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La Nazione (2753)

CHIUDERE una cava e cancellarne la concessione non è cosa semplice per gli enti pubblici. Caso emblematico quello della Focolaccia, l’agro marmifero denominato ‘Piastramarina’: stando agli atti di palazzo civico di Massa al momento l’attività estrattiva nel bacino si concentrerebbe esclusivamente sul fronte lucchese, mentre il versante apuano della cava sarebbe utilizzato solo come area di cantiere. All’interno delle aree di proprietà del Comune di Massa date in concessione non si starebbero svolgendo le attività di cava. Ecco perché a fine 2016 era stata avviata la cosiddetta procedura di caducazione che si traduce poi nel ritiro della concessione dell’agro marmifero alla società. Sembrava una pratica facile da risolvere ma così non è stato: il concessionario gestisce anche il bacino estrattivo confinante sul versante lucchese, dove l’attività va avanti. Così la società di escavazione ha fatto ricorso al Tar contro l’atto di caducazione. Ed è iniziata una lunga battaglia legale.

Il diktat alle aziende. SONO state aggiunte una serie di condizioni pesanti a carico delle imprese che violino le autorizzazioni rilasciate dal Parco. «Tra le più significative: l’obbligo della ricostituzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali e animali e la ricostituzione degli assetti geomorfologici o biologici a seguito di approvazione di specifico progetto»
«AL FIANCO di Cavazzuti e di molti ambientalisti». Si conclude con queste parole la nota del commissario del Parco delle Alpi Apuane Alberto Putamorsi, quasi a segnare una linea di confine con il passato. Un atto di coraggio, potremmo dire, dell’ex presidente e commissario ad interim dell’ente che mette sul piatto quelli che sono i poteri normativi e legislativi del Parco nella tutela delle Alpi Apuane: «Ho sempre messo in atto tutti gli strumenti che la legge mi ha conferito – prosegue Putamorsi – Potremmo discutere se siano limitati o poco efficaci. Su questo sono d’accordo e potrebbe essere l’oggetto di future battaglie». A fianco, come detto, di tutte le forze ambientaliste e politiche. Insomma, si apre un fronte del tutto nuovo con possibili alleanze del tutto inaspettate almeno fino a pochi mesi fa visto che i due fronti sono stati spesso contrapposti. Tutto, comunque, nasce dall’ultima commissione ambiente del Comune di Massa alla quale aveva partecipato proprio il commissario del Parco, lanciando la sua proposta: chiudere per almeno 6 mesi le cave fuori legge. Putamorsi entra nel vivo del tema.
«QUANTO ho dichiarato alla Commissione consiliare ambiente del Comune di Massa non erano promesse, ma fatti. Il Regolamento è stato modificato e integrato il 6 febbraio dal Consiglio direttivo del Parco, quando ricoprivo ancora la carica di Presidente. Anzi, fu quella l’ultima pratica che ho portato all’attenzione dell’ultimo direttivo disponibile e modifica il Regolamento approvato il 22 luglio scorso. Nell’atto sono state aggiunte una serie di condizioni pesanti a carico delle imprese che violino le autorizzazioni rilasciate dal Parco – prosegue Putamorsi – Tra le più significative: l’obbligo della ricostituzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali e animali e la ricostituzione degli assetti geomorfologici o biologici a seguito di approvazione di specifico progetto». Ed ecco che si entra nella sfera ‘temporale’.
«I SEI MESI sono stati previsti dal Parco per il monitoraggio e il controllo che, come recita la delibera, devono proseguire dopo l’effettivo completamento degli interventi di riduzione in pristino. Almeno sei mesi significa che, in casi di gravi violazioni, questi possano essere anche di più».
Francesco Scolaro

di FRANCESCO SCOLARO
SETTE cave che fanno parte dell’associazione dei concessionari Cam sperimenteranno un nuovo progetto di contenimento e rimozione della marmettola dai bacini estrattivi: degli scarrabili, in pratica dei grandi cassoni, saranno posizionati all’interno dell’area estrattiva e riempiti con fanghi di cava e polvere di marmo da svuotare con cadenza settimanale. Si tratta del primo accordo con i privati che sta per arrivare in porto dopo l’attivazione dei tavoli tecnici voluti dalla giunta e iniziati ufficialmente con il vertice di febbraio nella sala del consiglio comunale.
COME anticipato dalla Nazione a fine febbraio, infatti, l’amministrazione ha iniziato un percorso parallelo a quello della Regione per combattere il fenomeno dell’inquinamento da marmettola nelle sorgenti e nei corsi d’acqua del territorio comunale: il primo passo è stato quello di riunire Arpat, Gia, Parco delle Alpi Apuane, Cam, Associazione degli industriali, Ordine dei geologi, Asl, Provincia, concessionari ed esercenti delle cave di marmo per fare il punto della situazione e, da quel momento, ha avviato tavoli tecnici con ciascuno dei concessionari e le associazioni che li rappresentano. E l’operazione di ‘persuasione morale’ sta iniziando a smuovere le acque, come ha dichiarato ieri mattina in commissione ambiente il dirigente Fabio Mauro Mercadante: «Il presidente del Cam ha presentato in Comune un accordo che coinvolge 7 cave del comprensorio. Prevede il posizionamento di scarrabili da riempire con fanghi di cava e marmettola da smaltire con cadenza settimanale. L’obiettivo è evitare che in cava resti presente il rifiuto della lavorazione che, in caso di pioggia o per la prossimità alle sorgenti, può finire nei fiumi».
IL PROTOCOLLO dei privati si andrebbe comunque a sommare alle operazioni di controllo, prevenzione e repressione dei reati ambientali che le istituzioni dovrebbero comunque portare avanti, così come previsto dalla Regione e dal «Piano speciale cave» di Arpat. Al momento il piano operativo non è ancora arrivato sui tavoli tecnici di palazzo civico ma dovrebbe farlo a breve: il Comune, come ha spiegato Mercadante, avrà il compito di coordinare e verificare i risultati per analizzare i punti deboli delle procedure e, a ogni modo, il progetto sarà inviato anche ad Arpat per i controlli di competenza.
AD OGNI modo il protocollo del Cam ha sollevato parecchi dubbi fra i consiglieri, in particolare Giorgio Raffi, Fabrizio Brizzi, Luana Mencarelli e Nicola Cavazzuti: le procedure per contenere la marmettola, infatti, ci sono già, così come previsto dalla legge regionale e dalle autorizzazioni. «Forse mancano i controlli – ha attaccato Mencarelli – che nel passato sono stati quasi inesistenti».

