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La Nazione (3441)


CARRARA

L’attrezzo gli sarebbe sfuggito di mano. Accertamenti per la dinamica

GLI SCAPPA la perforatrice e si ferisce a un braccio. Sono stati attimi di paura ieri nella cava 64 del bacino di Torano per un giovane cavatore, Simone Maggiani di 29 anni, che si è infortunato mentre stava ultimando le operazioni di preprazione al taglio. Il giovane aveva appena finito di utilizzare la macchina che serve a tracciare la strada dove scorre il filo diamantato per segare il blocco dalla bancata quando qualcosa è andato storto. La macchina perforatrice è scesa all’improvviso e l’ha colpito a un braccio. Il colpo è stato tremendo, ma il giovane cavatore non si è lasciato sopraffare da un dolore che dev’essere stato lancinante e con il braccio sanguinante è sceso con le sue gambe fino al gabbiotto all’entrata della cava. Nel frattempo erano già stati chiamati i soccorsi e sul posto era in arrivo l’ambulanza del soccorso cave di Fantiscritti, mentre alla centrale del 118 avevano già dato l’ordine all’elicottero Pegaso di alzarsi in volo. Per fortuna all’arrivo dei sanitari la situazione è apparsa subito meno grave di quanto si fosse immaginato. Il personale del soccorso cave ha così somministrato all’operaio ferito le prime cure e ha organizzato il trasporto fino alla vecchia pesa di Pulcinacchia dove il giovane è stato caricato su un’altra ambulanza che lo ha portato al Noa. A Pegaso, nel frattempo, era già stato comunicato che il suo intervento non fosse più necessario. SUL LUOGO dell’incidente è poi stata la volta di intervenire degli uomini dell’Asl che hanno voluto ripercorrere assieme ai colleghi del ferito tutto quello che è accaduto ieri mattina. Gli specialisti dell’azienda sanitaria si sono soffermati a lungo sull’analizzare la macchina perforatrice per cercare di capire se si sia verificato qualche malfunzionamento. Ancora spaventati, ma comunque rassicurati dalle notizie che arrivavano dal Noa i cavatori hanno accompagnato i tecnici dell’Asl nel punto esatto dove si è verificato l’infortunio. Nonostante la giovane età, Simone Maggiani, è descritto da chi lavora con lui come un cavatore esperto e capace e per questo non è facile capire cosa sia successo durante un’operazione di routine per chi lavora nei nostri monti. Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che mentre stava sostituendo i tubi che si collegano alla macchina gli sia scivolato un bullone a terra e che, quando, si sia chinato per raccoglierlo, la perforatrice si sia abbassata colpendolo al braccio. Per fare definitvamente chiarezza su quanto accaduto bisognerà però aspettare che l’Asl finisca le proprie indagini. claudio laudanna patrik pucciarelli

Lavoratore esperto nonostante l’età
Nonostante la giovane età, Simone Maggiani, è descritto da chi lavora con lui come un cavatore esperto e capace e per questo non è facile capire cosa sia successo durante un’operazione di routine per chi lavora nei nostri monti. Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che mentre stava sostituendo i tubi che si collegano alla macchina gli sia scivolato un bullone a terra

 

Un patto non rispettato tra società e Comune
L’accordo con la proprietà prevedeva la bonifica, la sistemazione e poi la vendita al Comune di 53mila mq
Una discarica autorizzata poi la bonifica promessa
L’area acquistata da Ecobonifiche dal fallimento e dal 1992 al 2001 utilizzata come discarica di marmettola

