli ambientalisti che sabato pomeriggio si sono tuffati al Canale Secco, nel bacino di Forno, per denunciare l’inquinamento da marmettola dei corsi d’acqua e delle sorgenti apuani ha scatenato un vero e proprio caso mediatico e politico. Sabato, come previsto, dopo un lungo periodo di siccità, alla prima pioggia il Frigido e gli altri torrenti del versante massese sui quali insistono diverse attività estrattive, si sono nuovamente tinti del «bianco» della marmettola. L’ambientalista dell’anno, Alberto Grossi, ha subito sostenuto il flash mob di protesta ma è arrivata nelle ore successive anche la denuncia di Articolo Primo che ricordava di aver già promosso una specifica interpellanza in consiglio comunale, presentata dal consigliere comunale Simone Ortori, sugli sversamenti di marmettola nel Frigido. Un intervento che, a sua volta, suscita la replica del gruppo Facebook «Aut Out 1» di Alberto Grossi: «È interessante quanto si apprende dai giornali circa la posizione assunta da Articolo Primo in relazione alla questione della marmettola. Sarebbe auspicabile, al cospetto di un problema di tutela della collettività, ci fosse un’adesione di tutta la politica massese dato che, un tema come la salvaguardia di un bene primario come l’acqua, travalica le questioni di competenza, ideologia, interesse personale». Se da un lato c’è la piena condivisione dell’obiettivo dall’altro non manca la polemica, in particolare quella politica: «È indubbiamente positivo l’effetto del flash mob nel Frigido imbiancato di marmettola abbinata anche al comunicato di Articolo Primo, tuttavia c’è da precisare che quell’associazione non ha nulla a che fare con il gruppo Aut Out 1 per diversi motivi. Uno è che siamo sottoscrittori di ricorsi inviati in plurime direzioni e che riguardano, per esempio, la concessione di cave a canoni irrisori. Non crediamo che Articolo Primo sia del nostro stesso avviso; un altro motivo, meno tecnico e più politico, riporta alla mente l’onorevole Martina Nardi, vicina di pensiero a Articolo Primo anche se non di tessera, la quale ha caldeggiato la defiscalizzazione degli acquisti di manufatti in marmo, fatto che per diversi motivi riteniamo scandaloso». Ma non è finita, l’attacco arriva anche a livello regionale: «Ancora di più, sempre per affinità di strategia politica, Articolo Primo ha dato il proprio sostegno alla campagna elettorale di Giacomo Bugliani, per il quale si è scomodato persino il sottosegretario Lotti e così tanto da incontrare gli industriali del marmo; con tempismo eccezionale, poco dopo il Governo impugnò la legge regionale sui beni estimati. La stessa Nardi, sempre per vicinanza con Articolo Primo, era vicesindaco all’epoca della cena di gala alla cava Rocchetta, quella che sta proprio sopra il Cartaro, quindi maggiormente sospetta dell’inquinamento della sorgente. Tra i sostenitori di Bugliani c’era anche un consigliere di maggioranza nel Comune di Carrara, Bergitto. Questi, in tre anni e mezzo di mandato, non ha mai fatto interpellanze a riguardo la tutela delle acque minacciate di continuo dalla marmettola e dagli altri scarti di lavorazione non smaltiti correttamente». Insomma, il gruppo «Aut Out 1» apprezza la presa di posizione pubblica espressa da Articolo Primo per il problema marmettola «ma non condividiamo il modus operandi suggerito perché è ampiamente dimostrato che prescrizioni, restrizioni, sanzioni, non risolvono il problema dell’aggressione all’ambiente, che non può subire alcun subordinamento, tanto meno quello al ‘settore strategico’. La dispersione di marmettola è un fatto molto grave non commisurabile a una qualsiasi sanzione; è un fatto illecito e, quindi, è bene essere chiari da quale parte ci si vuole schierare, se a favore del bene comune o a favore dell’illegalità, senza mezzi termini, o di qua o di là. Ciò, ovviamente, vale per tutti».

DUE interessanti incontri sono in programma il 9 e il 16 gennaio nell’ambito del progetto artistico «#community! La comunità attraverso lo sguardo di artisti contemporanei», realizzato dall’assessorato alla Cultura e dall’associazione Yab, in corso al Centro per le arti plastiche. In occasione del primo appuntamento, sabato alle 16, sarà presentato il catalogo «#community!», alla presenza dell’assessore alla Cultura Giovanna Bernardini, del curatore Andrea Zanetti e degli artisti che hanno partecipato al progetto (Cristina Balsotti, Carolina Barbieri, Simone Conti, Lorenzo Devoti, Sabina Feroci, Lorena Huertas, Stefano Lanzardo, Roberta Montaruli, Enrica Pizzicori, Francesco Ricci, Francesco Siani, Stefano Siani, Zino). «La comunità tra identità e innovazione» sarà, invece, il tema del secondo incontro previsto per sabato 16 gennaio, sempre alle 16. Interverranno Federico Bastiani fondatore di Social street Italia, Giovanna Manganotti una dei fondatori di My Home Gallery, Cinzia Compalati di Art Hub Carrara. A fare da moderatore agli interventi sarà Cristian Pardossi, presidente di Pop up lab, laboratorio di sperimentazione di nuove pratiche che lancia la sfida allo svuotamento dei centri storici.

 

Italia Nostra Le richieste per il 2016

CHIESE, PORTE E PIAZZE
«Bisogna continuare i restauri della chiesa di Santa Chiara alla Rocca. Inoltre, vanno ricollocate le targhe storiche albericiane che attualmente si trovano nell’atrio del Palazzo Bourdillon (ingresso di via Alberica), nei siti originari e cioè all’ex porta di San Giacomo a Massa Vecchia e all’ex porta del Pino vicino al Battì del Barilo. Infine, chiediamo il ripristino della fontana storica, quella dei putti, nella cosiddetta “piazza dei culi”».
Il portale è precario E l’altorilievo dov’è?
Realizzazione del “Giardino del Principe” al Pomario Ducale con il recupero del portale (foto) che versa in condizioni precarie; recupero dell’altorilievo di Pasquale Luongo asportato durante l’abbattimento del palazzo degli Uffici del Tesoro, sparito chissà dove e mai ritrovato.
Il Biduino e Isola alla collettività
Recupero e messa a dimora nel sito originario di un calco o di una fedele riproduzione del Portale di Mastro Biduino (foto), per secoli in San Leonardo al Frigido, ora in America: una riproduzione giace a Palazzo Ducale. Poi, l’acquisizione al patrimonio della comunità de “Il Trionfo dell’Amore” di Giovanni Isola, privato e non visibile.
Salvare le Apuane, i fiumi e il verde
Salvare le Apuane, tutelare le vette e impedire la rapina degli inerti con l’asportazione di tonnellate di sassi di puro carbonato di calcio (nella foto, le Cervaiole del Monte Altissimo); mettere in sicurezza la foce del Frigido, sempre occlusa dai detriti e recuperare l’intero corso del fiume eliminando il problema della marmettola e dicendo «no» al progetto della mini-centrale a biomasse nell’ex cartiera di Canevara. Sempre in tema di ambiente, eliminare tombature e ponticelli fuori norma nei canali, opposizione al progetto di mandare in mare il Canalmagro-Fescione, bonifica della Buca degli Sforza per farne un parco intercomunale, recupero della ex “bandita” dei Ronchi per farne un parco pubblico.

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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