MARMETTOLA: conoscerne la provenienza, contenerne l’inquinamento e ridurne la produzione è uno dei compiti principali del «Progetto speciale cave» proposto da Arpat e approvato dalla Regione Toscana a novembre dell’anno scorso. Un protocollo complesso, da 600mila euro, che prevede l’utilizzo specifico di personale interno e l’assunzione di personale a tempo determinato per controllare a fondo e monitorare a distanza tutta la filiera dell’estrazione e della del marmo, in particolare sulle Alpi Apuane. Sette unità da assumere nel settore del controllo, 4 specialisti biologi, geologi, informatici e fisici impegnati nell’elaborazione dei dati e sui rilievi sul campo per approfondire le cause dell’inquinamento ambientale. Il gruppo di lavoro, inoltre, studierà il modello di diffusione della marmettola nei corsi d’acqua e nelle sorgenti e nuovi metodi ‘virtuosi’ di lavorazione del marmo, oltre a un monitoraggio costante degli acquiferi con l’obiettivo di controllare direttamente 120 cave, 60 all’anno, delle 170 attive in produzione. C’è soltanto un problema, sollevato anche dalla relazione del progetto speciale cave di Arpat: il ‘balletto’ delle competenze dopo la riforma. In particolare per le acque di pioggia che bagnano i piazzali e poi portano via la marmettola. Fino al 2015 la competenza era della Provincia, oggi «non è ancora definita».
FraSco

SI CONCLUDE con successo l’avventura al Fuorisalone di Milano dell’azienda di Gualtiero Vanelli, la Robot city e l’artista Giuseppe Veneziano. Questa sera si tiene il finissage con la show girl Belen Rodriguez (nella foto). Appuntamento a Palazzo Crespi.

PASSEGGIATA stamani nella galleria ex-Marmifera tra Tarnone e Fantiscritti. Proseguono le iniziative per la «Giornata delle ferrovie non dimenticate» organizzata dal gruppo archeologico ApuoVersiliese e da Archivi del marmo. Al mattino dalle 10 la visita alla galleria ex-Marmifera (lunga un chilometro) con una passeggiata dal Tarnone a Fantiscritti

di ALFREDO MARCHETTI
UN FORUM internazionale di giovani scultori del marmo. Si chiama «Le voci dell’arte: pace, fratellanza, solidarietà» il progetto organizzato dal club Unesco e dall’Accademia di belle arti che punta a far arrivare in città giovani scultori da tutto il mondo. Una cerimonia in grande stile per celebrare il vincitore è programmata per luglio. A presentare il progetto ieri il sindaco Angelo Zubbani, il presidente dell’Accademia Giancarlo Casani, il direttore Luciano Massari e la presidente del club Maria Grazia Passani. Favorire la conoscenza del nostro patrimonio comune, sviluppando tutte le forme di collaborazione nello spirito della solidarietà e responsabilità riguardo alle generazioni future, favorire la conoscenza e la tradizione di una forma d’arte che i giovani possono vivificare attraverso l’apporto della loro sensibilità e delle culture differenti: questi gli obiettivi primari del progetto. E ancora: stimolare la creatività dei giovani, offrendo loro l’occasione di operare nella realtà di una terra, dove si estrae il marmo, fin dall’epoca romana, a contatto diretto con gli artisti, i più affermati, che mettono a disposizione la loro esperienza, ma anche sostenere l’arte, mezzo ideale per l’incontro tra i popoli, che ha delle possibilità formative illimitate, e che è un fattore dinamico e incisivo della trasformazione della realtà per la cultura della pace.
ENTRO il 31 maggio alle 12 dovranno pervenire i bozzetti delle opere in marmo in Accademia di belle arti: una giuria selezionerà gli elaborati e saranno chiamati in città 5 scultori che effettueranno uno stage nella scuola di scultura dell’Accademia. Gli scultori saranno affiancati da maestri artigiani e professori dell’Accademia per l’implementazione delle conoscenze tecniche in campo scultoreo e sarà messo a loro disposizione, oltre al marmo, un’attrezzatura di base per la lavorazione.
LO STAGE dei 5 finalisti inizierà nel mese di luglio, al termine si terrà una cerimonia in aula Magna il 29 luglio con il vincitore. Le dimensioni del blocco di marmo per realizzare l’opera del vincitore è di 50 centimetri di altezza, lunghezza e profondità.

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Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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