di EMANUELA ROSI Castelnuovo Magra «PENSIAMO a un grande parco, con piccoli insediamenti ricettivi». L’idea il Comune di Castelnuovo Magra la culla da 25 anni, da quando la società Ecobonifiche Srl promise di compensare l’affare-rifiuti restituendo alla comunità 53mila metri quadrati di verde bonificato. Firmata la promessa cominciò a riempire di marmettola un gran pezzo della storia moderna castelnovese comprata dal fallimento della fabbrica: oltre centomila metri quadrati della cava Filippi che per quasi due secoli aveva garantito lavoro a centinaia di persone producendo mattoni con l’argilla estratta. Dopo dieci anni di polvere, proteste, via via di camion sorvegliati a vista dai cittadini riuniti in comitato, esposti e controlli, il Comune ha pensato fosse quasi fatta. Ma Ecobonifiche, colmato di rifiuti anche l’ultimo centimetro disponibile, la promessa non l’ha mantenuta. Sono passati altri tre lustri e il contenzioso giudiziario ancora non si è chiuso. Il parco si può solo intuire, intorno al lago rimasto dietro i giganteschi scheletri dell’ex fornace dove l’eternit è stato smaltito ma tutto il resto lo sta demolendo l’incuria. Un’area di 133mila metri quadrati dove dall’inizio del secondo millennio si gioca una sorta di partita a scacchi a tre giocatori, con mosse lentissime e obiettivi intuibili. I tre sono il Comune proprietario del lago e del terreno intorno, Ecobonifiche (tra i soci anche Duvia) a cui restano 50mila metri quadrati tra l’Aurelia e il lago, e “Still”, società di investitori locali diventata proprietaria della vecchia fornace: 33mila metri quadrati di cui 13mila coperti. Nella partita il Comune di Castelnuovo è entrato a pieno titolo solo a maggio 2014 quando il giudice del Tribunale spezzino Nella Mori ha sentenziato il suo diritto di proprietà (dal 2005) su quei 53mila metri quadrati dell’ex cava in cambio di 258mila euro e spiccioli da scontare sui circa 6 milioni che Ecobonifiche gli deve a titolo di risarcimento danni. Tutto perché la società proprietaria della cava-discarica non aveva rispettato gli accordi che prevedevano, al termine delle operazioni di smaltimento della marmettola, non solo la bonifica (fatta) ma anche la sistemazione dell’area con la viabilità di collegamento tra Aurelia e via della Pace, arredo, illuminazione…. «ACQUISITA anche formalmente la proprietà – spiegano il sindaco Daniele Montebello e il vice Gherardo Ambrosini – siamo riusciti a ripulirla da rovi ed erbacce: non si vedeva neppure il lago. Entro dicembre completeremo il taglio della vegetazione e le analisi sull’acqua per verificare l’eventuale inquinamento che rimetterebbe tutto in discussione. Ma finché ci sarà la spada di Damocle del contenzioso giudiziario è difficile muoversi. Ecobonifiche ha ricorso contro la sentenza di primo grado, il fatto che sia stata rigettata la sua richiesta di sospensiva ci fa ben sperare ma la prima udienza dell’appello è fissata per il 18 maggio e dobbiamo aspettare la sentenza definitiva. La nostra speranza è, oltre ovviamente alla conferma delle decisioni di primo grado, di poter acquisire gli altri 50mila mq rimasti a Ecobonifiche e avere una posizione di forza rispetto alla proprietà dei capannoni». L’ennesimo centro commerciale di una vallata già assediata dalla grande distribuzione è l’unica ipotesi finora ventilata sul futuro dell’ex fornace. «In vent’anni sono stati fatto grandi discorsi e basta: mai visto un vero progetto – assicurano sindaco e assessore ai lavori pubblici – Molti imprenditori sono venuti, hanno lanciato ipotesi ma non sono mai andati oltre. In questa incertezza fare uno studio di fattibilità complessivo non è possibile». Ma le norme urbanistiche cosa consentono? «La previsione complessiva è di 26mila metri quadrati edificabili, il doppio dell’esistente – spiega il sindaco – la destinazione era un mix funzionale: commerciale. direzionale, turistico ricettivo, e poco residenziale. Ma il piano regolatore è del 2001. Allora forse era corretto ora è troppo, va ridotto a poco più dell’esistente. Abbiamo appena avviato la procedura di revisione e spero di riuscire a portarla a termine. Vorrei portare avanti la progettazione: la nostra idea è quella del parco con annesse strutture ricettive, una nella parte più alta che si affaccia sul lago, che è 30mila metri quadrati. È un’area splendida: a due passi dall’Aurelia che però non si vede». Aspettando che politica, giustizia e impresa convergano dell’area hanno preso possesso i germani e i rovi producono more giganti.

Le previsioni del Puc e la “spada” della giustizia
IL FUTURO della cava Filippi doveva partire nel 2001, esaurita la discarica autorizzata nel 1990 e anche l’ampliamento chiesto nel Duemila da Ecobonifiche con l’accordo di cedere a Castelnuovo metà dell’area, dopo averla bonificata e sistemati, al prezzo di 258mila euro. Il Comune presentò la proposta di accettazione della vendita solo nel 2005, quattro anni dopo aver approvato il Piano urbanistico ancora in vigore che consente un parco di 100.000 mq con il mantenimento del lago, e circa 26.000 di commerciale, artigianale leggero, turistico-ricettivo, direzionale e abitativo. L’aumentato valore di quella proprietà spinse Ecobonifiche a far tornare sui suoi passi? Fatto è che ancora oggi tra l’Aurelia, via Canale e della Pace restano la grande discarica di marmettola bonificata e 13mila mq di fragili scheletri industriali.

I DUBBI VERIFICHE SULL’INQUINAMENTO
Carotaggi e analisi sui rifiuti “seppelliti”

– CASTELNUOVO MAGRA – «NEGLI anni ’86-88 il lago Filippi è stato svuotato per fare finta di mettere detriti – racconta un abitante della zona – Io lavoravo di notte, lì accanto al lago. Partivo con il camion del latte verso le due di notte e vedevo i camion scaricare». Le voci, i sospetti e i timori sul contenuto di quei carichi quindici anni dopo la chiusura della discarica ancora non si sono spenti. «Ogni giorno – conferma il sindaco Daniele Montebello – qualcuno viene a raccontarmi che lì avrebbero seppellito di tutto. Siamo ben decisi a sapere al più presto se c’è un minimo di fondatezza. Entro dicembre completereno il taglio della vegetazione e faremo tutte le caratterizzazione ambientali, analizzeremo acqua e terreno e faremo carotaggi nel lago fino a 15 metri di profondità. Crediamo che siano dicerie ma vogliamo averne la certezza. Finora non abbiamo potuto fare esami ufficiali ma per essere un po’ più tranquillo ho riempito personalmente una bottiglia con l’acqua del lago e l’ho portata ad analizzare in un laboratorio di fiducia: non c’è traccia di metalli pesanti che, mi dicono, indicherebbe la presenza di rifiuti pericolosi. Certo bisogna aspettare le analisi ufficiali e se venisse fuori che davvero c’è qualcosa di non regolare si rimettere tutto in discussione. E forse per l’area non ci sarebbero più grandi speranze». «All’epoca – racconta l’assessore ai lavori pubblici Gherardo Ambrosini – le proteste non mancarono, i cittadini si riunirono in un comitato e l’attività veniva controllata giorno e notte. Anche i controlli istituzionali furono frequenti». Della discarica ora restano i documenti abbandonati dentro gli uffici di Ecobonifiche, voci, lettere anonime, timori e la richiesta pressante di verifiche accurate e trasparenti. E.R.

LA STORIA VITTORIO COSTA HA LAVORATO PER 38 ANNI COME FUOCHISTA ALLA “FILIPPI”
«Caldo e turni massacranti davanti al forno ma una fabbrica vicino a casa era una fortuna»

– CASTELNUOVO MAGRA – UNA storia lunga oltre un secolo quella dell’area Filippi. Comincia con la fabbrica di mattoni: nel 1869 il Cavalier Filippi avviò l’attività industriale realizzando una cava di argilla, di cui ora resta un lago e una piana imbottita di marmettola, a ridosso di un ciglio alluvionale molto accentuato sul quale si formò la frazione di Molicciara. L’ultimo mattone firmato Filippi uscì dalla fabbrica nel 1985. «Quando ha cominciato a scarseggiare l’argilla è iniziata la crisi: sono andato in pensione tre anni prima che la fornace chiudesse» racconta Vittorio Costa, Mimmo per chi lo conosce da sempre, 86 anni di cui 38 come fuochista della fabbrica Filippi con l’intermezzo del militare. «Il caldo? Era normale, – dice scrollando le spalle – vicino ai forni c’erano i rubinetti e ci bagnavamo in continuazione: quello era il lavoro. In miniera era peggio. Avevo cominciato da ragazzo facendo i mattoni a mano poi sono stato promosso fuochista. Una volta era Natale avere una fabbrica così vicino a casa. Gli altri venivano in bicicletta, anche da Avenza: noi eravamo fortunati perché andavamo a piedi al lavoro e potevamo fare gli straordinari». E quando all’inizio degli anni ’70 gli fu proposta l’assunzione in Provincia come guardiacaccia Mimmo disse no e restò ancora ai forni. A casa, separata dalla fabbrica solo dal canale e costruita con i mattoni di scarto della “Filippi”, c’era la famiglia, i figli e la moglie Enia Pedroni, un amore nato dentro la fornace. «Sì, ma io ci ho lavorato solo quindici anni – racconta Enia – facevo di tutto. Quando hanno saputo da un’amica che ero incinta mi hanno licenziato: era il ’57, mi hanno chiamato in ufficio, consegnato la lettera e spedito a casa. Allora la tutela non esisteva: Mimmo lavorava 365 giorni l’anno, turni di otto ore, giorno e notte perché il fuoco non si doveva mai spengere. Le ferie le pagavano, non c’era Pasqua, Natale né Capodanno, mai un giorno a casa». «NE ho visti di cambiamenti dentro la fornace – racconta Mimmo – la fabbrica si era evoluta e tutto il materiale arrivava dalla cava. Quando non è stato più sufficiente ha cominciato ad andare in crisi. Dopo che sono andato in pensione è rimasta aperta ancora tre anni. Adesso anche se fosse attiva chi ci andrebbe? E’ un lavoro troppo pesante per i giovani di oggi». «Altri tempi – conferma Enia – Il nostro patrono era Sant’Andrea, quello dei minatori Santa Barbara ma ci ritrovavamo tutti insieme a festeggiare». E.Rosi

TRE MAESTRI ALLA BIENNALE


STASERA, alle 21, quarta inaugurazione per la seconda edizione della Biennale d’Arte contemporanea di Massa e Montignoso. Si aprono a Palazzo Ducale, a Massa, le personali dei maestri Luciano Preti, Italo Duranti e Domenico Conforte. Sarà il direttore artistico, Giammarco Puntelli, introdotto da Laura Sacchetti, project manager, a parlare degli artisti e delle loro opere. Il saluto dell’amministrazione comunale sarà portato dal sindaco Alessandro Volpi. Ma vediamo una scheda di questi big dell’arte contemporanea. Luciano Preti, già docente presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, Sassari e Torino, attualmente è titolare della Cattedra di Tecniche della Scultura a Firenze. Artista di livello internazionale ha portato la sua creatività in vari paesi europei e ha rappresentato l’Italia con mostre presso il Parlamento europeo di Bruxelles, in musei, ambasciate in Russia, Polonia, India, Francia, Inghilterra e Romania. Ha ricevuto prestigiosi premi. Fra le sue opere di memorabile realizzazione troviamo la scultura Stele del Pellegrino a Banari, in Sardegna, la Madonna dell’Orsaro, scultura posta sull’Appennino tosco-emiliano e una serie di porte in bronzo per chiese. Tra le sue opere si annoverano quelle per il Battistero del Duomo di Pontremoli. Italo Duranti, imprenditore e scultore franco-monteclarense, ha partecipato a eventi i portanti come «Spiritualità oggi» al Museo di Rocca Flea a Gualdo Tadino nel 2015 e alla Biennale di Arte contemporanea di Massa e Montignoso nello stesso anno. Nel 2016 è stato protagonista della Biennale d’Arte contemporanea di Montichiari. Lo scorso anno ha partecipato a «Le Età dell’Oro». Ha vinto il concorso a Davos ed è direttore mondiale per la scultura del Movimento del Nuovo Rinascimento. Ad ottobre sarà protagonista ad Assisi con la personale «Il Saio» alle Logge comunali durante i festeggiamenti per San Francesco. Domenico Conforte ha una grande passione per la natura. Nel 2014 ha inaugurato a San Miniato la mostra antologica «Radici e germogli» curata dal regista e critico d’arte Andrea Mancini. Nel 2015 ha esposto in Expo in città a Milano, nell’evento «Spiritualità oggi lungo le vie francescane» a Gualdo Tadino, Gubbio ed Assisi, in personale nella Biennale d’Arte contemporanea in Veneto, a Villa Badoer, a Fratta Polesine in provincia di Rovigo, a Firenze nella collettiva «Artisti dal mondo» diretta da Daniela Pruneti. Nel 2016 fra l’altro ha partecipato all’evento di Giammarco Puntelli «Il Labirinto dell’Ipnotista» a Palazzo Gallio, sul Lago di Como. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio internazionale Galileo Galilei a Pisa.


A TORANO

FUOCHI d’artificio alle cave di marmo. Spettacolo pirotecnico stasera a Torano. Appuntamento alle 22 quando Non solo arte e cultura dalla cava i fuochi saranno sparati dalla cava calacatta di Borghini. Si tratta di un’iniziativa inserita all’interno di «Torano notte e giorno», la manifestazione promossa dal Comitato Pro Torano, mentre lo spettacolo è donato da un gruppo di imprenditori del marmo.I fuochi saranno visibili anche da centro città e per l’occasione sarà attivato anche un bus navetta per facilitare l’accesso a Torano ed evitare incolonnamenti e congestionamento del traffico con partenza da piazza II Giugno ogni 20 minuiti a partire dalle 19.30. Ultima corsa alle 22.30. Domani, invece, a Torano la protagonista della serata sarà la giornalista Manuela Vitali Norsa Dviri che interverrà in piazza alle 21. La Dviri collabora con il «Corriere della Sera», «Vanity Fair» ed altre testate israeliane tra cui «Yediot Aharonot» e vive tra Italia e Tel Aviv.

COMUNE

COMMISSIONI consiliari: eletti tutti i presidenti. Prima commissione che si occuperà, tra l’altro di scuola, salute e affari generali: presidente sarà Elisa Serponi, vice Barbara Bertocchi. Con loro Franco Barattini, Cesare Bassani, Daniele Del Nero per la maggioranza e, per la minoranza Roberta Crudeli, Andrea Zanetti e Gianenrico Spediacci. Daniele Del Nero, a sua volta, presiederà la commissione bilancio, personale e trasporto pubblico. Il vice Nives Spattini, poi Cesare Bassani, Gabriele Guadagni, Marzia Paita per il 5 stelle e Giuseppina Andreazzoli, Roberta Crudeli e Andrea Vannucci per l’opposizione. Il capogruppo Stefano Dell’Amico a capo della commissione marmo e sport, vice Tiziana Guerra e i consiglieri pentastellati Daniele Del Nero, Marzia Paita e Nives Spattini e da quelli di minoranza Cristiano Bottici, Maurizio Lorenzoni e Gianenrico Spediacci. Tiziana Guerra presiede la commissione sociale, pari opportunità e politiche per la casa. Vice Marzia Paita, la pattuglia di maggioranza Franco Barattini, Barbara Bertocchi e Daria Raffo. L’ex assessore Giuseppina Andreazzolli con Roberta Crudeli e Andrea Vannucci gli esponenti dell’opposizione. La commissione attività produttive e lavori pubblici, sarà guidata da due commercianti: Gabriele Guadagni presidente e Francesca Rossi vice. Con loro Tiziana Guerra, Giovanni Montesarchio e Daniele Raggi per il Movimento, Luca Barattini, Dante Benedini e Cristiano Bottici per la minoranza. Urbanistica, mobilità e traffico: presidente Daniele Del Nero, vice Franco Barattini e Giovanni Montesarchio, Francesca Rossi ed Elisa Serponi da una parte e Luca Barattini, Dante Benedini e Maurizio Lorenzoni dall’altra. Cultura e turismo guidata da Cesare Bassani e Daria Raffo assieme a Barbara Bertocchi, Gabriele Guadagni e Francesca Rossi oltre che a Giuseppina Andreazzoli, Cristiano Bottici e Andrea Vannucci

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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